Atteso e unico esordiente in concorso, lo sceneggiatore cult Charlie Kaufman accompagna il suo impronunciabile 'Synecdoche, New York' sulla Croisette. ''Mi rendo conto che sia uno dei titoli piu' duri da pronunciare della storia del cinema ma a me piace cosi': i titoli
difficili sono evocativi, restano nella memoria. Pensate ad 'Eternal Sunshine of the Spotless Mind''', dichiara sorridente Kaufman.
E l'ovvia curiosita' sul suo passaggio dalla scrittura alla regia e' subito esaudita: "Dovevo farlo era il momento ma non mi sono spaventato. E di questo sono sorpreso. Tra l'altro il progetto era monumentale, con diversi attori e un set molto elaborato. Ma ce l'abbiamo fatta. Ci sono stati momenti di stress. A conti fatti e' piu' difficile dirigere che sceneggiare e il motivo e' intuibile: si ha a che fare con questi signori pensanti che si chiamano attori".
Quest'ultimi, capitanati da Philip Seymour Hoffman e Samantha Morton, si dichiarano entusiasti del regista esordiente: "Mai tanta liberta', collaborazione, costruizione insieme dei personaggi". Il rischio di identificazione tra protagonista - un regista teatrale intepretato da Hoffman - e Kaufman era inevitabile? "Ho cercato di evitarlo con tutte le mie forze - dice il neo cineasta - il personaggio e' inventato, creato. Non sono io". Una sequenza del film, a detta del pubblico, ricorda '8 ½' di Felllini. "Ah si'? Grazie di avermelo detto: in realta' non ho mai visto questo capolavoro di Fellini. Vedo pochi film".