Dopo appena tre anni il talento americano Peter Cincotti è tornato a Palermo con il suo nuovo album “East of angel town” e ha regalato intense emozioni nello splendido scenario del teatro di Verdura. Con un concerto spumeggiante, unica tappa siciliana, Cincotti ha alzato ieri sera il sipario della II edizione della rassegna VerduraTeatroMusic, promossa dalla Città di Palermo in collaborazione con Live Spettacoli e Agave - Concerti ed Eventi. Un cartellone di grande qualità costruito dai più bei nomi dello spettacolo italiano e da due grandi star come Cincotti e Dionne Warwick. 10 spettacoli tra concerti, danze e cabaret e per concludere il 12, 13 e 14 settembre spazio alle operette che ritornano in città a grande richiesta del pubblico.
A Isola Capo Rizzuto (Crotone) l'artista americano prima di sbarcare in Sicilia ha ricevuto il «Riccio d'Argento», consegnato per le migliori performance dal vivo italiane e internazionali, nell'ambito della 22/ma edizione della rassegna «Fatti di Musica». Con la sua voce da star il pianista e cantautore americano ha presentato la sua ultima creazione, East of Angel Town, terzo album complessivo dopo i successi dei precedenti Peter Cincotti e On the Moon. Un disco che contiene musica e canzoni di un artista ormai maturo dal punto di vista musicale, nonostante la giovanissima età, con brani composti unicamente da materiale originale rispetto ai primi due lavori. Il suo ultimo lavoro discografico è un sound incisivo e dinamico in cui emerge l’estro musicale del venticinquenne compositore cresciuto nel cuore della Grande Mela a Manhattan tra i concerti rock al Madison Square Garden, i jazz club e gli spettacoli di Broadway. Cincotti da vita a un mondo fresco, vitale, cinematografico e crea canzoni profondamente evocative che intrecciano parole e melodie. Il musicista trae ispirazione dal mondo per raccontare storie che sono contemporaneamente individuali e universali, vividi ritratti dei sentimenti umani. Gli argomenti spaziano dal mondo di Los Angeles (Angel Town) alle dinamiche uomo-donna nella società di oggi (Be Careful) al simbolismo sulla perdita (Goodbye Philadelphia) fino alla solitudine, le delusioni sentimentali e l’amore a New York (Cinderella Beautiful). Una serie di personaggi familiari e insoliti prendono vita nelle melodie sapientemente costruite e creano un’atmosfera onirica che affascina il pubblico. Il genio versatile di Cincotti infonde alle canzoni grande energia, passione ed emozioni che riesce a trasmettere grazie all’ottima tecnica, le sue sono osservazioni brillanti sulla realtà che ritrae con grande capacità creativa. L’intero percorso artistico del prodigio americano confluisce nei suoi brani, che regalano un mix di sonorità e generi, dal pop al jazz al blues, con un tocco di rock. “La prima musica che mi colpì veramente fu quella di Jerry Lee Lewis – racconta Cincotti. Quando avevo 5 anni, cominciai ad amare il bolgie-woogie suonato al pianoforte, anche se sono sempre stato incline a tutti i generi musicali”.
Per la realizzazione di East of Angel Town il cantautore si è unito al famoso produttore David Foster, vincitore di 14 Grammy, a Humberto Gatica (altro produttore) e a Jochem van der Saag (produttore e sound designer). Cincotti ha collaborato inoltre con il grande John Bettis, autore di testi e vincitore di numerosi premi. Questo ultimo album è contemporaneamente classico e moderno, non solo per quel che riguarda la musica in se ma anche per l’eccellente unione tra la modalità classica di registrazione e gli elementi innovativi della produzione moderna. Una sintesi che il pianista ha sempre realizzato, fin da quando è comparso sulla scena con il suo album d’esordio – un insieme di interpretazioni stellari di classici jazz – che lo fecero diventare il più giovane musicista della storia a raggiungere la vetta della classifica Jazz di Billboard.
“Dopo il primo disco – rivela il cantautore – ho cominciato a comporre canzoni che hanno cambiato radicalmente il mio modo di scrivere. Il matrimonio tra musica e parole si è modificato e le canzoni sono diventate molto più personali. Quando scrivi sia la musica che il testo, niente si intromette tra te e la tua canzone. Ti siedi con il tuo strumento e parti dal nulla. Ciò che crei ti appartiene in maniera totale e non stai usando niente che non sia tuo per esprimere te stesso. Stai dicendo tutto ciò che tu vuoi dire”.