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Palermo, una t-shirt per entrare nella "famigghia". Sacro e profano nel piazzale della Cattedrale

01 luglio 2009 13:02
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La storia di Cosa nostra è zeppa di boss mafiosi a modo loro religiosissimi, di covi di latitanza trasformati in santuari ed anche di qualche tonaca sporca.

Sarà per questo, forse, che oggi un “padrino” può starsene tra le mura della Cattedrale ad accogliere i turisti che, specie in questi giorni, affollano il luogo di culto per eccellenza del cattolicesimo in città. Il boss in questione è quel Don Vito Corleone, interpretato sul grande schermo da Marlon Brando, il cui volto fa mostra di sé tra i souvenir in vendita nel piazzale del Duomo. Sulla bancarella, allestita a ridosso del sagrato, trovano così spazio le corone del rosario come le coppole, le statue della Santuzza accanto alle tazze con la lupara. Un mix di sacro e profano che i visitatori, soprattutto stranieri, sembrano gradire. L’appeal del merchandising criminale, del resto, è testimoniato dalle numerose vetrine del centro storico che ne espongono i prodotti, anche se non è difficile scorgere i gadget della criminalità organizzata anche nel florido mercato dei “ricordini” della Capitale.

La questione non manca periodicamente di alimentare polemiche. Ad accendere l’ultima miccia è stata la decisione del fotografo Oliviero Toscani, assessore alla Creatività del comune di Salemi, di registrare il marchio “M.A.F.I.A.” (acronimo di Mediterranean association for international affair). Un’iniziativa che, tra le tante, ha provocato la reazione sdegnata dell’Associazioni familiari vittime di mafia, contraria all’uso di un termine “che trascina con sé un’infinita dose di dolore e sofferenza”.

In Rete, in ogni caso, c’è già chi ha pensato bene di fare della criminalità organizzata e dei suoi esponenti più illustri un marchio da commercializzare.

 

Nel caso della Cattedrale, la novità è rappresentata dalla particolarità della location. Si tratta, infatti, dello stesso viale che 17 anni fa vide passare le bare degli agenti della scorta di Paolo Borsellino – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Limuli – con il magistrato saltati in aria nella strage mafiosa di via D’Amelio.

 

 

 

Luca Insalaco

 

© Riproduzione riservata
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Anonimo 02 luglio 2009   12:15

 Eccheppalle... sempre le stesse cose, ogni anno, si scrivono. Questa delle t-shirt è so anni che la recicliamo...

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