Dal paniere Istat al matrimonio misto, fotografia di un'Italia che cambia

di Laura Guttilla
07 febbraio 2008
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Spetta ancora una volta all’Istat mostrare il quadro dell’Italia che cambia. L’Italia pigra e sonnacchiosa che si risveglia nel boom economico, l’Italia delle contraddizioni, del divario nord-sud, Vespa- Ape, impellicciata – tarantolata, si trova ora improvvisamente unita (chissà cosa ne penserebbe Garibaldi) dall’insalata pronta e dal matrimonio misto. Si perché gli ultimi dati Istat hanno

Casali di Margello
rilevato grosse sorprese nelle abitudini alimentari e familiari degli italiani. Beni di “prima necessità” sono ora il navigatore satellitare, giochi elettronici per consolle, combustibile solido, pranzo con piatto unico e la praticissima insalata in busta.

 

Questi dati ci dicono forse che gli italiani hanno perso la rotta? (e non possono vivere senza il tom tom?) che sono un popolo di game-dipendenti? Che non esiste più il pranzo di fantozziana memoria come momento di socializzazione collettiva?

I dati raccolti dall’Istat mostrano certamente lo status quo della famiglia italiana, costretta a ricorrere al pasto unico al bar o alla trattoria vicino l’ufficio, che si dividono tra la palestra del figlio, il cinema, l’associazione di volontariato e il teatro del mercoledì (come non avere bisogno di una guida) e che hanno comunque bisogno di una sana dose di benessere, almeno in campo alimentare (per questo spendono di più in cibo)

Si perché in tempi così frenetici per qualsiasi attività umana (sesso incluso) bisogna comunque mangiare tanta verdura: aiuta a rimanere magri (quindi belli?) e ci preserva dalle malattie (cioè ci aiuta a smaltire lo 0,1% di smog che respiriamo ogni giorno). Come fare allora? Ci si affida all’insalata in busta. Ma l’interrogativo rimane sempre lo stesso: le nuove generazioni capiranno che la lattuga non ha la forma di un sacchetto di cellophane?

 

Altro giro, altra corsa. Oggetto del contendere non sono più i consumi, ma chi consuma. La famiglia mononucleare è sempre più “mista”, è diventata cioè United colored. Secondo i dati Istat sulle coppie, presentati in occasione del Salone del Matrimonio che si terrà dal’8 al 10 febbraio a Padova, la regione più aperta verso i matrimoni misti è l'Emilia Romagna con il 14,1% del totale. Seguono il Friuli Venezia Giulia (13,8%), il Trentino Alto Adige (12,8%), le Marche (12,1%).

 

I campani credono di più al matrimonio, agli antipodi invece gli emiliani. Cade definitivamente il clichè del “quello che è mio é tuo”: il 58% delle coppie sceglie la separazione dei beni. E la Sicilia? Ha una buona percentuale: circa il 4, 8 su mille abitanti decide di sposarsi. Ci si sposa in chiesa soprattutto in Basilicata (88,4%) Calabria (86,8%) e Puglia (73,9%). Trentini e friulani (insieme ai liguri) preferiscono invece il meno impegnativo rito civile. E le seconde nozze? Qualche recidivo c’è: l'8,4% degli uomini e il 7,4% delle donne.

Colpo di scena finale: secondo l’indagine, in aumento anche le wedding planners, le addette al matrimonio perfetto. Gli italiani non smettono mai di stupire.

 

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