Dopo otto anni, a Venezia, l’Italia torna ad essere rappresentata da ben 4 film. Ozpetek, Bechis, Avati e Corsicato sono i quattro registi che approderanno in laguna.
Pupi Avati presenterà “Il papà di Giovanna”. Pochi giorni fa al Fiuggi Family Festival, del resto, ammise di conoscere "la verità su Venezia da 40 giorni, o almeno è da tanto che il film era stato mostrato".
Ad affiancarlo Ferzan Ozpetek con “Un giorno perfetto”, e due outsider come Marco Bechis ('La terra degli uomini rossi') e Pappi Corsicato ('Il seme della discordia').
E con questa scelta si parla anche di equilibrio rispetto a produttori e distributori, dal momento che i film di Bechis e Ozpetek sono coprodotti e distribuiti da Rai Cinema, mentre Medusa ha coprodotto e distribuira' quelli di Corsicato e Avati.
Ma il film che accentrerà l’attenzione sarà "La fabbrica dei tedeschi": la tragedia dell’acciaieria ThyssenKrupp in cui morirono sette persone, raccontata da Mimmo Calopresti in un docu-fiction.
La 65esima Mostra del cinema di Venezia sembra quindi puntare più sulla qualità e sulla presenza degli autori che su lustrini e starlette a calpestare il tappeto rosso che li separa dall’Hotel al Palais.
Un ritorno al Festival di esplorazione e ricerca, in sintonia con l’era moderna della globalizzazione e delle multietnie che punta ai nuovi linguaggi e alla multiculturalità nella selezione dei film.
Laura Maggiore
L'arte che unisce il mondo. Pellicole provenienti da tutti i continenti.
Per la prima volta, più italiani che americani, che saranno solo tre: Aronofosky con 'The Wrestler' (dove un irriconoscibile Mickey Rourke vestira' i panni di un ex lottatore), Kathryn Bigelow che dopo una pausa durata otto anni torna al cinema con 'The Hurt Locker', e Jonathan Demme che, chiusa (per ora) la lunga parentesi documentaristica, si rida' al cinema di finzione con 'Rachel Getting Married', una commedia con Anne Hathaway e Debra Winger. Il Giappone schierera' tre maestri: Takeshi Kitano ('Achilles and the Tortoise') e i grandi dell'animazione Hayao Miyazaki ('Ponyo on the Cliff') e Mamoru Oshii ('The Sky Crawlers').
L'Asia e' presente anche con i due cineasti iraniani Amir Naderi (in gara con 'Vegas: Based on a True Story') e Barbet Schroeder (che portera' al lido un film di produzione francese, 'Inju, la bete dan l'ombre'), e col cinese Nelson Yu Lik-wai ('Plastic City'), piu' volte direttore alla fotografia per Jia Zhang-Ke. Si e' parlato tanto di rinascita del cinema tedesco ed eccola la Germania in gara, rappresentata dal veterano Werner Schroeter ('Nuit de chien'), ex attore di Fassbinder e figura chiave della nouvelle vague tedesca degli anni '70, e dal piu' giovane Christian Petzold, che a Venezia ci era gia' stato nel 2000 con 'Lo stato in cui vivo', presentato nella sezione "Cinema del presente".
Completano il quadro il turco Semih Kaplanoglu ('Sut') che lo scorso anno era stato alla Quinzaine di Cannes con 'Yumurta', la regista etiope Halie Gerima ('Teza'), una delle figure i piu' interessanti del cinema africano della diaspora, l'algerino Tariq Teguia ('Gabbla'), due anni fa in "Orizzonti" con 'Roma wa la n'touma', il messicano e debuttante Guillermo Arriaga ('The Burning Plain'), gia' sceneggiatore di Iña'rritu, e la coppia transalpina Patrick-Mario Bernard e Pierre Trividic in concorso con 'L'autre'.