"O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d'aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all'età che tu hai ora.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'e` in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.”
Questi versi furono scritti da Italo Calvino negli anni sessanta per una canzone rievocativa della Resistenza, musicata e cantata da Sergio Liberovici per il gruppo Cantacronache. Un gruppo attivo nella ricerca di una canzone alternativa in Italia negli anni sessanta. “Avevamo vent’anni”, di recente è stata inserita, con un arrangiamento moderno, nel repertorio dei Modena City Ramblers. Ci è sembrato più appropriato iniziare con questa canzone per parlare delle canzoni che hanno narrato l’Italia nel periodo 1943 - 45, quello della lotta partigiana.
Tornando alle canzoni che furono cantate sui monti del Nord Italia, ce ne sono due in particolare che hanno raggiunto una popolarità che va al di là del repertorio esclusivo della Resistenza, diventando canzoni alla portata di tutti. Cantate e diffuse in tutto il mondo. Ci riferiamo a Bella Ciao e a Fischia il Vento.
Bella ciao, con versi e argomenti diversi, ha origine nei primi del novecento. Era cantata dalle mondariso che andavano a lavorare nelle risaie del varesotto.
“Alla mattina appena alzata
O bella ciao bella ciao
In risaia mi tocca andar”
Bella ciao, con i versi scritti da un partigiano medico, fu cantata dai militanti del movimento partigiano italiano, durante la Resistenza, quando si combatteva contro le truppe fasciste e naziste. I suoi versi sono ormai famosissimi perché, negli anni a seguire, ‘Bella ciao’ diventerà quasi una canzonetta commerciale, anche se molto virgolettata. Raggiunse una grandissima diffusione negli anni sessanta, durante le manifestazioni operaie e studentesche del Sessantotto. Le prime incisioni di questa versione partigiana si devono alla cantastorie italiana di origine emiliana Giovanna Daffini e al cantautore francese Yves Montand. Seguiranno le interpretazioni di Giorgio Gaber, Milva, Francesco De Gregori e Giovanna Marini e, per l’ultima generazione, dai soliti Modena City Ramblers. Bella Ciao rappresenta l’anelito di libertà popolare contro tutte le dittature, contro tutte le occupazioni militari.
Sui monti teatro della guerra partigiana si cantava prima, durante e dopo le missioni e furono tantissime le canzoni con musiche di canzonette commerciali e o di vecchi canti popolari e modificate nelle parole. Cambiavano da zona a zona e da brigata partigiana a brigata partigiana. Ne citiamo alcune tra le più note: Dalle belle città, Festa d’aprile, Figli di nessuno, Il bersagliere ha cento penne, Partigian bel ragazzo innamorato, Pietà l’è morta, La badogliede, Se non ci annazza i crucchi, Mamma non devi piangere, La brigata Garibaldi, Compagni fratelli Cervi, E quei briganti neri, A morte la casa Savoia. Per una maggiore ricerca si rinvia all’Istituto Storico della Resistenza con sede in Parma.
Nel contesto della guerra partigiana alcune canzoni del repertorio leggero assunsero un significato del tutto diverso da quello originario. Ricordiamo “E’ arrivata la bufera di Renato Rascel, che nell’intonazione dei partigiani alludeva agli effetti dei bombardamenti americani sulle città italiane. Gli alleati, percorrendo la penisola italiana dopo essere sbarcati in Sicilia nel 1943, portarono in Italia musiche e melodie nuove, dal jazz allo swing al boogie. Dopo vent’anni di dittatura finalmente si cominciò a respirare "il vento di libertà" portato attraverso i dischi 78 giri che diffondono le voci e le canzoni di Duke Ellington e Frank Sinatra. Con l’arrivo degli alleati, gli italiani si riappropriarono del ballo, proibito dalle autorità nel 1940 perché ritenuto poco in sintonia in un momento grave e di sacrifici per tutti.
Ci piace chiudere con la parte finale dell’epitaffio che Piero Calamandrei dettò per i martiri delle Fosse ardeatine.
“Su queste strade se vorrai tornare ai nostri posti ci ritroverai morti e vivi collo stesso impegno popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre RESISTENZA”
MARCELLO SAJEVA