Alla ricerca di Pinu u Babbasuni. Commenta, studia, si diverte e ci diverte. Uno spasso. Aiutateci a trovarlo

di Salvatore Parlagreco
25 luglio 2009 12:11
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Lo abbiamo scritto altre volte che questo non è un giornale come tutti gli altri. Forse non è nemmeno un giornale. Forse è un blog vestito da giornale o viceversa, giornale con l’abito bloggato. Ma che importa? Siamo diversi, su questo non c’è dubbio. E non perché siamo più bravi o chissacchè: la ragione vera è che ci facciamo inseguire dai nostri commentatori.

 

Ed è uno spasso, anche quando non ci piace leggere fra le righe che ci criticano, ci sfottono. Non siamo masochisti, intendiamoci, solo che vediamo il bicchiere mezzo pieno sempre. Quando ci fanno le pulci, crediamo di essere accompagnati con affetto nel nostro lavoro, e pensiamo che  se sbagliamo, qualcuno ce lo fa notare subito, possiamo correggere ed è una buona cosa.

Insomma, va bene così.

Certo, potendo scegliere, cancelleremmo alcuni commenti ingenerosi, oppure pieni di prosopopea. Non ci piace leggere commenti che finiscono con un urlo – vergogna - e quelli che se la prendono con gli “italici” ed invocano la rivoluzione siciliana. Ma se facessimo la pagella per ogni commento, e concedendo lo spazio a quelli che superano la sufficienza, attueremmo la censura. Comprendiamo il rammarico di chi vorrebbe confrontarsi su argomenti e questioni importanti ed esprime la sua legittima insofferenza quando legge banalità (può capitare, no?), ma l’alternativa è peggiore del male. Realizzeremo una pagina dedicata agli approfondimenti, comunque…

 

Il giornale deve rimanere quello che è: aperto, pluralista, trasparente.

Ma non è solo di questo che vogliamo scrivere.

Fra coloro che commentano ce n’è uno che firma i suoi interventi “Pinu u Babbasuni”. Ogni volta che lo leggiamo, trascorriamo lietamente il resto della giornata. Non è affatto “babbasuni”: ironizza con intelligenza creativa su tutto ciò che gli pare, ci sfotte con grazia, ci mette in berlina con simpatia, scopre le nostre debolezze e mette in piazza le sue. Una qualità, quest’ultima, difficile da trovare in giro.

 

Non sappiamo nulla di lui, del suo lavoro né della sua famiglia: pensiamo che sia fatta come lui: libera, intelligente, capace di colorare la vita di sorrisi.

Vorremmo sapere chi è, ma non al punto da affidare il compito ad un investigatore!Vorremmo che mantenesse l’anonimo ma si scoprisse di più, ci desse la possibilità di farne il nostro “editorialista” dell’esistenza. Vorremmo utilizzarlo – lo scriviamo brutalmente – per rendere più lieve il clima plumbeo del giornale: quando veniamo seppelliti dalla cronaca, spesso atroce ed insopportabile, ci potrebbe regalare una pausa.

Vogliamo essere aiutati a scoprire la sua identità,  magari ricevendo degli indizi da lui, Pinu u Babbasuni. Siccome incontriamo “solo” uomini e donne intelligenti, veniamo travolti.

 

Beh, a questo punto siamo obbligati a dare la parola a lui. Lo facciamo con le sue ultime lettere, stimolate dalla notizia che Siciliainformazioni è il giornale più letto dell’Isola e, la seconda, dall’importanza dell’ombelico nella storia dell’uomo; anzi, della donna.

Solo un assaggio, niente di più.

 

 

Diritturi!! Complimenti vivissimi, sugnu cuntentu di stu risuttatu meritatissimu e curiusu di sta sorpresa ca vossia ni voli fari. Ci arraccumannu sulu na cosa: non parrassi di cosi sechisi ca poi sunnu duluri cu me mugghieri Rosa a stracchiulara. Iu sulu chistu temu di Vossia, quannu pubbrica fotografie di signurini menzi spugghiati, mi pari comu na vota quannu u varberi mi dava u calendariettu profumatu chi fimmini a nuda: vaddannu vaddannu ... facennu facennu ... partevanu ... i manovelli a olio di gomito. Naturalmenti caru Diritturi iu babbiu, anche per tenere fede o mo nomu.

Ora scappu picchì aiu a trasiri i gaddini e poi nto lettu fazzu finta di dommiri subitu, pi sfuggire ai desideri bramosi di Rosa ...

Mi consenta infine Egregiu Diritturi di salutalla alla me manera, cu tantu di scappellamento ripetutu, coppula sbintuliata e inchino di riverenza.

Dimenticavo: U sapi ca Brunetta pi ammodernare la Pubblica Amministrazione vole introdurre la nanotecnologia??

Mi creda sempre Suo Affezionatissimo

Pinu u Babbasuni

 

Diritturi!! ‘Sta vota Vossia a cumminau rossa.

Ci premetto che me mugghieri Rosa pisa 131 chila netti,  è avuta metri 1,39, e di circonferenza di vita assumma metri 1, 85, (insomma assumigghia a na palla di rugby pusata nterra) appena liggiu st’articulu nel suo stimabile giornalo, scumpariu pi na menzurata e poi accumpariu vistuta di odalisca cu viddicu scummignatu, dicennumi “Pinu puru iu vogghiu essiri all’urtima moda”.. Accuminciau na danza del ventre inarrestabile, ma … datosi che ultimamente causa scarsezza di denari, abbiamo mangiato molti legumi e fasoli, la danza, Egregiu Diritturi, vinni accompagnata di una colonna sonora irrespirabili: scapparu a lampu puru i muschi; i picciriddi tutti du vicinatu ca prima battevanu li manu, sinni fueru e finiu a frischi e pirita da parte di tuttu u curtigghiu.

 Ora caru Diritturi iu sta vita na pozzu fari: Vossia ava fari attenzioni picchì i cristiani ognunu leggi e capisci a modu so. Ora mi congedo da Vossia perché devo dare a manciare ai porci e annittari li luppina. Mi consenta Egregio Diritturi di scappellarmi in segno di ossequio nonostante i so pericolosi articoli, e di sbintuliare la coppola con deferenza.

 

Mi creda, sempre Suo affezionatissimo

Pinu u Babbasuni

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Anonimo 12 marzo 2010   09:30

Diritturi!! Buttana vecchia non si scanta di cazzu grossu! Mi ero dimenticato di questo vecchio proverbio siciliano. Me ne sono ricordato oggi leggendo la pagina della politica del suo stimabile gionnale ollai e soprattutto guardando le foto. E’ un altro proverbio antico di quel siciliano segreto, sussurrato più che gridato.

Fa parte di una parlata coperta da pudore e della quale si percepiva una sorta di esagerazione, di iniquità “sociale” e sessista.

Ma nei siciliani c’è sempre stato anche il piacere di essere faceti e ironici se non sarcastici, anche a costo di apparire volgari, e tanti detti e proverbi erano più determinati dall’esigenza di sorridere, che non dalla convinzione sui contenuti.

Di questi temi e delle parole di origine latina parleremo martedì (sabato mi ricoverano al Civico in psichiatria per “dissociazione acuta”: in pratica non vado d’accordo con me stesso su troppe cose).

Salutamu

Tanu u pazzu

Anonimo 06 marzo 2010   09:07

Diritturi!! Skatò, l’espressione “A cazzu di cani” ovvero il terror captaziones in osticulum, e tante parole siciliane di origine greca, sono gli argomenti di oggi, il tutto in forma libera. Veni a diri ca essendomi intitolatu pazzu iu stissu, rivendico il diritto di fari discussioni diacroniche e di café, dette anche appunto a cazzu di cani.

Quest’ultima espressione è oggi sinonimo di disordine, approssimazione, superficialità, oltre che di azione scoordinata, irrazionale, incomprensibile, maldestra, inadeguata ed inidonea, infine pericolosa.

Tutto questo deriva dal fatto che anticamente l’organo dell’animale veniva reputato di forma alquanto bizzarra e soprattutto dalle strane ed incomprensibili prestazioni, in relazione al fatto che il maschio rimaneva legato alla femmina dopo l’accoppiamento, e girandosi rimaneva ncucchiatu culum contra culum, formando un essere mostruoso a due teste.

Premesso ca l’espressione esatta siciliana è “A minchia di cani”, si diceva volgarmente ca u cani, o meglio il suo organo sessuale, “fa u ruppu”, fa il nodo dentro la femmina, cosa ritenuta spaventosa e temutissima nella fantasia popolare. Ecco perché l’espressione viene utilizzata per indicare qualcosa di bizzarro, spaventoso ed incongruo.

Nel merito del paventato pericolo del rimanere attaccati, comu si dici “U panaru iccatu nto puzzu, si non si’ll’inchi si vagna”, ovvero se si prova a tirar su l’acqua dal pozzo col cesto, questo non si riempie ma certo si bagna.

Questa frase idiomatica si utilizza quando si vuol dire che se non è tutto vero quel che si dice, qualche cosa di fondo c’è. E nel caso specifico si fa riferimento ad una cosa ca terrorizza tutti gli uomini, ovvero la paura che la cosa vastasa dell’uomo resti prigioniera dell’osticulum e questo popolare “terror captaziones in osticulum”, sicuramente sarà derivato da un episodio realmente avvenuto.

Infatti pur se rarissimo evento, si ha notizia di persone umane che sono rimaste “attaccate” durante l’amplesso (i motivi scientifici non sono chiari e non c’è unanimità di pareri tra i medici).

A proposito, non posso fare a meno di citare l’articolo del suo stimato gionnale ollai, che ci ha resi edotti dei due amanti c’arristarono attaccati nel bagno del supermercato e ca se li sono portati insemmola, ca parevano un dromedario ca caminava cu na cuperta di supra.

Cambiamo argomento e ritorniamo alla nostra lingua: la tesi ca noi sosteniamo è ca il siciliano è una lingua romanza, ovvero pre-esistente alla Lingua Latina in quanto, come abbiamo detto due simane fa, il suo nucleo originale era parlata nell’isola molto prima della conquista dei Romani.

Dal sanscrito si enucleò una lingua siculo-sicana, che attraverso profondi e continui processi evolutivi è pervenuta a nuavutri.

Citiamo uno dei padri dello studio della etimologia il Signò Perez ca scrisse che "Il fondo indelebile del dialetto siciliano e le sue più essenziali caratteristiche, sono dovuti a quei popoli di razza antichissima italiana, passati in Sicilia avanti la fondazione di Roma".

E’ altrettanto evidente che il siculo si arricchì di tanti idiomi e del greco tra i primi, ai tempi della colonizzazione ellenica, tra l’VIII ed il II Secolo A.C.

Vediamo quindi alcuni termini squisitamente siciliani, che abbiamo acquisito 2500 anni fa dal greco antico:

Appizzari – (da eks èpeson) - appendere, attaccare - ma anche perdere e guastare: “a pessica s’appizzò”; “C’appizzò a vita” , ha perso la vita.

Babbaluci – vavaluci – vavalaggiu (da boubalàkion) – lumaca. “U babbu havi tempu, assicuta babbaluci e tartuchi””

Babbiari - (da babazo) – ciarlare, scherzare da cui deriva: babbu, babbiu, babbiusu, babbazzu, babbasuni, babbaloru, abbabbasunatu e abbabbasunutu, stupido;

Bucali - (da baukalion) - boccale

Katu - (da Kados) - secchio

Abbukkàri (da apokhèo) - inclinare, piegare, capovolgere, cadere. Ma “Abbuccatu” a Palermo è anche sinonimo di omosessuale. Inoltre “Abbucco” si usa per indicare persona che è morta. Nel linguaggio criminale indica anche un omicidio “N’abbuccaru tri”, ne hanno uccisi tre.

Bùmmulu - (da bombule) - brocca o boccia per l'acqua

Càntaru o cantru - (da kantharos) tazza, ma in senso più ampio contenitore in terracotta. A Caltagirone se ne producevano alcuni in ceramica alti e robusti da servirsi come water ante litteram.

Cantuni o Cantunèra - (da kanduni) - angolo esterno

Agnuni o gnuni (idem) – angolo interno. “U misiru agnunu” lo hanno messo all’angolo, in disparte, lo hanno scartato, isolato: “U pusaru nto n’agnuni”. “I spiuni morinu a gnuni, acqua cauda e muffittuni”.

Cartedda - (da kartallos) - grande cesta fatta con intreccio di canne spaccate e o altro materiale vegetale.

Casentulu o casèntaru - (da gâs ènteron) - lombrico

Cirasa - (da kerasos) - ciliegia

Ciciulena, giggiulena, giuggiulena o cimino – (da kyclos) - sesamo

Cona - (da eikona) – icona, ma il termine siciliano indica anche grande quantità: “Ci detti na cona di nuciddi”. E’ anche sinonimo di cornucopia.

Cacòcciula – (da cacton) - carciofo

Crastu o crastaggneddu - (da kràstos) - montone

Cuddura o Kudduruni – (da kollyra) - piccolo pane di forma circolare. A Pasqua veniva addizionata con uova sode per fare a famosa “cuddura cull’ovu”, che veniva regalata ai bambini. Ma anche al fidanzato quale simbolo di fertilità della donna.

Grasta o rasta - (da gastra) - vaso per piantarvi fiori

Liccu - (da liknos) - ghiotto

Alàstra - (da kèlastron) tipo di ginestra spinosa

Skittu (da sketos) non condito, semplice, puro, “Pani schittu” ovvero senza companatico.

Ankuni - (da ankon) - gomito

Naca - (da nake) - culla

Nacalora - (idem) - altalena

Annacari - (idem) - movimento del dondolare la culla, poi movimento ondeggiante in senso lato. “Fimmina c’annaca l’anca, si non è buttana picca ci manca”. Annacari è inoltre antico e desueto sinonimo siculo di masturbare: “O nachiccilla a cu sai tu”.

Nicu - (da nicròs o micròs) - piccolo o pure di giovane età, bambinetto.

Pistiari - (da esthìÅ? - Apestiein) - mangiare

Piricòcu o pricocu - (da praicòcchion) - albicocco

Pitrusinu - puddisinu (da petroselinon) - prezzemolo

Timugna - (da themoonia) - cumulo di grano

Tuppiàri o tuppuliari - (da typtÅ?) – onomatopeico: bussare

Partuallu o pattualli - (da portokali) - varietà di arancia, ma anche testicoli: “Ci sta rumpennu i pattualli” o “Ci sta arraccamannu (ricamando) i pattualli”.
Allippatu – (da lipos) - unto, grasso. Ma significa anche attaccato con forza a qualcosa come fa il muschio (vedi sotto). Ma anche attaccato per suggere: “Aveva addeu allippatu nta nenna”, aveva il poppante attaccato al seno, allattava. Sinonimo “affunciatu”.

Lippu (da lipos) - muschio che pare unto perché scivoloso.

Nenna – (da nenné) – mammella. “Minna”, mendola, mendoline.

Vastasu o vastasi, bastasu o bastasi - (da Bastaz) - uomo da basto - gran maleducato, uomo da trivio.

Skatò - (da skatò) - letteralmente escremento, merda, scarto. E’ questa una delle parole più integre del siciliano perché si è mantenuta invariata da 2500 anni, si utilizza soprattutto a Palermo per indicare bassa qualità. “Si vulia accattari i raipel (Ray-ban) ma c’impaccaru l’occhiala skatò”. Anche skaiurtu – scattu.

A proposito si ricorda, nella Palermo dei primi anni del Novecento, un noto raccoglitore ambulante di feci di animali, che poi compostava e rivendeva per concimare gli orti delle periferie: appropriatamente era stato nciuriatu (soprannominato) “Jachinu u skataru”, Gioacchino il merdaro.

Sponza - (da spongìa) – spugna.

Tianu – (da tianon) - tegame
Taddarita – (da nikteri’a) – pipistrello

Putìa - (da apotheke) - bottega)

Ammatula – (da maten) – inutilmente, senza risultato.

Non concordiamo invece con alcuni illustri colleghi linguisti (senza ridere che non sto scherzando!) sull’origine greca di due termini:

Carusu - ragazzo – che non ci sembra provenire dal greco kouros né dal latino carus - caro, bensì dal sanscrito caruh - amabile

Ntamatu – sbalordito, sorpreso confuso, incantato - che non ci sembra per nulla provenire dal greco thambeo, quanto dal sanscrito tamas, come già detto.

Il siciliano è verosimilmente la lingua più ricca di lemmi, sinonimi, frasi idiomatiche, proverbi e figure retoriche. Il motivo è semplice: il trovarsi l’Isola al centro del Mediterraneo, culla di una cultura pluri millenaria, terra aperta al perpetuo movimento dei popoli. Una lingua viva che continua a modificarsi ed arricchirsi, parlata da milioni di persone.

In sostanza signori miei beddi, si u sicilianu fussi sulu un prodotto del latino, queste parole nella nostra cuttura non esistessero propio mai.

Salutamu

Tanu u pazzu

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Anonimo 05 marzo 2010   21:56

il 28 febbraio 34613

il 5 marzo 35931

ovvero 1320 letture in sei giorni

215 al giorno

sono preoccupato

Anonimo 03 marzo 2010   09:30

Diritturi!! Chi focu granni! Ma vossia è avvisatu: sabatu ci sarà un cuntu ineditissimo mai ntisu prima neanche per via orale, la quale si parlerà di una cosa ca terrorizza tutti gli uomini, il “terror captaziones in osticulum”, ovvero la paura che la cosa vastasa dell’uomo resti prigioniera dell’osticulum. Sarà inoltre svelata l’origine dell’espressione “A cazzu di cani” e verranno esaminate alcune parole siciliane di origine greca. Ora la debbo lasciare perché è l’orario che devo prendere le medicine per la schizofrenia.

Anonimo 27 febbraio 2010   09:00

Diritturi!! Vui mi ncarrubbastivu e iu V’infinucchiai. Questa è la titolazione du cuntu di oggi. Ogni prumissa è debitu, e quindi arrispondo oggi all’alcolico dr. Cangemi che ha chiesto maggiori notizie sui versetti vinicoli:

“Vinu duci si è supra na nuci;

vinu acitu si è nfinucchiatu;

vinu bonu si è ncarrubbatu”

Tutto ha origine dalle peculiarità di alcuni accoppiamenti tra alimenti e vino.

Ognuno di noi, potrà sperimentare personalmente, se non lo ha già abbondantemente fatto, che dopo aver mangiato un paio di noci, il vino che beviamo assume un sapore più dolce. Ugualmente si potrà sperimentare che le carrube, specialmente se cotte al forno, fanno sembrare buono anche un vino “leggermente spunto” ovvero acidulo, appunto annullando la componente acida.

Di contro se beviamo un bicchiere di vino dopo aver mangiato finocchi crudi, ne rileveremo più marcatamente l’acidità.

Orbene esiste un anticu cuntu sicilianu del ‘700 che spiega ogni cosa.

C’era na vota ‘n massaro, un certu don Fifiddu, c’abbadava a ‘na vigna di centu sarmi, proprietà du baruni da Balata.

Na bella matinata si apprisintò un sensali, un certu Sbrasà, ca circava vinu ammarsalatu pu so patroni, ca era nobili cu quattro palli nto scudu.

Don Fifiddu havia sulu vinu normali, ma siccome sapia i fatti so e chiddi di l’avutri puru e pinsava di essiri l’unicu spertu nta stu munnu, ci dissi: “Vossia s’assetta co serbu iu. Mentri ca pigghiu na cannata di vinu di nta vutti, si manciassi quattro nuci”.

Sbrasà scinniu du cavaddu, s’assittò supra na petra ca faceva di seggia e si misi a mangiari na pocu di nuci, appuiatu supra un vuttazzu spunnatu.

Quannu don Fifiddu vitti ca si n’havia manciatu abbastanza, ci misi un bicchieri di vinu. Sbrasà ingannatu du sapuri di nuci dissi: “è veru bellu e duci: su prezzu è bonu mi n’accattu du vutti”.

U prezzu era bonu picchì Don Fifiddu ci vinneva vinu normali pi marsala, e l’affare fu conclusu.

Sbrasà turnò nto so patruni e quannu chistu s’addunò havia accattatu vinu e no’m’marsala, ci fici dari na passata di corpa.

Intanto don Fifiddu ci purto i piccioli o so patroni trattinennusi a differenza.

L’annu appressu Sbrasà, non cuntentu di quantu havia patutu, turnò ne don Fifiddu.

“Don Fifiddu, oggiallannu u vinu persi u duci pi strata mentri sguazzariava, ma avannu speru di fari bon’affari cu vossia”.

Ma comu si dici “u pruvatu no pruvari ca chiù u provi e chiù tintu u trovi”.

A don Fifiddu, a causa dell’annata troppu cauda, c’havia divintatu u vinu spuntu, un pocu acitognilu.

“Vossia s’assetta e si mancia quattro carrubi nfurnati, ca iu pigghiu na cannata di vinu propriu speciali”.

Quannu don Fifiddu vitti ca s’havia manciatu bastanti carrubbi, ci misi u vinu nto bicchieri.

Sbrasà vippi e poi: “E’ troppu bellu stu vinu: si u prezzu è bonu mi n’accattu tri vutti”.

E cosi anche questa volta Sbrasà si pigghiò na gran passatuna di corpa, picchì purtò a casa u vinu spuntu.

Intanto don Fifiddu ci purto i piccioli o so patroni trattinennusi a differenza tra u prezzu du vinu e chiddu d’acitu.

Abbasta, a Sbrasà ci giraru i cabbasisi e si nn’iu a truvari a un vecchiu saggiu ca stava nta m’paisi vicinu, ca si chiamava Petru buttuni picchì si dicia ca havia “un buttuni pi ogni asula”.

Ci cuntò a passata e u vecchiu ci dissi: “Sbrasà ricordati ca supra un diavulu grossu, ci n’è sempri unu chiù grossu”: ci spiegò comu l’havianu futtutu e ci dissi nzoccu havia a fari.

L’annu appressu Sbrasà iu a truvari a don Fifiddu, ca veramenti havia vinu ‘ccillenti c’annata havia vinuto troppu bella veru.

A ura d’assaggiari u vinu Sbrasà ci dissi: “Don Fifiddu, sta vota pi disobbligarimi della sua gintilizza, puttai quattro finocchi, mi facissi compagnia”.

Don Fifiddu si manciò puru iddu du finocchi e a ura d’assaggiari u vinu Sbrasà ci dissi: “Don Fifiddu u vinu è spuntu, Vui stissu lu capiti.”

U massaru era sorpreso ma non putiva obiettare nenti: tastava e ritastava ma u vinu pariva propriu acitu.

“Comunque – cuntinuò Sbrasà - si mi lu dati a prezzu d’acitu, ni pigghiu deci vutti”.

Don Fifiddu non potti fari avutru ca vinniri u vinu bonu a prezzu d’acitu.

Appena Sbrasà partiu, Fifiddu iu nto so patruni e ci cuntò a passata.

U baruni da balata ci dissi: “Fammi assaggiari stu vinu “spuntu” ca ora tu dicu iù di chi erba si fa a scupa”.

U vinu era bonu e don Fifiddu si pigghiò na passata di corpa, persi u travagghiu e fu ghittatu fora du paisi a pidati nto culu.

Scappannu di gran cursa ncuntrò a Brasà e u taliò nta l’occhi senza diri nenti.

Sbrasà puru u taliò e si fiurò tutti cosi. Ci dissi ”Don Fifiddu, pacenzia ci voli nte burraschi, vui mi ncarrubbastivu e iu v’infinucchiai”. (Ecco da dove deriva il termine italiano infinocchiare).

Don Fifiddu arrispunniu pianu:” Voscenza benerica” (“Vostra scienza mi benedica”. Espressione di rispetto e sottomissione formale e sostanziale, abolita ufficialmente alla fine dell’Ottocento, ma la cui memoria sopravvive ancora oggi nella Sicilia rurale).

E tirò avanti.

Salutamu

Tanu u pazzu

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Anonimo 20 febbraio 2010   09:53

Diritturi!! Avatar ha a che fare col siciliano? Certamente, e spieghiamo perché. Vossia sarà rimasto sorpreso, ovvero comu si dici “Na petra di Sali”. Ma è la verità.

La lingua siciliana è estremamente complessa perché è la risultante di una continua pluri millenaria contaminazione.

Secondo alcuni studiosi, la sua remota origine potrebbe essere identificata in un idioma molto vicino al sanscrito. Infatti uno dei primi nuclei di abitatori dell’Isola, da millenni centro dei movimenti sociali, culturale e linguistici del Mediterraneo e non solo, in realtà proveniva dalla lontana India.

Infatti i Siculi, uno dei tre popoli pre romani che abitarono l’Isola, insieme ai Sicani ed agli Elimi, erano un popolo indo-europeo, e si ritiene mossero da quelle lontane lande, due millenni prima di Cristo, per venire in Europa ed in Sicilia, via continente, dove giunsero guidati dal leggendario Siculo, che da il nome a noi tutti.

Tracce del sanscrito sono rimaste nella lingua siciliana, sia per quanto ai lemmi, sia soprattutto per la pronuncia di specifici fonemi. E’ sanscrito “Pu’tru” ovvero puledro (poi pudditru).

Ed è sanscrito quel “Ntamatu”, indotto nel Tamas dalla divinità (alluccutu, allallarutu, allullutu, abbabbasunutu) di cui abbiamo parlato tanto tempo fa.

Ma anche il nostro termine màtri, non deriva come si potrebbe pensare dal latino mater, ma direttamente dal sanscrito “màtr”. Prova ne sia che il fonema e la pronuncia tipica di esso, utilizzano un gruppo “TR” che diventa palatale, che è diverso da ogni altro suono di origine latina.

Ulteriore prova dell’origine non mediterranea del siciliano primigeno e della sua fonetica, è il fatto che in questa nostra lingua come nel sanscrito, le vocali attive sono tre: a, i, u (nella sua forma autentica: dall’Ottocento in poi si enuclea un altro dialetto che viene influenzato dall’italiano che su esso si è formato: una specie di cane che si morde la coda). La “e” e la “o”, quando perdono l’accento tonico cambiano in “i” e “u”:

Faceva – faciva

Vineva – viniva

Telefono – telefunu

Sordo – surdu

Il siciliano è una lingua e non un dialetto: non solo per la sua autonomia lessicale e per la sua origine pre latina, ma soprattutto perché alcuni fonemi vengono pronunciati in modo originale ed unico. Vedi “ciciri”, “sangu”, “attrova”, “trispiti”, “trumma”, “travagghiari”, “latru”, “adduvatu” (con le uova dentro – p. es. pesce ), “abbuddatu”, ”addatta” (allatta), “attrova”, “caddu” (callo e non caldo come erroneamente si dice – caldo è “caudu” o “cavuru”).

Per esempio, il gruppo “DD” che in tutte le lingue ha pronuncia dentale, in siciliano sono palatali o cacuminali (la “d” singola è dentale), dal che esita un suono particolare e specifico del nostro idioma, alquanto caratteristico, se non unico.

Andiamo al dunque.

 

Alcuni anni fa, durante i lavori preparatori di Avatar, il film di Cameron che sta riscuotendo un successo planetario, il regista contattò un notissimo linguista il prof. Paul Frommer (Quindi un mio collega. Senza ridere che non sto babbiando!), incaricandolo di inventare una nuova ed originale lingua da far parlare ai Na’vi, abitatori del pianeta Pandora.

Il prof. Frommer inventò una lingua che ricorda per molti tratti il sanscrito, di ordinamento OVS (oggetto - verbo - soggetto) e di tipo agglutinante, ovvero in cui le parole sono costituite dall'unione di più morfemi, ovvero unità minimali significative.

La lingua parlata dai Na’vi, ha notevoli affinità glottologiche, nonché fonemi simili a quelli del siciliano.

In Particolare, il gruppo tsu o tsa, viene pronunciato come in siciliano e così uno dei protagonisti è Tsu’tey, che si pronuncia “TZU TEY come in siciliano si dice “ZU T(anu)” o “Tza Te” ovvero “Za Te(resa) in siciliano. Idem per la sciamana Tsa’hik.

Come pure si riscontrano parole che presentano elisione anteriore, almeno nella pronuncia, e cominciano per doppia consonante come in siciliano: “Nzalataru”, “U Nchiuvatu” (il Cristo), “Ncarricatu”, “Nmarazzata” (incinta), “Ncugnatu” (incuneato, nascosto) etc.”, “ncrustatu”, “Nchicchiriddutu” (superbo, vigoroso, che solleva u chicchiriddu ovvero la cresta - anche cricchia), “Mpiccicatu”, “Mparpagghiatu”, “Nnardutu” (infuriato).

Quindi niente si crea ex novo e niente si distrugge per sempre.

Ma ciò che più sorprende nel film, è l’affinità di un profondo concetto spirituale, espresso da Cameron, con un modo di essere e di sentire molto antico dei siciliani: “Il legame”.

Chi ha visto il film, ricorderà che gli esseri viventi di Pandora ed i Na’vi in particolare, si “collegano” con un sistema biologico panteistico, completamente integrato e comunicante interspecie, che è il loro pianeta vivente. Si collegano sia tra essi, che con gli animali, come gli Ikran, attraverso un proprio prolungamento neurologico del cervello, sito tra i capelli, all’interno della treccia.

Il legame si chiama “Tsa ‘helu”.

Nel siciliano parlato, fino a 50 anni fa, per indicare il “legame” tra i genitori ed i figli, si usava in modo figurativo il termine “Addeu” (forma contratta di “addevu” – dal latino allievo - che normalmente indica sia l’atto dell’allevare, che l’oggetto dell’allevamento ovvero, il lattante). Si noti la trasformazione della doppia “LL” in “DD”.

Il termine veniva usato proprio per rappresentare il profondo legame affettivo: “Addeu fa amuri e non sangu”, ovvero allevare i figli, crescerli ed educarli costituisce “il vincolo”, il legame (tsa’helu) parentale e non il sangue (la parentela di nascita in quanto tale). Spesso si utilizzava questa frase per indicare il rapporto con i figli adottivi.

La parola infine si rese autonoma e “addeu” indicava anche il legame in quanto tale e non solo quello genitoriale: “Sunnu frati, ma ‘ntra d’iddi non c’è addeu”, “Sono fratelli, ma tra loro non c’è legame affettivo”.

Per chiudere il discorso Avatar, incidentalmente osserviamo che quanto rappresentato nel film, non è così lontano e irreale come qualcuno potrebbe pensare, ma pur troppo reale, come per i boshimani, vedi sito Survaival:

“Gli ultimi autosufficienti boshimani del Deserto del Kalahari sono stati brutalmente strappati alle loro terre e deportati in squallidi campi di reinsediamento. Se non gli sarà permesso di tornare presto a casa, la loro cultura millenaria giungerà alla fine.

 

Idem per le tribu amazzoniche che vedono distruggere ogni giorno la foresta o per il popolo dei Dongria Kondh che in India, sta vivendo la stessa situazione dei Na’vi, perché una compagnia mineraria sta spianando la loro montagna sacra!

Questi ultimi hanno lanciato un appello a James Cameron: ”Avatar non è solo fantasia… è anche realtà. La tribù dei Dongria Kondh, in India, sta combattendo per difendere la sua terra da una compagnia mineraria determinata a distruggere la sua montagna sacra. La prego, aiuti i Dongria”.

A finuta voglio dire che il siciliano è tra gli idiomi più efficaci per esprimere gli stati d’animo (questo forse voleva Cameron dalla nuova lingua artificiale).

Quando un siciliano parla la sua lingua, è come se trasferisse all’interlocutore, parte della sua anima, e questo aspetto “spirituale e metafisico”, questa trascendenza del dialogo, ci proviene dal sanscrito e non dal latino, né dal greco, né dall’arabo. Insomma u Signò Cameron una lingua trascendente l’aveva già bell’e pronta e mpiattata.

Havita a scusari si oggi non ho babbiato molto, ma ogni tantu succede puru e pazzi di pinsari e addumannarisi si l’omu po’ essiri sanatu o menu di la so brillanti pazzia.

Sulu du speci distrugginu l’ambienti unni campanu: i virus e l’omini. Ca poi si chiama autolesionismo.

‘Ssabbenerica

Tanu u pazzu

P.S. Signor Cangemi,

Non mi sono dimenticato di lei. Le prometto che la prossima volta avrà la spiegazione completa di quei versetti sul vino.

 

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Anonimo 17 febbraio 2010   10:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 17 febbraio 2010. Visualizza »

Egregio Professor Tanu u pazzu, ma che significa nfinucchiatu e ncarrubbatu? Che cosa hanno a che fare col vino? Sono un enologo e la mia curiosità e para professionale.

Grazie anticipatamente per la risposta.

P. Cangemi

Diritturi!! AVATAR! Ci avviso ca sabutu ci sarà un cuntu straordinariu ineditissimo, la quale si spiegherà il nesso profondo tra il siciliano ed il film di J. Cameron, perché qua non restiamo certu a “lavaricci a facci o sceccu” (Lavare la faccia all’asino ovvero a fare cose inutili). Si deve immaginare ca è talmente inedito, ca ancora l’hai’a scriviri. Pi ora fluttua nel residuale cervello.

Risponderemo anche al curioso dr. Cangemi e non lo infinocchieremo!

‘Ssabenerica

Tanu u pazzu

Anonimo 15 febbraio 2010   14:59

Egregio Professor Tanu u pazzu, ma che significa nfinucchiatu e ncarrubbatu? Che cosa hanno a che fare col vino? Sono un enologo e la mia curiosità e para professionale.

Grazie anticipatamente per la risposta.

P. Cangemi

Anonimo 13 febbraio 2010   09:34

Diritturi!! Sugnu preoccupatu assai picchì da troppo tempo nessuno protesta contro le fesserie che scrivo e nessuno mi pigghia più pi vastasu. Vossia si chiederà come mai: vengo e mi spiego subitu.

Nell’essenza di unu ca è o si professa pazzu, c’è la anche l’ineluttabilità, o la volontà, di esserlo o quanto meno di apparire credibilmente tale. Allora essere mandato periodicamente al diavolo, è una controprova essenziale che il folle è tale e in quanto tale, trova incomprensioni e opposizioni: è “diverso”, almeno non ortodosso. Se al contrario non si lamenta nessuno, restano due ipotesi: o iu non sugnu pazzu abbastanza, opuru cu leggi si è arrassignatu a studiare la mia pazzia. Nta ogni paisi c’è un babbu, e ammucciatu arredi a ogni babbu c’è un paisi.

E non ci potti neanche la “provocazione” degli osticuli e membri vari. Allura mi vinni un dubbiu. Non è ca pi casu mi stanu pigghiannu sul serio? Questo sarebbe una sconfitta drammatica per un pazzo: la peggiore.

Insomma non riesco a farimi pigghiari seriamenti pi pazzu neanche mescolando inscindibilmente barzellette ed etimologia, cunti e boutade, macchiette e aforismi, ricordi e vastaserie, aneddoti e provocazioni, sogni e realtà.

Ma insomma Diritturi, chi cazzu haia a fari pi essiri consideratu pazzu a tutti gli effetti di liggi? E dunque non essere preso sul serio?

Mu voli diri Vossia ca è mondano e che di cose visionarie è praticu, tantu da fondare questo immaginifico spietato gionnale ollai.

Vossia si chiederà in questo momento: “Ma chi va dicennu, chi sta facennu?”, Risposta: “C’arriminu u culu a iaddina”

Spiego perché. La frase idiomatica: “C’arrimina u culu a iaddina”, ovvero letteralmente, “tasta il culo alla gallina” indica l’azione di poveri contadini, piccolissimi allevatori e massaie più o meno rurali, che tanto tempo fa (a tempu di fami per intenderci), per vedere se la gallina fosse in procinto di deporre l’agognato uovo, le tastavano con le mani la zona perianale, che prima della deposizione si presenta indurita. Tant’è, anche se oggi ci viene difficile capire (avendo pance piene e culi grassi) cosa rappresentasse un uovo in quei tempi di estrema povertà.

Il significato traslato indica una persona che va a toccare cose o argomenti che sarebbe meglio lasciar tranquilli, per non provocare reazioni da chi si sente invero “arriminatu u culu”.

In italiano vi è un corrispondente “Non stuzzicare il can che dorme”, che (meno brillantemente e meno simpaticamente) rende l’idea.

A proposito, ricordo che il termine gallina, in siciliano ha diverse uscite:

1) Addina

2) Iaddina

3) Gaddina (”ficiru u censimentu: cuntaru puru porci e gaddini”).

4) Gaddrina

5) Pudda (anche puddastra, ma raro – desueto)

6) Pulla (desueto perché sinonimo di prostituta)

7) Sciocca ovvero chioccia, quando la gallina cova le uova (si pronuncia con una “S”, muta ovvero sibilante secondo le zone, ovvero “ciocca” con un fonema sc morbidissimo che si contrae in “c” – specifico del siciliano). Es. “A sciocca puddicini no’n’ha scafazzatu mai”, ovvero chi ha pratica ed amore per ciò che fa, non può mai far danno.

Scusate è l’ora della pausa. Mangio due noci. Un piccolo sorso di nero d’Avola: ottimo accoppiamento.

“Vinu duci si è supra na nuci;

vinu acitu si è nfinucchiatu;

vinu bonu si è ncarrubbatu”

Riprendo dopo pausa vinello.

A proposito di galline ci sono tanti proverbi e aforismi: “Sminuzzaccillu e addini”, indica cosa inutile o cibo non gradito. La dotta variante palermitana “sminuzzaccillu e cocò”, è un perfetto francesismo perché deriva da cocotte, gallina. Si ricorda inoltre “Iaddinedda ca camina, s’arricogghi ca vozza china”.

E ancora “E iu chi dugnu scagghiu a gaddini?”. Significa che posso far come e meglio d’altri perché non son buono solo a dar da mangiare (scagghiola ovvero mais macinato) alle galline. Stesso significato hanno le espressioni: “E iu chi munnu nespuli?” o ancora “Ma iu (o iddu) mancu cugghiuniu!”).

Del derivato “sgallinare” ne abbiamo già parlato tempo fa.

Ancora in tema di pollaio, per indicare persona che vuole dimenticare: “Fa comu u addu, ca canta e su scorda”, fa come il gallo che canta e (fa finta) dimentica di aver cantato. In realtà questa frase nasconde un’altra espressione. Infatti l’originale nel siciliano “riservato” e vastaso, suona così: “fa comu u addu ca futti e su scorda”, la quale indica le instancabili virtù priapiche del gallo, ed il fatto che la persona a cui si indirizza l’epiteto, faccia finta di dimenticare per il suo tornaconto: e di chisti in Italia ce ne sono assai … Vossia mi ha capito.

Ora ci occupiamo di un'altra frase idiomatica asinina siciliana: “Fa u sceccu sutta u linzolu”, che ha lo stesso significato dell’altra “Fa u babbu sutta u linzolu”: ovvero fa l’asino (o lo scemo), sotto il lenzuolo.

Anche nel Web, molti si sono lungamente cimentati per cercare il significato di questa espressione, senza pervenire ad una conclusione.

Ma ora doppo aver consultato i testi sacri del siciliano segreto, sveliamo l’arcano. La frase significa che si vuole nascondere ciò che non si può, e nascondere in maniera sciocca.

A spiegare tutto ci aiuta un vecchiu cuntu scurdatu da quasi tutti.

Un ladrone babbu aveva rubato un asino e quando sopravvenne la guardia civica, nascose l’asino mettendogli addosso un lenzuolo. Naturalmente sotto il lenzuolo le forme dell’asino erano più che evidenti. E per di più l’asino vedendosi coperto, si mise a ragliare impaurito.

Il ladro venne arrestato e racchiuso nello stesso lenzuolo che fu appeso al soffitto per i quattro lembi. Il ladro babbasone, venne lasciato in questa inusuale prigione fino a morire di fame e di sete e le guardie che lui invocava e pregava per avere un sorso d’acqua, fingevano … di non vederlo e di non sentirlo.

Ugualmente lo scemo, u babbu, pensa che nascondendosi sotto il lenzuolo la gente non lo veda più, perché lui non vede più la gente. Diciamo la “politica dello struzzo”. Talvolta l’espressione si usa per indicare uno che fa lo gnorri.

Salutamu

Tanu u pazzu

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Anonimo 06 febbraio 2010   10:16

Diritturi!! L’elenco degli osticuli e quello dei membri siciliani, non si sono allungati di un millimetro. Sugnu sorpreso perché penso che esistono tanti altri sinonimi e mi dispiace la mancata partecipazione dei tantissimi lettori. Ma così è se mi pare e se non mi pare è u stissu.

 

Oggi ci occuperemo di proverbi: “Cu ncelu sputa nfacci torna”, proverbio di antica saggezza, ca significa che chi con superbia si comporta e parla, vedrà ritorcersi tutto il suo disprezzo contro di lui. E più in particolare chi ha disprezzato il comportamento altrui o a mostrato poca comprensione per le disgrazie degli altri giudicando senza pietà, vedrà accadergli le medesime cose.

La stessa situazione descrive un altro bellissimu proverbiu: “Arbu non ti ni fari e stimi fattinni mannari: l’arbu arriva e astimi no”. Significa “Non farti beffe (e non scandalizzarti) di ciò che accade agli altri e lascia che ti maledicano; ciò di cui ti fai beffe (e ti scandalizzi) accadrà a te e quanto di male gli altri ti augurano non ti accadrà”.

Attenzione: “Arbu” o “abbu” o “Gabbu”, vengono normalmente tradotti con “Beffe”, come provenienti da “Gabbare”, ma in siciliano questi termini indicano anche lo “Scandalo”, specialmente quando si “finge” di essere scandalizzati.

I “Stimi” o “Astimi” sono le maledizioni.

Esiste anche un motto sincopato parallelo “Né abbu né maravigghia”, che appunto consiglia di non scandalizzarsi né meravigliarsi di quanto accade agli altri, perché le stesse cose possono umanamente accadere anche a noi.

 

Certu u sicilianu è riccu di proverbi bellissimi e significativi, comu puru di frasi idiomatiche evocative che lo fanno rimanere vivo e attuale nel tempo. E poi a differenza di altre lingue e dialetti, il siciliano è tutt’oggi molto parlato: ci sono ancora in Sicilia persone che parlano solo questo. Si capisci ca sarebbe meglio assai ca parrassiru ambedue le lingue, ma paradossalmente queste persone sono depositarie dell’ultima cultura siciliana linguistica viva, perché pensano in siciliano.

Tempo fa mi vinni in testa una parola ca non sento pronunciare da tempo, ovvero “Sdillinchiu”. Con questo termine si indica, nella Sicilia occidentale, lo svenimento, “Ci vinni u sdillinchiu”: è svenuta.

Ebbene doppo una lunga ricecca nei testi sacri segreti del siciliano antico, ci siamo ritirati in meditazione, io e una buttigghia di Nero d’Avola, e siamo riusciti a scoprire il radicone etimologico, ovvero la matrice prima, di questa palora siciliana.

Il termine ha origine latina da “deliquere”, perdere liquidi, ovvero andare in deliquio, sudare per forte stato emotivo o malattia. Da deliquio il termine mutò in dilichiu nell’età di mezzo; poi, come avvenuto spesso nel siciliano, per rafforzare le parole ma anche per renderle ironiche e ammiccanti, venne aggiunta la “S” iniziale e diventò “Sdilichiu” (vedi “disonoratu” e “sdisanuratu) per arrivare in forma appunto leggermente ironica nell’attuale lemma “sdillinchiu”.

 

In Sicilia orientale la stessa situazione è descritta con un altro bel termine “Lissa”, con uso meno ironico, e così alla donna svenuta “Ci pigghiò na lissa”. Questo termine è ancora più difficile da interpretare (una buttigghia non basta), per alcuni è più tardo e deriva dal volgare italiano “Lasso” (cfr. Dante - Commedia) ma a nostro modestissimo avviso, deriva direttamente dal latino “Lapsus” che in una delle sue tante accezioni, significa “Caduto”, epperciò poiché la lissa è accompagnata da caduta, eccone la probabileorigine. Altri lo fanno risalire a “Lessa”, nel senso di cotta, ma non concordiamo assolutamente.

Lissa indica anche malinconia, mal d’amore, spossamento, profonda noia, mal di vivere (oggi depressione).

 

Ora, svaniti i fumi del vino, parliamo di cose serie: u ragiuneri La Fata, notoriamente è sessualmente pensionato e da tempo non manifesta più tempeste ormonali, né temporali, né pioggerelline e neanche tempo annuvulatu, diciamo ca ci va “lisciu” da tanto tempo, picchì è “senza brisculi” e u “carricu non si lu mpuni”.

All’improvvisata aieri ha voluto essere accompagnato dal medico andrologo sessuologo, certo dottor Renato Cazzitò, perché mi ha detto di avere un grosso problema sessuale.

A prima sono rimasto un po’ sorpreso e incredulo, ma pell’amicizia ca passa, gli ho fatto compagnia.

E così con la ford pulla ci siamo recati all’ambulatorio.

Appena trasuti nel gabinetto medico, il dottore ci ha fatto assittare.

“Mi dica ragioniere La Fata, qual è il suo poblema?”

- Ci ho un poblema sessuale con mia moglie Ninfa.

“ E di che cosa si tratta?”

- E’ presto dittu dutturi: a matina appena alzati subito grande attività sessuale!

“Va bene, non mi pare certo una malattia, molte persone fanno sesso di mattina presto!”

- U poblema c’è duttureddu beddu, perché anche mentre facciamo colazione c’è attività sessuale estrema e ancora subito dopo colazione. E poi doppo pranzo e a metà pomeriggio ancora attività sessuale in grande stile. E la sera mentre guardiamo la televisione ancora attività sessuale e poi la notte appena andiamo a letto, prima di dormire, attività sessuale insistente e continua e poi …

A questo punto il dottor Cazzitò lo interruppe brusco dicendo: “Scusi ragioniere, ma lei cosa intende esattamente per attività sessuale?”

U ragiuneri non ci pensò su molto e arrispose:

“Ca me mugghieri Ninfa mi rumpi i cugghiuna!”.

 

Ci salutu

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 02 febbraio 2010   18:24

Va bene non intervenire in merito ai ca..., ma almeno su qesto argomento ... . E' un caso di anomala omertà.

Anonimo 30 gennaio 2010   09:29

Diritturi!! “Sticchio”, potrà sembrare strano, ma è parola aulica, dotta e antichissima.

Non potevo rimanere insensibile ed ho raccolto il grido di dolore di un lettore appassionato del settore, certamente un buongustaio amico di Onofriu, ca mi ha addomandato, per par condicio, di parlare anche di questo lemma e dei suoi sinonimi siciliani, doppo che abbiamo affrontato il lato maschile della questione.

Il nostro intervento di oggi si titola : “Dall’osticulum allo sticchio. Etimologia aulica di una parola vastasa”

 

Entriamo subitu nel vivo della situazione per dire ca in siciliano la natura femminina ha tre nomi principali: “Sticchiu”, “Babbu” e “Pacchiu”. Il primo a Occidente, il secondo ed il terzo principalmente nella parte orientale dell’Isola.

Come per il termine “membro”, anche di “vulva/vagina” (parti in genere indistinte nel discorso colloquiale sia in italiano che in siciliano) esistono moltissimi sinonimi sia in italiano che negli altri idiomi.

Prima di procedere all’elencazione dei sinonimi siciliani, qualche palora va spesa per spiegare il principale lemma.

La parola “Sticchiu” deriva dal latino dotto osticulum, che significa piccola bocca o apertura o inizio (os = bocca; osticulum = boccuccia). Il riferimento alla forma di tale parte anatomica è palese.

Il termine ebbe vita travagliata (manco a dirlo) e per elisione in tarda epoca imperiale muta in sticulum. Nel medioevo si contrae in sticum; da sticum degenera in sticchium; e con un’altra elisione, da sticchium a sticchiu il passo fu breve. Vossia che è uomo mondano, ben lo comprende.

Per quanto attiene a “Babbu” il riferimento, a mio modesto parere, non è, come da taluni suggerito, al “babbus” tardo latino e poi volgarizzato in babbo in Toscana, che indicherebbe la vagina in quanto “padre” ovvero “fattore”, quindi come parte deputata alla generazione.

In siciliano “babbu” oltre che vagina, significa più in generale, ed in tutta l’Isola, “Stupido, sciocco”. E’ possibile che tale termine stia ad indicare l’apparente neutralità e immobilità geometrica anatomica della vagina, rispetto alla motilità ed evidenza del pene. Ovvero una cavità che si contrappone ad una insorgenza “fallus intra falla et mentula in vulnus”, poco dotto ma efficace.

A sostegno di questa tesi vi è l’antica espressione “lisciu comu u babbu” che indica persona ignava e neghittosa o indifferente e poco briosa, intendendo proprio rimarcare l’assenza nella natura femminile di vergenze apparenti.

Prima di procedere devo però puttroppu rilevare con grandissimo dispiacere che nonostante le migliaia di letture registrate, nessuno ha partecipato per aggiungere qualche sinonimo all’elenco del membro che abbiamo fatto nella puntata precedente. Non è bellu e non è piacevole ca iu vegnu lassatu sulu in mezzo ai cazzi più svariati e imprevedibili.

Detto questo, spero che se non vi siete voluti fare i cazzi altrui, almeno vogliate farvi … presenti in questo diverso ambito. Iu aspettu dunque la segnalazione di qualche diverso osticulum, dall’inclito pubblico.

Ecco quindi un primo incompleto elenco che costituisce solo un tentativo di classificazione:

1) Sticchiu (anche “sticciu”: osticulum = piccola bocca - vedi sopra)

2) Babbu (vedi sopra)

3) Pacchiu (anche pacchialoru o pacchialora, deriva verosimilmente da “grasso” con riferimento alla strutturale pinguità del monte di Venere)

4) Fissa (fessura)

5) Fissittuni (idem)

6) Baccalaru (baccalà; per vaga somiglianza nella consistenza di alcune parti. Altra versione lo associa a babbu, perché baccalaru viene utilizzato anche per sciocco)

7) Corciu (usato anche a lecce; forse è una forma degenerata da cocciu, quale piccolo contenitore)

8) Nacchiu (origine sconosciuta. Forse da cozza, nacchera, gnacchera. Scherzoso “n’aiu’cchiù chi vidiri, n’aiu’cchiù chi sentiri”)

9) Spaccazza (Spaccatura, presente anche in Irpinia)

10) Picciuni (Piccione; anche a Bari – sinonimo comune a pene – cfr prec.)

11) Faddacca (o Faddaca = cavità)

12) Xacca (dall’arabo = spaccatura fenditura: pronunzia sciacca)

13) Pirtusu (buco, “sinn’iu a pirtusu” = ha avuto rapporti completi con le conseguenze del caso, leggi fidanzata incinta)

14) Puttusu (purtusu = buco)

15) Vriogna o vergogna (vergogna - Generico di parti pudende. Da aggiungere anche all’elenco dei sinonimi di membro)

16) Varcocu (albicocca, ma indica anche altra parte invereconda)

17) Matrice (nel senso di “proto tipo originale” da cui nascono le “copie” degli uomini, ovvero i bambini)

18) Pilu (pelo. Sineddoche di parte invero che il tutto)

19) Mamàu (Mamàu è il nome dell’uomo nero che in Sicilia ed in altre regioni italiane del Mezzogiorno, si evocava per far paura ai bambini, uno spauracchio. Si tratta di un mostro fantasma che si può presentare sotto forma di persona, di vegetale, animale o cosa (es. un vecchio, un albero, un gatto, un ago).

E’ possibile che abbia remota origine dal biblico MOLOCH, attraverso un lemma arabo antico “Al Mo Moi” o “Al Ma mot”. Infatti in altre regioni lo troviamo sotto il nome di Mommotti (Sardegna) e Mamai (Calabria).

Il termine siciliano Mamàu è utilizzato in senso di natura femminile, allor quando la si evochi in modo scherzosamente minaccioso. Esempio: al giovane senza esperienza sessuale di relazione, si diceva “Ti scanti ca u Mamàu ta muzzica!” ovvero ai paura della vagina come se fosse un mostro che ti vuole mordere.

20) Tabacchera (Tabacchiera, anche Basilicata)

21) Pilusu (peloso; presente in molte regioni come peloso e similari)

22) Straccapipoli (indicato da molti come siciliano, ma di origine dubbia)

23) Cosa vastasa da fimmina (cosa maleducata della donna. Invero in questo caso più esattamente “impudica” e non maleducata attivamente come il membro)

24) Cucuzza spinusa (zucca rampicante che produce un ortaggio tondo e spinoso per una consistente peluria vegetale, oggi purtroppo quasi scomparsa. Intendo la zucca).

25) Natura

26) Ficazzana (infruttescenza del fico di grosse dimensioni)

27) Rasta du bascilicò (vaso con pianta di basilico. Raro. Figurativo. Origine incerta: sembra riferito all’abitudine antica di profumare le mani sfiorando la vegetazione del basilico. Per assonanza di idea con una amorosa carezza sul pube)

28) Tarallu (o taralla = tarallo: biscotto con buco al centro)

29) Nciminatu (cosparso di cimino, ovvero sesamo. Deriva dal figurativo di un antico biscotto tondo con sesamo, rappresentato dalla peluria)

30) Sciura (o ciura ovvero fiore)

31) Brioscia (brioches, a motivo della forma)

32) Cosa (generico, usato per pudore, ovvero per non pronunciare il termine in presenza di minori o donne – è da aggiungere all’elenco sinonimi membro)

33) Questioni (Questione, oggetto del discorso in atto. Idem come sopra)

34) Situazioni (Situazione. Lo troviamo anche come sinonimo di pene. L’uso pudico è quello sopra indicato)

35) Fattu (idem come sopra – Ma indica anche l’amplesso “Ma u fattu successi?” )

36) Fica (molto più spesso “a ficu” – vedi anche ficazzana - frutto del fico). Questo termine non è da considerare un sinonimo bensì un nome a pieno titolo, entrato prepotentemente nei dizionari, e merita un commento più approfondito.

Il termine è in uso già nell’antica Grecia quale sinonimo di vagina. “Sykon” appunto, ed è utilizzato con questo preciso significato da Aristofane.

In seguito lo ritroviamo nel medesimo significato, nel mondo latino quale “fica” ovvero frutto del ficus.

Secondo la regola generale dell’italiano il frutto del fico dovrebbe appunto chiamarsi fica.

Fu proprio l’antichissimo significato “osceno” che mutò per pudore, fica in fico il nome del frutto (uguale al nome dell’albero) che rappresenta appunto un’eccezione.

Negli idiomi in cui fica non ha significato osceno, il termine continua ad essere utilizzato al femminile, per indicare il frutto.

Frequentissimo in letteratura fin dal medioevo, il termine fica ha avuto e continua ad avere un notevole ed ininterrotto successo linguistico.

Il Belli, che abbiamo già citato nell’intervento precedente, utilizzo moltissimo questo termine, ed è famosa la fine del sonetto er Lavore:

“Va' in paradiso si cce so mminchioni!

Le sante sce se gratteno la fica,

E li santi l'uscello e li cojjoni.”

Il termine in Italia ha due uscite: “Figa” per i vastasi del Nord e “Fica” per i vastasi del Sud.

Vediamo ora quale è il motivo “tecnico” e scientifico dell’adozione di questo nome e del suo grande successo. Si tratta invero di un fenomeno naturale.

Alcune varietà di fichi neri di grosse dimensioni, e segnatamente la fico che va sotto il nome di “milingiana”, in Sicilia ficu mulinciana (fico melanzana), hanno la caratteristica, raggiunta la maturazione, di aprirsi nella parte inferiore in modo tale da far intravedere il colore rossastro violaceo dell’interno, cha risulta incorniciato in bianche labbra polpose e circondato dallo scuro della buccia: il risultato è una rappresentazione della vagina, talmente veritiera che evidentemente colpì la fantasia umana fin dall’antichità, decretando l’inossidabile successo di questo termine così emblematico e rappresentativo, la cui storia supera dunque i 2000 anni.

A tal proposito, è opportuno ricordare il modo di dire bellissimo e vastasissimo, che appartiene a quel “siciliano impudico e segreto” , che sta scomparendo: “a ficu cu meli a vucca” che indica cosa prelibata, ovvero la fico che non solo è giunta a maturazione e si è aperta, ma ha prodotto la caratteristica goccia di miele.

Ma il siciliano sa essere anche educatissimo, ed esiste un modo per citare l’osticulum senza nominarlo. Lo troviamo contenuto, o meglio omesso, nella frase idiomatica “Arristau comu a chiddu ca ci lu vitti a so soru” ovvero “E’ rimasto sorpreso e incerto, come quel tizio che vide la natura della sorella”.

E’ una delle frasi più significative e divertenti del siciliano. Dipinge in modo insuperabile la situazione di chi scopre qualche cosa di piacevole e desiderata, ma non può approfittarne, e rimane veramente male e turbalo, tra Scilla e Cariddi.

L’elenco è ampiamente incompleto. Si tenga comunque presente che (senza babbiu) questa ricecca è rigorosamente finalizzata ai nomi siciliani tradizionali presenti nel lessico da almeno un secolo, e non ad invenzioni da barzelletta da trivio, nomignoli contingenti e moderni che non è neanche il caso di citare, perché a noi le cose vastase non ci piaciono. Si sa.

Ci salutu

Tanu u pazzu

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Anonimo 30 gennaio 2010   09:14
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Mondolfo 29/01/2010

Signor Diritturi, non sono siciliano, ma appena trovate ste pagine sono tornato indietro di 50/anni.-

Ho fatto il servizio militare a Palermo e, da allora, ne parlo ogni giorno.- E' stato un periodo fra i piu' belli della mia giovinezza.- I 4 Canti, Teatro Massimo,Via Maqueda, Porta Carbone,Piazza Marina, il lungomare, Teatro Bellini ecc.ecc

Lei si domanderà perchè scrivo!! subito: tanti anni fà vidi un film in cui si cantava una canzone Siciliana antica,molto romantica e bellissima,  purtroppo non ricordo il titolo e, vorrei trovare il testo o partitura con testo.L'unico ridordo che mi è rimasto sono alcune parole " ammuri ammuri..... che gran fesseria me facisti fari" e la cantava un ragazzo mentre guidava un carretto agricolo (non quello siciliano) ed era l'alba, l'alba siciliana con stelle giganti ce quasi fanno giunere la loro luce nella campagna.- Sarebbe un gran regalo se la trovasse e cortesemente,inviarmela  a mezzo e-mail .- Grazie in anticipo e....(stando nel contesto) Bacio le mani.-

Gigi

magipla@alice.it 

Caro amico,

Gli elementi che ci fornisce non sono molti. Dovrebbe ricordare qualche sosa di più. L'unico che può aiutarci è Marcello Sajeva che con questo giornale collabora.

Prego la Redazione di interessarlo per frugare nei suoi lucidissimi ricordi.

Mi spiace non poter fare di più.

Salutamu

Tanu u pazzu

Anonimo 29 gennaio 2010   17:43
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 gennaio 2010. Visualizza »

w siciliainformazioni.

 

 

complimenti a tutto lo staff !!!!

Mondolfo 29/01/2010

Signor Diritturi, non sono siciliano, ma appena trovate ste pagine sono tornato indietro di 50/anni.-

Ho fatto il servizio militare a Palermo e, da allora, ne parlo ogni giorno.- E' stato un periodo fra i piu' belli della mia giovinezza.- I 4 Canti, Teatro Massimo,Via Maqueda, Porta Carbone,Piazza Marina, il lungomare, Teatro Bellini ecc.ecc

Lei si domanderà perchè scrivo!! subito: tanti anni fà vidi un film in cui si cantava una canzone Siciliana antica,molto romantica e bellissima,  purtroppo non ricordo il titolo e, vorrei trovare il testo o partitura con testo.L'unico ridordo che mi è rimasto sono alcune parole " ammuri ammuri..... che gran fesseria me facisti fari" e la cantava un ragazzo mentre guidava un carretto agricolo (non quello siciliano) ed era l'alba, l'alba siciliana con stelle giganti ce quasi fanno giunere la loro luce nella campagna.- Sarebbe un gran regalo se la trovasse e cortesemente,inviarmela  a mezzo e-mail .- Grazie in anticipo e....(stando nel contesto) Bacio le mani.-

Gigi

magipla@alice.it 

Anonimo 29 gennaio 2010   07:19

Diritturi!! “Sticchio” è parola raffinata, dotta e antichissima, e per niente vastasa, come si dimostrerà domani ca si renderà nato l’elenco provvisorio dei suoi sinonimi. Non potevo restare sordo al grido di dolore di un lettore appassionato del settore, ca mi ha addomandato di pallare anche di questo lemma e dei suoi sinonimi siciliani, doppo che abbiamo affrontato il lato maschile della questione.

Allora, senza babbiu, si sveleranno anche così chi pampini e puru si parlerà du Mamàu. Vossia è avvisatu.

Ci volevo dire ca Aieri la vergina Giusy è stata invitata per un pic-nik. Non sapendo di cosa si trattava, ci addomandò a sua madre:

“Mamma Totuccio e altri amici e amiche, mi hanno invitata a fare un picchiniccchi, che cosa vuol dire?

E so matri ci arrispose:

“Non lo so figghia mia, però è megghiu ca ti metti le mutandine nuove”

Anonimo 26 gennaio 2010   21:44

Tutti muti .... nessuno sa un caz...

Anonimo 24 gennaio 2010   19:08

Professore Tanu, qui fanno finta di non sapere niente da buoni siciliani. Le cose sono due: o nessuno vuole collaborare oppure Vossia ha fatto un elenco completo di tutti i ca ... conosciuti!?

Professore, ma per par condicio, non sarebbe giusto fare anche l'elenco della "situazione" femminile?

Voscenza Benedica

ztl

Anonimo 23 gennaio 2010   21:53

Nuddu sapi nenti ... ahh?

Anonimo 23 gennaio 2010   10:21

Diritturi!! Senza babbiu: “Il membro virile nel dialetto siciliano: dall’occupazione dei vandali ai giorni nostri”, questo è l’argomento di oggi, che si lancia il censimento sondaggio dei modi di chiamare la “situazione”, desueti o attuali. Absit iniuria verbis.

 

Ma prima di introdurre la discussione di oggi, fazzu una premessa. Chi è bellu ca Vossia mi fa scherzi da prete? Infatti mi sono arritrovato autore inconsapevole di un atticolo nel suo stimato gionnale ollai! Cosi di Pazzi! Manco a dirlo. Vossia è mefistofelico.

 

La lingua siciliana è un mare magnum, ed è infine la grande sintesi delle lingue di tanti popoli che sono venuti a visitarci da tutto il mondo: portando qualche cosa di loro e portandosi via qualcosa di noi. Il risultato è una ricchezza e varietà terminologica, di forme e di frasi idiomatiche, che non ha pari.

Esempio: “Mi staiu facennu i vuredda a matapollo”. E’ un modo di dire che rappresenta una rabbia interiore, uno sconvolgimento che attorciglia le budella. Infatti in dialetto, il matapollo è il tranciapollo attrezzo ricurvo che serve a “matare” ovvero uccidere, più precisamente scannare il pollame. Da dove viene questo modo di dire? Dallo spagnolo di certo (da matar = uccidere).

Ma egregiu Diritturi, tonniamo all’argomento di oggi che è veramente seriu e interessante: si tratta del tentativo di un censimento dei modi di indicare il membro virile nel dialetto siciliano, in modo più o meno esplicito, più o meno figurato o traslato.

 

 

E’ certamente “pene” è la parola che ha più sinonimi in tutte le lingue, a testimonianza delle civiltà fallocratiche che si sono succedute nei secoli. La Sicilia non fa certo eccezione: ci mancassi avutru.

Vogghio sperare che tanti contribuiranno a questa inedita iniziativa storica e letteraria e intanto mi pregio stilare una prima modesta e timida lista provvisoria, in attesa delle segnalazioni dei lettori affezionatissimi.

 

 

Ci arraccomando a tutti di partecipare e non fari l’omini di panza, di non tinirisi chiusi, a muta a muta. Chi sa qualche cosa parli! Non siate omertosi! Chi ha da aggiungere qualche cazzo … scusate volevo dire qualche sinonimo, e non partecipa, è da considerare un traditore della lingua siciliana e infamuni. E’ il caso di dire, non vi fate solo i cazzi vostri: è un’occasione irripetibile pi farisi legittimamente e meritoriamente quelli degli altri, direi di tutti. Approfittatene: quando vi ricapiterà?

 

 

Esistono molte elencazioni di sinonimi italiani, che hanno come base il famoso sonetto del Belli, ripreso e comicamente arricchito anche da Benigni.

Anche nel web si trovano svariati elenchi di sinonimi italiani, frammisti a regionalismi e termini dialettali, ma a ben vedere, spesso sono state inserite delle terminologie che non rappresentano sinonimi, bensì invenzioni o modernissime, e direi sciocche, evocazioni pensate a tavolino: “Hulk”, “Calippo”, “kojack” etc., che non hanno nessun riscontro storico, letterario o lessicale, né appartengono alla lingua parlata se non come mera “battuta” di spirito.

 

Per quanto riguarda questo lavoro, rigore e serietà (voirdiri nienti) impongono che il termine abbia, o abbia avuto, un uso comune e generale in Sicilia, anche se “riservato” o relativo principalmente ad una zona delimitata dell’Isola. Terminologie che non sono certamente in uso da almeno 50 anni, non sono state prese in considerazione, come mi ha consigghiato u prifissuri.

Sono stati evitati iterativi, dispregiativi,accrescitivi, vezzeggiativi e diminutivi (ne esistono centinaia con riferimento ai termini identificati), salvo che non costituiscano essi stessi un lemma autonomo.

 

E’ notorio che il termine d’eccellenza siciliano utilizzato per indicare il pene è “minchia”, questo lemma verosimilmente ha remota origine nel VI secolo, in periodo vandalo, dal latino tardo “Mencla”, che a sua volta era un degenerativo di menta o mentula, appunto il membro degli antichi romani.

Questo è l’elenco provvisorissimo:

1 – Minchia

2 – Cazzu

3 – Kignu (dall’arabo Ku’gnu ovvero cuneo - PA)

4 - Citrolu (cetriolo )

5 – Citrangulu (tipo di cetriolo – CT)

6 - Cucuzza longa (zucca lunga o siciliana)

7 - Scuirmu cu n’occhiu (sgombro con un occhio – PA – CT - SR)

8 – Aceddu (uccello)

9 – Radicuni (grossa radice - PA)

10- Fava (o favarisa – AG)

11 – Ciolla (forse da ciondolare – CT – anche in Puglia)

12 - Nocca o nucchitta (fiocco o fiocchetto – CT)

13 – Miccia (CT)

14 – Brigghiu (birillo –“E’ abbrigghiatu” ovvero di vigore esuberante)

15 – Cavigghiuni (Cavicchio, piantatoio - PA)

16 – Chiantaturi (idem - CT)

17 – Prisintuni (tipo di piccolo tonno - CT)

18 – Nchiama (nel baccagghiu palermitano - cfr lavoro prec.)

19 – Bollito (popolare – PA – indica assoluta contrarietà: “ma chi u bollitu!”)

20 - Rufuluni (origine ignota – forse da forma di filone di pane - PA)

21 - Situazione (termine riservato - PA)

22 – Riscussioni (Discussione - PA)

23 – Ragiuni (Ragione: “A ragiuni ci l’havi u sceccu nmenzu i ammi”. Modo di dire che evidenzia l’inutilità per la povera gente, di avere ragione a fronte dei potenti)

24 – Pinna (PA)

25 – Pinnuluni (PA)

26 – Zuccu (tronco)

27 – Cannolu (cannolo)

28 - Mastru di festa (cerimoniere)

29 - Trunzu (Torsolo – PA- CT)

30 - Pisci (pesce – AG)

31 – Miragghia di carni (medaglia di carne; premio - burlesco: “Ora ti ramu a miragghia di carni”- PA)

32 – Ruppusu (nodoso – da legno duro)

33 – Ambaradan (cosa complicata – or. coloniale - dispiegamento complesso di truppe e fortificazioni)

34 – Magghiu (maglio – “Ci calau u magghiu”)

35 - Kaiser (scherzoso – “Alla faccia del Kaiser”)

36 - Cosa vastasa du masculu (cosa maleducata dell’uomo)

37 – Marruggiu (manico della zappa e di altri attrezzi – “E’ ammarruggiatu bonu”)

38 – Strumentu (strumento, da cui strumintiari)

39 – Monicu (monaco; “A picca a picca u monicu nficca” = a poco a poco il monaco si addentra)

40 – Friscalettu (zufolo siciliano di canna – “Ci’accurdau u friscalettu” nel senso di accontentare, soddisfare)

41 – Nappa (deriva da nappiera, ovvero l’abbottonatura anteriore dei pantaloni, detta anche granatiera – PA – “Ci nisciu a discussioni da granatiera” – a sua volta la nappiera deriva dalla nappa intesa invece come tessuto, perché spesso nell’Ottocento, questo veniva utilizzato nella confezione di quella parte dei pantaloni)

42 – Nappitta (amorevole - rivolto, in genere, ai bambini - CT)

43 – Sciucchitta (o sciocca ovvero chioccia – per la somiglianza in stasi, con una gallinella che cova – vezzeggiativo utilizzato verso i bimbi molto piccoli - CT)

44 – Bron brò (origine sconosciuta – PA)

45 - Virrina (cavatappi)

46 – Cosa (Anche cusazza - generico, usato per non proferire una “parolaccia” es. “arristau ca cosa di fora”)

47 – Nerbu o neirbu (nerbo)

48 – Natura

49 – Mazza (o mazzareddu = mazzuolo)

50 - Pipa (“ci leva u cummogghiu a pipa”)

51 - Milinciana (melanzana)

52 - Sasizza (salsiccia – “chiddu ci l’havi a du caddozza” indica persona superba)

53 -Sasizzuni (francesismo da sousisson)

54 – Sapizzata (salsiccia – soppressata)

55 – Sur Bicenzu (“Na coppula di Sur Bicenzu” - Verosimilmente con riferimento al capo e al copricapo di un personaggio “Signor Vincenzo”)

56 - Toscanino (dall’omonima forma di pane)

57 – Azzarinu (acciarino – canzonatura al giovane inesperto: “tu sdirruggiasti azzarinu?” ovvero: hai tolto la ruggine all’acciarino?)

58 – Banana

59 – Pullanca (o pullanchella, ovvero pannocchia - PA)

60 – Brusciuluni (anche più fine italianizzato in brociolone, ovvero polpettone - PA)

61 - Pezzo duro (da un tipo di torrone o dolce similare)

62 - Sciruppuni (origine ignota)

63 - Quagghia (quaglia)

64 – Nzita (innesto – virgulto, parte da innestare – “Iddu ci vulia nzitari a cura” , letteralmente innestare la coda, invero voleva accoppiarsi).

65 - Zu Marru (zio Mario – evocativo e simpaticamente minaccioso: “St’accura (stai attenta) figghia mia, ca poi arriva u zu Marru”)

66 - Struppuni (ceppo – PA –TP)

67 – Cannila (candela – “Si ci astutò a cannila”)

68 – Chiovu (chiodo – nell’ossimoro: “Modda comu un chiovu”)

69 - Picciuni (piccione)

70 - Vastuni (bastone)

71 – Pusedda (pisello)

72 – Viscottu (biscotto – “s’abbagnau u viscottu” – ha intinto il biscotto)

73 – Bambino (è una forma importata dal toscano, ma rara in Sicilia – La inserisco con formula ampiamente dubitativa perché non ho riscontri in letteratura popolare, né frasi idiomatiche).

74 – Picciriddu (bambinetto –usato raramente per indicare stati di esagerazione)

75 - L’asu di mazzi (l’asso di bastoni o mazze, delle carte siciliane e napoletane- “Iddu ci passau l’asu di mazzi inveci di iricci lisciu” – indicava in perifrasi il fatto che la ragazza fosse rimasta incinta perché il fidanzato era passato, da pratiche innocue all’uso principe del cosìdetto).

 

Sugnu sicuru che questo elenco non rappresenta neanche un terzo dei sinonimi siciliani antichi e moderni. Infatti …

 

Salutamu

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 22 gennaio 2010   09:09

Diritturi!! “Il membro virile nel dialetto siciliano: dall’occupazione dei Vandali ai giorni nostri”: questo sarà l’argomento che si parlerà domani, la quale sarà il più importante censimento mai visto alla Sicilia, dei modi di chiamare la “situazione”, antichi e attuali. VOSSIA è AVVISATU.

 

SUO AFFEZIONATISSIMO

TANU U PAZZU

Anonimo 16 gennaio 2010   06:46

Diritturi!! “Il dialetto siciliano segreto”: non l’avissi mai dittu. Ho ricevuto milioni di mail mentali, in meritu alla mia affermazione dell’esistenza di una specie di dialetto nascosto. E allura è doveroso spiegarimi meglio.

 

U fattu è che alcune frasi, proverbi e modi di dire del dialetto siciliano, non erano ammessi nel linguaggio di tutti i giorni. I motivi erano diversi: pudore, timore, educazione, percezione dell’iniquità insita nella frase, della sconvenienza sociale e volgarità della stessa. Oppure l’appartenere l’espressione al vocabolario di riferimento, al gergo, degli “uomini d’onore” (o del disonore).

 

Ad esempio l’antichissimo aforisma “Cumannari carni, cavalcari carni, manciari carni”, non veniva quasi mai enunciato liberamente a vuci china, ma raramente ed a voce bassa. Molti siciliani non lo hanno mai sentito dire.

I motivi mi parunu abbastanza chiari.

“Cavalcare carne” si riferiva alla fierezza e superiorità dell’andare a cavallo (alla superbia dei nobili, gabelloti, soprastanti e campieri), ma anche all’atto sessuale ed in particolare alla “pretesa” sottomissione della donna.

“Comandare carne” è di chiaro significato, ma si intendeva anche sottolineare un disprezzo per coloro i quali venivano comandati, relegati al ruolo di carne e non più uomini (o giammai tali).

“Mangiare carne” non era detto solo in senso nutrizionale, quanto in dispregio della carne altrui già sopra denigrata e ora in senso generale.

 

Si capisci ca questa frase efferata e spregevole, non rientrava nell’ordinarietà e vorrei dire ca era specifica di un certo mondo contiguo, se non interno, alla mafiosità.

Altra frase, questa più diffusa e popolare, ma egualmente espunta dal normale dialogare, era: “Pu piaceri dill’omu non c’è prezzu e chiddu di la donna vali un caz ..”. Il riserbo con il quale questa frase veniva relegata ai discorsi tra uomini e la sua desuetudine iniziata negli anni 50’, sono precisi indicatori del fatto che il becero maschilismo che essa rappresentava, andava fortunatamente scemando e perdendo proseliti già in epoche lontane.

Ma tante altre frasi, proverbi e modi di dire appartengono a questo “siciliano segreto”.

Una in particolare era pronunciata dalle donne del catanese, in genere in presenza di sole donne: “i masculi boni sunni chiddi appinnuti nta chianca” (i maschi buoni sono quelli appesi in macelleria). Anche questa una frase, dai toni forti e dalle tinte truculente era rappresentativa purtroppo, di una situazione di disagio sociale di tante donne.

 

Un proverbio poco noto, e qui non si comprende bene il perché, recitava invece: “megghiu essiri testa d’anciova (acciuga) ca cuda di pisci spada”, ritengo comunque che anche questo antico proverbio sia stato “patrimonio” di un linguaggio di ambientazione criminale e che nasconda significati relativi alle gerarchie mafiose locali della costa agrigentina.

 

A prescindere dalle frasi con significati reconditi, una sorta di lingua iniziatica esisteva in Sicilia ed era “patrimonio” della bassa mafia. Negli anni ’70 ebbi la ventura di incontrare il giovane figlio di un noto mafioso, che conosceva frammenti della lingua segreta della malavita, che aveva (ha) tanti nomi e sfaccettature, quali “Baccagghiu” o “ntisa” ma anche, come la chiamava lui, “lingua di sgarru”.

L’origine di questa forma espressiva iniziatica e quasi rituale, è lontana e incerta, ma risulta usata già nel XVIII secolo, da mafiosi e camorristi nel carcere borbonico di Favignana.

 

Consisteva nell’utilizzare frasi e parole dal significato nascosto (a doppio senso) e inframmezzarle con termini anagrammati: in genere posponendo le sillabe. Così, per fare un esempio “l’ogghiu pa lampa” era il pizzo, “Muffutu” o “cascittuni” era la spia (un morto che camminava), u “stuvani” era u vastuni (bastone), “currutu” era il cornuto, basta diventava “staba”.

Se ricomponiamo la frase risulta “Stuvani e staba: è currutu e muffutu, non paia l’ogghiu pa lampa”. Pronunciata velocemente diventa totalmente incomprensibile a chiunque non sia iniziato. E’ una condanna alle bastonate, forse a morte “Bastonate è deciso: è cornuto e spia, e non vuole pagare il pizzo”.

 

Alcuni termini deformati filtrarono poi nel dialetto comune e per esempio, naturalmente vastasu, “minchia” diventata “nchiami” degenerò in “nchiama”, come dice ancora qualche palermitano volgare che pure niente ha a che fare con la malavita. La capacità di questi soggetti di anagrammare le sillabe fulmineamente, era veramente sorprendente. Si tenga comunque conto che si trattava di persone dal vocabolario alquanto limitato.

Per completezza, devo significare che l’espressione l’ogghiu pa lampa, (prima l’ogghiu pa Maronna) fa riferimento all’olio da utilizzare per illuminare le immagini sacre nelle edicole. Questo aforisma, la mafia siciliana lo ha mutuato direttamente dalla camorra, che già nel Settecento, chiamava il pizzo “Olio della Madonna”, taglieggiamento sistematico ed ineluttabile che veniva imposto anche ai carcerati, dal camorrista Capintrito temporaneo (quello che eletto dai suoi compari, non per stima ma per timore, comandava in carcere, talvolta più del direttore).

 

Può sembrare strano ma il termine “picciotto”, unanimemente identificato tra le parole “più squisitamente siciliane”, tale non è. Infatti è comune alle due organizzazioni criminali di Sicilia e Napoli, dove il “Picciotto di sgarro” era (già nel Settecento) il manovale della camorra. Invero il termine potrebbe avere avuto origine a Napoli, dove si perde alla fine dell’ottocento, mentre permane in Sicilia dove “picciotto” era si usato per indicare il giovane mafioso, ma molto più comunemente nel significato di semplice di ragazzo. E’ possibile che questa parola sia comune alle due popolazione e che la sua origine recondita, risalga al periodo spagnolo.

Ora basta con le cose di lingua, perché puttroppo ci devo cuntare l’ennesima disavventura parasessuale del povero Onofriu Bummarduni, mischineddu.

Come Vossia sa, periodicamente Onofrio va in ebollizione sessuale e comincia a trasudare testosterone puro. Dopo la tragedia della sfilata di biancheria intimissima, è rimasto segregato in casa dieci giorni con le mani legate. Ma Diritturi u poblema non accenna a diminuire anzi … aumenta.

Così poiché era in preda ancora una volta di un attaccu di priapismo irreversibile, si ha preso l’autobusso e se ne andato alla Favorita.

 

Qui, come Vossia ben sa, è pieno di signorine che fanno il mestiere: Onofriu scinniu alla seconda fermata e subito si intrattenne con una di queste.

“Signurina bedda, mi può dire per cortesia quanto viene la nzinzula completa?” addomandò subito (in siciliano nzinzula è sinonimo di unione, fidanzamento, affiatamento, accoppiamento, intesa sessuale, complicità).

“50 euro arrispose la signorina bedda.

Onofriu, come al solito era a corto di denari e havia sulu 5 Euro.

“Sintissi signurina, oggi sono leggero di soldi: ma lei con 5 euro cosa mi potrebbe fare?

E idda: “Con 5 euro ti poso fare un pinguino”.

Onofriu sintennu sta parola pinguino pensò a quella cosa vastasissima.

“Allura va bene fammi stu pinguino”.

A signorina gli calò a lampu i pantaloni e le mutande fino ai piedi, e gli diede un gran calcio a centro di culo dicendo: “Ora cammina vedrai che sarai un vero pinguino”. Effettivamente Onofriu a causa dei pantaloni abbassati che lo impedivano, si allontanò a passettini barcollanti e sembrava propriu un pinguinu … ma col manico.

 

Salutamu

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 15 gennaio 2010   19:09

28482 (+ 146 a bocce ferme) punto -

Anonimo 15 gennaio 2010   12:47

Diritturi!! Ci avviso ca dumani, a grande richiesta (non è veru, fu sulu un poviru sbinturatu) ci sarà un cuntu mai ntisu prima all’argomento del dialettu “sicilianu siretu (segreto) e malantrinu”, la quale si parlerà di tanti situazioni antiquariate. Comu puru si saprà quello che è successo al povero Onofriu ca se ne andato alla Favorita … Vossia mi ha capito.

Anonimo 14 gennaio 2010   16:10
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 gennaio 2010. Visualizza »

Abbiamo sottostimato: oggi + 185

Record bruciato    +650 in tre giorni.

Anonimo 14 gennaio 2010   11:47

Professor Tanu, ci dica qualche cosa di più di questo dialetto “Siciliano segreto”, cui ha fatto cenno.

Anonimo 13 gennaio 2010   21:22
L'utente ha risposto al commento anonimo del 13 gennaio 2010. Visualizza »

w siciliainformazioni.

 

 

complimenti a tutto lo staff !!!!

Staff only?

Anonimo 13 gennaio 2010   20:59
L'utente ha risposto al commento anonimo del 13 gennaio 2010. Visualizza »

Al 3 novembre 2009, questa pagina aveva 17.862 letture (vedasi sotto in quella data). Oggi ne ha 27.686. Ovvero ha realizzato 9.818 letture in 90 giorni alla media di 109 letture al giorno.

Egregio direttore, non Le sembra che sia arrivato il momento di dirci qualche cosa in più?

Come spiega questo fenomeno?

Cosa significa il fatto che questo angolo di evasione è il più letto nel tempo?

ztl

w siciliainformazioni.

 

 

complimenti a tutto lo staff !!!!

Anonimo 12 gennaio 2010   20:57
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Al 3 novembre 2009, questa pagina aveva 17.862 letture (vedasi sotto in quella data). Oggi ne ha 27.686. Ovvero ha realizzato 9.818 letture in 90 giorni alla media di 109 letture al giorno.

Egregio direttore, non Le sembra che sia arrivato il momento di dirci qualche cosa in più?

Come spiega questo fenomeno?

Cosa significa il fatto che questo angolo di evasione è il più letto nel tempo?

ztl

Abbiamo sottostimato: oggi + 185

Anonimo 11 gennaio 2010   20:36

Al 3 novembre 2009, questa pagina aveva 17.862 letture (vedasi sotto in quella data). Oggi ne ha 27.686. Ovvero ha realizzato 9.818 letture in 90 giorni alla media di 109 letture al giorno.

Egregio direttore, non Le sembra che sia arrivato il momento di dirci qualche cosa in più?

Come spiega questo fenomeno?

Cosa significa il fatto che questo angolo di evasione è il più letto nel tempo?

ztl

Anonimo 09 gennaio 2010   06:58

Diritturi!! L’etimologia dei cabbasisi è l’argomento di oggi. Intanto ci comunico ca ho preso la decisione asinina di entrare in politica. Vossia si addomanderà giustamente … e perché? E’ semplicissimo: siccome più minchiate dico e più gente le legge e mi viene d’appresso, sono il politico italiano ideale! Non mi mancano né chiacchiere né cabbasisi.

 

A propositu appunto di cabbasisi, in veste di storicu delle parole vastase siciliane, sento il preciso e irresistibile dovere, di spiegare l’origine antica di questa parola sicana, anche perché è molto tempo ca nessuno protesta contro le minchiate che dico ed è giusto dare occasione di lavoro agli schiffarati.

La parola è antichissima: la sua radice è il lemma latino “Capsula” che era stato volgarizzato in età media in capsa (poi anche contenitore, cassula e cassa).

Per comprendere come si è pervenuti all’attuale voce cabbasisi col significato di “palle” e quale sinonimo di “testicoli”, è necessario procedere per progressive approssimazioni.

 

Accussì scopriamo che i palermitani di cento anni fa, non dicevano cabbasisi per indicare i testicoli, bensì “Cabsi” o “Cabbisi”, poi vulgato in “Cabbasi”, che altro non erano nel dialetto palermitano dell’Ottocento che le capsule esplodenti, le cartucce: “A Pitrusinu ci spararu quattru cabbisi” (A Petrosino hanno sparato quattro palle – 12.3.1909).

Si trattava quindi di un fenomeno linguistico di induzione perché con il termine “Cabsi” si indicava primariamente la cartuccia ed il suo contenuto ovvero il proiettile, che essendo tondo era appunto detto palla che è ancora oggi sinonimo di testicolo. Da cabsi/palla a sinonimo di testicolo, il passo è stato breve. Il termine si è poi deteriorato in cabbasisi quale esito del plurale.

 

Diritturi!! Archiviati i cabbasisi, ci devo raccontare i miei primi drammatici passi nella politica siciliana.

Mi sono subito consigliato con Vicé u scenziatu e cu Prifissuri e mi hanno detto che per entrare in politica, avevo bisogno di un Battesimo speciale e che quindi mi dovevo cercare un patrocinatore, un mentore insomma che mi facesse da guida.

Ho fatto il nome del ragioniere La Fata ma si sono messi a ridere. Mi hanno indirizzato allora da un loro amico, detto u zu Nené.

U zu Nené a sua volta mi ha presentato e raccomandato ad un onorevole suo amico, che mi ha preso in simpatia e mi ha assunto come vice aiutante portaborse sostituto supplente provvisorio stagionale avventizio precario in prova a tempo determinato … a gratis, per impararmi il mestiere.

 

La prima delicata azione politica ca abbiamo fatto è stata di andare all’Africa nei Paesi poveri. Siccome siamo partiti col solo trolle, ho chiesto all’onorevole che cosa portavamo a queste persone che mangiano poco. Lui mi ha arrisposto che se non hanno antipasti stuzzicanti per sviluppare l’appetito e aperitivi, non è colpa sua e che noi andavamo solo per fare contratti.

Siccome di politica io non ci capisco niente, mi sono stato muto. Atterrati alla e roporto, abbiamo noleggiato una gippi e ci siamo addentrati in una specie di deserto spasulatu persu. Niente ci successe ca siamo stati assaliti dai predoni cannibali, della tribù nera africana dei pigmei Uddicini. Io sono riuscito a scappare, ma l’onorevole ca è un pocu appesantito, perché durante le feste ha mangiato troppi anelletti al forno e cassata siciliana, non potendo correre causa panzuni, fu acchiappatu a lampu e su purtaru ncatinatu ca pariva un caddozzu di sasizza.

 

Sono riuscito a raggiungere un villaggio vicino, e siccome mi avevo portato 70 Euro per le necessità e per comprare un regalino agli amici, ho organizzato una squadra di salvataggio per riscattare l’onorevole e non farlo finire manciato dagli uddicini neri, che hanno fama di non essere teneri con i prigionieri … Vossia mi ha capito.

Il giorno dopo siamo arrivati con la bandierona bianca alzata, al villaggio degli uddicini. Si sentiva gridare fortissimo a uno ca iccava vuci: “Più veloce, più veloce!!”

 

Sono sceso dalla gippi e mi ha venuto incontro il capo tribù, un certu Rais Um Bardòt.

Subito l’ho pregato di rilasciare l’onorevole: “Abbia pietà Rais Um Bardòt, ci renda l’onorevole sano e salvo, sono pronto a versare 50 euro!”

Um Bardòt rimase mutu e con un cenno chiamò subitu u stregoni du villaggiu, un certu Mi chi c’è.

Questo, ca era poliglotta e parlava benissimo il siciliano disse: ”Veramente siti vuavutri ca avita aviri pietà di noi!”

“E perché? “ arrisposi io.

- “Perché l’onorevole è posseduto da un’entità malvagia che gli da una forza sovraumana.”

“Ma quale entità?” gli chiesi.

U stregoni Mi chi c’è, mi taliò fisso negli occhi e dichiarò: ” Ho interrogato le sacre pietre e il vento che porta la sabbia del deserto e la risposta è stata chiara: l’onorevole è posseduto da uno spirito potentissimo detto dei sette cannoli con crema di ricotta!”

“E chi veni a significari?!” arrisposi io scantatissimu.

Mi chi c’è aggiunse solenne e tralatizio: “Quello che lo possiede è lo spirito dell’immortalità politica!”

“Ma come minchia ve ne siete accorti?”

 

“E’ prestu dittu: stavamo cucinando l’onorevole ammuttunatu allo spiedo, era già oleato e gli avevamo messo anche la carota: per contorno, vicino alla brace abbiamo sistemato un bel po’ di patate. Stu figghiu di bona matri è inattaccabile dal fuoco e ogni volta che lo giriamo, puru ca è legato mani e piedi, si fotte una patata a muzzicuna! E’ inutile ca giramu u spiedo chiù veloci, picchì chiù gira veloci e chiù patati si futti.

Purtativillu perché non abbiamo più patate e ni scantamu ca appena finiscinu, scinni du spiedu e si mancia puru a nuavutri cannibali! Pi favuri purtativillu a casa di gran primura, facitilu per pietà: vi diamo noi qualche cosa di soldi se ci liberate da questo flagello.”

 

Orrevuà

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 08 gennaio 2010   12:37

Diritturi!! Ci avviso ca domani esce un cuntu straordinario la quale si scoprirà ca la palora vastasa cabbasisi è antichissima e non è poi così maleducata comu si pensa. Inottre ci avviso ca ci sarà un’avventura politica africana per la quale un onorevole siciliano sarà catturato dalla tribù cannibale degli Uddicini neri.

A proposito, siccome ho visto ca Vossia cerca il punto “G”, le do l’indirizzo di un mio cugino di Patti ca ha un negozio di giochi ca si chiama proprio punto “G” - GIOCATTOLI PER TUTTI.

A presto

Salutamu

Tanu u pazzu

Anonimo 01 gennaio 2010   08:38

Diritturi!! Come storico ufficiale dei casini, bordelli e lupanari, sono indignato. Ho fatto per caso una ricecca ollai ed ho incidentalmente attrovato una gran pocu di minchiate scritte unni è ghi è (ovunque). C’è una gnoranza totalissima, si deve fiurare che qualcuno scrive, in un sito importante, ca l’origine del termine puttana deriva da “puto” perché spesso i rapporti a pagamento causavano gravidanze e quindi “puti” bambini. Questa è una fesseria solenne.

 

La parola puttana deriva, senza dubbio alcuno, da “PUTA” ovvero ragazza in catalano. L’abbiamo infatti importata durante la dominazione spagnola nel Mezzogiorno d’Italia. E non poteva mancare ca noi siciliani al dispregiativo putana, ci abbiamo messo la nostra. Difatti non è l’unico caso in cui il siciliano ha trasformato la “P” iniziale in “B”, e raddoppiato una sillaba, ottenendo infine “Buttana”. La minoritaria variante “Bottana” si forma contemporaneamente.

 

Altra imprecisione gravissima che ho riscontrato, è che il termine “puttaniere” viene indicato solo come evolutosi oggi, ovvero “persona che si accompagna sovente a prostitute”. Non è questo l’originale significato, perché anticamente il puttaniere era proprio il lenone e visti i tempi che corrono, questa confusione non aiuta a capire la politica.

 

A sua volta il lenone viene indicato in Italia con dovizia terminologica:

 

Magnaccio

Magnaccia

Magna

Puttaniere

Manutengolo

Ruffiano

Macrò

Pappone

Pappa

Mezzano

Mantenuto

Prosseneta

Paraninfo

Parassita

Sfruttatore

Protettore

Tenutario/a

Ricottaro (ed altri regionalismi particolari)

 

Quest’ultimo termine, prima molto usato in Sicilia, deriva dall’azione del fare la ricotta, durante la quale si rimesta lungamente il latte. Questo rimestare, assonante a mestare e mestatore, ovvero colui che “gira” le cose e le mescola in modo subdolo ed equivoco, indica appunto le basse manovre del ruffiano che briga e “vende” la sua “protetta”.

Altra versione indica che “fare ricotta” è sinonimo di fare la cresta (si prende col palettone la parte superiore “cresta” del latte cagliato), come fa il lenone sull’entrate della protetta. Ma la spiegazione siciliana è parimenti attendibile: infatti “ricottaro” in Sicilia è anche chi comunque briga o spettegola alle spalle altrui pur in materia diversa dal lenocinio.

 

Infine vogghio arricordare che esiste un altro termine siciliano antichissimo, sussurrato sempre a mezza bocca perché veramente infamante, ca era “USURA CARNI”, e mi pare che sia molto chiaro che il lenone faceva usura sulla carne della povera donna che veniva venduta.

Questo è un termine quasi segreto, perché l’usura, proibita presso i Musulmani e mal vista dai Cristiani, in alcuni periodi era proprio un reato.

Chiusa la parentesi semantica, semiseria, semiologia e filo e logica, palliamo ora di cose serie: un poblema gravissimo ca c’è successo a Onofriu.

In occasione delle feste, venne organizzata una sfilata di biancheria intima estrema, ca dire osé è picca: c’eranu signorine bellissime ca indossavano cose invisibili e chiddi visibili eranu … da brivido caldo: infatti sudavano puru i seggi.

Alla prima uscita di due signorine innocentissimamente vestite solo con un filo di cotone e quattro ficcchetti nei punti nevralgici, Onofriu stunò a lampu, si misi a strammiari cu l’occhi a palla e a balbettare frasi incomprensibili. Aveva anche una lingua di novanta centimetri ca ci pendeva dalla bocca aperta e sbavava comu un picciriddu quannu menti i primi denti.

Immediatamente la forza pubblica lo ha dovuto allontanare di peso dalla “Passerella” (in tutti e due i sensi) ca voleva salire in mezzo alle modelle. Lo hanno portato di corsa al pronto soccorso con la camicia di forza soprattutto per bloccargli le mani, in preda ad un attacco di priapismo ferroso stabile irreversibile, con allucinazioni sato e maso.

Meno male ca era di turno un luminare della scienza di Ippocrate, certu dottor Fallopio Moscitutti, specialista in sessuologia applicativa.

Ora bisogna dire che siccome la situazione del povero di Onofriu era troppo in tensione ed ingrandita, non fu possibile livaricci i mutanni ca ormai sembravano tutt’uno con l’attrezzone a falsomagro.

U dutturi u visitò e constatato il grave stato non regressivo in cui versava il povero Onofriu, fece una diagnosi asinina troppu bella, ca suonava all’incirca accussì: soggetto ansioso affetto da coprolalia (sindrome del parlare solo e sempre vastasissimo) con gravissimo irrigidimento della biancheria intima, verosimilmente lavata senza le dovute precauzioni, il cui tessuto si presenta totalmente indurito, legnoso e non trattabile.

U ragiuneri La Fata ca insieme a me lo aveva accompagnato, chiese al dottore: “Scusassi ma la cura quale è?”.

Moscitutti arrispose tralatizio: “Nelle condizioni in cui si trova, consiglio lavaggi continui con uso di Coccolino concentrato ammorbidente. Dopo cinque a sei lavaggi, vedrete che le mutande torneranno morbide come le vostre”.

 

Buon Anno a tutti

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 25 dicembre 2009   09:21

Diritturi!! “A mutanna tradimintusa” è la titolazione del fattu straordinariu festivo di oggi.

Lei dice: e perché? Ce lo spieco subitaneo. Ma prima le volevo addomandare se mi potesse dare qualche giorno di ferie durante queste feste natalizie, perché devo uscire per accattare i regali per tutti parenti e amici.

Ho risparmiato a sangue vivo durante tutto l’anno, e quindi ho distanziato la somma di Euro 22 e devo fare 44 regali. Mi è venuta un’idea asinina clamorosa: Vado dai cinesi qui vicino a casa che vendono le mutande rosse di carta a 0,50 … usa e getta e così sono a posto!

 

A propositu di mutanne, anticamenti oltre che culotti (raffinato francesismo), in Siciliano si chiamavano puru “calzonetti”. Quando la modernità ci ha importato gli slip dalla Merica, i più li chiamavano sgripp o sgrippini. Vediamo ora perché la mutanna era doppiamente tradimintusa.

Si tratta invero di una mutanna maschile che ha costituito un pericolo incombente e costante per tutta una generazione e l’ha condizionata pissicologicamente e fisicamente.

 

I primi slip erano ascellari, con un grande elastico di 4 centimetri, tutti bianchi candidissimi di tessuto cotone rigatello verticale e con rinforzo di sacca per i maschietti: appena indossati, magicamente davanti diventavano subito giallini a macchia espansiva. Ma la cosa curiosa di questi prototipi di slip maschili, ca rimasero immutati per venti anni, era ca avevano una piccola feritoia per tirare fuori il pisellino senza doversele calare completamente; ma puttroppo inopinatamente questa “fessura” era laterale e trasversale. Di conseguenza per potere uscire la situazione e fare il bisognino, si doveva:

 

A) spigghiare tutta la patta dei calzoni che era chiusa dai bottoni;

 

B) abbassare il pantalone a mezz’asta;

 

C) infilare uno o due dita, secondo misura, nella stretta feritoia degli slip;

 

D) agganciare con le dita a uncino il ricercato;

 

E) fare una complicata manovra di torsione;

 

F) uscire lateralmente l’imputato piegandolo adeguatamente con torsioni pericolose;

 

G) riportare l’impianto idraulico frontalmente;

 

 

H) ritorcerlo per orientarlo in basso, verso la coppa del cesso e tenerlo fermo;

 

I) manovrare oculatamente per evitare che i bordi rinforzati e semi elasticizzati e quindi instabili, della feritoia, deviassero la parabola rischiando di centrare il gabinetto e di non farla sul pavimento come desiderato (pisciare a terra è uno sport molto praticato da sempre nei bagni maschili e serve anche a segnare il territorio);

 

L) asciugare (si fa per dire, perché non si usava), o più comunemente scrollare vibratamente e ripetutamente il malcapitato, con annessa stiracchiata e sbordata di apice a mano chiusa per sgocciolamento finale;

 

M) riporre l’annichilita situazione nell’apposito alloggiamento sotto di voi, con altrettante spregiudicate e contorte manovre, che potevano però comportare, se in età giovanile, piacevoli effetti indesiderati, cui porre adeguato quanto subitaneo ed irresistibile rimedio, che era invero a portata di mano.

 

N) rialzare il pantalone e chiudere la patta.

 

Ben si comprende che il povero pisellino (detto affettuosamente dalle nonnine “nnucchitta” ovvero fiocchetto), che spesso non aveva la lunghezza adeguata, risultava pieno di curve, tortu e minortu come la salita di Monte Pellegrino.

Mi sono addomandato sempre come doveva essere la cosa vastasa del folle e sanguinario inventore di questo complicato e labirintico sistema di mutande, e ne ho concluso che l’unica spiegazione era ca questo sadico ce l’aveva a forma di cavatappi come quella del maialino.

In tema di mutande la cosa più difficile era il fatto lessicale: e si perché non si capiva che il gerundivo di mutare stava a significato ca si dovevano spesso cambiare. Anzi l’avvento mutandifero databile per la popolazione spicciola, alla seconda metà dell’Ottocento, comportò ca vennero talvolta scambiate per una seconda pelle, pensando che il significato fosse invero “immutate”. Si ricordano spaventosi episodi di esseri mitologici mostruosi, che si erano nel tempo talmente integrati, da diventare metà uomo e metà mutanda!

Però è anche vero che in siciliano le mutande, i calzini e la maglietta intima pulite prendevano il nome di “mutata” esempio: “Tanu ti ho preparato la mutata, così come finisci di fariti u bagnu ti canci”.

 

Oggi egregiu Diritturi u munnu è troppu diversu. E si, picchì una vota c’era una certa soddisfazioni ca unu quannu si intratteneva cordialmente con una bella signorina, aveva puru u piaciri come si suol dire “della calata di mutanni”: ca poi materialmente si livava idda o ci livava il partinerri, era indifferente e sempri sechisi, perchè c’era anche un tempo tecnico piacevolissimo. C’era a “taliata vistuta” e a “taliata spugghiata” ca era propedeutica alla “maniata schiniusa”.

 

Oggi caru diritturi, prima di tuttu vossia avissa essiri furtunatu (ce lo auguro di cuore) e truvari la partinerri ca è fornita di questo vestimento anziché no. Ma ammesso e non cuncessu ca Vossia l’avissa a truvari, oggi i mutanni sunnu talmenti nichi e trasparenti ca o misi o livati è a stissa cosa e non c’è bisognu di tempu pi livalli, ca è talmenti brevi ca Vossia non sinn’adduna nemmancu e chista è una grave perdita. Insomma la mutanda è ormai una cosa immateriale, un non luogo.

Diritturi, si c’è di bisognu ca vossia voli fari quarchi rubrica troppo bella delle sue (Chi tiesta, chi tiesta !! Ca havi vossia: io u dicu sempri a tutti), tipo l’ultima sua incredibile trovata “si cercanu dei talenti”: si vulissi fari a rubrica “Alla ricerca della mutanda perduta”, sono a disposizione.

 

Ora ci fazzu l’Auguri di Buon Natale e sereno anno nuovo a Vossia e a tutti i lettori juculani ca inspiegabilmente non hanno niente di meglio da fare ca leggere le minchiate ca scrivo. Spesso considerati degli “Spaciallitti” dai protestatori di mestiere ca a sua volta non hanno niente di meglio da fare ca pigghiarisilla cu mia e cu sti quattro fissari ca dicu.

 

A proposito u sapi qual è la mia teoria sulla parola siciliana dialetta spaciallitti? Dopo approfonditi studi di mesi e ben due bottiglie di Nero d’Avola in pietra, ne ho concluso ca deriva dall’inglese “space light” ovvero spazio leggero, come dicevano i marinai di sua maestà Re Giorgio, sulle navi ancorate nel porto di Palermo nel 700’, intendendo così i personi ca prendono la vita, alla leggera: ca forsi è a megghiu cosa.

Infine ho fatto una statistica: u 95% legginu sti fissari e si addivertunu, u 5% i legginu per capire comu mai u 95% si divertunu e continuanu a non capirlo. Diritturi: la vita è un mistero!

Dimenticavo: tanti saluti du ragiuneri La Fata ca è occupato perché gli hanno dato il posto comunale di fare il bue nel presepio vivente, u sceccu lo fa Onofrio, sulu ca pì allungaricci aricchi, ci attaccaru due cacoccili spinusi cu spagu e fa ahi ahi continuamenti.

 

Buon Natale

Gubbai

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 24 dicembre 2009   16:18

Diritturi!! Ci annuncio per domani MATTINA un'edizione STRAORDINARIA speciale festiva, con un cuntu STORICU E SOCIALI specialiSSIMU INEDITO dal titolo "I MUTANNI TRADIMINTUSI" (LE MUTANDE TRADITRICI).

BUON NATALE

Anonimo 19 dicembre 2009   09:03

Diritturi!! “Bannera di cannavazzu” ovvero bandiera di straccio, è un’espressione siciliana tipica dialetta molto significativa. Mi arricordo ca in un paesino dell’interno c’era un politico locale ca havia canciatu tutti i partiti dal PCI (i comunisti ancora esistevano! Che tempi!) al PLI, passando per DC, PRI e PSDI.

Per questa sua predisposizione a cambiar bandiera, secondo convenienza contingente, e dunque per l’assenza di qualsiasi ideale, era stato appunto soprannominato “bannera di cannavazzu” volendo sottolineare la poca affezione per qualsiasi vessillo.

Ci sono frasi idiomatiche siciliane, alcune non traducibili, di grande intensità evocativa e potente significatività.

Prendiamo per esempio la frase “U nisceru du funnu ‘a vugghia”: letteralmente “lo hanno tirato fuori dalla cruna dell’ago”. La frase è sempre riferita ad una persona ed indica il fatto che il suo comportamento è stato talmente minuziosamente esaminato e sezionato da altre pettegole persone, letteralmente passato al setaccio per un buco piccolissimo, e che il soggetto è stato trasformato in qualcosa di minuto e sottile come un filo di cotone che si passa nella cruna dell’ago.

Altra espressione tipica del siciliano, invero oggi completamente dimenticata è: “Arrivau chiddu ca ci menti u Sali nte babbaluci”. Letteralmente significa “Ecco, è arrivato quello che mette il sale nelle lumache”.

Questa espressione vuole indicare la situazione in cui un soggetto sopravviene a cose fatte e con un irrisorio contributo, acquisisce il merito di aver partecipato all’opera molto complessa, faticosamente realizzata da altri.

Risulta chiaro che le lumache vanno prima raccolte, poi spurgate per giorni e lavate, infine cotte e condite. Colui che arriva al momento ultimo della salatura, non ha fatto pressoché nulla, ma risulta aver partecipato e si è anche arrogato la qualità di buon salatore.

 

 

Bello il siciliano: esito ultimo e sintesi di tanta storia e di tanti popoli.

Non meno interessante è la frase che racchiude la buona dose di prudenza posseduta dai siciliani: “Megghiu diri chi sacciu, ca diri chi sapia”, meglio dire non so prima di sbagliare, che dire non sapevo, dopo aver sbagliato.

Ora caru Diritturi, poiché la cosa vastasa è sempre in agguato, e non riesco a trattenerla, per non deludere quelli a cui piace e per dare motivo di sparrari a quelli ca nun ci piaci, ci vogghiu cuntari chiddu ca successi alla vergine Giusy l’altro giorno.

La povera ragazza venne colpita da un feroce mal di denti. I lamenti di dolore vennero all’orecchio di Dioniosio, ca è so patri, che immediatamente la portò dal dentista dottor Eulalio Piscopo Ianguzza.

La ragazza nella fretta uscì di casa vestita un po’ … leggera: minigonna giropassera, perizoma tipo filo interdentale, reggiseno (ha la sesta) a soppalco e camicetta con ampia scollatura ombellicale.

Arrivata dal medico, questi la fece accomodare sulla poltrona apposita, lasciando il padre nella sala d’aspetto, rassicurandolo che avrebbe sistemato tutto lui. Ma intanto u dutturi havia cuminciatu a sudare friddu e la campanella (camice) aveva preso una strana forma.

 

 

Giusy, Vossia Diritturi a canusci, è una ragazza molto moderna e spigliata ed ha un debole per i maschietti. Cominciò a provocare pesantemente il povero dentista proprio mentre questo cercava di lavorare. Giusy parlava e parlava con allusioni a tanti discorsi vaghi e ci nisciu puru a … discussioni da campanella, ca ci diceva quanto era bello con quel camice bianco che indossava.

Dionisio dalla sala d’attesa sentiva sospiri, schigghi e ripetuti lamenti della figlia, ed era molto preoccupato che la figlia patisse queste sofferenze.

Doppo una menzorata, la vergine Giusy è ricomparsa e Dionisio preoccupato, subito le chiese: “Figghia mia, sono stato in grande pena per te: il dottore ti ha fatto male? Ha usato poca anestesia?”

- No papà, il problema è stato che ha usato poca vasellina!

Arrivederci

Tanu u pazzu

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Anonimo 18 dicembre 2009   19:24

Dr. Parlagreco, non ci dice nulla di questo fenomeno "siciliano", di questo misterioso Tanu. Cento o duecento letture al giorno hanno un significato. Lei che ne pensa??

ztl

Anonimo 12 dicembre 2009   10:43

Diritturi!! Avendo incontrato aieri a Pinu u Babbasuni che è venuto a trovarci nel rione, rientrato testé ca dal Marocco, abbiamo fatto una bella rimpatriata a base di arancine e cuccia, e mentre facevamo la devozione di Santa Lucia, mi ha parlato del suo alter ego e concorrente catanese, un certu “Sarinu u Caracollu”.

Incuriosito gli ho chiesto notizie su questo strano nome.

 

Pinu mi ha spiegato che la parola “Caracollu” era molto usata fino ad una ventina di anni fa, specialmente nella parte orientale della Sicilia e segnatamente nel catanese. Con questo termine si indica proprio quello che invece a Palermo viene chiamato babbasone, ovvero un individuo un po’ lento di comprendonio e dal comportamento vago, bislacco e ciondolante, da sempliciotto se non da sciocco.

 

Pinu ha poi soggiunto che il termine ci deriva direttamente dalla dominazione spagnola ed infatti in catalano “Caracol” significa lumaca o lumacone. U prifissuri e Vicé u scenziatu, che assistevano alla discussione, erano verdi di bile ca Pinu sapiva sti cosi e iddi no, e s’arrusicavanu l’ossa. Mentri u ragiuneri La Fata, con un inatteso ed inspiegabile colpo di genio, fece notare ca poi a Palermo, guarda caso, le lumache si chiamano “Babbaluci” e tutto torna.

 

A proposito di parole siciliane desuete, riprendendo la vestigia di storicu filu e illogicu, voglio ricordare la parola “Vizzottu” ovvero taschino della giacca del vestito maschile, che a sua volta assumeva il nome di “Bunaca”, mentre la tazzina da caffè andava sotto il nome di “cichira”.

 

E siccome qualche curiosità un po’ più pruriginosa è sempre in agguato, vogghio arricordare la parola dialetta, anche essa utilizzata nel catanese, “Sciollira”, con la quale si indicava una donna leggera e superficiale nei rapporti e facile ad amoreggiare, concedendo qualche libertà carnale alternativa ai diversi fidanzati (macari in … tono minore se non per vie traverse). Sia chiaro: non si tratta assolutamente di un sinonimo di prostituta, perché la “Sciollira” non riceve denaro per la sua disponibilità, da identificare invece con una naturale inclinazione ai “rapporti sociali troppo evoluti”. L’origine del termine non mi è nota ma l’assonanza con “sciolta” nel senso di “troppo libera”, mi sembra abbastanza indicativa.

 

Si conosce invece l’origine francese della parola dialetta, anch’essa ormai decaduta dall’uso, “Pitterra” utilizzata per indicare il parterre del teatro.

 

Per chiudere con cose più allegre, egregiu Diritturi, ci cuntu quattru barzelletti:

 

Si dice in giro che chi ha gli occhi azzurri è perchè ha la testa piena d'acqua ... e chi ce li ha marroni ... ? =================

Lui allegro: “Amore, ti racconto una barzelletta che ti farà cadere le tette dal ridere ... “ Poi la guarda nuda e dice sconsolato: “Forse te l'ho già raccontata ... “

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A Palermo sull’autobus stracolmo, un giovanotto urta il seno di una signora.

Iddu: “Signora, si lei havi u cori morbido comu i minni saprà perdonarmi”.

Idda: “Si tu hai aceddu duru come il gomito, scinni a prossima firmata e veni cu mia”.

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Battaglia in campo aperto a Leontini tra greci e siculi.

Il capo dei greci esorta i suoi: "Avanti grandi figli di Troia!!"

Ma anche il capo dei siculi galvanizza i suoi: "Fozza grandissimi figghi di bottana!"

 =================

Un bambino chiede alla zia: "Zia, perché tu non hai bambini?"

E lei: "Perché la cicogna non me li ha mai portati" "E allora perché non cambi uccello …?”

Salutamu

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 05 dicembre 2009   09:22

Diritturi!! Una cosa vastasissima e drammatica è successa in un paese della Sicilia. Vossia hava a sapiri ca in questo piccolo paese di Montepalignu, di 4.000 anime, avvenne la scomparsa di un certu Fulippu Zangheri dittu “Babbaluci”.

 

Si pensò subitu ad un caso di lupara bianca in quanto u Fulippu era personaggio noto alle forze dell’ordine, quale appartenente alla così detta cosca di cacocciula, organizzazione mafiosa locale contrapposta a quella dei coccia di ranatu.

Passarono sette giorni e la moglie di Fulippu era disperata perché era senza notizie del marito, e ogni giorno andava perdendo sempre più la speranza di rivederlo vivo.

 

Ad onor del vero la bella Assuntina, così si chiamava la consorte dello scomparso, da tutti nciuriata affettuosamente “A sciccaredda” (l’asinella)”, non godeva nel paese fama di donna fedele al marito, anzi tutt’altro. Correvano voci incontrollate di suoi facilissimi costumi. Lo stesso soprannome del marito pareva derivasse dalla frase ricorrente in paese: “havi chiù corna di un cannistru di babbaluci (ha più corna lui che un cesto pieno di lumachine)”. Ma si sa u paisi e nicu e a genti murmuria: queste voci sembravano proprio delle malignità gratuite ed esagerate.

 

All’ottavo giorno, venne arritrovato il cadavere di un uomo di età e statura compatibili con quelle di Fulippu.

C’era però un grosso problema. U mortu si presentava completamente nudo, col volto sfigurato e quindi non riconoscibile.

U maresciallu Cuticchia si consultò col magistrato della procura di Vignalucata e insieme decisero che il riconoscimento andava effettuatu ad ogni costo, e che l’unica ca poteva farlo in modo sicuro era la moglie, macari attraverso altri elementi fisici diversi dal viso ma di “alta affidabilità”.

Insomma Assuntina avrebbe dovuto riconoscere il marito per il tramite di qualche cosa che conosceva molto bene … l’apparato genitale.

 

Venne convocata per questa triste incombenza e u maresciallu le spiegò come stavano le cose e che avrebbe dovuto appunto identificare il marito con certezza, attraverso il riconoscimento del suo … ; “ Mi dispiace ma … Lei mi ha capito signora …”, disse imbarazzato.

Entrati nella stanza dove giaceva il corpo, il medico legale sollevò il lenzuolo e dopo qualche secondo il maresciallo le chiese: “Signora questo è suo marito?”

Assuntina guardò per un breve istante concentrandosi sul punto preciso della “situazione” del morto e non ebbe alcuna titubanza, rispose subitaneamente e con una sicurezza che non lasciava dubbi:

“Maresciallo chistu non è me maritu e ci posso dire anche con certezza, che non è di questo paese!”

 

Salutamu

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 28 novembre 2009   11:30

Grazie Tanu, ho apprezzato molto la Tua risposta.Tu hai il mio indirizzo di posta elettronica. Sentiamoci, è bello dialogare cu' ttia. E nu' mi chiamari signor D'Amico, ma gianni comu mi chiamò me matri. 

Giannuzzo. Pensa che vado per gli 80 anni, e alcuni amici mi chiamano ancora giannuzzu. ;-)

Anonimo 28 novembre 2009   09:04

Diritturi!! La salatina oggi non si usa più, forsi se ne sta perdendo anche la memoria e perciò oggi la vogghiu rievocare, cuntannuci un fattu ca mi successi pirsonalmente.

U cuntu di oggi s’intitola:

 

                                                              E io chiossai (E io di più).

Nto riuni eravamo soliti riunirci o bigliardinu du zu Petru u zoppu, verso le cinque di pomeriggio, pi fari na iucatedda a flipper o a stecca o calcio balilla. A latu c’era a friggitoria di Francuzzu, e un’arancina o un paninu chi panelli e crocché (in due) riuscivamo ad accattarinillu. Bevanda niente perché i piccioli non bastavano.

Nella nostra comitiva c’era un certu Gero (Calogero) dittu “U salatu” a motivo che essendo un grandissimo rompicoglioni di professione, più di una vota si era aggiudicata una “salatina”.

Per i più giovani e per i non siciliani, sarà il caso di spiegare che cosa è la salatina.

Si tratta di un atto goliardico punitivo che a Palermo veniva posto in essere nei confronti di soggetti che assumevano atteggiamenti di spocchia o di superbia, insomma quelli che si rendevano antipatici: bisogna anche dire che talvolta a salatina si faciva per addivertirsi e basta.

Deciso a maggioranza ca tiziu meritava di essiri salatu, quattro soggetti forzuti acchiappavano ed immobilizzavano il malcapitato da “salare” che veniva denudato, dopo di che i genitali della recalcitrante vittima venivano sfregati con insistenza, da un quinto complice, con abbondante sale nonostante questi cercasse di divincolarsi. L’effetto finale era una notevole e dolorosa infiammazione che durava due o tre giorni, accompagnata dalla relativa umiliazione che invero veniva smaltita in fretta.

Bisogna infatti dire che nell’ambiente dei giovani palermitani, degli anni 60’, la salatina non veniva vissuta come una grande umiliazione: veniva accettata come un male necessario che comunque produceva coesione nel gruppo.

Da noi il “capo salatina” era un certo Ninu, detto Magilla gorilla, che era un ragazzo di oltre 100 chili, alto robusto e di forza straordinaria, che somigliava appunto al personaggio dei cartoni animati (ecco il perché dell’appropriato inciuriu o soprannome che gli avevamo appioppato). Per la cronaca, Ninu non venne mai salato, nonostante l’abbia più volte meritato, perché nessuno sarebbe stato in grado di tenerlo fermo.

Detto questo torniamo a Gero. Non si poteva fare nessun discorso in sua presenza perché in ogni cosa lui era sempre “di più”.

Si diceva ho fatto 35000 punti al bigliardino e lui rispondeva che ne aveva fatti 36000.

Si diceva di essere andati a 70 Km all’ora col vespino e lui era arrivato a 75.

Si diceva di aver mangiato 5 arancine di seguito e lui ne aveva mangiate 6.

Qualcuno raccontava di aver fatto il bagno a Mondello il 10 gennaio e lui lo aveva fatto il giorno prima.

Insomma era un vero tormentone insopportabile, quello che a Palermo si chiama “scassacazzi”.

Allura nelle discussioni evidenziavamo le cose più inverosimili per far si che lui non potesse controbattere, ma era tutto inutile.

Successi un giorno ca o patri del nostro amico Fofò ci pigghiò un infarto.

Il pomeriggio appena Gero arrivò, subito gli abbiamo detto:

“U sai? U patri di Fofò sta malissimo, picchì ci pigghiò un infarto”.

La risposta di Gero fu fulminea e fulminante:

- Me patri ne ha avuti due!

Arristamu tutti comu i babbasuni e non riuscivamo neanche più a ridere.

La cosa continuava così. Era un muro di gomma e nonostante le salatine che ogni tanto si prendeva, Gero non riusciva ad essere diverso da se stesso.

Qualche mese dopo successi un fatto grave: morì il padre di Alfredo uno dei ragazzi che frequentavano il bigliardino.

Appena arrivò Gero, gli abbiamo comunicato la triste notizia: e sta volta non ci aspettavamo certo risposta:

“Gero u sai chi successi? Muriu u patri di Alfredo!”

Risposta:

- Ma vuatri u sapiti ca me nonnu muriu due volte, perché è entrato in catalessi e lo hanno dato per morto e poi si arrisbigghiò ca era già nella cascia funebre; poi dopo tre mesi è morto di nuovo veramente!

Nessuno rispose. Ad esequie avvenute, Gero venne salato “alla brutale”, trattamento riservato ai casi estremi, con una miscela di sale e peperoncino rosso: per sei giorni non uscì di casa e rimase ore sul bidet a sciacquarsi con l’acqua gelida e spalmarsi di pomatine lenitive … ma il vizio di raccontare minchiate non lo perse mai.

Saluti

Tanu u pazzu

P.S. Per il Signor Gianni D’Amico.

La ringrazio per l’attenzione e colgo l’occasione per farle i miei complimenti per i suoi scritti in prosa ed in poesia. Non ho associato, e non avrei potuto, il messaggio a Lei, perché in tal caso avrei compreso lo spirito goliardico dell’intervento e non avrei risposto in modo così tagliente.

Nel merito, la mia risposta è che preferisco rimanere incorporeo.

Affettuosi Saluti

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 25 novembre 2009   11:24

 

"Gran pezzu di Babbasuni", Ti volevo stanare, ma sei furbo (intelligente) quanto un branco di volpi, mi hai dribblato...!! Chiedo la Tua amicizia, se sei su FB., oppure, considerato che siamo entrambi Siculi, e scriviamo su Sicilia Informazioni, conosciamici. Ecco il mio indirizzo di posta elettronica. gida35@alice.it (VOIP 06-90181021) Questa non è un'esca, att.ne, Pinò! Te l'offro da padre, con il cuore in mano.. (74 anni, sette volte nonno) tutto rimarrà nei miei più reconditi segreti. Leggi i miei racconti, avrai modo di conoscermi ed apprezzarmi, spero, mentre io - nei Tuoi riguardi - lo fo' già. Se Ti fa piacere scrivere per il, già, noto giornale, (che oggi con la Sua Testata in lingua inglese si affaccia Oltre Oceano), fammelo sapere. I miei contatti con "u diretturi" sono molto amichevoli. Avrai modo, anche Tu, di conoscerlo.                           Dajie, a morè, bbuttateee! Tu ed io spaccheremo "u culu e' passareddi " Una cosa sola mi dispiace: quella d'essere alla frutta. Che dico!? All'amaro... Ti stimo. Attendo un Tuo personale cenno di risposta. Ciao, Gianni D'Amico.

Anonimo 23 novembre 2009   14:01
L'utente ha risposto al commento anonimo del 23 novembre 2009. Visualizza »

 

Egregio Prof. Salvatore Parlagreco.

E, p.c. Ai signori lettori di questo particolare articolo.

 

Carissimu Diretturi.

Nenti di menu è di lugliu scorsu ca’ Vossia mi sta circannu comu ‘na ugghia ‘nto pagghiaru , facennu perdire tempu a 20.905 lettori, ca si divetinu a leggiri e rileggiri l’articulu so’. Detto cu’ sincirità la facevu n’anticchia chiù arruspigghiatu... Chi cci voli far! La vicchiaia è ‘na laida cosa! Arrivau lu tempu di livaricci a spina di lu sciancu dicennuci ca': Pinu u Babbasuni sugnu jiò. Chiddu ca scrivi i racconti autobiografici, pubblicati ‘nto giurnali so’, davanti al quali nu’ mi resta che scuppularimi.

Da questo momento mi sento il dovere di venire allo scoperto firmandomi con il mio vero nome e cognome.

Vossignoria mi creda!

Suo, Gianni D’Amico

Scherzare con la paternità di questi scritti è affare scorretto e pericoloso. Infatti l'IP geografico del vero autore è agli atti  e non è il suo.

Si astenga  quindi dal tentativo di intromettersi in questa pagina, che per il momento voglio considerare solo uno scherzo di cattivo gusto, in caso contrario interesserò immediatamente la polizia postale.

 

QSAR6545937

Anonimo 23 novembre 2009   11:49

 

Egregio Prof. Salvatore Parlagreco.

E, p.c. Ai signori lettori di questo particolare articolo.

 

Carissimu Diretturi.

Nenti di menu è di lugliu scorsu ca’ Vossia mi sta circannu comu ‘na ugghia ‘nto pagghiaru , facennu perdire tempu a 20.905 lettori, ca si divetinu a leggiri e rileggiri l’articulu so’. Detto cu’ sincirità la facevu n’anticchia chiù arruspigghiatu... Chi cci voli far! La vicchiaia è ‘na laida cosa! Arrivau lu tempu di livaricci a spina di lu sciancu dicennuci ca': Pinu u Babbasuni sugnu jiò. Chiddu ca scrivi i racconti autobiografici, pubblicati ‘nto giurnali so’, davanti al quali nu’ mi resta che scuppularimi.

Da questo momento mi sento il dovere di venire allo scoperto firmandomi con il mio vero nome e cognome.

Vossignoria mi creda!

Suo, Gianni D’Amico

Anonimo 22 novembre 2009   20:55

Diritturi!! Eccomi. Ho ritardato un poco perché ero andato col ragionier La Fata a comprare i sammartinelli così ce li abbagniamo nel Marsala, ca noi ci teniamo assai alle tradizioni. Ne abbiamo presi abbondanti perché siamo 6 e così ci è sembrato buono accattarne 18 chili,  più 3 chili di quelli farciti con la glassa e il cioccolatino sopra, due pupaccine di zucchero e le carrube infornate … per devozione s’intende.

 

Qui con noi c’è anche Onofrio ca siccome ci ha dispiaceri amorosi mangia come un lupu: ha messo 25 chili in un mese, ossia da quando siamo andati nel localino speciale. Ora sta arricugghiennu i piccioli in un caruseddu (salvadanaio) a forma spiritosa di ministro Brunetta ca i soldi ci si infilano dalla parte delle spalle. Onofrio poi con i soldi raccolti ha detto ca si deve fare un viaggio “diverso”.

 

Stavamo facendo appunto una riflessione sulla diversità e mi venne in mente di una volta che ho andato a trovare insieme al ragioniere, un nostro amico ca tiene una mannira di vacche a Bello Lampo strada per Torretta. Ora cilu cuntu. S’intitola

L’uguaglianza è ntall’occhi di cu talia

Appena siamo arrivati, scesi dalla ford pulla del ragioniere, abbiamo visto subito a Fofò u vaccaru ca stafa dando da mangiare ad una vacca bianca e nera e nel mentre ci faceva delle carizze.

Abbiamo salutato e gli abbiamo chiesto come mai era tantu affezziunatu a quella vacca bianca e nera.

“Ahh ma chista è na vacca speciali, avita a sapiri ca fa 30 litri di latti ogni giorno: è una maravigghia della natura!”

Siccome vicino pascolava na vacca puru idda della stessa razza e pouru bianca e nera, per farci un’idea della differenza, abbiamo addomandato:

- quanto latte fa chidda?

“30 litri puru idda.”

Ma allura – abbiamo detto –non c’è differenza!

“Certu ca c’è differenza, chista è ubbidienti e quannu la chiamu veni subitu!”

-E chidda avutra?

“Veni subitu puru idda”

- Ma allura non c’è differenza?

“Chi ci trasi, a differenza c’è, infatti a questa noi l’abbiamo allevata con affettu comu a ‘na figghia!”

- E chidda avutra?

“Puru a idda”

- Ma allura quali è a differenza?

“Ca vuavutri nun lu viditi ca è chista é bianca con le macchie nere e l’avutra è nera con le macchie bianche?"

 

Ora egregiu Diritturi ci salutu picchì dobbiamo cominciare la devozione dei sammartinelli nel Marsala: c’è Molinella, Dionisio e puru u prifissuri.

Salutamu

Tanu u pazzu

Anonimo 15 novembre 2009   12:23
L'utente ha risposto al commento anonimo del 15 novembre 2009. Visualizza »

Caru Tanu,

si è vero, bisogna provocare almeno per svegliare le menti ma da noi non ti aspettare grandi cambiamenti. Ci sentiamo in diritto di dire la nostra ma non di fare la nostra parte, qualcuno la farà per te (forse) e quando avverrà potrai dire, l'avevo già pensato io .. Costruttivo, mai , alla finestra, sempre, quasi a rendere icona l'immagine della vecchina dietro la persiana semi chiusa che scruta e ode ogni passo.. ma al minimo rumore, zac la persiana si chiude repentinamente per schiudersi al silenzio ritrovato..

E allora cosa fare? lanciare per l'ennesima volta la spugna? Darla vinta ancora una volta a chi rende regno dell'approssimazione questa splendida terra? 

Io ho imparato in questo giornale "extraterrestre" che invece bisogna perseverare, è dura con certuni ma dopo due o tre scontri, bisogna ignorarli, noi continuiamo a scrivere, se saranno in tanti a non apprezzare stai sicuro che pioveranno tante di quelle critiche che ti renderai conto da solo che hai fallito ma un isolato intervento identifica la solitudine in cui si muove l'iracondo commentatore. Ricordati la solitudine è sua non tua !

Un caro saluto

MX

  

Grazie

Anonimo 15 novembre 2009   09:45
L'utente ha risposto al commento anonimo del 15 novembre 2009. Visualizza »

Diritturi!! Haiu ntesta ‘na folla di personaggi ca strammianu e si agitanu: Onofriu, u ragiuneri La Fata, a Signora Ninfa, Dionisio, Molinella, u prifissuri, Vicé u scenziatu, la vergine Giusy, Proser Pina e autri ancora anonimi ca vulissiru essiri cuntati, animati.

 

Ma u fattu è ca a quantu pari e non pari, cumminanu cosi troppu vastasi!  Puru la storiella innocua dei casini ha turbato i sonni di qualcuno ca non truvannumi all’altezza di Boccacciu, ma sulu sboccacciatu, mi abbollò a fuoco comu “giullare”, picchì non sugnu comu iddu pensa ca iu avissa essiri.

 

 

Ci fu però un lettore che fece notare ca centu cristiani al giorno aprinu ‘sta pagina. Non ci avevo mai pensato: u sapi iu scrivu pi viziu e non pi soddi . Però fici una riflessioni: non si levarono cento voci quannu o Pinu o Tanu vennero disprezzati.

 

C’è in noi siciliani quel magnifico senso secolare della non appartenenza a nessuno, della grandezza della nostra unicità, una immensa risorsa, ma anche un limite invalicabile.

 

E così i cunti piacinu, specialmente si sunnu curiosi e un po’ piccanti: ma se si leva una voce offensiva verso il “giullare”, si tace: “Tantu non tocca a mia, picchì m’haia miscari?”.

Insomma è comu a raccolta differenziata da munnizza ca è bella quannu a fannu l’avutri.

L’ecologia è necessaria, però iu m’accattu u fuori strada 4000 e minni futtu di l’avutri.

U bagnu u vogghiu truvari pulitu, ma si pisciu supra u bordu du cessu o nterra … pazienza.

U telefoninu mi piaci, ma le antenne devono stare vicino la casa degli altri. Già … gli altri. E Pinu e Tanu in fin dei conti sono … gli altri.

Apro la pagina, leggo, sorrido: ma non mi appartiene e se un improvvisato censore in fin dei conti, in buona fede s’intende, offende anche me come lettore, non mi sento in dovere di fare nulla … sono gli altri, e io sono anonimo anche a me stesso. Alla mia coscienza.

 

 

Prendo quel che mi piace, ma non do nulla, neanche solidarietà. Sono disposto a perdere, non a combattere.

Questa pagina non chiede niente, come il giornale, è di tutti e quindi non è di nessuno: forsi mancu esiste.

Allura mi sono chiesto egregiu Diritturi, se non sia il caso di fari iu puru comu all’avutri, ca in fin dei conti chi ci vusca Vossia nta stu giurnali e chi ci vuscu iu a scriviri sti fissari? E oltri ca non ci vuscu nenti, m’haia sentiri puru dire giullare, vastasu …

 

E megghiu ca non molesto a stu cristianu ca si senti disturbatu dalle mie “volgarità”, di quarto ordine, e non metto dubbiu all’avutri centu di dover dire o fare niente.

In Sicilia chi succedi? Tutto: ma diventa sempre niente.

 

E allura sto meditando egregiu Diritturi, di non pubblicare altro: picchì da una parte ci sunnu i Don Chisciotte ca si offendono e attaccano briga contro il nulla, picchì vidunu chiddu ca non c’è, e dall’altra chiddi ca a fronte di questi attacchi alla cieca, non ritengono di dover dire o fare niente.

 

Pi cu haia scriviri allura? Pare che nessuno sia disposto a investire un attimo del proprio tempo se non per se stesso: per leggere si, ma per postare un messaggio di blanda solidarietà no, anche se non costa niente.

Allura caru Diritturi, in meritu ai nostri rapporti con “Gli altri”, mi vinni in mente un fattu ca i vecchi ni cuntavanu sempri a nuavutri caruseddi, ca s’intitola:

                                                                   “Tantu non tocca a mia”

 

C’era na vota a Rocca Busambra, in una località ca si chiamava Testa dell’acqua, na mannara di 100 pecuri e un ariete. Vinni di notti u lupu e n’assamò (assalì) una o coddu, a scannau e sa purtò. L’avutri pecuri e l’ariete rimasero fermi paralizzati pu scantu.

L’ariete come capu del gregge, fici subitu na riunioni e dissi:” Abbiamo fatto na cumparsa di merda, propriu la figura di nuddu. Semu centu e paura non dobbiamo avere e a prossima vota ca veni u lupu lo dobbiamo ammazzare. Iu pi primu ci dugnu na curnata”. E tutti rispunnevanu a gran voce “E io ci dugnu na pidata” e “iu ci dugnu un muzzicuni” e così via, concludendo che avrebbero attaccato il lupo tutti insieme.

Appena scurò si prisintò nautra vota u lupu, assamò nautra pecora o coddu e la scannò: nessuno fici nenti.

Alla nuova riunione tutti promisero ancora una volta di reagire contro il lupo ittannu vuci e bandu: “E io ci dugnu na curnata” e “iu ci dugnu un muzzicuni”, e via di seguitu.

A notti funna si prisintò u lupu ca si tirò nautra pecora, e nuddu fici nenti ognunu pinsannu “tantu non tocca a mia … chi mi nni futti”.

Fatta una nuova riunione generale, l’ariete dissi ”semu ancora 97 oltre a mia e ci la putemu fari facilmente se tutti insieme attacchiamo il lupo”. Ancora tutti promisero di reagire e gridavano: “E io ci dugnu na tistata” e “Iu ci dugnu un muzzicuni”, e via di seguitu.

A notti appressu successi a stissa cosa di prima e pi non tiralla a longu, ci dicu ca u lupu si manciò tutti i pecuri e lassò l’ariete pi l’urtimu.

 

Vinni, comu inesorabile veni pi tutti, l’ultima notti, e arrivò u lupu: vitti l’ariete e si firmò. U taliò ‘nta l’occhi e ci dissi “A tia non ti manciu, picchì muristi già centu voti e t’abbasta: un po moriri chiù. Però arricorditi ca cu prima non pensa all’ultimu suspira e pi sempri tu camperai pi comu meriti, scappannu e suspirannu. Detto questo l’ariete si trasformò in ventu, e si dici ca:

 

Stu ventu malidittu

tira ogni notti

alla Rocca Busambra,

e quannu s’infila nta li grutti

sibila com’a mala cuscenza,

arrizzanu li carni

all’omu pi lu scantu

pensa, rifletti e va trimannu,

sulu chi so pinseri

ca suli si ni vannu;

u pasturi e l’anima

u lupu e a pecura

c’a intra d’iddu stannu

vadda nto funnu

e vidi u veru p’un secunnu

ma comu agghiorna

cu l’astru doratu

tuttu è finutu

tuttu è scurdatu

 

Bene, ora per tornare a cose più scherzose, ci cuntu quattro barzellette napoletane vintage:

Un vigile napoletano si accosta a un automobilista fermo al semaforo rosso. "Bravo!! Lei è un esempio di civiltà. Il Comune le regala 1000 euro. Cosa ne farà?"

"Mah. Penz ca m'accatt 'a patente."

Un tizio parcheggia a Napoli in sosta vietata. Si avvicina una bella e procace vigilessa e fa: "Guardi …. sono cinquanta Euro".

Il napoletano risponde: "E va buò… sali."

Il controllore sale sul pullmann e dopo aver osservato il biglietto di un napoletano: "Ma questo biglietto è di ieri!"

"Azz. E tu mò vieni? Tu ritardi e ta già piglià cu me?!”

L'impiegato di banca a un cliente napoletano: "Guardate che questo assegno mi è tornato indietro."

"E si vede che s'è affezionato ..."

Al ristorante a Napoli: "Scusate….Vorrei un calamaro. E' fresco?"

"Come, ma Voi scherzate Dottò ! ...Se l'è pigliate pure 'o signore affianco."

"Ah. Allora è veramente fresco?"

“Dottò guardi lei stesso, quello si muove ancora!"

"'O calamaro??"

"Nooo….'o signore affianco!"

Arrivederci

Tanu u pazzu

Caru Tanu,

si è vero, bisogna provocare almeno per svegliare le menti ma da noi non ti aspettare grandi cambiamenti. Ci sentiamo in diritto di dire la nostra ma non di fare la nostra parte, qualcuno la farà per te (forse) e quando avverrà potrai dire, l'avevo già pensato io .. Costruttivo, mai , alla finestra, sempre, quasi a rendere icona l'immagine della vecchina dietro la persiana semi chiusa che scruta e ode ogni passo.. ma al minimo rumore, zac la persiana si chiude repentinamente per schiudersi al silenzio ritrovato..

E allora cosa fare? lanciare per l'ennesima volta la spugna? Darla vinta ancora una volta a chi rende regno dell'approssimazione questa splendida terra? 

Io ho imparato in questo giornale "extraterrestre" che invece bisogna perseverare, è dura con certuni ma dopo due o tre scontri, bisogna ignorarli, noi continuiamo a scrivere, se saranno in tanti a non apprezzare stai sicuro che pioveranno tante di quelle critiche che ti renderai conto da solo che hai fallito ma un isolato intervento identifica la solitudine in cui si muove l'iracondo commentatore. Ricordati la solitudine è sua non tua !

Un caro saluto

MX

  

Anonimo 14 novembre 2009   11:03

Diritturi!! Haiu ntesta ‘na folla di personaggi ca strammianu e si agitanu: Onofriu, u ragiuneri La Fata, a Signora Ninfa, Dionisio, Molinella, u prifissuri, Vicé u scenziatu, la vergine Giusy, Proser Pina e autri ancora anonimi ca vulissiru essiri cuntati, animati.

 

Ma u fattu è ca a quantu pari e non pari, cumminanu cosi troppu vastasi!  Puru la storiella innocua dei casini ha turbato i sonni di qualcuno ca non truvannumi all’altezza di Boccacciu, ma sulu sboccacciatu, mi abbollò a fuoco comu “giullare”, picchì non sugnu comu iddu pensa ca iu avissa essiri.

 

 

Ci fu però un lettore che fece notare ca centu cristiani al giorno aprinu ‘sta pagina. Non ci avevo mai pensato: u sapi iu scrivu pi viziu e non pi soddi . Però fici una riflessioni: non si levarono cento voci quannu o Pinu o Tanu vennero disprezzati.

 

C’è in noi siciliani quel magnifico senso secolare della non appartenenza a nessuno, della grandezza della nostra unicità, una immensa risorsa, ma anche un limite invalicabile.

 

E così i cunti piacinu, specialmente si sunnu curiosi e un po’ piccanti: ma se si leva una voce offensiva verso il “giullare”, si tace: “Tantu non tocca a mia, picchì m’haia miscari?”.

Insomma è comu a raccolta differenziata da munnizza ca è bella quannu a fannu l’avutri.

L’ecologia è necessaria, però iu m’accattu u fuori strada 4000 e minni futtu di l’avutri.

U bagnu u vogghiu truvari pulitu, ma si pisciu supra u bordu du cessu o nterra … pazienza.

U telefoninu mi piaci, ma le antenne devono stare vicino la casa degli altri. Già … gli altri. E Pinu e Tanu in fin dei conti sono … gli altri.

Apro la pagina, leggo, sorrido: ma non mi appartiene e se un improvvisato censore in fin dei conti, in buona fede s’intende, offende anche me come lettore, non mi sento in dovere di fare nulla … sono gli altri, e io sono anonimo anche a me stesso. Alla mia coscienza.

 

 

Prendo quel che mi piace, ma non do nulla, neanche solidarietà. Sono disposto a perdere, non a combattere.

Questa pagina non chiede niente, come il giornale, è di tutti e quindi non è di nessuno: forsi mancu esiste.

Allura mi sono chiesto egregiu Diritturi, se non sia il caso di fari iu puru comu all’avutri, ca in fin dei conti chi ci vusca Vossia nta stu giurnali e chi ci vuscu iu a scriviri sti fissari? E oltri ca non ci vuscu nenti, m’haia sentiri puru dire giullare, vastasu …

 

E megghiu ca non molesto a stu cristianu ca si senti disturbatu dalle mie “volgarità”, di quarto ordine, e non metto dubbiu all’avutri centu di dover dire o fare niente.

In Sicilia chi succedi? Tutto: ma diventa sempre niente.

 

E allura sto meditando egregiu Diritturi, di non pubblicare altro: picchì da una parte ci sunnu i Don Chisciotte ca si offendono e attaccano briga contro il nulla, picchì vidunu chiddu ca non c’è, e dall’altra chiddi ca a fronte di questi attacchi alla cieca, non ritengono di dover dire o fare niente.

 

Pi cu haia scriviri allura? Pare che nessuno sia disposto a investire un attimo del proprio tempo se non per se stesso: per leggere si, ma per postare un messaggio di blanda solidarietà no, anche se non costa niente.

Allura caru Diritturi, in meritu ai nostri rapporti con “Gli altri”, mi vinni in mente un fattu ca i vecchi ni cuntavanu sempri a nuavutri caruseddi, ca s’intitola:

                                                                   “Tantu non tocca a mia”

 

C’era na vota a Rocca Busambra, in una località ca si chiamava Testa dell’acqua, na mannara di 100 pecuri e un ariete. Vinni di notti u lupu e n’assamò (assalì) una o coddu, a scannau e sa purtò. L’avutri pecuri e l’ariete rimasero fermi paralizzati pu scantu.

L’ariete come capu del gregge, fici subitu na riunioni e dissi:” Abbiamo fatto na cumparsa di merda, propriu la figura di nuddu. Semu centu e paura non dobbiamo avere e a prossima vota ca veni u lupu lo dobbiamo ammazzare. Iu pi primu ci dugnu na curnata”. E tutti rispunnevanu a gran voce “E io ci dugnu na pidata” e “iu ci dugnu un muzzicuni” e così via, concludendo che avrebbero attaccato il lupo tutti insieme.

Appena scurò si prisintò nautra vota u lupu, assamò nautra pecora o coddu e la scannò: nessuno fici nenti.

Alla nuova riunione tutti promisero ancora una volta di reagire contro il lupo ittannu vuci e bandu: “E io ci dugnu na curnata” e “iu ci dugnu un muzzicuni”, e via di seguitu.

A notti funna si prisintò u lupu ca si tirò nautra pecora, e nuddu fici nenti ognunu pinsannu “tantu non tocca a mia … chi mi nni futti”.

Fatta una nuova riunione generale, l’ariete dissi ”semu ancora 97 oltre a mia e ci la putemu fari facilmente se tutti insieme attacchiamo il lupo”. Ancora tutti promisero di reagire e gridavano: “E io ci dugnu na tistata” e “Iu ci dugnu un muzzicuni”, e via di seguitu.

A notti appressu successi a stissa cosa di prima e pi non tiralla a longu, ci dicu ca u lupu si manciò tutti i pecuri e lassò l’ariete pi l’urtimu.

 

Vinni, comu inesorabile veni pi tutti, l’ultima notti, e arrivò u lupu: vitti l’ariete e si firmò. U taliò ‘nta l’occhi e ci dissi “A tia non ti manciu, picchì muristi già centu voti e t’abbasta: un po moriri chiù. Però arricorditi ca cu prima non pensa all’ultimu suspira e pi sempri tu camperai pi comu meriti, scappannu e suspirannu. Detto questo l’ariete si trasformò in ventu, e si dici ca:

 

Stu ventu malidittu

tira ogni notti

alla Rocca Busambra,

e quannu s’infila nta li grutti

sibila com’a mala cuscenza,

arrizzanu li carni

all’omu pi lu scantu

pensa, rifletti e va trimannu,

sulu chi so pinseri

ca suli si ni vannu;

u pasturi e l’anima

u lupu e a pecura

c’a intra d’iddu stannu

vadda nto funnu

e vidi u veru p’un secunnu

ma comu agghiorna

cu l’astru doratu

tuttu è finutu

tuttu è scurdatu

 

Bene, ora per tornare a cose più scherzose, ci cuntu quattro barzellette napoletane vintage:

Un vigile napoletano si accosta a un automobilista fermo al semaforo rosso. "Bravo!! Lei è un esempio di civiltà. Il Comune le regala 1000 euro. Cosa ne farà?"

"Mah. Penz ca m'accatt 'a patente."

Un tizio parcheggia a Napoli in sosta vietata. Si avvicina una bella e procace vigilessa e fa: "Guardi …. sono cinquanta Euro".

Il napoletano risponde: "E va buò… sali."

Il controllore sale sul pullmann e dopo aver osservato il biglietto di un napoletano: "Ma questo biglietto è di ieri!"

"Azz. E tu mò vieni? Tu ritardi e ta già piglià cu me?!”

L'impiegato di banca a un cliente napoletano: "Guardate che questo assegno mi è tornato indietro."

"E si vede che s'è affezionato ..."

Al ristorante a Napoli: "Scusate….Vorrei un calamaro. E' fresco?"

"Come, ma Voi scherzate Dottò ! ...Se l'è pigliate pure 'o signore affianco."

"Ah. Allora è veramente fresco?"

“Dottò guardi lei stesso, quello si muove ancora!"

"'O calamaro??"

"Nooo….'o signore affianco!"

Arrivederci

Tanu u pazzu

Anonimo 07 novembre 2009   21:54

Come si può leggere sotto, al 3 novembre le letture di questa pagina erano 17862 : sono in questo momento 18333  ovvero 4 giorni dopo. Conclusioni 115 letture al giorno. Questi sono i numeri egregio Signore.

Che poi chi legge lo fa per i più svariati e personali motivi, è nei fatti. Ma i numeri sono difficili da nascondere. 

E dunque la risposta al suo  ... se vi piace leggetelo... sono le nostre letture.

Saluti 

Anonimo 07 novembre 2009   20:54
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 novembre 2009. Visualizza »

Bravissimo Tanu: una dimostrazione di duttilità nello scrivere non comune. 

Concordo a pieno: un dramma alla siciliana dalle tinte forti, bella narrazione.

Anonimo 07 novembre 2009   18:26

Bravissimo Tanu: una dimostrazione di duttilità nello scrivere non comune. 

Anonimo 07 novembre 2009   10:00
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 novembre 2009. Visualizza »

Diritturi!! In un casino di Palermo, nella tabella delle prestazioni, c’era in basso la scritta “E’ vietato molestare le signorine prima di aver pagato la marchetta”.

 

Per essere più chiaro sulla questione dei bordelli di diverso livello sociale ed economico, devo dire che già alla fine dell’Ottocento, la tariffa allegata alla legge sulle concessioni governative, prevedeva casini di I, II e III classe che pagavano tasse diversificate alla Stato.

 

Per sfatare il mito che le case di tolleranza fossero un fenomeno legato al fascismo, mi pari giustu dire che esse vennero create con un decreto del 1859, a firma del signor Conte Camillo Benso di Cavour con l’intenzione di compiacere l'esercito francese che appoggiava i piemontesi contro l'Austria. Venne autorizzata l'apertura in Lombardia di case di tolleranza, in qualche modo controllate dallo Stato, per l'esercizio della prostituzione. Nel 1860 il Decreto divenne Legge dello Stato italiano la quale fu accompagnata dall’emanazione di un “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”.

 

Oggi ci vogghiu cuntari Egregiu Diritturi, una storia vera ca successi in Sicilia versu u 1935, e ca mi vinni cuntata tanti anni fa.

Una vota in un casino trasiu un certu Giuvanni Proteo ca faciva u malantrinu du paisi: pretendeva di avere dirittu alla prestazione gratis in virtù ca iddu era pissona ntisa e omu di rispettu. E pi farisi granni, nisciu u cuteddu di sacchetta e u bicinau a facci di una delle ragazze, con gesto minaccioso di sfregiarla.

 

A mastra Ntonia, tenutaria di malu carattiri, ca pi esercitari avia u pirmissu direttamenti di Don Caloriu ca era un pezzu di novanta, sul momento, pi calmarlu e pigghiari tempu, ci dissi “Figghiu beddu, a tutti non putemu accuntintari, però si aspetti ca finisci a siritina, a tia ti fazzu serbiri da megghiu manera”.

 

Detto questo chiamò subitu a Don Caloriu e ci cuntò a passata, aggiungendo ca se si creava l’abitudini ca i malantrini si sirbevanu gratis, la piazza era rovinata.

Don Caloriu ascutò tuttu in silenziu e poi ci dissi: “Non avere preoccupazioni ca ci penzu iu”.

 

Versu menzanotti Giuvanni Proteo turnò o casinu e a mastra Ntonia ci dissi ca era tuttu prontu, ca puteva trasiri nta prima stanza, cu l’avvertenza ca la ragazza era timida ed alla prime armi comu prostituta: non vuleva a luci addumata e parrava picca.

 

“Non ci fa nenti, pi chiddu ca haia a fari iu a luci non serbi”, accussi dissi Proteo e trasiu nta la stanza. E veru fu, ca si livò u tistali e si passò tutti i capricci ca cu so mugghieri non aveva neanche mai sfiorato in discussione. La ragazza era accondiscendente a tutti i suoi desideri e non si rifiutò a niente.

 

Alla fine della situazione, Proteo ci disse “Certu ca si na vera gran buttana, pronta a tuttu e senza vriogna, pi accuntintari all’omu, avutru ca timida: ‘sti cosi piacirusi cu me mugghieri mancu i pozzu pinzari, puru ca li desideru da sempri”.

 

La ragazza, ca fin qui non aveva detto una parola, ci rispunniu cu na vuci leggiera e tremolante: “Adduma a luci”.

Giuvanni ebbe una strana sensazione e subitu ci arrizzaru i carni. Addumò la luce, guardò verso il letto e vide … sua moglie Maria. Nella stessa stanza, seduto più arrassato, c’era Don Caloriu in persona.

 

Don Caloriu u taliò nta l'occhi e ci dissi: “Chistu è l’unicu amuri ca poi aviri gratis, u restu te lo devi pagare”.

Maria c’un filu di vuci ci dissi: “Fui obbligata a prestarmi pi salvariti la vita, pi l’amuri ca ti portu e pi lu stissu amuri sti cosi l’avissa fattu nto nostru lettu, a nostra casa, pur di vederti felice e non fariti veniri nta stu casinu nte vrazza di na sconosciuta”.

 

Don Caloriu infatti, l’aveva obbligata a prestarsi all’atroce beffa, sotto minaccia della vita del marito.

 

Proteo per la grande vergogna, scappò di cursa campagni campagni. E curriu pi uri e uri e cu lu vitti cunta ca scappava dalla sua stessa ombra, della quale pure si vergognava, senza putirisilla scippari di ncapu. U truvaru il giorno dopo a Grisì, ca si era impiccato al ramo di un albero. Lassò poche parole scritte cu sangu: “ Ricordati ca u munnu non è mai chiddu ca tu vidi”.

 

Voscenza benerica 

Tanu u pazzu

 

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Tristissima e bellissima storia. Complimenti a una delle tante sfaccettature del poliedrico Tanu.

Anonimo 07 novembre 2009   09:34

Diritturi!! In un casino di Palermo, nella tabella delle prestazioni, c’era in basso la scritta “E’ vietato molestare le signorine prima di aver pagato la marchetta”.

 

Per essere più chiaro sulla questione dei bordelli di diverso livello sociale ed economico, devo dire che già alla fine dell’Ottocento, la tariffa allegata alla legge sulle concessioni governative, prevedeva casini di I, II e III classe che pagavano tasse diversificate alla Stato.

 

Per sfatare il mito che le case di tolleranza fossero un fenomeno legato al fascismo, mi pari giustu dire che esse vennero create con un decreto del 1859, a firma del signor Conte Camillo Benso di Cavour con l’intenzione di compiacere l'esercito francese che appoggiava i piemontesi contro l'Austria. Venne autorizzata l'apertura in Lombardia di case di tolleranza, in qualche modo controllate dallo Stato, per l'esercizio della prostituzione. Nel 1860 il Decreto divenne Legge dello Stato italiano la quale fu accompagnata dall’emanazione di un “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”.

 

Oggi ci vogghiu cuntari Egregiu Diritturi, una storia vera ca successi in Sicilia versu u 1935, e ca mi vinni cuntata tanti anni fa.

Una vota in un casino trasiu un certu Giuvanni Proteo ca faciva u malantrinu du paisi: pretendeva di avere dirittu alla prestazione gratis in virtù ca iddu era pissona ntisa e omu di rispettu. E pi farisi granni, nisciu u cuteddu di sacchetta e u bicinau a facci di una delle ragazze, con gesto minaccioso di sfregiarla.

 

A mastra Ntonia, tenutaria di malu carattiri, ca pi esercitari avia u pirmissu direttamenti di Don Caloriu ca era un pezzu di novanta, sul momento, pi calmarlu e pigghiari tempu, ci dissi “Figghiu beddu, a tutti non putemu accuntintari, però si aspetti ca finisci a siritina, a tia ti fazzu serbiri da megghiu manera”.

 

Detto questo chiamò subitu a Don Caloriu e ci cuntò a passata, aggiungendo ca se si creava l’abitudini ca i malantrini si sirbevanu gratis, la piazza era rovinata.

Don Caloriu ascutò tuttu in silenziu e poi ci dissi: “Non avere preoccupazioni ca ci penzu iu”.

 

Versu menzanotti Giuvanni Proteo turnò o casinu e a mastra Ntonia ci dissi ca era tuttu prontu, ca puteva trasiri nta prima stanza, cu l’avvertenza ca la ragazza era timida ed alla prime armi comu prostituta: non vuleva a luci addumata e parrava picca.

 

“Non ci fa nenti, pi chiddu ca haia a fari iu a luci non serbi”, accussi dissi Proteo e trasiu nta la stanza. E veru fu, ca si livò u tistali e si passò tutti i capricci ca cu so mugghieri non aveva neanche mai sfiorato in discussione. La ragazza era accondiscendente a tutti i suoi desideri e non si rifiutò a niente.

 

Alla fine della situazione, Proteo ci disse “Certu ca si na vera gran buttana, pronta a tuttu e senza vriogna, pi accuntintari all’omu, avutru ca timida: ‘sti cosi piacirusi cu me mugghieri mancu i pozzu pinzari, puru ca li desideru da sempri”.

 

La ragazza, ca fin qui non aveva detto una parola, ci rispunniu cu na vuci leggiera e tremolante: “Adduma a luci”.

Giuvanni ebbe una strana sensazione e subitu ci arrizzaru i carni. Addumò la luce, guardò verso il letto e vide … sua moglie Maria. Nella stessa stanza, seduto più arrassato, c’era Don Caloriu in persona.

 

Don Caloriu u taliò nta l'occhi e ci dissi: “Chistu è l’unicu amuri ca poi aviri gratis, u restu te lo devi pagare”.

Maria c’un filu di vuci ci dissi: “Fui obbligata a prestarmi pi salvariti la vita, pi l’amuri ca ti portu e pi lu stissu amuri sti cosi l’avissa fattu nto nostru lettu, a nostra casa, pur di vederti felice e non fariti veniri nta stu casinu nte vrazza di na sconosciuta”.

 

Don Caloriu infatti, l’aveva obbligata a prestarsi all’atroce beffa, sotto minaccia della vita del marito.

 

Proteo per la grande vergogna, scappò di cursa campagni campagni. E curriu pi uri e uri e cu lu vitti cunta ca scappava dalla sua stessa ombra, della quale pure si vergognava, senza putirisilla scippari di ncapu. U truvaru il giorno dopo a Grisì, ca si era impiccato al ramo di un albero. Lassò poche parole scritte cu sangu: “ Ricordati ca u munnu non è mai chiddu ca tu vidi”.

 

Voscenza benerica 

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 04 novembre 2009   16:52

volevo riportare la discussione alla ricerca di Pinu u Babbasuni nella giusta direzione, però visto che il Re è stato soppiantato dal giullare e non ve ne siete accorti e considerando che vi divertite ugualmente, io non son nessuno volevo esprimere la mia opinione, quindi divertitevi se proprio vi piace tanto.

 

Anonimo 04 novembre 2009   10:20
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cosè avete impiegato 3 giorni a riprendervi e rispondere a ciò che ho scritto difendendo a spada tratta Tanu u pazzu, ed additare me come Anonimo e Sibilla la stessa persona, ma state tranquilli che la redazione sa che non  è così, quindi più d'uno abbia a criticare ciò che è diventata questa ricerca di Pinu u babbasuni, di certo a voi che Piace Tanu la redazione dovrebbe estrapolare il tutto e dedicarvi un altro spazio magari intitolato "Aficionados di Tanu", la mia presenza in queste pagine è data dalla ricerca del sig Pinu u babbasuni, invece dopo un pò di Pinu non se ne vede più traccia ed il percorso di ricerca viene stravolto da un altro personaggio che ha la pretesa di saper scrivere storie e storielle, la differenza fra i due personaggi consiste che il primo se lo si legge bene ti guida con mano ad un ambiente reale, il secondo invece con 2 storielle scalfisce a malapena quel mondo di cui vorrebbe parlare, non ha uno spessore, ma rimarca a piè di gallina ciò che abbiamo visto in pellicole di autore.

Cosa manca ai suoi racconti?? manca il 90%, è come andare al circo e vedere un clown che ti fa ridere, pero' l'autore di questi raccontini dovrebbe seguire la vicenda, e cioè spente le luci andare nella roulotte del clown e vedere tolta la maschera la vera faccia di colui che tanto ci ha fatto ridere.

I raccondi di Tano se devo dare un merito in effetti risvegliano dei ricordi da ragazzo ero attento ad ascoltare simili racconti dall'esperto di turno, il quale si vantava a destra e a manca "io di qua, io di là, io così ed io colì" poi dalla sua prosopopea dire e ribadire che un vero uomo si è quando almeno una volta si arriva a beccarsi la Gonorrea, e dopo un pò di discorsi a destra e a manca si scopre che lui ha avuto di queste fortune.

minchia!! mi domando che se devo sentirmi uomo devo beccarmi almeno una malattia venerea è da idioti!! e queste solo le stesse domande che mi sono posto leggendo Tano, il quale parla di casi e casini, di urina nel muro di fronte dopo i rapporti, ma non segue nessuno dei partecipanti alle gozzoviglie sino a casa, per scoprire cosa veramente prova, qual'è la molla che lo spinge ad andare a "divertirsi", oppure il sig. Tano non segue nessuna delle signorine dopo l'orario di lavoro e le domanda "perchè"... per soldi? per divertimento? perchè le piace? o altro.

scrive soltanto di ciò che si vede all'esterno, della facciata, invece i grandi scrittori conosciuti e non sono andati oltre hanno sviscerato gli argomenti trattati nei loro libri e ci hanno fatto vedere il loro punto di vista.

il sig. Tano mi spiace ma manca di spessore e purtroppo anche coloro che lo leggono compiaciuti, dimenticando la linea guida di questo spazio, che è La ricerca di Pinu u Babbasuni, a meno che la redazione non la cambi in "lode a Tanu u pazzu" allora io rimango della mia opinione e critico l'intervento di questo cantastorie.

COSE'  FELICIANO -  -LINGUA STRANIERA

Anonimo 04 novembre 2009   10:17
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 novembre 2009. Visualizza »

cosè avete impiegato 3 giorni a riprendervi e rispondere a ciò che ho scritto difendendo a spada tratta Tanu u pazzu, ed additare me come Anonimo e Sibilla la stessa persona, ma state tranquilli che la redazione sa che non  è così, quindi più d'uno abbia a criticare ciò che è diventata questa ricerca di Pinu u babbasuni, di certo a voi che Piace Tanu la redazione dovrebbe estrapolare il tutto e dedicarvi un altro spazio magari intitolato "Aficionados di Tanu", la mia presenza in queste pagine è data dalla ricerca del sig Pinu u babbasuni, invece dopo un pò di Pinu non se ne vede più traccia ed il percorso di ricerca viene stravolto da un altro personaggio che ha la pretesa di saper scrivere storie e storielle, la differenza fra i due personaggi consiste che il primo se lo si legge bene ti guida con mano ad un ambiente reale, il secondo invece con 2 storielle scalfisce a malapena quel mondo di cui vorrebbe parlare, non ha uno spessore, ma rimarca a piè di gallina ciò che abbiamo visto in pellicole di autore.

Cosa manca ai suoi racconti?? manca il 90%, è come andare al circo e vedere un clown che ti fa ridere, pero' l'autore di questi raccontini dovrebbe seguire la vicenda, e cioè spente le luci andare nella roulotte del clown e vedere tolta la maschera la vera faccia di colui che tanto ci ha fatto ridere.

I raccondi di Tano se devo dare un merito in effetti risvegliano dei ricordi da ragazzo ero attento ad ascoltare simili racconti dall'esperto di turno, il quale si vantava a destra e a manca "io di qua, io di là, io così ed io colì" poi dalla sua prosopopea dire e ribadire che un vero uomo si è quando almeno una volta si arriva a beccarsi la Gonorrea, e dopo un pò di discorsi a destra e a manca si scopre che lui ha avuto di queste fortune.

minchia!! mi domando che se devo sentirmi uomo devo beccarmi almeno una malattia venerea è da idioti!! e queste solo le stesse domande che mi sono posto leggendo Tano, il quale parla di casi e casini, di urina nel muro di fronte dopo i rapporti, ma non segue nessuno dei partecipanti alle gozzoviglie sino a casa, per scoprire cosa veramente prova, qual'è la molla che lo spinge ad andare a "divertirsi", oppure il sig. Tano non segue nessuna delle signorine dopo l'orario di lavoro e le domanda "perchè"... per soldi? per divertimento? perchè le piace? o altro.

scrive soltanto di ciò che si vede all'esterno, della facciata, invece i grandi scrittori conosciuti e non sono andati oltre hanno sviscerato gli argomenti trattati nei loro libri e ci hanno fatto vedere il loro punto di vista.

il sig. Tano mi spiace ma manca di spessore e purtroppo anche coloro che lo leggono compiaciuti, dimenticando la linea guida di questo spazio, che è La ricerca di Pinu u Babbasuni, a meno che la redazione non la cambi in "lode a Tanu u pazzu" allora io rimango della mia opinione e critico l'intervento di questo cantastorie.

Lei ha perso il senso della misura: ha definito i gustosi lazzi di Tano, come volgarità da osteria di 4° ordine. Mi viene subito in mente che confrontando le macchiette immaginate dalla fervida mente dell’autore, con l’attuale situazione italiana (reale), in cui campeggiano ben altre drammatiche storie di debolezze personali di uomini di potere, in scala identica, l’Italia sarebbe un’osteria di 14° ordine.

Non concordo nel merito e non concordo nel metodo. Lei vorrebbe mettere a tacere, con argomentazioni non oggettive né condivisibili, una rubrica che ottiene un notevole successo di pubblico e quindi nel contempo le critiche che rivolge all’autore vengono traslate sui lettori. Non mi sembra accettabile.

Infine come già detto da altro commentatore, se non le piace non apra più questa pagina e basta, ma non impedisca agli altri di divertirsi dove lei non si diverte e soprattutto non si erga a giudice della moralità di tutti.

Se poi la tentazione di leggere ugualmente ciò che scrive il nostro dotto amico Tanu, è più forte del suo disprezzo …. veda lei.

Anonimo 04 novembre 2009   05:22
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Questa censura che Lei vorrebbe esercitare nei confronti del Signor Tano è destituita di ogni fondamento. Non vedo alcuna ostentazione di maschilismo nel raccontare in modo scherzoso episodi e  fatti del passato o macchiette di un improbabile presente, sinceramente sembra che Lei sia stato l'unico a vedere queste cose. Se poi Lei non è interessato al "Babbio", nessuno la costringe ad entrare in questa pagina, dove sa già cosa la attende.

Immagino che se il giornale continua a pubblicare il personaggio, vuol dire che riscuote successo e contatti.

Non mi pare neanche molto democratico che Lei si erga a giudice di un fenomeno o che lo condanni in tal modo: sentiamo le altre voci, se poi oltre al suo attualmente caso isolato, altri lettori segnaleranno questo "fastidio", la redazione tirerà le somme.

Non è carino tacciare come discorsi da osteria di quarto ordine questi raccontini piacevoli ed innocui, né sminuire il lavoro altrui se di questo si tratta: insomma mi pare che Lei sia stato alquanto ingeneroso nei confronti di una Persona che non le ha chiesto nulla.

Già in passato "ANONIMI" e poi "SIBILLA" hanno "attaccato" (se non sono la stessa Persona) questa pagina, ma di voci di dissenso invero non ve ne sono altre.

In genere nei blogg, i partecipanti sono propensi più ad evidenziare il "non buono" piuttosto che il "buono", e forse nessuno ritiene di dover fare i complimenti all'anonimo autore dei testi. Ciò non significa che non riscuota l'apprezzamento di tanti lettori me compreso.

Infine, viste  le sue critiche profonde e taglienti che denotano una grande conoscenza del mondo del cabaret, le proporrei di scrivere  lei dei testi comici e di farci sorridere con quella realtà molto più colorita che Lei profila e che a quanto pare al nostro amico Tanu sfugge.

L.  Modica

cosè avete impiegato 3 giorni a riprendervi e rispondere a ciò che ho scritto difendendo a spada tratta Tanu u pazzu, ed additare me come Anonimo e Sibilla la stessa persona, ma state tranquilli che la redazione sa che non  è così, quindi più d'uno abbia a criticare ciò che è diventata questa ricerca di Pinu u babbasuni, di certo a voi che Piace Tanu la redazione dovrebbe estrapolare il tutto e dedicarvi un altro spazio magari intitolato "Aficionados di Tanu", la mia presenza in queste pagine è data dalla ricerca del sig Pinu u babbasuni, invece dopo un pò di Pinu non se ne vede più traccia ed il percorso di ricerca viene stravolto da un altro personaggio che ha la pretesa di saper scrivere storie e storielle, la differenza fra i due personaggi consiste che il primo se lo si legge bene ti guida con mano ad un ambiente reale, il secondo invece con 2 storielle scalfisce a malapena quel mondo di cui vorrebbe parlare, non ha uno spessore, ma rimarca a piè di gallina ciò che abbiamo visto in pellicole di autore.

Cosa manca ai suoi racconti?? manca il 90%, è come andare al circo e vedere un clown che ti fa ridere, pero' l'autore di questi raccontini dovrebbe seguire la vicenda, e cioè spente le luci andare nella roulotte del clown e vedere tolta la maschera la vera faccia di colui che tanto ci ha fatto ridere.

I raccondi di Tano se devo dare un merito in effetti risvegliano dei ricordi da ragazzo ero attento ad ascoltare simili racconti dall'esperto di turno, il quale si vantava a destra e a manca "io di qua, io di là, io così ed io colì" poi dalla sua prosopopea dire e ribadire che un vero uomo si è quando almeno una volta si arriva a beccarsi la Gonorrea, e dopo un pò di discorsi a destra e a manca si scopre che lui ha avuto di queste fortune.

minchia!! mi domando che se devo sentirmi uomo devo beccarmi almeno una malattia venerea è da idioti!! e queste solo le stesse domande che mi sono posto leggendo Tano, il quale parla di casi e casini, di urina nel muro di fronte dopo i rapporti, ma non segue nessuno dei partecipanti alle gozzoviglie sino a casa, per scoprire cosa veramente prova, qual'è la molla che lo spinge ad andare a "divertirsi", oppure il sig. Tano non segue nessuna delle signorine dopo l'orario di lavoro e le domanda "perchè"... per soldi? per divertimento? perchè le piace? o altro.

scrive soltanto di ciò che si vede all'esterno, della facciata, invece i grandi scrittori conosciuti e non sono andati oltre hanno sviscerato gli argomenti trattati nei loro libri e ci hanno fatto vedere il loro punto di vista.

il sig. Tano mi spiace ma manca di spessore e purtroppo anche coloro che lo leggono compiaciuti, dimenticando la linea guida di questo spazio, che è La ricerca di Pinu u Babbasuni, a meno che la redazione non la cambi in "lode a Tanu u pazzu" allora io rimango della mia opinione e critico l'intervento di questo cantastorie.

Anonimo 03 novembre 2009   21:19
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quello che scrive sig TANO delle signorine e meretrici e locali affini è lontano anni luce, quando non vi erano leggi e "la prepotenza" maschilista imperava, la rivoluzione femminista, la pillola liberatrice e le leggi hanno portato ad un inversione di tendenza a dir poco mostruosa,

-prima erano le donne che non trovavano lavoro

-adesso quelli che si devono arrabattare sono gli uomini

-prima se fischiavi ad una donna, oppure come anch'io da ragazzo si osava magari fare scherzi di cattivo gusto tipo "essere in bici in due ed in velocità dare una pacca nel sedere di una ragazza" tuttalpiù i problemi da esso derivati era che ti potevi trovare  o il genitore o il fratello od entrambi a gonfiarti la faccia, adesso ti arrestano per violenza carnale.

ti arrestano anche dopo anni (questo da verificare) se la ragazza si confida con l'amica che 3 anni fa tizio l'ha palpata o altro, minchia a distanza di anni viene la legge ti arrestano e buttano la chiave.

certo alcune persone bisognerebbe punirla come si deve e buttare la chiave, ma fare di tutta un erba un fascio è quello che succede, e vi sono donne e ragazze pur di far pagare a quello che magari non l'ha neanche filata  e additarlo di una colpa che non esiste non ci mettono neanche 2 secondi ad inguaiarti.

la realtà oggi è molto diversa caro sig. Tano, lei vive nel passato o meglio è convinto di viverci ed il peggio che da di se è fare discorsi tipici "da barbiere" riferendomi ad un articolo apparso su questi giornali poco tempo fa.

inganna le persone facendoli convincere di una mascolinità oramai tramontata, adesso non vi sono più quei locali o case chiuse, vi sono le Escort, una donna la trovi ad ogni angolo, anzi se sei solo e passi da determinate zone salgono direttamente in Auto, anche donne dall'aria semplice che non immagineresti mai che svolge il più antico mestiere del mondo e che grazie la legge ha definito Le case chiuse fuori legge, la Merlin nei suoi buoni propositi non ha liberato la donna dal mestiere più antico del mondo ma lo ha reso esentasse.

e tutte quelle donne  "importate" che per legge se denunciano il loro sfruttatore (giusto), hanno il permesso di soggiorno garantito, lo sfruttatore giustamente viene arrestato e castigato, e loro avendo il permesso di soggiorno rilasciato ,che fanno in Italia?? lavorano con quello che sanno fare di più come prima e più di prima.

noto che dal 10 settembre al 13 settembre ogni cosa che lei scrive in fondo viene riportata la scritta

QSAR6545937 - RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

lei crede veramente che prendano dai suoi spunti o qualcosaltro per fare libri o cose? se fosse vero allora sono persone povere in tutto sia di intelletto come anche per scelta di luoghi e dialoghi come lei ci propone, la realtà è molto più colorita e basta guardarsi attorno.

sinceramente apprezzavo di più "pinu u babbasuni" se poi esso è anche "tano un pazzu" come fosse un Dioscuro, allora è meglio smettere la ricerca di tale personaggio e cominciare a scrivere come un pò cose più serie o veramente divertenti dai suoi monologhi da osteria di 4°ordine

saluti

Lei ha offeso, spero involontariamente, migliaia di lettori di questa rubrica oltre che lo stesso autore dei pezzi. I suoi giudizi avventati ed ingenerosi a guardare i numeri, non sono condivisi dai lettori di questo giornale, e pertanto sono convinto che lei si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Se non glielo ha ordinato il medico, eviti di fare sangue amaro leggendo storielle da trivio e magari si diverta in quella colorita realtà che le sta intorno.

Anonimo 03 novembre 2009   19:19
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quello che scrive sig TANO delle signorine e meretrici e locali affini è lontano anni luce, quando non vi erano leggi e "la prepotenza" maschilista imperava, la rivoluzione femminista, la pillola liberatrice e le leggi hanno portato ad un inversione di tendenza a dir poco mostruosa,

-prima erano le donne che non trovavano lavoro

-adesso quelli che si devono arrabattare sono gli uomini

-prima se fischiavi ad una donna, oppure come anch'io da ragazzo si osava magari fare scherzi di cattivo gusto tipo "essere in bici in due ed in velocità dare una pacca nel sedere di una ragazza" tuttalpiù i problemi da esso derivati era che ti potevi trovare  o il genitore o il fratello od entrambi a gonfiarti la faccia, adesso ti arrestano per violenza carnale.

ti arrestano anche dopo anni (questo da verificare) se la ragazza si confida con l'amica che 3 anni fa tizio l'ha palpata o altro, minchia a distanza di anni viene la legge ti arrestano e buttano la chiave.

certo alcune persone bisognerebbe punirla come si deve e buttare la chiave, ma fare di tutta un erba un fascio è quello che succede, e vi sono donne e ragazze pur di far pagare a quello che magari non l'ha neanche filata  e additarlo di una colpa che non esiste non ci mettono neanche 2 secondi ad inguaiarti.

la realtà oggi è molto diversa caro sig. Tano, lei vive nel passato o meglio è convinto di viverci ed il peggio che da di se è fare discorsi tipici "da barbiere" riferendomi ad un articolo apparso su questi giornali poco tempo fa.

inganna le persone facendoli convincere di una mascolinità oramai tramontata, adesso non vi sono più quei locali o case chiuse, vi sono le Escort, una donna la trovi ad ogni angolo, anzi se sei solo e passi da determinate zone salgono direttamente in Auto, anche donne dall'aria semplice che non immagineresti mai che svolge il più antico mestiere del mondo e che grazie la legge ha definito Le case chiuse fuori legge, la Merlin nei suoi buoni propositi non ha liberato la donna dal mestiere più antico del mondo ma lo ha reso esentasse.

e tutte quelle donne  "importate" che per legge se denunciano il loro sfruttatore (giusto), hanno il permesso di soggiorno garantito, lo sfruttatore giustamente viene arrestato e castigato, e loro avendo il permesso di soggiorno rilasciato ,che fanno in Italia?? lavorano con quello che sanno fare di più come prima e più di prima.

noto che dal 10 settembre al 13 settembre ogni cosa che lei scrive in fondo viene riportata la scritta

QSAR6545937 - RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

lei crede veramente che prendano dai suoi spunti o qualcosaltro per fare libri o cose? se fosse vero allora sono persone povere in tutto sia di intelletto come anche per scelta di luoghi e dialoghi come lei ci propone, la realtà è molto più colorita e basta guardarsi attorno.

sinceramente apprezzavo di più "pinu u babbasuni" se poi esso è anche "tano un pazzu" come fosse un Dioscuro, allora è meglio smettere la ricerca di tale personaggio e cominciare a scrivere come un pò cose più serie o veramente divertenti dai suoi monologhi da osteria di 4°ordine

saluti

Egregio Signor Anonimo, le opinioni sono sempre rispettabili ancorché personali, ma i numeri sono più oggettivi. Se avrà la bontà di andare a vedere nel link i più letti di sempre, si accorgerà che le storielle "da osteria di 4° ordine", come le ha definite, sono al quinto posto, accreditate di  17862 (diciassettemilaottocentosessantadue) letture, che secondo quanto da lei sostenuto sarebbero fatte da emeriti sciocchi o al più cialtroni senza capacità di giudizio, quel giudizio assoluto e senza appello che lei oggi ha espresso.

I fatti le danno invece torto senza appello perchè io non credo che i tanti che come me si divertono a leggere questi piccoli capolavori di sicilianità siano persone con uno spiccato senso dell'umorismo che forse altri non hanno.

Devo dire che verosimilmente lei ha letto Tanu con il "piede sbagliato" ovvero con uno spirito non adatto alla circostanza, anche perché non vi è traccia di tutto ciò cher lei dice.

Anonimo 03 novembre 2009   18:59
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quello che scrive sig TANO delle signorine e meretrici e locali affini è lontano anni luce, quando non vi erano leggi e "la prepotenza" maschilista imperava, la rivoluzione femminista, la pillola liberatrice e le leggi hanno portato ad un inversione di tendenza a dir poco mostruosa,

-prima erano le donne che non trovavano lavoro

-adesso quelli che si devono arrabattare sono gli uomini

-prima se fischiavi ad una donna, oppure come anch'io da ragazzo si osava magari fare scherzi di cattivo gusto tipo "essere in bici in due ed in velocità dare una pacca nel sedere di una ragazza" tuttalpiù i problemi da esso derivati era che ti potevi trovare  o il genitore o il fratello od entrambi a gonfiarti la faccia, adesso ti arrestano per violenza carnale.

ti arrestano anche dopo anni (questo da verificare) se la ragazza si confida con l'amica che 3 anni fa tizio l'ha palpata o altro, minchia a distanza di anni viene la legge ti arrestano e buttano la chiave.

certo alcune persone bisognerebbe punirla come si deve e buttare la chiave, ma fare di tutta un erba un fascio è quello che succede, e vi sono donne e ragazze pur di far pagare a quello che magari non l'ha neanche filata  e additarlo di una colpa che non esiste non ci mettono neanche 2 secondi ad inguaiarti.

la realtà oggi è molto diversa caro sig. Tano, lei vive nel passato o meglio è convinto di viverci ed il peggio che da di se è fare discorsi tipici "da barbiere" riferendomi ad un articolo apparso su questi giornali poco tempo fa.

inganna le persone facendoli convincere di una mascolinità oramai tramontata, adesso non vi sono più quei locali o case chiuse, vi sono le Escort, una donna la trovi ad ogni angolo, anzi se sei solo e passi da determinate zone salgono direttamente in Auto, anche donne dall'aria semplice che non immagineresti mai che svolge il più antico mestiere del mondo e che grazie la legge ha definito Le case chiuse fuori legge, la Merlin nei suoi buoni propositi non ha liberato la donna dal mestiere più antico del mondo ma lo ha reso esentasse.

e tutte quelle donne  "importate" che per legge se denunciano il loro sfruttatore (giusto), hanno il permesso di soggiorno garantito, lo sfruttatore giustamente viene arrestato e castigato, e loro avendo il permesso di soggiorno rilasciato ,che fanno in Italia?? lavorano con quello che sanno fare di più come prima e più di prima.

noto che dal 10 settembre al 13 settembre ogni cosa che lei scrive in fondo viene riportata la scritta

QSAR6545937 - RIPRODUZIONE VIETATA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

lei crede veramente che prendano dai suoi spunti o qualcosaltro per fare libri o cose? se fosse vero allora sono persone povere in tutto sia di intelletto come anche per scelta di luoghi e dialoghi come lei ci propone, la realtà è molto più colorita e basta guardarsi attorno.

sinceramente apprezzavo di più "pinu u babbasuni" se poi esso è anche "tano un pazzu" come fosse un Dioscuro, allora è meglio smettere la ricerca di tale personaggio e cominciare a scrivere come un pò cose più serie o veramente divertenti dai suoi monologhi da osteria di 4°ordine

saluti

Questa censura che Lei vorrebbe esercitare nei confronti del Signor Tano è destituita di ogni fondamento. Non vedo alcuna ostentazione di maschilismo nel raccontare in modo scherzoso episodi e  fatti del passato o macchiette di un improbabile presente, sinceramente sembra che Lei sia stato l'unico a vedere queste cose. Se poi Lei non è interessato al "Babbio", nessuno la costringe ad entrare in questa pagina, dove sa già cosa la attende.

Immagino che se il giornale continua a pubblicare il personaggio, vuol dire che riscuote successo e contatti.

Non mi pare neanche molto democratico che Lei si erga a giudice di un fenomeno o che lo condanni in tal modo: sentiamo le altre voci, se poi oltre al suo attualmente caso isolato, altri lettori segnaleranno questo "fastidio", la redazione tirerà le somme.

Non è carino tacciare come discorsi da osteria di quarto ordine questi raccontini piacevoli ed innocui, né sminuire il lavoro altrui se di questo si tratta: insomma mi pare che Lei sia stato alquanto ingeneroso nei confronti di una Persona che non le ha chiesto nulla.

Già in passato "ANONIMI" e poi "SIBILLA" hanno "attaccato" (se non sono la stessa Persona) questa pagina, ma di voci di dissenso invero non ve ne sono altre.

In genere nei blogg, i partecipanti sono propensi più ad evidenziare il "non buono" piuttosto che il "buono", e forse nessuno ritiene di dover fare i complimenti all'anonimo autore dei testi. Ciò non significa che non riscuota l'apprezzamento di tanti lettori me compreso.

Infine, viste  le sue critiche profonde e taglienti che denotano una grande conoscenza del mondo del cabaret, le proporrei di scrivere  lei dei testi comici e di farci sorridere con quella realtà molto più colorita che Lei profila e che a quanto pare al nostro amico Tanu sfugge.

L.  Modica

Anonimo 01 novembre 2009   12:12

quello che scrive sig TANO delle signorine e meretrici e locali affini è lontano anni luce, quando non vi erano leggi e "la prepotenza" maschilista imperava, la rivoluzione femminista, la pillola liberatrice e le leggi hanno portato ad un inversione di tendenza a dir poco mostruosa,

-prima erano le donne che non trovavano lavoro

-adesso quelli che si devono arrabattare sono gli uomini

-prima se fischiavi ad una donna, oppure come anch'io da ragazzo si osava magari fare scherzi di cattivo gusto tipo "essere in bici in due ed in velocità dare una pacca nel sedere di una ragazza" tuttalpiù i problemi da esso derivati era che ti potevi trovare  o il genitore o il fratello od entrambi a gonfiarti la faccia, adesso ti arrestano per violenza carnale.

ti arrestano anche dopo anni (questo da verificare) se la ragazza si confida con l'amica che 3 anni fa tizio l'ha palpata o altro, minchia a distanza di anni viene la legge ti arrestano e buttano la chiave.

certo alcune persone bisognerebbe punirla come si deve e buttare la chiave, ma fare di tutta un erba un fascio è quello che succede, e vi sono donne e ragazze pur di far pagare a quello che magari non l'ha neanche filata  e additarlo di una colpa che non esiste non ci mettono neanche 2 secondi ad inguaiarti.

la realtà oggi è molto diversa caro sig. Tano, lei vive nel passato o meglio è convinto di viverci ed il peggio che da di se è fare discorsi tipici "da barbiere" riferendomi ad un articolo apparso su questi giornali poco tempo fa.

inganna le persone facendoli convincere di una mascolinità oramai tramontata, adesso non vi sono più quei locali o case chiuse, vi sono le Escort, una donna la trovi ad ogni angolo, anzi se sei solo e passi da determinate zone salgono direttamente in Auto, anche donne dall'aria semplice che non immagineresti mai che svolge il più antico mestiere del mondo e che grazie la legge ha definito Le case chiuse fuori legge, la Merlin nei suoi buoni propositi non ha liberato la donna dal mestiere più antico del mondo ma lo ha reso esentasse.

e tutte quelle donne  "importate" che per legge se denunciano il loro sfruttatore (giusto), hanno il permesso di soggiorno garantito, lo sfruttatore giustamente viene arrestato e castigato, e loro avendo il permesso di soggiorno rilasciato ,che fanno in Italia?? lavorano con quello che sanno fare di più come prima e più di prima.

noto che dal 10 settembre al 13 settembre ogni cosa che lei scrive in fondo viene riportata la scritta

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lei crede veramente che prendano dai suoi spunti o qualcosaltro per fare libri o cose? se fosse vero allora sono persone povere in tutto sia di intelletto come anche per scelta di luoghi e dialoghi come lei ci propone, la realtà è molto più colorita e basta guardarsi attorno.

sinceramente apprezzavo di più "pinu u babbasuni" se poi esso è anche "tano un pazzu" come fosse un Dioscuro, allora è meglio smettere la ricerca di tale personaggio e cominciare a scrivere come un pò cose più serie o veramente divertenti dai suoi monologhi da osteria di 4°ordine

saluti

Anonimo 30 ottobre 2009   21:57

Diritturi!! Il lupanare, plurale lupanari, erano luoghi dove le lupe ovvero le meretrici, incontravano i clienti per il sesso a pagamento, invero dei bordelli, mentre il termine casino è di origine ottocentesca. Celebri i lupanari di epoca romana di Pompei e di Forio d’Ischia che ebbi il piacere di visitare insieme o ragiuneri La Fata, ma questa è un’altra storia ca un giorno ce la conto.

 

U munnu ha statu sempri u stissu e non cancia mai picchì e l’omu ca non po conciari. Bella frase: Diritturi, pozzu fari puru u filosofu?

 

Esotericu mai, picchì chiddu è u postu du signò Panvini. A propositu chi sinni rici? E un pezzo ca non si sente più pallare degli illuminati e dei Rosacroce, della terra cava e dei Templari. Ho capito è in qualche catacomba a cercare tracce di Rasputin a Palermo.

 

Prima di continuari questa dotta disquisizione, ci voglio raccontare ca in un lupanare catanese, in funzione fino agli anni settanta al quartiere San Berillo, c’era la seguente scritta: “ Scecchi, cani e buttani, quannu su vecchi morinu di fami”. Il crudele senso è chiaro, perché gli asini, i cani e le signorine allegre, quando diventano vecchi non servono più allo scopo.

 

Questo ce lo dico perché ho intenzione di diventare anche storico ufficiale dei vecchi proverbi siciliani, oltre che delle palore antiche e dei lupanari, bordelli e casini.

 

Veniamo al dunque: Vossia sapi, essendo uomo mondano, che nei lupanari in senso moderno, esercitavano le prostitute diciamo stanziali, ovvero cittadine, che non cambiavano tanto spesso. In genere in ogni locale esercitava solo una, diciamo, ragazza. Ma questo termine non mi pare appropriato perché si trattava spesso di signore di una certa età ed alquanto mal in arnese. Insomma si proprio vulemu diri a verità si trattava spesso di vecchie baldracche che nei casini non le volevano più e che ora si accontentavano ed accontentavano il proletariato impossidente. Da questo deriva la frase volgare che si diceva prima “rifiuto di casino”.

 

A proposito di parole desuete, nessuno in Sicilia usa più il termine “sbordellata” per offendere. Si tratta, ne vero, del termine che indica una signorina già esercitante in un bordello e che poi ne è stata tolta per varie circostanze o perché maritata. Ecco dunque che era stata sbordellata.

 

A Palermo una fila di lupanari si trovava sul lato sinistro del vicolo Marotta, entrando dal Corso Vittorio Emanuele.

Era una lunga fila di casette poverissime del XVIII secolo, di due locali, appena sotto il livello stradale e per entrare si scendeva un gradino o due. Una sala diciamo d’aspetto, ed una camera con il letto: niente bagno. Poverissime di arredamento, direi proprio squallide.

 

Noi studenti passavamo apposta per vedere le “buttane” che stavano, se non impegnate, sull’uscio in vestaglia da camera, in genere rosa, o in vestiti succinti che lasciavano intravedere improbabili mutandoni e panzoni non indifferenti, oltre che grosse e stanche mammelle cadenti, da tempo arrese alla forza di gravità.

 

La porta della casa era sempre aperta e ne usciva un odore di umanità irripetibile, che si mischiava al fetore proveniente dal muro di fronte, dove i clienti appena usciti avevano l’abitudine di urinare. Il muro era letteralmente corroso dall’acido urico. La mescolanza dell’odore di urina, fenormoni, sesso e sudore produceva una puzza che stordiva il viandante ma che comunque ne eccitava i più perversi sensi.

 

Aggiungo ca oltre le casuzze, più sopra, ve ne erano un paio che erano abitate da famiglie normali.

Ora successi ca un certu Vanni du Mezzagnu, si informò con amici più pratici ca voleva scendere a Palermo per andare a buttane.

 

Ci spiegarono la situazione dicendo ca avrebbe trovato la porta aperta. Dittu e fattu Vanni a sira si attrovò a Palermo, ma invece di trasiri o viculu Marotta dal lato del Cassaro, si persi e finiu ca ci trasiu du latu di supra ovvero du Papiritu o se si vuole dal Monte di Pietà.

 

Accussì a prima casa aperta ca vitti s’infilò. Ora a casa era aperta, anche se ci abitava una famigghia normale, picchì avia murutu u nonnò e c’era in corso, na stanza di darreri, la veglia funebre all’uso siciliano.

 

Appena trasiu siccomu c’era friddu, i parenti du mortu scambiatolo per un amico ca era venuto a vegliare il defunto ci allungarono una coperta. A signora ci dissi: “Teni ca a nuttata e lunga”.

 

Vanni non si scompose troppo e guardando le figliole ci arrispose: “Signora non c’è bisogno picchì io me ne faccio sulu una e poi me ne vado.

 

La prossima puntata dei casini è troppo hard e non so se la pozzo scrivere: si tratta dell’eredita dello zio puttaniere. Mi faccia sapere se ho carta bianca o se ho solo carta igienica.

 

Salutamu

Tanu u pazzu

Anonimo 23 ottobre 2009   16:45

Diritturi!! I bordelli erano divisi per categorie, significa che anche in questo caso c’era una discriminazione dovuta alla moneta: c’eranu i casini di lussu pi ricchi e c’eranu i casini popolari per soldati, picciuttunazzi, proletari e artigiani.

 

Sta situazioni determinava differenza di igiene e di ambiente, e le picciotte dei casini più popolari, arruolate senza andare troppo per il sottile, cambiavano più lentamente e invece di fare la quindicina, stavano mesi nello stesso posto. I casini di categoria superiore, ovvero di gran lusso, facevano venire anche ragazze straniere e anche esotiche dalle nostre colonie ed offrivano prestazioni inusuali e particolari. Ma questo era più di gran moda a Parigi dove i più appassionati frequentatori italiani di casini, si recavano in tour e dove le novità non mancavano mai.

 

Fici una riflessione insieme o ragiuneri La Fata ca ne sa dieci di questa materia: abbiamo penzato ca u munnu è sempri u stissu. Ovvero ca il turismo sessuale c’è sempre stato, sulu ca ora lo praticano più persone. E poi abbiamo penzato ca la discriminazione c’è puru oggi picchì cu havi i picciuli va ad escort e cu è spasulatu va a buttane alla Favorita. “Spasulatu” viene da spazzolato, privo anche della polvere, ovvero senza soldi.

 

Adempiuto il mio compito di storico ufficiale dei casini, bordelli e lupanari, passiamo a un attro argomento, con l’avvertenza ca a prossima vota ci vogghiu parrari du vicolo Marotta e dei lupanari prima ivi allocati.

 

Siccome nel rione abbiamo avuto tanti comprimenti per la spiegazione della palora “Tartire” , ho penzato oggi, invece di cuntari i soliti minchiati, di pallare della palora palermitana “NTAMATU”.

 

Questo epiteto (palora asinina ca mi ha imparato aieri u prifissuri) che spesso viene rivolto o ragiuneri quando con la ford pulla rallenta il traffico, ca va a due all’ora comu i babbaluci (lumachine bianche, a Catania dette “Vaccareddi”) con la variante signorile “intamato” viene utilizzata dal palermitano per apostrofare una persona che appare in uno stato confusionale, lento e trasognato, infine poco efficace ed inconcludente: “Ma com’è ntamatu!?” si sente gridare dall’auto che strombazza e chi la proferisce non sa quale dottissimo termine utilizza e macari penza di essere un vastaso.

 

Bene egregiu Diritturi sembra incredibile ma è vero, u prifissuri mi ha spiegato ca questa parola arriva a Palermo dalla lontana India.

Non si sa come, forse portata dai marinai nel Settecento: deriva da una parola religiosa indù ovvero dall’espressione di trovarsi nel “Tamas”. Questa era la condizione di chi veniva colpito dalla divinità che lo induceva in questo stato confusionale per svariati motivi, principalmente una specie di stato ipnotico che avvicina alla trascendenza ed alla meditazione religiosa.

 

Si a vossia ci piaci, insieme al ragioniere possiamo, ogni tanto, pallare di qualche palora siciliana, puru ca è desueta.

A proposito di palore sul viale del tramonto, u ragiuneri mi ha raccontato che quando era ragazzo e fino agli anni ‘70, a Palermo veniva utilizzata la parola kignu, quale sinonimo di membro virile, con espressione tipica: “Ma chi u Kignu!?” per significare di non essere per niente d’accordo.

 

Ho fatto una ricerca e ho scoperto che questa parola deriva dall’arabo e significa Kugnu ovvero “Cuneo” e allora si capisce bene il significato traslato ... ma questo non è il caso del ragioniere.

 

Diritturi!! Chi ni dici Vossia, pozzu fare u storico ufficiale delle parole vastase siciliane oltre che dei casini? L’etimologo oppure ematologo, entomologo, etilometro o enteroclisma? Mi cunfunnivi.

 

Orrevuà

Tanu u pazzu

Anonimo 17 ottobre 2009   10:27

Diritturi!! Nei bordelli c’era spesso una figura un poco strana ca era una specie di collaboratore della tenutaria, un mezzo buttafuori, uno che spicciava facenne, faceva a spisa, accattava le sigarette, abbucava la posta. Ma era anche incaricato di fare le pulizie. Ora Vossia hava a sapiri ca per lavarisi tra un sibbizzo e l’altro, le signorine adoperavano un vacileddu e una brocca, picchì i bidé ancora non li avevano in molti.

 

Allura succidia ca il nostro aiutante, siccome era uno di fiducia, poteva entrare nelle stanze per sciacquare le bacinelle. Ecco da dove deriva l’etimologia (parola asinina ca mi ha imparato u prifissuri) del termine “Sciacquino” e i suoi derivati femminili, come “sciacquetta”. Ho penzato ca questa notizia potesse interessare ai molti personaggi ca si sentono chiamare sciacquini ancora oggi.

 

Ora ca ho adempiuto al mio compito di storico dei bordelli, lupanari e casini, caru Diritturi, passiamo a un attro argomento: a Signora Ninfa si ntisi mali.

 

Motivo fu ca ha esagerato con le fiche d’india ca sinni manciò 38 e attuppò compreta totale. Una specie di muro anale in calcestruzzu inattaccabile. Doppo 10 giorni che non tartiva (Il verbo tartire = defecare, di origine araba, nel dotto e vario lessico popolare palermitano si sta purtroppo perdendo) il marito ragiuneri La Fata, scappò in farmacia e ci hanno dato i microclismi di glicerina. Sinni fici dodici ma la situazione non si sbloccava.

 

Allura telefonaru o dutturi ca ci detti una purga per bocca molto potente, ma non successe niente, alla fine, visto vano ogni tentativo, venne chiamata a signora Lia detta a majara (strega) ca viene interpellata nei casi gravissimi.

Dopo aver visitato la paziente ca avia una panza come una mongolfiera, il responso di questa moderna Sibilla, fu ca la paziente andava sbloccata subito se no c’era rischio della vita!

 

Fici allura priparari un clistere di dodici litri con sapone di Marsiglia e acqua tiepida e prescrisse ca si doveva appendere la boccia al lampadario per aver più pressione.

Dittu e fattu, assistita dalla Signora Pina Proser, ditta Proserpina, introdusse il beccuccio indove si doveva e aprì il rubinettino.

 

Gli effetti furono catastrofici e la tartitura epocale. Non si riusciva a contenere un fiume di notizie. Ora si presentava il problema opposto: diarrea inarrestabile. Vennero provati tutti i mezzi: riso in bianco, tre chili di mele, ancora fiche d’India, carrube infornate con tutta la semenza, melograno con le pellicine bianche, medicinali di ogni sorta.

Allura u ragiuneri ritelefonò o dutturi e ci disse: “Dottore non riusciamo a fermarla in nessun modo!

U dutturi ci arrispose: “Ma avete provato con un grosso limone?”

“Si dutturi abbiamo provato, ma appena lo togliamo ricomincia!”.

Gabbai

Tanu u pazzu.

Anonimo 10 ottobre 2009   09:45

Diritturi!! Nei casini organizzati veramente seri, si faceva “la quindicina” ovvero le ragazze turnavano nei vari paesi ogni quindici giorni in modo da movimentare la situazione.

Adempiuti i miei doveri di storico dei bordelli, casini e lupanari, ci devo dire a Vossia che dopo la disavventura asinina del localino particolarissimo, u ragiuneri La Fata ci arristò troppo male. Soprattutto per la quistione della nano pomata ca produce Vossia, ca si è rivelata insufficiente alla bisogna. Comunque come ci dice sempre l’amico Vicè u scenziatu, bisogna essere realisti, e infatti per spiegarci il senso della democrazia ci ripete questa massima: “Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliarsi”.

Come Vossia si ricorderà, a signora Ninfa è appassionata di pappagalli, e nonostante la disavventura patita che le ho cuntato tempo fa, è tornata al negozio di animali.

Si fici accumpagnari dal ragioniere: entrata nella putia col marito, il commesso ci ha chiesto: “Signora perché ha riportato la scimmia, non le piace più?”.

Chiarito l’equivoco a signora ci dissi ca voleva un pappagallino.

U commessu rispose ca a causa delle leggi di divieto importazione, non avevano pappagallini. Ma a signora Ninfa vide che due pappagallini effettivamente c’erano.

“E quelli cosa sono? Perché non me li vuole vendere?” Ci disse al commesso.

Questi arrispose: “Signora l’esperienza l’abbiamo già fatta, e queste sono due femmine una più vastasa e porca dell’altra, perché ce le ha lasciate una signora che diciamo gestiva una casa di quelle … lei mi ha capito.”

“Ma cosa mi dice, sono così simpatiche queste bestioline”.

“Signora, se le vuole io gliele do, ma poi non si venga a lamentare da me”.

Detto e fatto, a signora Ninfa si portò le due pappagalline a casa.

I due animaletti stavano in silenzio da qualche giorno, quando a un certu puntu passò il parroco don Virticchio per la benedizione delle case, accompagnato da due chierichetti.

Appena entrato nella stanza, le pappagalline hanno cominciato a parlare, e con grande sgomento di tutti, ripitianu sempri la frase: “Siamo due troie, facciamo quello che vuoi!”.

A signora Ninfa restò mortificata e non sapeva come scusarsi col parrino don Virticchio, ci cascò la facci nterra pezzi pezzi.

Ma don Virticchio la cunuttò (consolò) dicendole: “Signora non si preoccupi, vedrà che insegneremo l’educazione anche a queste creature. Deve saper che anche io ho due pappagallini però maschi ca si chiamano Bartolo e Caloriu, che prima erano vastasissimi, e diciano un sacco di palore sporche e di porcherie brutte. Ma ora li abbiamo messi in sagrestia e a forza di buoni esempi e di ascoltare le preghiere dei fedeli, si sono messi anche loro a pregare giorno e notte. Sono anni che non fanno altro che pregare continuamente. Ci penso io, vedrà che risultati”.

Detto questo don Virticchio prese le due pappagalline e se le portò in sagrestia.

Appena arrivato, piazzò le due bestioline vicino ai due pappagallini maschi, che effettivamente pregavano e salmodiavano con fervore, in modo accorato e senza sosta ad altissima voce, quasi gridando con disperazione.

Appena le pappagalline furono piazzate sul trespolo accanto, cominciarono a ripetere la litania: “Siamo due troie, facciamo quello che vuoi … siamo due troie, facciamo quello che vuoi”.

Sentita questa frase i due pappagallini smisero subitaneamente di pregare, e uno sorridendo e guardando negli occhi l’altro ci disse: “Bartolo, possiamo smettere … le nostre preghiere sono state esaudite, fuori l’attrezzatura!!”.

Scappellamenti

Tanu u pazzu

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Anonimo 07 ottobre 2009   11:31

scusate....forse dirò una bestialità...ma il modo di scrivere..l'ironia...ricorda molto Camilleri....

 

 

Anonimo 03 ottobre 2009   14:09

Diritturi!! “Cu futti si nni futti e cu cumanna fa liggi”. Antico proverbio siciliano dimenticato.

 

Riprendo la veste di storico dei casini, bordelli e lupanari. Nei casini come le dicevo la marchetta era differenziata e devo dirle che alcuni più di lusso, avevano le marchette d’argento col nome e delle belle figure al retro, tipo una matrona o cose del genere.

 

Le ebbi anticipato la volta scorsa che una vecchia promessa fatta ad Onofriu si doveva ormai mantenere in modo ineluttabile.

E siccome Onofriu aveva ormai raggiunto il grado di ebollizione sessuale, con priapismo assoluto continuo, abbiamo dovuto portarlo di gran cursa in uno dei localini con donnine allegrissime, dove desiderava andare da tanto tempo.

Allora ci siamo informati con uno del quartiere che ne sa dieci di cose vastase, un certu Anciluzzu u ricuttaru, un tipo un po’ strano. E gli abbiamo detto di indicarci un localino “particolare”.

 

Ci diede l’indirizzo e siamo partiti con la Ford escort pulla del ragioniere La fata, alle dieci di notte. Arrivati sul posto non abbiamo visto alcuna insegna, ma c’era un cristianazzu all’ingresso di una casa ca ni fici signali di avvicinare.

U ragiuneri La Fata aveva uno zaino perché si era portato un bidone di 30 chili di quella nano pomata ca produce e reclamizza sul giornale Vossia, e dovrebbe fare quell’effetto.

 

Appena siamo trasuti ci ha accolto una bella bionda alta un metro e ottanta, robusta e truccatissima. Sono successe cose asinine. U sapi che ci devo dire? Una scena mai vista e neanche sentita: questa ragazza ci spigghiò a granatiera (aprì la patta dei pantaloni) all’incredulo Onofriu, ha uscito “la situazione” del ragazzo ca era già in posizione ore dodici da tre giorni, e gli ha fatto un … bla bla bla immediato fulminante. E poi ci disse “Questo è il p…. di benvenuto”.

 

Onofriu stunò. Ci hanno fatto sedere al tavolo e c’èra un sacco di gente tutta strana negli altri tavoli e in circolazione. Arrivarono due altre ragazze, anche queste di oltre un metro e ottanta, una rossa e una bruna, troppo belle e con le minne enormi, e si sono sedute con noi. Abbiamo ordinato sciampagna a volontà, una specie di azzusa di lusso, e una delle signorine ci allungò la mano al ragioniere. Ma vedendo ca non succedeva niente ci disse ca o si svegliava oppure avevano tabbuti (bare) piccoli per volatili morti!

 

U ragiuneri allura chiese di poter andare in bagno e le disse di aspettare.

Con lo zaino pieno di nano pomata, arrivato nel WC e cominciò a spalmarsi tutto ca pareva inzivato di olio, ma non succedeva niente!

Disperato per la mala figura ca stava per fare, non trovò di meglio che prendere una bottiglietta di vetro da mezzo litro dal cestino dei rifiuti e se la piazzo ben bene al posto giusto.

 

Tornato u ragiuneri a tavola la situazione si era evoluta e ora Onofriu era entrato in intimità con la ragazza rossa, mentre la bruna accarezzava la bottiglietta del ragioniere e gli faceva i complimenti e iddu ci dicia sorridente a squalo “Tutto merito du Diritturi, ca pubblica un saccu di belle cose e soprattutto vere e istruttive”. Però nta so testa pinsava “Appena arrivu a casa haia a scriviri o Diritturi di non pubblicare più queste minchiate pericolose”.

 

Nel frattempo ca si cominciava a strumintiare, era iniziato uno spettacolino e stranamente le ballerine erano tutte altissime e robuste … ma comunque.

A un certu puntu ho addomandato a uno del tavolo vicino: “Scusassi, ma comu si chiama stu locali?” E chistu mi arrispose con una voce fina fina: “La terza sponda carino”. Mi sembrò un nome un po’ strano per un locale, ma …

 

La situazione si era ormai evoluta e mentre lo spettacolino andava avanti e le ballerine erano sempre più alla nuda, a signorina bruna, andò al sodo (si fa per dire) e annagghiò la bottiglietta ca u ragiuneri teneva nelle brache. Ma siccome era tutta unta di pomata, appena cercò di acchiapparla, schizzò via come una saetta e si andò a conficcare dove non vi dico perché intanto sul palcoscenico la prima ballerina era ormai messa a pecorone totale!!

Mentre succidia questo, Onofriu fattosi troppo intraprendente, allungò le mani in mezzo alle gambe della rossa e si trovò con una …. enorme situazione in mano.

Successe il finimondo, tra ca la ballerina non riusciva togliersi la bottiglietta e giratasi verso il pubblico mostrava un campanone pendente mostruoso, tra Onofrio ca scappava verso la macchina e u ragiuneri tutto inzivato ca scivolava sul suo stesso unto: insomma siamo riusciti solo per fortuna a salire sulla Ford Pulla e a scappare di gran carriera mentre una cucchia di energumeni travestiti di fimmina ci assicutava. Ce la siamo vista brutta.

Gubbai

Scappellamenti

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 26 settembre 2009   21:57

Diritturi!! I bordelli erano una cosa organizzatissima. Ma prima di continuari sta discussioni, ci devo fare tre premesse.

A prima è ca a me fotografia un si truvò chiù, ca a quarcunu ci piaciu e sa purtò a casa: vogghiu sapiri chi buliti per riscatto.

 

A secunna è ca rivendico l’incarico ufficiale, su questo spettabile giornale ollai, di storico dei bordelli, lupanari e casini. Insomma vogghiu partecipari alle trasmissioni TV come opinionista del bordello, così dichiarato mentre invece l’avutri lo sono ma non sono dichiarati.

 

Terza cosa vogghio essere pubblicato anche nella pagina inglesa, così questi albioni si imparano un poco di cultura e ducazione.

 

Detto questo ci devo dire che c’è un grande equivoco sulla questione delle marchette.

Si premetta per la storia che i casini durante il ventennio quannu c’era Iddu, ma devo dire anche prima, avevano al banco della tenutaria, delle marchette corrispondenti alla prestazione che il cliente pagava , di cui abbiamo fatto la lista l’ultima volta.

Facciamo un esempio pratico: u ragiuneri La Fata ricorda che andava al casino di Gina a Palermo e si faceva una doppia. Andava alla cassa, pagava e gli veniva data la corrispondente marchetta ca iddu se la metteva in sacchetta.

Poi si sedeva nel salottino e aspettava che le ragazze, spesso tutte insieme, uscissero dalle stanze e si facessero vedere.

A questo punto scelta la ragazza, doppo un poco di babbio, la tenutaria gridava “Ragazze in camera”. Allura u ragiuneri si accompagnava con la ragazza scelta e arrivato nella stanza le consegnava la marchetta (ecco il detto fare marchette da dove viene) e così questa sapeva quale prestazione “eseguire”.

 

La sera o comunque a fine lavoro, ogni ragazza riportava le marchette fatte e le veniva corrisposta la sua parte, evidentemente minore di quella incassata dal casino.

Per completezza di notizia, ora ca sono storico ufficiale dei bordelli e casini, ci posso assicurare che durante il Fascio le ragazze erano controllate ogni settimana da un medico e che ogni casino pagava una tassa annuale allo Stato, come previsto da una legge fiscale.

 

Infine ci devo dire che le ultime città italiane dove è stata applicata la legge Merlin sono state Bari, Catania e Napoli, dove si chiusero più di due occhi dal 1958 al 1980 … e poi non si sa.

 

Oggi i casini non esistono quasi più in Italia e il mestiere ha altre forme. Ma di questo non posso parlare.

Aieri abbiamo litigato col prifissuri ca è geloso picchì vole fare lui lo storico dei casini.

Io ci dissi che c’è posto per tutti e che se voli scriviri vossia ci pubblica l’articoli.

Mi arrispose ca lui voli fari il commentatore, ca tantu ci sunnu già cristiani assai ca ci piaci chiossai a commentari ca a scriviri.

 

Ci manna a salutari Onofriu ca il pezzo sui bordelli se lo ha ingrandito e messo a capezzale.

A propositu: puttroppo gli avevamo fatto la promessa di portarlo in quei localini piccanti e mi pari ca dobbiamo mantenere subito. Si sta già preparando e si chiude in bagno sette volte al giorno lungamente, dove dice ca si allena.

 

Ma non è tutto. Dopo aver letto sul suo stimabile giornale ollai la pubblicità della nano pomata, puru u ragiuneri si sta preparando e si ha comprato un tubo da sessanta chili di nano pomata, ca lui dice che questa pomatina si chiama così perché fa diventare la “situazione” come nella canzone di DeAndré, quella della virtù meno apparente.

A prossima simana per forza ce li devo portare, perché la situazione è esplosiva.

 

Saluti da Dionisio ca gli è arrivata anche a lui all’orecchio la notizia della pomatina miracolosa prodotta da Vossia.

Poi ci cuntu comu finisci.

Orrevuà

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 25 settembre 2009   22:30

Signor Tanu, ma comu finiu u fattu di marchetti?

Anonimo 19 settembre 2009   11:01

Diritturi!! Si hanno arrubbata la mia bella fotografia dalla prima pagina, ca io mi arriconoscevo in quel cristiano ciondolante chi manu nta sacchetta, ca non faceva un cazzu dalla mattina alla sera, mia aspirazione massima: il fancazzismo.

 

Aieri sera siamo andati a Mondello cu ragiuneri La Fata: ha voluto guidare lui a tutti i costi e quindi abbiamo preso la sua macchina, la Ford pulla.

 

Inoltratici nella Favorita, abbiamo visto ca era tutto un susseguirsi di signorine di facilissimi costumi, e qualcuna non aveva neanche il costume: erano forse così alla nuda perché sono escort di campagna, diciamo rurali.

Ce n’erano di tutti i colori e così abbiamo capito l’esigenza delle leggi sulla internazionalizzazione dei prodotti siciliani: siccome importiamo, dobbiamo anche escortare, scusassi voledo dire esportare.

 

Ma questo verbo neologismo (questo palorone asinino me lo ha imparato u prifissuri) non è mio: infatti non si dice più in Italia che una signorina va a fare il mestiere, bensì che va ha escortare o escorta. Chissà cosa ne penserebbero le gloriose puelle del passato, Niculetta a tri mutura, Nanà a covalovu, Gina la tenutaria, Mummina, Lalla detta sti…. di ferru, di queste nuove mode, in fin dei conti così antiche: cambiano i termini ma non la sostanza.

 

Queste però sono cose linguistiche importanti che col governo alla sinistra non si potevano mai e poi mai realizzare, perché sono politicamente sgonfi.

 

A questo proposito, visto ca oggi semu in tema culturale seriu, vogghiu intrattenermi un minuto sul termine “incasinare” si m’è cuncessu.

E già caru Diritturi, perché oggi si è perso il significato delle cose e delle palore, anche di quelle vastase.

 

Durante il fascio, non era tutto un casino a cielo aperto comu ora, ma i bordelli li avevano limitati nei lupanari e nelle case con le finestre sbarrate con le assi inchiodate, da cui il termine case chiuse deriva dal fatto che le finestre erano praticamente tamponate con assi e pannelli, in modo tale che da fuori non si videva niente di quanto succidia dda rintra.

 

Col termine incasinare, oggi giustamente utilizzato per dire ca una situazione o una persona è nei guai grossi, si intendeva letteralmente il fatto che una giovane, venisse immessa in un casino per esercitare “il mestiere”.

“Chi fini fici Franca ca non si vidi chiù in giro?”- risposta - “A ncasinaru”ovvero l’hanno messa dentro un casino.

 

Per finire, visto ca abbiamo parrato di Franca, puru si dice in siciliano per una situazione inestricabile e irrisolvibile “O cerchici u patri” (vai a cercargli il padre). Bene, questo dotto modo di dire, deriva appunto dal fattaccio che un certa Franca che esercitava il mestiere, rimase incinta totale e una comare comunicò la notizia ad una terza, la quale sapendo il mestiere esercitato da Franca e dunque con quanti uomini si intratteneva cordialmente, ebbe appunto a dire “O cerchici u patri” ovvero sarà impossibile stabilire chi è il padre della creatura.

 

Finisciu con una curiosità che è di gran moda: Nei casini c’era obbligatoriamente, la tabella delle prestazioni e relativi prezzi:

Semplice

Quarto d’ora

Doppia

Mezzora

Ora

In alcuni bordelli più cagnoli o raffinati, secondo i punti di vista, nella tabella si leggeva un’altra prestazione alternativa, ca non si po dire, ma che vossia ca è uomo mondano ha già capito.

In un casino di un paisi siciliano, invece c’era aggiunto “ I po ……. si pagano a parte. Chiedere alla cassa”.

 

A prossima vota, si mi restituite a me fotografia, ci parru delle marchette e di come funzionava la situazione nei bordelli organizzati. E’ cuntentu?

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 15 settembre 2009   10:14
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IO PURU !! FACISTI BONO !! MEGGHIU DIRI CUSA' , CA "SI SAPIA" !!

PINA

 Megghiu diri chi sacciu chi diri chi sapia ...eh scusa l'amu a diri giusti i cosi, Ci voli u ventu in chiesa ma no astutari i cannili 

n'a vasata

Jo Videmma 

 

 

Anonimo 15 settembre 2009   09:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 15 settembre 2009. Visualizza »

Io si ... e tu?

IO PURU !! FACISTI BONO !! MEGGHIU DIRI CUSA' , CA "SI SAPIA" !!

PINA

Anonimo 14 settembre 2009   16:10
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 settembre 2009. Visualizza »

Talè talè !! si è quatalato i diritti !! chiffà ti scanti a qualcuno ti copi ??

Io si ... e tu?

Anonimo 14 settembre 2009   11:34

Talè talè !! si è quatalato i diritti !! chiffà ti scanti a qualcuno ti copi ??

Anonimo 13 settembre 2009   15:28

Diritturi!! Onofriu con la lingua di vitello, nonostante fosse richiestissimo in tutto il quartiere, aveva difficoltà a respirare e perciò si ha convinto di farsi ricollocare la sua lingua personale, che intanto era conservata in un chiosco a Mondello in menzo al gelato a fragola.

 

Abbiamo mandato il ragioniere La Fata a prenderla con la borsa frigo ed è andato con la sua Ford pulla, scusassi, Ford Escort; ma il poblema era trovare uno specialista per procedere all’operazione. Allora abbiamo interpellato o prifissuri e a Vicè u scienziatu che doppo aversi accollegati ollai con GU GOL, hanno concluso all’unanimità, che l’unico ca ci poteva aiutare era un certo dottor Tanino Cassisi Lamasa, detto dietropunto, esperto di linguistica, esercitante a Milano capoluogo della Padania.

 

Abbiamo rinnovato i passaporti e siamo partiti, io u ragiuneri ed il povero Onofrio che ormai respirava a fatica. U ragiuneri si ha portato il solito spuntino preparato dalla signora Ninfa, a cui ha aggiunto un tiano (tegame) di pasta con i tenerumi (cime, germogli) di zucchina lunga, fatta con aggiunta di picchiu pacchiu (salsa di pomodoro fresco appena scottato, sulla base di soffritto di aglio imbiondito in olio extra vergine di oliva).

 

Appena scesi a Linate, abbiamo recuperato i bagagli e all’aero porto stranamente si sinteva parrari sicilianu, calabresi, pugliese, napulitanu e tante lingue astraniere. Per rifocillarci, ci siamo presi una cosa per bocca al bar e i banconisti, ca erano uno di Lecce e uno di Campobasso, sono stati gentilissimi ci hanno fatto anche i complimenti per le coppole a fantasia; il caffè sembrava proprio fatto alla siciliana.

 

Poi ci siamo informati con un impiegato di dove prendere il tassì e ci arrispose: “Paisanu, appena nisciti fora a manu ritta, un putiti sbagghiari”: era di Messina. Appena misimu u nasu fora, si è avvicinato un tassista abusivo ca pareva il pirata Barbanera e ci ha proposto la corsa a metà prezzo.

 

Siamo rimasti molto sorpresi perché ci avevano detto che al nord queste cose vastase non succedevano. Il tempo ca ci siamo girati per parlare col tassista abusivissimo, ca poi era un calabresi di Platì, che ci sono spariti i trolley prima di subito. Il tassista ci ha spiegato gentilmente che si tratta di una banda di polacchi ca mischini fanno questo mestiere in attesa di attrovare un lavoro migliore, ci disse “Ecchiarustufattu?!”.

 

Alleggeriti di tutto, ma ancora in possesso della borsa frigo du ragiuneri, abbiamo preso il tassì di contrabbando. Al primo semaforo siamo stati assaliti da una cutulata (da cutuliare = abbacchiare) di lavavetri, venditori di nzoccu è gghiè (di ogni cosa), gente di tutto il mondo che addomandava la limosina e via di seguito, ca ci sembrava il semaforo della via Perpignano a Palermo.

 

Siamo arrivati all’ospedale Ci Guarda, ca i milanesi ignorantemente chiamano Ni Guarda alla siciliana. Ci stavamo quasi convincendo che Milano non era molto diversa da Palermo, ma abbiamo cambiato idea perché davanti all’ospedale non c’erano i parcheggiatori abusivi e questo è sintomo della grande civiltà della Padania senatoriale. Guarda i casi della vita il portiere, lo abbiamo riconosciuto subito, era Cicciu Barraccu, detto u sciddicatu di Carini.

 

All’accettazione c’era una signorina gentilissima ca era originaria di Taranto. Un altro infermiere troppo bravo che parlava napoletano, ci ha accompagnati al 19vesimo piano. Siamo entrati nella sala di rispetto e un’impiegata di Napoli ci disse di accomodarci: “Assiettateve”.

 

Dalla stanza du dutturi, provenivano delle voci e si sentì distintamente una frase “Insomma vi vuliti livari di nmezzu i cugghiuna, si o no?” Abbiamo fatto due chiacchere con gli altri 120 persone in attesa, ed abbiamo scoperto ca erano tutti meridionali, qui pervenuti col famoso viaggio premio dell’Agenzia “La speranza”.

 

Il dottor Cassisi Lamasa ci ha accolti subito dopo 5 ore di attesa, e questa è un’altra prova di civiltà perché a Palermo si aspetta 18 ore, e per prima cosa ci ha detto se eravamo intramenia o estramenia.

 

Siccome o ragiuneri gli è sembrato che si parlava di cose grasse vastase sessuali, ha risposto la prima minchiata ca ci passò per la testa e ci disse che “Noi abbiamo votato per il Cavaliere perché vogliamo essere come a Lui che è il megghio di tutti”. Detto questo u dutturi visitò a Onofriu e ci disse. “tiri fuori la lingua”. Onofriu obbedì e o dutturi ci arrivò una frustata di lingua in faccia.

 

“Certo questo ragazzo così non può rimanere, lo opero domani stesso”. Questa fu la sentenza.

Onofriu fu operato e ristabilito nelle sue funzioni linguali perfettamente. Per sdebitarci, oltre a 6500 euro per l’intervento, abbiamo lasciato due arancine di mancia a ogni infermiere ca erano tutti rumeni e polacchi, ed un piatto di pasta con i tenerumi al dottor Cassisi che abbiamo poi scoperto era originario di Vicari.

 

Per festeggiare siamo andati a mangiare in un ristorante calabrese e vicino ce ne erano anche pugliesi, napoletani, siciliani, cinesi, viettinamiti, messicani, tessani, greci, indonesiani, lucani etc. Sull’aereo che ci riportava a Palermo, u ragiuneri mi talia e mi fa “Tanin bela Milan, ne?” Ci ho risposto: “Ragiuneri ma comu cazzu parra?” E iddu mi fa: “Parro milanese perché mi ho reso conto che se non lo palliamo noi, questo dialetto è destinato a estinguersi!”.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

 

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Anonimo 10 settembre 2009   14:26

Tanu e Pinu sono la stessa persona. Mentre Tanu potrebbe essere pubblicato come il novello Camilleri, Pinu può  essere compreso a fondo solo da siculi. Bei personaggi entrambi, complimenti all'autore anonimo.

Trizia a nica

Anonimo 06 settembre 2009   16:25

Diritturi!! Siamo tornati a Palermo e ci sono importanti novità e comu dice Vossia “… e ve le raccontiamo”.

Prima di tutto ci debbo dire ca Dionisio ha messo la cintura di castità alla vergine Giusy. Infatti saputo ca Onofriu tornava di nuovo masculu attivo in ebollizione al 100%, si ha voluto cautelare, anche perché è andato a Catania da una zia di 106 anni ca sta poco bene con la diarrea.

Ma la cintura di castità che ha sperimentato, aiutato da un amico meccanico, du prifissuri e di Vicé u scenziatu, contiene anche una trappola tradimintusa, ca se uno tenta di introdurre qualche cosa vastasa, scatta una ghigliottina ca non perdona!

Tornato doppo tre giorni, ha chiamato tutti i picciotti del quartiere, li ha messi in fila e ha ordinato di calarisi le brache.

Sorpresa delle sorprese, eranu tutti con la situazione fidduliata, o tagghiata e ricusata alla meno peggio. Tutti tranne unu: Onofriu!

 

Allora Dionisio si avvicinò a Onofriu e ci fici dei grandi complimenti: “Bravu, mi fa piacere ca fusti l’unicu che non ha attentato alle virtù virginali di Giusy”.

Onofriu ci arrispose “azzie ignò ioniso” e così Dionisio si accorse ca gli mancava la punta della lingua!!

Addiventò un diavolo ca buttava fuoco da tutti i pertugi e si misi ad assicutare u poveru Onofriu, ca tineva nta sacchetta un pezzu di lingua.

Onofriu scappò subitu nto ragiuneri La Fata ed insieme a lui ed al padre siamo riusciti a portarlo al pronto soccorso.

Qui era di guardia un famoso medico certo dr. Firmino Lipunti detto Singer, ca appena lo visitò, stranamente chiese che mestiere faceva il ragazzo. Ci abbiamo arrisposto ca faceva l’aiutante raccoglitore notturno di cartone.

Allura u dutturi con un’aria da saputello, ha detto “So io cosa ci vuole per fare carriera questo baldo giovane: ora uscite e lasciatemi operare”.

Quando siamo rientrati Onofrio non parlava e quando ha articolato qualche suono gli è uscita dalla bocca una lingua di … vitello!

Siamo corsi dal dottore e gli abbiamo chiesto spiegazioni. “Vedete cari amici, per trovare lavoro in Sicilia bisogna, come suol dirsi, leccare, e con una lingua di vitello, il successo di Onofrio è assicurato".

Siamo tornati a casa ed ora abbiamo diversi problemi, anche perchè Onofrio è molto richiesto e non si vuole ritrapiantare la sua lingua che è depositata in un chiosco di gelati a Mondello, nella vaschetta fragola.

Diritturi!! Stavolta veramente non ho idea di come finisce questa storia. Ma qualche cosa succederà!

Scappellamenti

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 27 agosto 2009   17:12

Diritturi!! purtroppo ci sono stati attri poblemi e vedo che il pezzo non è ancora venuto bene. Addomanno scusa e lo rimanno per la terza volta sperando in bene.

 

Iunti allo spedale di Casablanca, reparto chirurgia sessuale urgente, ci ha accolti un certo dottor Ben Faz Upir Tus, che ha visitato Onofriu e ci ha detto: “Bene io finire operazione di colleghi italiani e Onofrio non più problemi di sua anima in prigione di corpo”.

 

Non abbiamo capito bene quello che diceva, ma ci è sembrato un bel discorso: u ragiuneri ha consegnato il sacchetto con i cabbasisi congelati di Onofriu e per riconoscenza o dutturi ci regalò 6 arancine, 4 porzioni di spincionello, due sgombri e 3 cannoli. U dutturi ci ha ringraziato assai e ci ha detto “Questo io mangia stasera”.

 

L’operazione venne eseguita il giorno appresso e subito doppo che Onofriu si è svegliato dalla nestesia, siamo entrati nella stanza. C’era puru Ben Faz Upir Tus molto contento: “Grazie ancora per arancine, cibaria e dolci, io mangiato tutto, molto buono, ma granelli mangia oggi a pranzo. Visto tutto bene: ora Onofrio è diventata Onofria e io fatto anche enormi tette misura ottava di grande moda, che lui ora fa velina o grande fratello in televisione”.

 

 

Abbiamo guardato a Onofrio che era quasi seppellito sotto a due enormi minne e allora abbiamo capito quello che era successo, siamo rimasti pietrificati: Onofriu era stato trasformato in fimmina completa!

 

Immediatamente abbiamo spiegato la situazione, e devo dire ca Ben Faz Upir Tus fu molto sensibile e bravissimo: i granelli vennero recuperati a casa du dutturi proprio mentre la moglie aveva preparato già il soffritto e li stava mettendo in padella; l’attrezzo fu salvato che già era pronto per l’inceneritore e la stessa sera Onofriu venne rioperato e ritrasformato in masculu effettivo funzionante completo di tutto.

 

 

Doppo tre giorni siamo usciti dallo spedale e per festeggiare la riuscita dell’intervento, siamo andati dove affittavano i cammelli per i giri turistici.

 

Ci sforzavamo di farci capire e u ragiuneri ci disse al meharista: “Noi volere fare giro con bestia camelo, quanto costare?”.

U cammellista ci arrispose “Talè picchì un parri comu ti nsignò to matri, chi t’agghiuttisti u scimunitu? E poi viri ca cammello si dice con due emme e due elle e non con una! Siamo rimasti di pietra, puru u cammellista era palermitano!

“Mi chiamu Vicè e sugnu du Buirgu (Borgo vecchio – quartiere popolare di Palermo). Se si tratta di fare un giro con le bestie, lo state già facendo tutti e tre da un pezzo, ma si vi vuliti fari un giro cu me cammello sunnu 300 euru”.

 

Ci siamo guardati in faccia e siccome i piccioli erano pochi, abbiamo detto ”Ma non c’è un qualche cosa di più economico?”

“Ci sarebbe un cammello più mercato, ma è anticchia lagnusu e vastaso (pigro e maleducato): però costa 50 euro.”

 

Abbiamo deciso per questo cammello modello economico, che il meharista del Borgo è andato a prendere nella stalla. Effettivamente si presentava malo combinato, spilacchiatu e stranamente teneva in testa una coppola.

 

U primu a muntare fu u ragiuneri La Fata. Appena fu piazzatu bonu cominciò a spronare u cammello ca però non muveva un passu, era ntamatu completo.

Si misi a friscari e non si muoveva lo stesso, arrestò chiantatu immobile pietrificato.

A un certu puntu u ragiuneri ci iccò una vuci e ci dissi: “Dai su camelo di corsa!” u cammello firriò a testa u taliò e ci arrispose: “Su camelo tu!”, e detto questo si imbizzarrì e u sdivacò interra in mezzo alla merda.

Rientriamo domani.

 

Ci tratteniamo per fare dieci giorni di ferie qui al caldo, e per passare una serata con Pino, al rientro il 10 settembre abbiamo già programmato di festeggiare in un certo localino ... nei dintorni di Palermo ca Onofriu desidera andarci da tanto.

 

Gubbai

Tanu u pazzu

Anonimo 27 agosto 2009   17:04

Signor Tanu, la prego pubblicare il testo completo

Anonimo 27 agosto 2009   10:47

Questi racconti sono bellissimi, meritano di essere pubblicati in un libbro !! CaroDirettore ci faccia un pensierino, cerchi un editore...E  Complimenti a Tanu ha una fervida immaginazione!!! Peccato per Pino ( non è possibile che siano la stessa persona ? ) 

Sua affezzionatissima Pina

Anonimo 27 agosto 2009   09:11

Diritturi!! Rimando il testo perché causa ca qui i compiuti sono diversi che vanno a manovella, si persi un pezzu pi strata.

 

 Ben Faz Upir Tus, che ha visitato Onofriu e ci ha detto: “Bene io finire operazione di colleghi italiani e Onofrio non più problemi di sua anima in prigione di corpo”.

Non abbiamo capito bene quello che diceva, ma ci è sembrato un bel discorso: u ragiuneri ha consegnato il sacchetto con i cabbasisi congelati di Onofriu e per riconoscenza o dutturi ci regalò 6 arancine, 4 porzioni di spincionello, due sgombri e 3 cannoli. U dutturi ci ha ringraziato assai e ci ha detto “Questo io mangia stasera”.

  venne eseguita il giorno appresso e subito doppo che Onofriu si è svegliato dalla nestesia, siamo entrati nella stanza. C’era puru Ben Faz Upir Tus molto contento: “Grazie ancora per arancine, cibaria e dolci, io mangiato tutto, molto buono, ma granelli mangia oggi a pranzo. Visto tutto bene: ora Onofrio è diventata Onofria e io fatto anche enormi tette misura ottava di grande moda, che lui ora fa velina o grande fratello in televisione”.

 

Abbiamo guardato a Onofrio che era quasi seppellito sotto a due enormi minne e allora abbiamo capito quello che era successo, siamo rimasti pietrificati: Onofriu era stato trasformato in fimmina completa!

Immediatamente abbiamo spiegato la situazione, e devo dire ca Ben Faz Upir Tus fu molto sensibile e bravissimo: i granelli vennero recuperati a casa du dutturi proprio mentre la moglie aveva preparato già il soffritto e li stava mettendo in padella; l’attrezzo fu salvato che già era pronto per l’inceneritore e la stessa sera Onofriu venne rioperato e ritrasformato in masculu effettivo funzionante completo di tutto.

 

  dove affittavano i cammelli per i giri turistici.

Ci sforzavamo di farci capire e u ragiuneri ci disse al meharista: “Noi volere fare giro con bestia camelo, quanto costare?”.

U cammellista ci arrispose “Talè picchì un parri comu ti nsignò to matri, chi t’agghiuttisti u scimunitu? E poi viri ca cammello si dice con due emme e due elle e non con una! Siamo rimasti di pietra, puru u cammellista era palermitano!

“Mi chiamu Vicè e sugnu du Buirgu (Borgo vecchio – quartiere popolare di Palermo). Se si tratta di fare un giro con le bestie, lo state già facendo tutti e tre da un pezzo, ma si vi vuliti fari un giro cu me cammello sunnu 300 euru”.

Ci siamo guardati in faccia e siccome i piccioli erano pochi, abbiamo detto ”Ma non c’è un qualche cosa di più economico?”

“Ci sarebbe un cammello più mercato, ma è anticchia lagnusu e vastaso (pigro e maleducato): però costa 50 euro.”

Abbiamo deciso per questo cammello modello economico, che il meharista del Borgo è andato a prendere nella stalla. Effettivamente si presentava malo combinato, spilacchiatu e stranamente teneva in testa una coppola.

fu piazzatu bonu cominciò a spronare u cammello ca però non muveva un passu, era ntamatu completo.

Si misi a friscari e non si muoveva lo stesso, arrestò chiantatu immobile pietrificato.

 e detto questo si imbizzarrì e u sdivacò interra in mezzo alla merda.

 

Ci tratteniamo  per fare dieci giorni di ferie qui al caldo, e per passare una serata con Pino, al rientro il 10 settembre  abbiamo già  programmato di festeggiare in un certo localino  ... nei dintorni di Palermo ca Onofriu desidera andarci da tanto.

 

Gubbai

Anonimo 27 agosto 2009   08:52

 Ben Faz Upir Tus, che ha visitato Onofriu e ci ha detto: “Bene io finire operazione di colleghi italiani e Onofrio non più problemi di sua anima in prigione di corpo”.

Non abbiamo capito bene quello che diceva, ma ci è sembrato un bel discorso: u ragiuneri ha consegnato il sacchetto con i cabbasisi congelati di Onofriu e per riconoscenza o dutturi ci regalò 6 arancine, 4 porzioni di spincionello, due sgombri e 3 cannoli. U dutturi ci ha ringraziato assai e ci ha detto “Questo io mangia stasera”.

  venne eseguita il giorno appresso e subito doppo che Onofriu si è svegliato dalla nestesia, siamo entrati nella stanza. C’era puru Ben Faz Upir Tus molto contento: “Grazie ancora per arancine, cibaria e dolci, io mangiato tutto, molto buono, ma granelli mangia oggi a pranzo. Visto tutto bene: ora Onofrio è diventata Onofria e io fatto anche enormi tette misura ottava di grande moda, che lui ora fa velina o grande fratello in televisione”.

 

Abbiamo guardato a Onofrio che era quasi seppellito sotto a due enormi minne e allora abbiamo capito quello che era successo, siamo rimasti pietrificati: Onofriu era stato trasformato in fimmina completa!

Immediatamente abbiamo spiegato la situazione, e devo dire ca Ben Faz Upir Tus fu molto sensibile e bravissimo: i granelli vennero recuperati a casa du dutturi proprio mentre la moglie aveva preparato già il soffritto e li stava mettendo in padella; l’attrezzo fu salvato che già era pronto per l’inceneritore e la stessa sera Onofriu venne rioperato e ritrasformato in masculu effettivo funzionante completo di tutto.

 

  dove affittavano i cammelli per i giri turistici.

Ci sforzavamo di farci capire e u ragiuneri ci disse al meharista: “Noi volere fare giro con bestia camelo, quanto costare?”.

U cammellista ci arrispose “Talè picchì un parri comu ti nsignò to matri, chi t’agghiuttisti u scimunitu? E poi viri ca cammello si dice con due emme e due elle e non con una! Siamo rimasti di pietra, puru u cammellista era palermitano!

“Mi chiamu Vicè e sugnu du Buirgu (Borgo vecchio – quartiere popolare di Palermo). Se si tratta di fare un giro con le bestie, lo state già facendo tutti e tre da un pezzo, ma si vi vuliti fari un giro cu me cammello sunnu 300 euru”.

Ci siamo guardati in faccia e siccome i piccioli erano pochi, abbiamo detto ”Ma non c’è un qualche cosa di più economico?”

“Ci sarebbe un cammello più mercato, ma è anticchia lagnusu e vastaso (pigro e maleducato): però costa 50 euro.”

Abbiamo deciso per questo cammello modello economico, che il meharista del Borgo è andato a prendere nella stalla. Effettivamente si presentava malo combinato, spilacchiatu e stranamente teneva in testa una coppola.

fu piazzatu bonu cominciò a spronare u cammello ca però non muveva un passu, era ntamatu completo.

Si misi a friscari e non si muoveva lo stesso, arrestò chiantatu immobile pietrificato.

 e detto questo si imbizzarrì e u sdivacò interra in mezzo alla merda.

Ci tratteniamo  per fare dieci giorni di ferie qui al caldo, e per passare una serata con Pino, al rientro il 10 settembre  abbiamo già  programmato di festeggiare in un certo localino  ... nei dintorni di Palermo ca Onofriu desidera andarci da tanto.

 

Gubbai

Anonimo 26 agosto 2009   10:07
L'utente ha risposto al commento anonimo del 26 agosto 2009. Visualizza »

Pregiatissimo signor L. Modica,

mi rendo conto che la Sibilla Cumana è una figura mitologica controversa.

Ma vede, in quanto tale, basterebbe che il Direttore mi vietasse di commentare, io ubbidirei e il problema sarebbe risolto.

Sibilla Cumana

sibillacumana2009@gmail.com

 

Tutti abbiamo il dovere di auto critica ed auto limitazione, non c'è bisogno di appellarsi o di nascondersi dietro il  veto del Direttore.

Anonimo 24 agosto 2009   10:56
L'utente ha risposto al commento anonimo del 24 agosto 2009. Visualizza »

Pregiatissimo signor L. Modica,

mi rendo conto che la Sibilla Cumana è una figura mitologica controversa.

Ma vede, in quanto tale, basterebbe che il Direttore mi vietasse di commentare, io ubbidirei e il problema sarebbe risolto.

Sibilla Cumana

sibillacumana2009@gmail.com

 

Come al solito Lei distoglie l'attenzione dal merito, chiama in causa il Direttore e torna a nuotare nel nulla.

L.M.

Anonimo 21 agosto 2009   17:45
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 agosto 2009. Visualizza »

Pregiatissimo Direttore,

Gli interventi su questo giornale dell’anonima che si firma quale Sibilla, assumono spesso, se non sempre, una forma di sprezzante giudizio e infine di indebita censura. Sembra che questa Persona si ritenga depositaria della morale, della giustizia e della verità, come si conviene ad una Sibilla che parla in modo non sempre a tutti intelligibile, ma che conosce l’ultima verità su tutto.

E’ mio personale opinione, ma io posso sbagliarmi, che dietro questo pseudonimo si celi la stessa Persona che prima firmava come “Anonimi” e che ha già tentato una volta (leggi sotto) di aggredire questa pagina di semplice ed innocuo divertimento. Se invece si tratta di Persona diversa, nulla cambia in questo malcelato tentativo di mettere a tacere questa voce divertente della sicilia.

Premesso quanto sopra, non si comprende perché questa Persona continui ad intervenire censoriamente se non è interessata al “babbio” perché di questo si tratta, più o meno condito o pepato. A meno che non scelga le pagine su cui intervenire in base al numero di letture.

Le chiedo egregio Direttore se i limiti del libero commento, siano tali da conferire a chiunque il diritto alla continua censura degli articoli di questo giornale. Chiedo se sia ammissibile il commento ostile come mestiere, magari preordinato a rendersi visibili a spese del suo giornale, infine mettendo la propria mail personale …

Questo commentare supponente ed antagonista per partito preso, che non appare dai singoli scritti, quanto dall’insieme dell’attività “professionale” diuturna di questa Persona, è ridondante e ultroneo e credo non abbia niente a che vedere con il giornale in quanto tale.

All’estensore dei testi di Tanu, chiedo scusa in nome dei tanti lettori che lo seguono, sorridendo delle disavventure dei suoi “irreali” personaggi.

L. Modica

Pregiatissimo signor L. Modica,

mi rendo conto che la Sibilla Cumana è una figura mitologica controversa.

Ma vede, in quanto tale, basterebbe che il Direttore mi vietasse di commentare, io ubbidirei e il problema sarebbe risolto.

Sibilla Cumana

sibillacumana2009@gmail.com

 

Anonimo 21 agosto 2009   17:36
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 agosto 2009. Visualizza »

Pregiatissimo Direttore,

Gli interventi su questo giornale dell’anonima che si firma quale Sibilla, assumono spesso, se non sempre, una forma di sprezzante giudizio e infine di indebita censura. Sembra che questa Persona si ritenga depositaria della morale, della giustizia e della verità, come si conviene ad una Sibilla che parla in modo non sempre a tutti intelligibile, ma che conosce l’ultima verità su tutto.

E’ mio personale opinione, ma io posso sbagliarmi, che dietro questo pseudonimo si celi la stessa Persona che prima firmava come “Anonimi” e che ha già tentato una volta (leggi sotto) di aggredire questa pagina di semplice ed innocuo divertimento. Se invece si tratta di Persona diversa, nulla cambia in questo malcelato tentativo di mettere a tacere questa voce divertente della sicilia.

Premesso quanto sopra, non si comprende perché questa Persona continui ad intervenire censoriamente se non è interessata al “babbio” perché di questo si tratta, più o meno condito o pepato. A meno che non scelga le pagine su cui intervenire in base al numero di letture.

Le chiedo egregio Direttore se i limiti del libero commento, siano tali da conferire a chiunque il diritto alla continua censura degli articoli di questo giornale. Chiedo se sia ammissibile il commento ostile come mestiere, magari preordinato a rendersi visibili a spese del suo giornale, infine mettendo la propria mail personale …

Questo commentare supponente ed antagonista per partito preso, che non appare dai singoli scritti, quanto dall’insieme dell’attività “professionale” diuturna di questa Persona, è ridondante e ultroneo e credo non abbia niente a che vedere con il giornale in quanto tale.

All’estensore dei testi di Tanu, chiedo scusa in nome dei tanti lettori che lo seguono, sorridendo delle disavventure dei suoi “irreali” personaggi.

L. Modica

 Cara L.Modica, intanto ringraziamo Don Pinu che ci dà l'opportunità di scrivere nel suo blog..(approvo anchio il babbiu) ma attenzione non facciamoci prendere la mano dalla parola censura! Comprendo a volte il "fastidio" a leggere qualcosa che riteniamo fuori tema o evasivo ma secondo me dobbbiamo accettare (è questo lo stile del giornale) anche i messaggi contorti, mal scritti e poco chiari ma che danno il senso della diversità di vedute, di culture, di modi di esprimersi. Credo che questa sia la ricchezza primaria che assurge questo giornale a confronto costruttivo su commenti contrapposti da punti di vista differenti.  Ci sono commenti più crudi ed offensivi di quello appena contestato ai quali  è meglio non dare seguito .. Anche il direttore a volte non ha potuto evitare di intervenire ma ripeto non condizioniamoci proprio in un periodo di oscurantismo giornalistico preoccupante. Tanto c'è sempre un contraddittorio molto attivo.  un caro saluto

MX (purtroppo è la mia sigla che ho inserito dall'inzio..) 

 

Anonimo 21 agosto 2009   12:53
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 agosto 2009. Visualizza »

Ibis redibis non peribis in bello.

Ibis non redibis  peribis in bello.

In certe mattine come quest’oggi mi sovviene sempre questa massima latina perché sarebbe bello fare articoli di questo genere, come li fa il 99,9% dell’industria editoriale.

Sibilla Cumana

sibillacumana2009@gmail.com

 

 

 

Pregiatissimo Direttore,

Gli interventi su questo giornale dell’anonima che si firma quale Sibilla, assumono spesso, se non sempre, una forma di sprezzante giudizio e infine di indebita censura. Sembra che questa Persona si ritenga depositaria della morale, della giustizia e della verità, come si conviene ad una Sibilla che parla in modo non sempre a tutti intelligibile, ma che conosce l’ultima verità su tutto.

E’ mio personale opinione, ma io posso sbagliarmi, che dietro questo pseudonimo si celi la stessa Persona che prima firmava come “Anonimi” e che ha già tentato una volta (leggi sotto) di aggredire questa pagina di semplice ed innocuo divertimento. Se invece si tratta di Persona diversa, nulla cambia in questo malcelato tentativo di mettere a tacere questa voce divertente della sicilia.

Premesso quanto sopra, non si comprende perché questa Persona continui ad intervenire censoriamente se non è interessata al “babbio” perché di questo si tratta, più o meno condito o pepato. A meno che non scelga le pagine su cui intervenire in base al numero di letture.

Le chiedo egregio Direttore se i limiti del libero commento, siano tali da conferire a chiunque il diritto alla continua censura degli articoli di questo giornale. Chiedo se sia ammissibile il commento ostile come mestiere, magari preordinato a rendersi visibili a spese del suo giornale, infine mettendo la propria mail personale …

Questo commentare supponente ed antagonista per partito preso, che non appare dai singoli scritti, quanto dall’insieme dell’attività “professionale” diuturna di questa Persona, è ridondante e ultroneo e credo non abbia niente a che vedere con il giornale in quanto tale.

All’estensore dei testi di Tanu, chiedo scusa in nome dei tanti lettori che lo seguono, sorridendo delle disavventure dei suoi “irreali” personaggi.

L. Modica

Anonimo 21 agosto 2009   11:41
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 agosto 2009. Visualizza »

Ibis redibis non peribis in bello.

Ibis non redibis  peribis in bello.

In certe mattine come quest’oggi mi sovviene sempre questa massima latina perché sarebbe bello fare articoli di questo genere, come li fa il 99,9% dell’industria editoriale.

Sibilla Cumana

sibillacumana2009@gmail.com

 

 

 

Se non le piace, perché frequenta assiduamente questa pagina?

Modica L.

Anonimo 21 agosto 2009   11:12
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 agosto 2009. Visualizza »

Ibis redibis non peribis in bello.

Ibis non redibis  peribis in bello.

In certe mattine come quest’oggi mi sovviene sempre questa massima latina perché sarebbe bello fare articoli di questo genere, come li fa il 99,9% dell’industria editoriale.

Sibilla Cumana

sibillacumana2009@gmail.com

 

 

 

 Secondo me è stato l'effetto dei peperoni ripieni di ieri sera! 

 

Anonimo 21 agosto 2009   10:44

Ibis redibis non peribis in bello.

Ibis non redibis  peribis in bello.

In certe mattine come quest’oggi mi sovviene sempre questa massima latina perché sarebbe bello fare articoli di questo genere, come li fa il 99,9% dell’industria editoriale.

Sibilla Cumana

sibillacumana2009@gmail.com

 

 

 

Anonimo 21 agosto 2009   07:42

Diritturi!! Sintissi chi abbili che abbiamo fatto. Il primo poblema lo abbiamo avuto all’aereoporto di Punta Rais. Infatti siccome Onofriu aveva tutte le monetine, che assommavano a euro 12 e 95, cusute dove sa vossia, si attivava la sirena di allarme.

Quelli dei controlli di sicurezza stavano niscennu pazzi: poi hanno deciso per il controllo manuale: lo hanno perquisito e poi lo spugghiaro alla nuda davanti a tutti e ci passaru il rilevatore a manu, che appena arrivato all’attrezzatura di Onofriu si mise a fare bip bip senza fine. Siccome non potevamo dire che aveva 400 grammi di monetine nel burzino cusuto sotto, ci abbiamo detto ca suonava perché il ragazzo ce l’aveva di ferro, e non era un modo di dire.

Alla fine ci hanno fatti imbarcare a tutti e tre: u ragiuneri La fata aveva un casco da pilota aereo della prima guerra mondiale, occhialoni compresi, e una sciarpetta alla barone rosso. In una borsa frigo a tracolla portava tutto l’occorrente per il viaggio e uno spuntino preparato alla svelta dalla signora Ninfa: 2 kg. di pasta con le sarde, 12 porzioni di anelletti al ragut fatti al forno, 18 arancine, 9 al burro e 9 alla carne per non fare disparità, 3 kg. di spincionello, una tigghia di sarde allinguate, 6 cotolette, 12 panini imbottiti con fette di carne di castrato, 6 scuimmi (sgombri) arrustuti, 3 kg. di caponatina, una cassata da 2 kg, 12 cannoli, 10 litri di vino di Pachino a 17,5 gradi, i cabbasisi congelati di Onofriu, messi in una bustina di plastica per alimenti (perché lui ci tiene all’igiene) e una mela.

Così siamo partiti per Casablanca nella speranza di restituire la virilità al povero Onofriu.

Appena sbarcati all’aereoporto Mohammed V, abbiamo preso un apetaxi e ci abbiamo detto al tassista marocchino di portarci di cursa allo spedale reparto minorati sessuali intervento urgente.

Al primo semaforo che era rosso, ci siamo fermati e si è avvicinato un lavavetri.

Il tassista gli ha detto “Vai via, sempre rompere coglioni siciliani lavavetri” poi si è rivolto a noi e ci ha detto “Scusate, qui pieno di siciliani che lava vetri, ormai diventato impossibile”.

Ci siamo guardati in faccia col ragioniere e siamo rimasti muti. Subito dopo si avvicina uno ca veramente sembrava marocchino e vendeva fazzolettini e giocattolini vari, e abbanniava: “Accattativi i muccaturi; purtatici u giocattolino e picciriddi”.

Un po’ più avanti c’era un altro soggetto siccu comu un chiovu, con un cartello appeso al collo con una scritta enorme bilingue “GRANDE FAME”, u ragiuneri u taliò e mi fa: “Ma chiddu non è Pinu u babbasuni, chiddu chi scriveva nello stimabile giornale quotidiano ollai implacabile e spietato du Diritturi?”

Effettivamente si trattava di Pinu u babbasuni. Allora ci ho detto all’apetassista marocchino “Accosti un attimo”.

Siamo scesi e siamo andati incontro a Pinu. “Chi ci fai ca?” Ci ha guardati e ci ha riconosciuti. Dopo un attimo di emozione ci ha detto “Sono all’esilio volontario, da quando ho perso il travagghio in Sicilia, perché ho avuto una crisi di ispirazione e ora siccome non mi vengono più in testa minchiate che fanno ridere, sono ridotto così come mi vedete.”

Allora gli abbiamo chiesto “Ma come mai?” Pinu arrispose: “U fattu è ca ormai in Italia pi nuavutri comici a vita è impossibile, picchì tutti i minchiati e i buffonati possibili e immaginabili i dicinu i politici, e a nuavutri non ci arresta altro da dire che cose serie, ma io non sono portato e poi non mi paga nessuno”.

Allura u ragiuneri aprì la burza frigo e gli allungò subito tre arancini, una porzione di pasta con le sarde e due cannoli di conforto. “U Signori vu paga” ci disse Pinu e lo abbiamo lasciato con la promessa che avremmo tornati presto a trovarlo.

Arrivati allo spedale, il piazzale era pieno di parcheggiatori abusivi che stranamente parlavano in siciliano. Ne abbiamo fermato uno e gli abbiamo detto “Ti nsignasti bonu a parrai sicilianu, quanto tempo sei stato in Sicilia?” e iddu ci arrispose ”Ma quali cazzu di statu e statu, io sugno da Briaria! (Albergherai – quartiere popolare di Palermo). Ca semu tutti siciliani emigrati!”

Il resto ci lu cuntu a prossima vota, perché ora devo scendere a comprare 5 kg. di babbaluci (lumachine bianche) cucinati a sucuneddu pronti pi stasera, e 10 litri di vino in pietra a taverna du zu Pe’ du Mezzagnu (Belmonte Mezzagno).

Gubbai

Tanu u pazzu

Anonimo 17 agosto 2009   08:27

Se mi esprimo in lingua sibillina posso commentare?

Sibilla Cumana

sibillacumana2009@gmail.com

 

Anonimo 15 agosto 2009   08:10

Diritturi!! Ci cuntu come sichitò la questione del povero Onofriu.

Scappamu di gran cursa per il pronto soccorso con la vecchia ford escort du signò Lo Piccolo del terzo piano ca si mise a disposizione. Apro una parentesi: da qualche mese a questa parte, tutti nel rione a Lo Piccolo ci dicono ca è ora di cambiarsela questa Ford “escort” perchè ora è diventata praticamente Ford “pulla”. Chiusa parentesi.

 

Appena siamo arrivati al pronto soccorso, col ragazzo svenuto e con l’emorragia in corso, nel “tri nte agge” gli hanno messo codice bianco. “Ma comu?”- ci dissimu - “se sta malissimo ed è in pericolo di vita?”

 

Una specie di essere mitologico in camice biancu lungo e a cincu testi, dutturi/infermiere/portantino/autista/portiere, molto serio e premuroso ci ha risposto ca bisogna avere fede e ci ha consigliato di pregare molto intensamente e ca sarebbe entrato presto o all'ambulatorio o in Paradiso.

 

Doppo 9 ore di attesa ci hanno fatti entrare, e per fortuna era di turno un certo dottor Anastasio Paraculisi detto “U Cuticchiuni” conosciuto per la sua preparazione, intelligenza e l’irrefrenabile impeto di aiutare il prossimo.

 

Entrando abbiamo salutato e lui è rimasto seduto dietro a una scrivania a fumare un sicarro di trenta centimetri e a leggere Novella 3000.

 

Poi si è alzato con la velocità di un bradipo e dopo aver dato un’occhiata distratta e constatato ca a Onofriu ci mancavano i cabbasissi, ci ha addomandato a noi:

“Come mai siete qui?

- “Ma comu dutturi non lo vede in quale situazione drammatica si trova stu picciottu?”

“ Certo gli mancano i coglioni, ma magari vuole essere eunuco”

- “Dutturi ma quale eunuco, i cabbasissi disgraziatamente li ha persi per una disavventura sessuale”

“Ma io senza i pezzi originali o senza un donatore non posso fare niente!”

 

Allora io ci dissi o ragiuneri La Fata ca se li era messi in tasca:

- “Ragioniere s’allistissi, tirassi fora i coglioni”

 

U ragiouneri ca è un poco lentu di comprendonio, specialmente dopo i patimenti della ritardata premiazione ca Vossia ni sapi quarchi cosa, si spigghiò a granatiera (sbottonò la patta) e allestu allestu nisciu u mortu chi du lampi astutati.

 

“Ma cosa fa, tolga di mezzo questo cascame!” Ci disse subito u dutturi. Allura u ragiuneri si arricordò ca nta sacchetta s’havia misu i pendenti di Onofriu.

 

Ma quannu si dici u diavulu. Sbagghiò sacchetta e invece di daricci o dutturi i gioielli di Onofriu, ci allungò il portamonete a bomberino di vera pelle rossigna, ca s’havia accattatu in occasione ca nisciu l’euro.

 

U dutturi taliò u borsellino e disse “Meno male, sono in buone condizioni”.

Dittu fattu, ci fici una sarcitura a punto croce troppo perfettissima, e o postu di cabbasisi u poviru Onofriu s’arritrovò attaccato il borsellino du ragiuneri con dentro 12 euro e 95 tutti a pezzi di 10 e 5 centesimi.

 

Ce ne siamo accorti l’indomani perché quannu caminava facia scrusciu di piccioli e nel frattempo u ragiuneri a ura di pagare il giornale, ha uscito il cabbasiso destro di stu mischinu!

 

Comunque ora ca ci siamo accorti della situazione, stiamo facendo una colletta, per fare il viaggio della speranza a Casablanca e cercare di rimediare. I cabbasisi li abbiamo congelati nel frigo di Molinella insieme ai cornetti Algida e partiamo dopodomani coll’aereo.

Appena torniamo, spero di poterci dare buone notizie.

 

A propositu, u sapi ca mio cugino Calogero, dittu Gero carni di crastu, ha attrovato 30 mummie egiziane in un uovo di Pasqua?

Diritturi!! Buon Ferragosto si addiverta e non pensasse a nuovi sondaggi! S’inni issi e bagni!

Gubbai

Tanu u pazzu

Anonimo 09 agosto 2009   16:15

Diritturi!! Sta vota Vossia fu coinvolto malamenti in prima persona e si abusò anche del nome del suo stimabile giornale quotidiano ollai spietato.

 

E perché?

 

Comu dici sempri vossia ca a nuavutri lettori ci tiene assai e ni voli un bene implacabile: “E vi spieghiamo perché”.

 

U fattu fu chistu. Onofriu bummarduni si è ripreso: gli hanno tolto i punti dai cabbasisi ed è tornato alla solita vita. Ovvero è sempre alla disperata rierca di pilu, da matina a sira.

 

E siccome a testa ci l’havi sempre alla vergine Giusy, architettò uno stratagemma singolare, per aggirare la sorveglianza di Dionisio e della moglie, una Signora veneta di nome Proser Pina, canusciuta nto riuni comu Proserpina a veneziana.

 

Questo sdisanorato, niente fici? Si travestiu di fimmina e si apprisintò a casa di Giusy mentre ca suo padre non c’era.

Proserpina, apriu la porta fici trasiri a Onofriu ca veramenti pareva na fimmina con un taglier marrò e tuttu pittatu nta facci, e ca si presentò comu intervistatrice di sondaggi, per conto di siciliainformazioni!!

 

Haviu un microfonu gigantescu nte manu: fici na vuci fina fina femminina e ci disse: “Buongiorno sono una giornalista di siciliainformazioni e mi manda u Diritturi”.

 

A signora Proserpina sintennu ca era mannata di Vossia, arrestò sorpresa e contenta ca riceveva questo onore, anche se ci dissi alla finta intervistatrice; “Avrebbi avuto piacere ca fosse venuto u signò Panvini, ca ci avrei chiesto notizie degli illuminati, picchì havi dodici giorni ca i lampiuna della strada non si accendono”.

 

Giusy, ca havia ricanosciutu a Onofriu a ciavuru di caciu, ci rissi a so matri ca ci pinsava idda a parrari cu sta gentili signorina ca ci piaceva a farisi ... intervistari cu stu bellu microfunu ca havia.

 

Appena ca foru suli, dittu fattu la vergine Giusy, ca muschigghiuna non ne fa scappare neanche uno, inveci di parrari nto microfono, assamò (assalire con impeto) a Onofriu, con una mossa fulminea ci acchianò la gonna finu all’asciddi, ci nisciu a discussioni a crudo e ci cominciò a fari un bla bla bla in carne, ca Onofriu miagolava comu un gatto innamorato e ci stiddiavanu l’occhi.

 

Ma quannu si rici u diavulu. Tornò anzitempo dal lavoro Dionisio, i ragazzi ormai impegnati nella mastriata finale (colpo di maestria che completa l’opera) non sentirono la chiave girare nella toppa, ed i mugolii ed i rantoli di Onofriu arrivarono all’orecchio di Dionisio.

 

Dionisio spalancò la porta e si trovò davanti ad una scena ca vossia non si la po immaginare (o si?).

Onofriu era stinnicchiatu nterra longu longu e supra di iddu a picuruni la vergine Giusy oramai alla nudissima, maniava e accordava un friscalettu firrignu ca non sunava e ca non si poteva ridurlo alla ragione in nessun modo.

 

Ma non ci fu tempo, sta vota Dionisio riuscì ad acchiappare a Onofriu. Restò stranamente calmo e questo non faceva ben sperare. U spugghiò alla nuda, pigghiò una corda e appinniu u poviru Onofriu sospeso per i cabbasisi al balcone comu una magliettina.

Poi andò da Giusy e ci addomannò che cosa stava facendo con quello strumentane.

“Niente babbo, la signorina mi stava intervistando col microfono, tutto qui”.

- “Figghia mia, di questo tipo di microfono non ti devi fidare, ca sono tradimentasi assai!”

 

Dopo tre giorni ca stu picciottu era appinnutu e iccava voci come un pazzu, essendo Dionisio barricato in casa, cu ragiuneri La fata abbiamo deciso di fare un blitz come alle teste di c… cuoio. Con due scale legate siamo arrivati al secondo piano, u ragiuneri acchianò in cima e arrivò dal giovane, e tra ca è miope comu na talpa, e tra ca si scantava ca arrivava Dionisio, a ura di tagliare il cappio, La Fata tagliò troppo corto e Onofriu fu liberato, ma i cabbasisi arrestarono appesi!.

 

Con un’azione veloce e impavida, dopo aver adagiato il ragazzo ormai svenuto sulla strada, u ragiuneri tornò su, riuscendo a recuperare i gingilli di Onofriu, se li è messi in tasca e siamo scappati subito per il pronto soccorso …

Ma u seguitu ci lu cuntiu appressu.

 

P.S.  A propositu di minchiati: u sapi ca Molinella nell’acquario attrovò 30 relitti di navi puniche completi?

 

Gubbai

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 04 agosto 2009   07:56

Diritturi!! Per l’ennesima volta u ragiuneri La Fata, ha tentato la congiunzione carnale con la signora Ninfa.

 

Per la bisogna ha pensato bene di accattare un pacco di preservativi condomi profilati, e si ha recato alla farmacia di buon mattino. Quando il farmacista, certo dottor Lanzafaccia gli ha chiesto cosa voleva, iddu ci rispose che voleva un pacco di preservativi marca SETTEDORO.

 

 

U farmacista ci arrispose:

“Guardi che sono 30 anni che questa marca non esiste più”.

E u ragiuneri: “Va bene mi dasse un’attra marca, però buona, la più meglio assai che ha, non bado a spese, mi arraccomanno”.

 

Così armato di tutto punto, u ragiuneri sinni turnò a casa. E comu finiu?

 

 

Finiu a burdellu. E comu dice sempre vossia nei suoi stimabili articoli ollai implacabili: “E vi spieghiamo perché”

L’indomani u ragiuneri si prisintò alla farmacia, furiusu persu che brandiva un pezzu di lignu e appena ci capitò u farmacista a tiru, lo assuntumò con un colpo a centro di fronte e ci disse:

“disgraziatu arruvina famigghie” e ancora “Curnutu e nfami, tutti i corna t’haia rumpiri, compresi i smuzzaturi”.

 

Sono intervenuti farmacisti e clienti per calmarlo e gli hanno chiesto perché voleva ammazzare al farmacista.

“E’ presto detto, questo infame mi ha venduto preservativi scadenti, vi dovete immaginare ca si piegato tutti, non ce n’è uno rigido!!”.

 

Quanno si calmò ci cuntò u restu: “Questo sdisanorato e traditore non mi ha voluto dare i SETTEDORO che usavo da ragazzo, quelli si che erano buoni, stavano sempre tisi!”

 

Diritturi!! A propositu di minchiate, u sapi ca mio cugino Giovanni, dittu u ricuttaru, ha attrovato trenta catacombe sotto lo zerbino di casa?

 

 

Si ricorda di quel picciotto Iachinu facci lorda, di cui le parlai il 20 febbraio 2009? Quello che andava alla favorita e frequentava le signorine allegrissime?

U sapi chi ci successi? Entro in depressione politica classista.

Il perché è presto detto. Ha sentito come un’ingiustizia sociale gravissima che il proletariato va a buttane mentre i politici vanno con le escort.

E qui entra in gioco vossia col famosissimo sondaggio, dove tocca il culmine la sua sfrenata fantasia giornalistica, la cui domanda potrebbe essere la seguente: “Vi pare democratico e giusto che in Italia vi sia solo una minoranza che va con le escort, mentre tutto il resto del Paese va a puttane?

Scusassi le parole pisanti ma non ho voluto dire a pulle, perché lo capiscono solo a Palermo.

Infine egregiu diritturi, a Vossia ca è uomo mondano e ne capisce 101% di questioni di fissa…zione di quesiti referendari e sondaggi vari, ci faccio non il solito normale scappellamento, bensì m’inchino a ripetizione.

Gubbai

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 30 luglio 2009   07:30

Diritturi!! Ci finisciu di cuntare la tragedia ca abbiamo vissuto. Subitaneamente abbiamo caricato nella macchina di Molinella a Onofrio ancora col vestito nero sato maso alla Diabolik, e poi u ragiuneri La Fata con lo spazzolone del cesso in bocca ca pareva un aceddo trampoliere.

Siamo andati al pronto soccorso e qui la fila arrivava fino a fuori. Abbiamo cercato di sollecitare i medici dicendo ca questi poveri disgraziati erano in pericolo di vita, ma ci hanno risposto che il destino dell’uomo non si può cambiare.

Finalmente, dopo sette ore, è arrivato il nostro turno e siamo entrati tutti e quattro. Era di guardia un famoso scienziato, certo dottor Genuario Pagliasecca, detto Rasputin, vestito con un falaro (grembiule) nero lungo fino ai piedi.

Ha visitato prima Onofrio ed ha stilato la seguente diagnosi: “Ferite lacero contuse alla sacca scrotale in soggetto di razza non identificata, poiché di pelle scura, salvo che per i genitali ed i glutei che sono bianchi.”

Al ragioniere invece a prima non lo voleva visitare, perché secondo lui era di competenza veterinaria, poi fece comunque la diagnosi “Esemplare maturo di Airone grigio con sofferenza respiratoria e gravissima alitosi – si nota mancanza delle palpebre”. In realtà le palpebre u ragiuneri le ha, ma aveva gli occhi sgriddati di fuori per il dolore.

Detto questo chiamò un assistente per eseguire la sutura delle ferite del lazzariato Onofriu, mentre lui si sarebbe occupato di togliere lo spazzolone dalla bocca del ragioniere.

Arrivato l’assistente, per meglio procedere alla sutura, Onofrio fu posizionato su una lettiga nudo e a pecorone: non si era ancora cominciato ad operare, che Rasputin posizionato alle sue spalle, prima spruzzò con una bomboletta di olio CRC le labbra del ragioniere e poi con tutta la sua forza, riuscì a strappargli lo spazzolone dalla bocca con tutta la dentiera. Ma nella foga e non controllando la forza applicata, il manico dello spazzolone penetrò drammaticamente e dolorosamente, nel posteriore dell’incolpevole di Onofrio, che si trovava proprio dietro a loro.

Ora u ragiuneri era liberato e cercava di recuperare la dentiera, ma Onofriu ragliava di dolore: dopo una buona spruzzata di CRC, venne liberato anche lui dall’invadente e straziante manico dello spazzolone e infine suturato alla bell’e meglio, salvando, si spera, la sua apparecchiatura di piacere.

Addomando scusa per la crudeltà del racconto, ma confido nel fatto ca vossia è uomo molto mondano ca ne ha viste di tutti i colori e di tutti i sapori, e ne ha passate tante nella vita di cose strane, infatti solo così si spiega comu ci vinni ntesta di fare questo spettabile quotidiano ollai.

A proposito di minchiate: u sapi ca u prifissuri in un vaso dove coltiva una pianta di basilico attrovò 30 anfiteatri romani?

Diritturi!! Ho letto nel suo stimabile giornalo che Tonino dei Valori, l’imperfettissimo dei verbi, ha dichiarato ca siamo governati da un “erotomane”. Mi ho fatto spiegare questa palora da Vicé u scienziatu, e ora mi chiedo: non sarebbe il caso di lanciare il suo famosissimo sondaggio, dove Vossia eccelle, la cui domanda potrebbe significarsi in tal guisa “E’ più meglio assai essere governati da un politico erotomane oppuro da una massa di gente politicamente impotente? "

Ora mi consenta di inviarle tanti scappellamenti.

U ragiuneri la saluta senza scappellarsi, perché ancora dolorante alla bocca e si nutre di semolino sucato con la cannuccia.

Gubbai

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 25 luglio 2009   22:12

Diritturi!! Come ci dicevo Onofriu con i cabbasisi stritolati nella lampo, gridava come un ossesso, aveva l’occhi spirdati fuori dalle orbite. La vergine Giusy non sapeva come aiutarlo anche perché nel frattempo ca lui si indossava il vestito sato maso, lei si era già menza spogghiata ed era arrestata in perizoma modello spacca piritu, e non voleva uscire sul pianerottolo. Ma non ce ne è stato bisogno perché le urla del martoriato Onofrio, hanno richiamato l’attenzione di tutto il palazzo.

 

Siamo accorsi subito io e u ragiuneri La Fata, a Signora Ninfa, Molinella u patri di Onofriu e manco a dirlo, le voci sono arrivate all’orecchio di Dionisio, u patri della vergine Giusy.

 

Dionisio aveva proprio in quel momento finito l’atto grande e tirati su mutanni e pantaloni, stava armeggiando con lo scopino da cesso, per cacciare nelle fogne un grosso e inaffondabile stronzo (ogni riferimento a uomini politici è puramente casuale).

 

Dionisio sentendo anche le urla di spavento della figlia, si precipitò al volo con lo spazzolone da cesso in mano, non proprio pulito, e giunto sulla scena del fatto, pensando appunto che Onofrio ancora una volta avesse attentato alle virtù della figghia, si lancio verso di lui protendento lo spazzolone (detto anche merdolino).

 

Proprio in quel momento u ragiuneri eroicamente si frapponeva per difendere il giovane sfortunato e apriva la bocca per dire “Dionisio perdonal…” sulla o lo spazzolone si conficco nella bocca del ragioniere che ora sembra avere il becco come un airone e aveva sintomi di soffocamento.

 

Ma la furia distruttiva di Dionisio non era placata e si avventò come una belva sul povero Onofrio prendendolo a muzzicuna. Era una furia: cercava di morderlo nonostante io a signora Ninfa e Molinella ci mettevamo in mezzo, e cercava di morderlo proprio nelle parti intime, colpevoli di minacciare la verginità della figlia. Tra un muzzicuni e l’altro gridava: “ A muzzicuna t’haia scippari i baddi (le gonadi), curnutuni!!”. E ancora “T’haia vinniri per carne di castrato, fitusu!!”

 

E in effetti tanti muzzicuna ci diede intorno al fatto che involontariamente lo liberò dalla cerniera.

Siamo riusciti a portalo fuori dalla casa insieme a Giusy che si era rivestita alla bell’e meglio.

 

Ora ne avevamo due da portare al pronto soccorso: Onofriu che sanguinava e aveva bisogno di qualche punto di sutura e u Ragiuneri che non riusciva a livarisi u spazzuluni dalla bocca incastrato nella dentiera, e già respirava a fatica.

 

Quello che successe al pronto soccorso non si po cuntari perché sono cose in credibili: ma a vossia ca è uomo mondano ca ne ha viste di tutti i colori e di tutti i sapori, ci lu cuntu la prossima vota sul suo spettabile quotidiano ollai.

 

A proposito di minchiate: u sapi che nel giardino condominiale abbiamo scoperto 30 piramidi egiziane?

 

Ora mi consenta di scappellarmi da solo perché u ragiuneri è ancora impedito.

orrevuar

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 23 luglio 2009   17:52

Diritturi!! Sta vota sugnu veramente incazzatu nivuru. Su tutta la stampa, compreso il suo stimabile giornalo quotidiano onlai, non si sente pallare di altro che di allegrissime signorine che entrano ed escono dai palazzi e vengono definite “sgallettate” oppure “smandrappate”. Ho interrogato a proposito al mio amico Vicè u scenziatu per avere una spiegazione. Vicè che ne sa dieci e più, mi ha detto che il termine menzu vastasu “sgallettate” deriva dal fatto che anticamente si chiamava così una gallina che fosse stata già affidata alle cure del gallo.

 

Ora diritturi carissimo, vossia che è uomo mondano, lo capisce bene che anche questa volta noi siciliani abbiamo qualche cosa da ridire perché veniamo discriminati: infatti avendo noi un termine ugualmente significativo ovvero la palora “sgallinata”, non mi pare giusto che la nostra lingua venga messa da parte a favore delle palore di questi vastasi del nord.

 

E pertanto ci prego di farsi promotore di un iniziativa secondo la quale a nord di Roma queste signorine potranno essere definite “sgallettate”, ma a sud di Roma, dovrà essere obbligatorio chiamarle sgallinate: a prescindere dalla provenienza e dalla importanza del gallo, dal luogo dello sgallinamento e dalle dichiarazioni più o meno vere che vengono pubblicate.

 

Si potrebbe anche lanciare il solito e ormai famosissimo sondaggio, dove vossia è molto pratico e implacabile, la cui domanda potrebbe essere formulata in questo modo: “la allegrissime signorine che entrano ed escono dai letti più svariati, devono essere considerate “sgallinate” o “sgallettate”?

 

Ora veniamo a cose più serie. Onofrio u bummarduni, dopo le delusioni patite e la fase del sesso fai da te, si è scoperto attratto da pratiche alquanto particolari: girando su internetto col mio computer, ha attrovato un sito ca vendevano cose di plastica, bambole gonfiabili, mutannu commestibili e costumi sato maso. L’idea ci piaciu e si ordinò un costume intero di pellame, comu a Diabolik, però tuttu chinu di borchie e cerniere.

 

Arrivò u paccu e subitu si vosi pruvari stu costumi, con l’idea di coinvolgere la vergine Giusy. Dittu fattu chiamò a Giusy ca si entusiasmò assai, Onofriu si misi a nuda e si cominciò a nfilari u costumi.

 

Quannu u diavulu ci menti la cuda: tra le tante c’era una cerniera proprio a cavallo che partiva dalla schiena e tornava di davanti. Onofriu va per chiudere la cerniera, ma siccome era senza mutanni, ci sono rimasti i cabbasisi incastrati nella lampo!! E qui accuminciò a ghittari vuci ca pareva co stavanu scannannu …

 

U restu ci lu cuntu appressu picchì ora devo andare a comprare un pocu di sfincione.

Nel frattempo ci mando tanti scappellamenti

Orrevuar

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 23 luglio 2009   12:10

Bentornato Tanu. E ora Direttore, non sarebbe il caso di ripristinare un link specifico?

Anonimo 22 luglio 2009   08:23

Diritturi!! Hava scusari della lunga assenza, ma ho rimasto due mesi con la macchina bloccata al corso Olivuzza da uno che aveva parcheggiato in doppia fila ed era partito per la Merica.

A prima ho consumato tutta la batteria che ho suonato per 12 ore consecutive, poi ho abitato nella macchina e puttroppo dovevo fare i bisogni all’angolo di via Marco Polo. Finalmente questo cristiano è tornato e mi ha detto “ma non poteva dare un corpo di crakkison? Stavo comprando le sigarette al tabacchino!

 

Poi sono tornato a casa e ho tentato di accollegarmi col suo stimabile giornale ollai, ma non ci sono riuscito. Allora il mio amico Vicé u scienziato mi ha spiegato che avevo preso i KUKI e i WORMI. Mi ha detto che si prendono nei siti vastasi, e per spiegarmelo meglio mi ha fatto l’esempio che prima si andava al casino e si prendevano le piattole e le creste di gallo, ora invece col progresso si prendono i Kuki e i Wormi nei siti appornografici.

 

Così ho scoperto ca Onofriu bummarduni, in mia assenza aveva chiesto a mia moglie di usare il mio computer e si aveva girato tutti i siti porno possibili e immaginali.

Si perché dopo le note vicende, Onofriu è timoroso di abbordare ragazze e si è rifugiato nel sesso fai da te. Ci ha preso come una fissa-zione: si deve immaginare egregiu Diritturi, ca havi due occhiaie ca parunu due calamari.

 

Ormai Diritturi in ogni cosa, non c’è più la misura! Sintissi chi ci capitò o ragiuneri La Fata aieri. Dunque prese il treno per Capaci alla stazione Notar Bartolo, acchianò nel vagone e nel suo scompartimento c’era un punk pieno di pircing tutto spardato e che aveva i capelli fatti a cresta e di tutti i colori: rosso, verde e giallo. U ragiuneri lo ha taliato con uno sguardo incredulo e un po’ insistente. Allura il punk gli ha detto:

“Ei nonno che cazzo ci guardi, tu da giovane non sei stato trasgressivo?”

U ragiuneri ci arrispose:

“ Certo che ho stato trasgressivo. Infatti proprio per questo ti sto guardando bene”

E u picciottu:

“Nonno non capisco che minchia vuoi dire”

Allura u ragiuneri con tutta calma ci disse:

“Siccome appunto sono stato trasgressivo, mi sono chiesto se per caso tu fossi figlio mio, perché una volta ho avuto un rapporto con un pappagallo!”.

Adesso egregiu Diritturi, la saluto all’antica cu tantu di scappellamentu cui si associa u ragiuneri La Fata, Onofriu, Molinella e puru Dionisio u patri della vergine Giusi. Tutti in fila e scappellati in suo onore e sbintuliannu la coppula.

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 17 luglio 2009   14:35

Direttore carissimo,

Invece dI essere aiutato a trovare Pinu, Lei è stato aiutato a perderlo.

Saluti

Anonimo 15 luglio 2009   13:35
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Egregio Direttore faccia qualche cosa per far tornare Tanu o Pinu o come vuole chiamarsi: qui si batte la fiacca e non si ride più!

ZTL

Infatti c'è poco da ridere

Anonimo 14 luglio 2009   16:52
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Ma comu finiu?

- Alla siciliana.

Egregio Direttore faccia qualche cosa per far tornare Tanu o Pinu o come vuole chiamarsi: qui si batte la fiacca e non si ride più!

ZTL

Anonimo 05 giugno 2009   12:58

Ma comu finiu?

- Alla siciliana.

Anonimo 04 giugno 2009   21:51
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 giugno 2009. Visualizza »

Questo però, Egregio Direttore, diciamoci la verità, non è un link, ma tecnicamente si chiama ricerca. Che è più lunga e meno agevole, Il che significa che Lei ha sostanzialmente ed inspiegabilmente eliminato questa rubrica. si chieda perché. Si faccia una domanda e si dia una risposta ... alla Marzullo.

Cordiali saluti

Lei pensa Signor Direttore che in questo modo sia stato incentivato, il nostro anonimo amico, a continuare a farci ridere? Per sua stessa ammissione non ha chiesto niente, è rimasto nell'ombra e gli è stato tolto quel minuscolo spazio (ampiamente meritato) che aveva guadagnato sul campo.

Nella vicenda umana, tutto nasce dal molto piccolo e tutto può dissolversi per un bivio sbagliato che porta ad un altro bivio dove ambedue le strade sono errate, dandoci però l'illusione di scegliere tra la giusta e quella sbagliata.

Anonimo 04 giugno 2009   21:45
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Questo però, Egregio Direttore, diciamoci la verità, non è un link, ma tecnicamente si chiama ricerca. Che è più lunga e meno agevole, Il che significa che Lei ha sostanzialmente ed inspiegabilmente eliminato questa rubrica. si chieda perché. Si faccia una domanda e si dia una risposta ... alla Marzullo.

Cordiali saluti

Prima è stato ucciso Pinu u Babbasuni e poi Tanu u pazzu, perché? Un giallo senza soluzione? Un autore in cerca di personaggi? o un personaggio in cerca di autore?

Una società che  uccide gli stupidi e crede ai pazzi è una novità. E poi si dice anche nell'uomo di vetro: Leonardo Vitale, primo pentito di mafia, venne fatto passare per pazzo per togliergli ogni credibilità (Lei Egregio Direttore, dovrebbe ricordarsi di quello che ha scritto nelle sue vite precedenti).

I più cordiali Saluti

Anonimo 04 giugno 2009   15:21
L'utente ha risposto al commento di parlagreco del 04 giugno 2009. Visualizza »

Può essere comunque trovato attraverso il titolo "alla ricerca di pinu u babasuni...." dall'apposita finestra di ricerca articoli in home page

Questo però, Egregio Direttore, diciamoci la verità, non è un link, ma tecnicamente si chiama ricerca. Che è più lunga e meno agevole, Il che significa che Lei ha sostanzialmente ed inspiegabilmente eliminato questa rubrica. si chieda perché. Si faccia una domanda e si dia una risposta ... alla Marzullo.

Cordiali saluti

parlagreco 03 giugno 2009   19:24
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Scusi Direttore, ma in quale pagina si trova il link?

Può essere comunque trovato attraverso il titolo "alla ricerca di pinu u babasuni...." dall'apposita finestra di ricerca articoli in home page

Anonimo 03 giugno 2009   14:51
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Le testate on line, cone ogni giornale, fanno invecchiare anche le cose buone. Il link non è stato tolto ma è passato dalla home page, altrove come tutto il resto dopo qualche tempo. Ciò premesso, non ci pare davvero il caso di indispettirsi, irritarsi e sospettare addirittura che il giornale abbia cambiato pellke per dare spazio al presidente della regione che oggi trova spazio in tutte le testate nazionale, anche senza chiederlo. Non le pare?

Scusi Direttore, ma in quale pagina si trova il link?

Anonimo 02 giugno 2009   16:23
L'utente ha risposto al commento di parlagreco del 02 giugno 2009. Visualizza »

Le testate on line, cone ogni giornale, fanno invecchiare anche le cose buone. Il link non è stato tolto ma è passato dalla home page, altrove come tutto il resto dopo qualche tempo. Ciò premesso, non ci pare davvero il caso di indispettirsi, irritarsi e sospettare addirittura che il giornale abbia cambiato pellke per dare spazio al presidente della regione che oggi trova spazio in tutte le testate nazionale, anche senza chiederlo. Non le pare?

Non mi pare: mi sembra invece che il link poteva rimanere, ma è una mia opinione, in prima pagina come rubrica fissa, che mi sembra ciò che in effetti era diventata e che il suo anonimo amico meritava. Evidentemente però io mi sbaglio visto che gli interventi di Tanu si susseguono ...

parlagreco 27 maggio 2009   22:56
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 maggio 2009. Visualizza »

Egregio Direttore,

Perchè è stato tolto il link di questo articolo dalla prima pagina ?

Ha voluto scoraggiare gli interventi di Tanu ? Perché ?

6500 letture le sono sembrate poche ?

Mi pare che ci sia riuscito ! Infatti non si registrano più interventi del nostro caro Tanu , che non credo Lei potrà rimpiazzare facilmente (sono convinto Lei sappia chi è) .

Tolti gli ultimi dieci commenti , tolto Tanu u pazzu , vediamo sempre più articoli sul Governatore . Sta cambiando la pelle del giornale  ? Sta diventando uno dei tanti ? Mi dica allora perché leggere questo e non un'altro ?

E' la direzione giusta ? Fossi in Lei ci penserei a lungo ... lontano ed in profondità , come da motto del giornale !

Le testate on line, cone ogni giornale, fanno invecchiare anche le cose buone. Il link non è stato tolto ma è passato dalla home page, altrove come tutto il resto dopo qualche tempo. Ciò premesso, non ci pare davvero il caso di indispettirsi, irritarsi e sospettare addirittura che il giornale abbia cambiato pellke per dare spazio al presidente della regione che oggi trova spazio in tutte le testate nazionale, anche senza chiederlo. Non le pare?

Anonimo 27 maggio 2009   22:26

Egregio Direttore,

Perchè è stato tolto il link di questo articolo dalla prima pagina ?

Ha voluto scoraggiare gli interventi di Tanu ? Perché ?

6500 letture le sono sembrate poche ?

Mi pare che ci sia riuscito ! Infatti non si registrano più interventi del nostro caro Tanu , che non credo Lei potrà rimpiazzare facilmente (sono convinto Lei sappia chi è) .

Tolti gli ultimi dieci commenti , tolto Tanu u pazzu , vediamo sempre più articoli sul Governatore . Sta cambiando la pelle del giornale  ? Sta diventando uno dei tanti ? Mi dica allora perché leggere questo e non un'altro ?

E' la direzione giusta ? Fossi in Lei ci penserei a lungo ... lontano ed in profondità , come da motto del giornale !

Anonimo 21 maggio 2009   22:20

Egregio Signor Tanu,

L'altra sera, 12 maggio, sono andato a vedere uno spettacolino di cabaret a Palermo e guarda guarda, uno dei comici ha utilizzato quattro o cinque sue battute ed ha fatto una scenetta ricalcata esattamente da quella che Lei ha pubblicato sui fidanzatini a Monte pellegrino.

Ora le cose sono due: o Lei e quel comico siete la stessa persona oppure lui le copia le battute e le storie pubblicate su questa testata.

Cordiali Saluti

 

Anonimo 20 maggio 2009   10:25

Diritturi!! Sugnu cunfusu assai. Prima ho rimasto perplesso di quei due che sono rimasti attaccati e li hanno portati al pronto soccorso per staccarli: di fatti ho pensato a come avranno fatto a svitarli.

Poi aieri ho sentito questo fatto ca u Cavalieri giustamente deve riferire al Parlamento ca viene perseguitato dai giudici, e quindi ho deciso che le analisi del sangue me le faccio nello studio del geometra Abate Filippo a pian terreno.

Ma ora Diritturi, parliamo di cose serie. Onofriu bummarduni è ancora latitante a Bello Lampo e con il padre gli portiamo da mangiare ogni tre giorni, perché Dionisio, il padre della vergine Giusy, non lo vuole perdonare, anche perché lo ritiene responsabile di avere corrotto moralmente la povera figlia.

La situazione si è aggravata aieri notte perché Dionisio è tornato a casa dal lavoro verso mezzanotte, ca lui fa il cameriere in una trattoria, e ha visto che dentro ad una macchina parcheggiata c’erano persone. Guardando meglio si è accorto ca si trattava propio di sua figlia Giusy che aveva la testa in mezzo alle gambe di un picciotto seduto a lato guida.

Come vitte la cosa, Dionisio accuminciò a dare pugni nei vetri e allora Giusy sollevò la testa ed è uscita di corsa dalla macchina; intanto Dionisio cercava di acchiappare il picciotto ca era rimasto con le brache a mezz’asta, e la situazione di fuori: ma questo riuscì a mettere in moto, indovinare tra le due quale era la leva del cambio, trasì la prima e si dileguò di gran primura nella notte.

Dionisio allura tornò a casa e qui trovò la vergine Giusy in lacrime.

“Svergognata, che cosa stavi facendo?”

- Niente stavo facendo!

“ Ma comu niente, misa ca testa a puzzoni in mezzo alle gambe di quel vastaso!”

- Non facevo niente di male: aveva perso una lente a contatto che gli era finita nei pantaloni e lo stavo aiutando a cercarla. La tua sfiducia mi offende!

“Certu devi ammettere ca una lente a contatto ca si va a mpiccicari nta na testa di m … è un fatto strano figghia mia: si è inteso dire non si vede un c…., ma mai si sentì parlare di un c…. ca non ci vede!”

- mi devi credere è la verità, sono illibata.

“Va bene figghia mia, ti credo, ma a prossima vota ci dici a questo ragazzo ca a lente a contatto sa cerca iddu a mano, macari parpiannu (a tentoni).

Insomma la situazione è gravissima perché la povera Giusy con la primavera è entrata in ebollizione come una pignata pronta pi calaricci la pasta e purtroppo Dionisio è uno ca la pensa all’antica.

Ci manda tanti saluti u ragiuneri La Fata che è un po’ giù di morale: il fatto fu che dietro insistenza da signora Ninfa, fece un altro tentativo di congiunzione carnale e quando si apprisintò con la situazione spampinata so mugghieri lo guardò e ci disse “ma cu ta muzzicò u punteruolo rosso?” Ci ha rimasto troppo male poveretto.

 

Infine Egregiu Diritturi, la salutu come al solito con tanti scappellamenti

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 11 maggio 2009   13:24

Diritturi!! Prima d’ogni cosa hava scusari se non mi ho fatto sentire prima, ma abbiamo avuto grossi poblemi per far uscire o ragiuneri La Fata dallo Ciardone.

 

Vossia resterà meravigliato, ma a seguito dell’episodio dei filippi, il povero infermiere ha peggiorato e u ragiuneri ha stato incriminato per tentato omicidio e lesioni gravissime.

Infatti è stato poi accertato che all’infermiere oltre a diventare muto, e ca ci sono caduti i pinnulara degli occhi e i capelli, non ci ricresce più la barba ed ha perso la peluria su tutto il corpo, anche nelle parti intime.

Ha denunziato il ragioniere che è passato dallo spedale al carcere, poi il tribunale della libertà lo ha rimesso a piede libero per mancanza di indizi di dolosità, e ci ha derubricato il reato in lesioni colpose.

Ora è finalmente a casa; ma abbiamo grossi poblemi nel condominio. La cosa è presto detta: noi ci abbiamo un locale caldaia condominiale nel seminterrato. Comu fu e comu non fu Onofriu bummarduni, u figghiu di Molinella u carruzzeri, si ha fatto di nascosto la copia delle chiavi di suo padre.

Ora siccome si fici zitu cu na picciotta ca abita nto stissu palazzu, questo sdisonorato, se ne andava a schiniare nel locale caldaia.

La cosa si è risaputa picchì la ragazza di Onofriu, Giusy (conosciuta in tutto il quartiere col soprannome di bocca dolce) si è confidata con un’amica molto riservata, una certa Rita detta “Gazzettino”, ca quello che non sa, non lo dice.

Comu si vinni a sapiri, la cosa giunse anche all’orecchio di Dionisio ca è il padre di Giusy.

Dionisio s’incazzò malamenti per la brutta figura ca stava facendo, ma soprattutto per il fatto che Onofrio attentava alle virtù virginali della figlia, è decise di tendere una trappola al lussurioso diavolo tentatore, che voleva sedurre l’illibata  fanciulla.

Si appostò nascosto nel seminterrato, aspettò che i due ragazzi s’infrattassero nel locale caldaia e doppo una decina di minuti si mise a sbirciare da un pertuso della porta.

La scena ca si trovò davanti fu un trauma: la vergine Giusy indossava una guepiere viola scuro, calze auto reggenti nere a rete grossa, e stava a cavallo, montando selvaggiamente a pelle il povero Onofrio disteso a terra facci all’aria, al quale ogni tanto dava un colpo col frustino che teneva in mano, mentre ittava schigghi (urli) di incitamento e lui schigghi di dolore.

Alla vista della situazione, Dionisio rimase paralizzato e i due ebbero il tempo di fuggire. Ma nella fretta non si hanno potuto rivestire e picciò scappavano alla nuda assicutati da Dionisio che brandiva il nerbo.

Abbiamo penato una settimana per riportare la pace nel palazzo, perché Dionisio si è calmato solo dopo che Giusy gli ha spiegato che stavano scherzando e gli assicurato che lei è ancora illibata.

Onofriu è latitante a Bello lampo e non può rientrare perché Dionisio lo aspetta la varco. Poi ci cuntu comu finisci.

Intanto Egregiu Diritturi,

la Saluto con tanto di scappellamento

Tanu u pazzu.

Anonimo 04 maggio 2009   13:17

Diritturi!! Ora ca ci siamo tranquillizzati perché la premiazione è fatta, mi sento più meglio assai, ma ancora ci sono le conseguenze del rinfresco. Comu ci dissi, u ragiuneri dopo ca si manciò 93 cannoli lasciati l’anno prima da un certo Totò, si ha sentito malissimo: ci ha gonfiato la panza come un dirigibile ed è cascato a terra come un piro cotto.

L’abbiamo portato al pronto soccorso ca era comatoso e gli hanno fatto l’analisi del sangue: ha risultato che aveva il diabete a 6300 e il colesterolo fuori scala. In sostanza nelle vene aveva crema di ricotta con gocce di cioccolata e ci hanno trovato pure buccia di arancia candita.

Fu ricoverato subito e ci hanno fatto una lavanda gastrica, ma ormai la digestione era troppo avanzata e non ci sono stati effetti.

Intanto però la natura faceva il suo corso e u ragiuneri è stato preda di una flatulenza senza precedenti, dovuta anche alla mescolanza dei cannoli con i tre chili di sfincione che si era mangiato prima di entrare a palazzo Dorleà.

A prima, siccome u ragiuneri è persona di squisita educazione, cercava di eliminare l’aria sotto forma di “FILIPPI”.

I FILIPPI come è noto, sono le scorregge silenziose, prodotte allor quando il soggetto interessato dal meteorismo, cerca appunto di non fare rumore e con dosate e ardimentose manovre intestinal-anali, riesce a convogliare ed espellere l’aria, senza che si produca rumore o al massimo un sibilo che con termine onomatopeico, viene indicato appunto come “FFFFFFFIIIIIILIIIPPO”, nel dotto lessico palermitano.

La situazione era drammatica perchè si trattava di espellere circa 40 litri di aria non profumata, dovuta alla esplosiva miscela di cipolla, acciuga, pomodoro, ogghiu fitusu, ricotta scarfituta, cioccolata avariata e tutto il resto.

A un certu puntu arrivò un infermiere che in modo improvvido, mise la testa sotto il lenzuolo per controllare il catetere del ragioniere. Nel frattempo u ragiuneri aveva rifilato a pressione, un enorme filippo proditorio da sei litri, che privo di rumore, non diede il tempo all’infermiere di allontanarsi da sotto il lenzuolo. Risultato fu che l’infermiere fu ricoverato in stato di “semi asfissia da gas velenosi”, ci cascaru i capiddi e i pinnulara degli occhi (ciglia) e sembra che abbia perso l’uso della parola.

Ma i filippi non sempre sono onesti e anzi sono tradimentosi assai. Infatti all’ennesimo sfogo, invece di uscire “lui” è uscita “lei”. Insomma u ragiuneri, scusannu la frase, si cacò clamorosamente.

Non saprei dirci Egregiu Diritturi, se era più grosso il problema dell’aria irrespirabile e grassa o invero quello della quantità smisurata di feci prodotte dal povero ragiuneri che per lo sforzo e l’insalubre aria ebbe uno svenimento.

Alla fine con l’aiuto di sei infermieri dotati di maschera anti gas, siamo riusciti a salvarlo da una specie di eruzione lavica che lo aveva sommerso.

Ora ca si è liberato sta molto meglio e ci manda tanti saluti. Domani forse lo dimettono.

La saluto come al solito con tanto di scappellamento

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 26 aprile 2009   12:45

Diritturi!! E’ stato bellissimo, una incoronazione ca non se ne vedevano dai tempi di Ruggero II.

 

Io u ragiuneri e Molinella u carruzzeri, per essere tra i primi, ci eravamo accampati giovedì pomeriggio davanti a Palazzo Dorleà con la tenda canadese, tanto ci sono abituati e uno ca passava ci ha anche chiesto “contro cosa protestate?”.

 

Abbiamo dormito poco e niente perché eravamo già vestiti al gran completo: Molinella come ci dicevo aveva il vestitino della prima Comunione che ha fatto nel 1962, che ci veniva a bermuda e si è messo i calzettoni scozzesi. La giacca praticamente lo immobilizzava e per girarsi doveva fare come il coccodrillo. U ragiuneri col gessato marrò e la coppola in tinta, faceva un figurone e io con il frack ed il cappello0 a cilindro sembravo un signorone.

 

Ci siamo presentati alle 8 in punto all’ingresso di Palazzo Dorleà e un commesso giovane ci ha fermati subito e ci ha detto

“Fermi voi, qui i buffoni non possono entrare!”

Siamo rimasti pietrificati.

Meno male che c’era un commesso anziano, ca è intervenuto e ci ha detto a quello giovane “falli passare che questi non sono neanche i peggiori”.

 

 

La cerimonia caru Diritturi è stata indimenticabile!

Il discorso del Presidente profondo e per niente banale, pareva Aristotele nell’aeropago. Cose veramente mai sentite: un creativo “l’arte, la bellezza, la sicilianità”, cose originali e di grande spessore culturale, ca io e Molinella avevamo le lacrime agli occhi.

 

Quando poi è intervenuto Vossia abbiamo cominciato a piangere a dirotto: u ragiuneri ha avuto anche una lissa (svenimento) con perdita di controllo degli sfinteri, ma lo abbiamo rianimato subito.

 

Era una cosa meravigliosa vedere a Vossia che si alzava sulla punte dei piedi per cercare di guardare negli occhi alla signorina Abbagnato. E poi il suo intervento, quando ha detto ca il Padreterno aveva unito tutti i doni in una sola persona … troppo commovente: Vossia è un filosofo. Che oratoria, che sofismi … impareggiabile.

 

Ma la parte più bella è stata il rinfresco: Molinella si è imboscato 22 chili di noccioline nei pantaloni e pareva ca nascondeva un pitone al posto del pisello. A un certu puntu la cerniera ha ceduto e si è messo a perdere noccioline ca pareva un distributore incantato.

 

Io mi ho imboscato 68 bitter analcolici e una bottiglia di Martini bianco ca come camminavo sembravo un camio di gazzose. Ma a tragedia fu ca u ragiuneri si è mangiato 93 cannoli, puttroppo i cannoli li aveva lasciati l’anno scorso un certo Totò, ed erano stantii, si è sentito subito male e lo abbiamo portato al pronto soccorso … ma chistu ci lu cunto appressu.

 

Ancora comprimenti e grazie per averci liberato da questo incubo.

La salutiamo tutti e tre con doppio scappellamento sincronizzato.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 23 aprile 2009   09:30

Diritturi!! Sono felice. Per noi è la fine di un incubo. Appena appresa la notizia della premiazione u ragiuneri è entrato in trance subito ed ha gli occhi sbarrati. E non parla più.

 

Siamo già vestiti e pronti: il frack è stirato di tutto punto e sono corso ad affittarmi anche un cappello a cilindro e mi sono già fatto un bidet straordinario fuori ordinanza.

 

U ragiuneri già stanotte ha dormito con il gessato marrone e la coppola: era immobile e a un certu puntu i familiari volevano chiamare la premiata ditta Alfano per le onoranze funebri, poi ha mosso un dito e si sono tranquillizzati.

 

Ma Diritturi, una domanda si è lecitu: ma la più votata non era la signorina Leone ovvero miss Italia?

 

Comunque siccome Vossia è uomo mondano esperto di queste situazioni di fi … ssazione di vincitori, vole dire che ci fidiamo delle sue scelte in materia femminina.

Pi nuavutri l’importante è ca vossia fa sta premiazioni, a cu pigghia pigghia!

 

Ma chistu è sulu l’inizio. Ora ca Vossia pigghiò a calata, semu sicuri ca spunta u sicilianu masculu dell’anno (2008). Un siciliano millesimato ca non si era mai visto.

Vossia si po specializzari in siciliani d’annata, visto ca quannu fa i premiazioni, i vincitori sono già invecchiati!

 

Diritturi … io babbiu: in realtà Vossia è un giornalista spietato e implacabile.

Ora ci aspettiamo anche le altre premiazioni come per esempio “Siamo tutti scrittori”.

 

Viene anche Molinella col vestitino della prima Comunione del 1962: i pantaloni gli vengono alla zuava, però dice ca si mette i calzettoni scozzesi: l’unico fastidio è ca gli stringono di cavallo, e dunque deve posizionare i cabbasisi in alto, ma è un poblema superabile, perché li ha legati con un laccio e fissati alla cinta.

 

Allura Diritturi, ancora complimenti. Non mi dilungo perché è scoppiata una sciarra nel condominio che hanno trovato a due ragazzi del palazzo che schiniavano alla nuda nel locale caldaia e devo andare a spartire i contendenti. Poi ci lu cuntu.

 

La saluto come Vossia ora merita con triplo scappellamento (non posso fare niente per il ragioniere, perché se mi avvicino e gli tocco la coppola capace ca mi muzzica) si accontenti del mio, ma fatto cu rispettu.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 21 aprile 2009   13:23

Diritturi!! Abbiamo un poblema grosso, anzi due: o ragiuneri da qualche giorno, dopo la disavventura di quando ci siamo travestiti, ci tremano le mani continuamente e si è fissato ca Vossia non voli fari a premiazioni e la invoca continuamente “Diritturi…Diritturi…” . Trema e ripete sempre sta tiritera.

 

Ora sembra una cosa da niente, ma Vossia deve considerare ca questo biniritto uomo, come tutti, deve fare quattro o cinque volte al giorno, la pipì.

 

Ed il dramma è propio questo perché ogni volta ca va in gabinetto e prende la situazione in mano, va per fare la pipì ma finisce sempre che con il tremolizio della mano si fa una … manovella.

 

La cosa è seria perché succede cinque volte al giorno e u ragiuneri ha una dibolizza ca non si regge più in piedi.

 

Naturalmente lo abbiamo portato allo spedale e qui, per fortuna, c’era di turno uno scienziato senza paragoni, certo dottor Ampurio Cuticchia, detto Yaris (il piccolo genio) che dopo averlo osservato e sentito ca ripitia sempre “Diritturi”, ha fatto una diagnosi troppo bella: “Deperimento organico causato da onanismo compulsivo in soggetto paranoico, attratto sessualmente in modo irresistibile da un fantomatico soggetto, che invoca continuamente specialmente durante l’atto pseudo sessuale”.

 

Allora ci abbiamo chiesto: “Dottore Lei che cosa ci consiglia?”

 

- Il caso è gravissimo: per salvaguardare le vita stessa del paziente, ritengo necessario che al soggetto vengano legate le mani dietro la schiena.

 

“Ma dutturi e quando deve fare la pipì?”

 

- All’occorrenza sarà necessario un volontario che aiuti il paziente a sfoderare il membro (si fa per dire) e che lo sostenga durante la minzione.

 

E così caru Diritturi siamo combinati ca siccome a signora Ninfa non è sempre disponibile, io e Molinella stiamo facendo i turni per accudire a questa situazione e gira firria e vota, siamo sempre cu sta situazione in mano e cu stu ritornello ‘nt’aricchi “Diritturi… Diritturi”.

 

Diritturi!! Stiamo passando le pene (è il caso di dire) di Giobbe: per carità facissi sta premiazione, così torniamo alla normale vita di tutti i giorni. La prego ci restituisca alle nostre famiglie.

 

Non sappiamo più cosa fare per raccoglier i soldi dell’affitto dei vestiti!

 

Ci siamo travestiti ma è finita a tragedia: siamo disperati ora alla premiazione vuole venire anche Molinella, ma lui è a posto perché ha conservato il vestitino della prima Comunione che si è fatto nel 1962.

 

Come ultima spiaggia, stiamo pensando di raccogliere merda di cavallo e venderla come concime, ma ormai carrozzelle ce ne sono poche.

 

Infine la salutiamo con tanto di scappellamento (per il ragionier lo devo fare io perché ha le mani legate).

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 15 aprile 2009   12:55

Diritturi!! Siamo di ritorno dalla Favorita dove col ragioniere stiamo cercando di fare qualche Euro per pagare l’affitto del frack e del gessato marrone.

 

Ci siamo travestiti e truccati e ci abbiamo messe le minigonne. Quella del ragioniere l’abbiamo dovuta allungare un poco perché ci pendevano i cabbasisi di fuori, a causa che lui usa ancora le mutanne all’antica che non contengono.

 

Ma l’esperienza caru Diritturi è stata negativa assai: intanto passano i ragazzacci e ci dicono palore irripetibili e ci prendono a frischi e pirita. L’altro giorno da una macchina ci hanno tirato al volo anche una merda di cavallo che ha preso il ragioniere in faccia: la clientela non è per niente selezionata.

 

Ma noi Diritturi, pur di avere i vestiti per partecipare alla premiazione, siamo disposti a tutto.

 

Stiamo dando tutto noi stessi per questa nobile causa: si deve immaginare ca u ragiuneri l’altro giorno siccome si è fermata una macchina di un cliente, si è avvicinato e questo ha aperto lo sportello e lo ha palpeggiato, poi siccome ha visto ca era cadente, ha chiuso lo sportello senza accorgersi che era rimasta la minigonna del ragioniere impigliata. E’ ripartito e ha trascinato il povero mischino fino a Mondello: a prima andava piano e u ragiuneri teneva il passo, ma al cliente ci paria che lo inseguiva ed ha accelerato fino che a Mondello la minigonna ha ceduto e pure le mutanne e fu così ca u ragiuneri si trovò in piazza col solo reggiseno con l’imbottitura che simulava le minne.

 

Era pieno di escoriazioni e tumefatto soprattutto nel sedere e nei cabbasisi che aveva strisciato a lungo sull’asfalto: dei pietosi passanti lo hanno portato al pronto soccorso ca delirava e diceva continuamente “Poviru culu … Diritturi … premiazione … cabbasisi … a facissi subitu… pietà!”.

 

Qui, per fortuna, era di turno un luminare della medicina dott. Onorio Tregambe, detto Nostradamus, il quale ha formulato una diagnosi che resterà incisa a lettere d’oro negli annali della medicina: “ferite lacero contuse auto inferte alle gonadi, in soggetto con disturbo paranoico ed allucinazioni riferite ad una inesistente premiazione e ad una fantomatica entità malvagia chiamata “Direttore” che lo costringerebbe ad atti di auto lesionismo per imprecisati motivi”.

 

Ora Diritturi Vossia è uomo mondano e ci parlo seriamente: noi siamo al dunque, questa vita non la possiamo fare. Vossia a questo punto ci deve avere pietà di noi.

 

Deve prendere una decisione definitiva: questa premiazione o la fissa veramente oppure ci dice ca non si fa più e noi restituiamo i vestiti e torniamo a stare tranquilli.

 

Fiduciosi nella sua sensibilità, la salutiamo senza scappellamento, perché u ragiuneri dopo la disavventura è impossibilitato e per solidarietà non mi posso scappellare neanche io

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 10 aprile 2009   19:39

Comu?

 

Vicinu a Milanu!   

Anonimo 10 aprile 2009   19:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 10 aprile 2009. Visualizza »

Direttore!!   (Non sono Tanu) Ho il sospetto che Lei non fa la premiazione per godersi le fantasiose peripezie del povero Tanu e sopratutto di quel mischino del ragionier La Fata.

 

Cordiali saluti (normali ... senza scappellamento)

Comu?

Anonimo 10 aprile 2009   17:00

Direttore!!   (Non sono Tanu) Ho il sospetto che Lei non fa la premiazione per godersi le fantasiose peripezie del povero Tanu e sopratutto di quel mischino del ragionier La Fata.

 

Cordiali saluti (normali ... senza scappellamento)

Anonimo 10 aprile 2009   12:23

Diritturi!! Vossia è un irresponsabile e pericoloso avventuriero e si deve levare questo vizio: certe notizie non vanno date. Mi voglio riferire alla questione della spray miracoloso che fa “durare” la situazione sei volte di più. Io già celo dissi a Vossia: le persone leggono e non si sape mai quello che capiscono e quello che può succedere.

 

E di fatti u ragiuneri La fata in qualche modo, specialmente dopo la disavventura del rimedio blu aveva raggiunto la pace dei sensi, si era arrizzittato, visto che fra l’altro soffre di coitus precocissimus ante defloratio, ca in parole povere significa ca lui ha già finito prima di cominciare.

 

Appena liggiu questo articolo incautamente pubblicato sul suo stimabile giornalo quotidiano, scappò o supermercatu e acchiappò il primo spray ca ci capitò. Puttroppo ha preso uno spray ca si chiama “cemento rapido liquido” ca serve per attuppare pertusi nelle mura.

 

Comu arrivò a casa ha tirato fuori dai pantaloni “il morto” (perché tale è, al punto ca una vota lo hanno addenunziato per occultamento di cadavere) e cominciò a spruzzare il prodotto senza risparmio.

Ci arruzzulò tutta la bomboletta e in un lampo questo materiale si solidificò creando una massa di 7 chila a forma di pietra miliare.

 

A signora Ninfa richiamata dalla urla disumane du ragiuneri, accorse e con l’aiuto di Molinella u purtaru o pronto soccorso.

Qui per fortuna era di turno uno scienziato mai visto prima, certo dott. Cesario Porticelli dittu Cagliostro, ca formulò la impossibile diagnosi di “Priapismo senile con sospetta pietrificazione del membro virile per eccesso di testosterone”.

U dutturi non lo voleva rilasciare perché aspettava che la situazione tornasse diciamo morbida. Ma alla fine a signora Ninfa ha firmato e se lo ha uscito dallo spedale e lo ha portato da un marmista che fa lapidi ai Rotoli e chistu a colpi di scalpello riuscì a liberare il povero attrezzo del ragioniere, il quale dopo la disavventura ha dichiarato solennemente: “Basta esperimenti: ma appena incontro a una che ci piace moscio … la faccio impazzire!”.

 

 

Ora Egregiu Diritturi non posso fare a meno di dirle che abbiamo venduto i peli come imbottitura di cuscini, ma abbiamo ricavato una miseria, perché in verità di pilo ne avevamo poco in partenza. Non sappiamo più come fare per pagare l’affitto del frack e del gessato marrone: le stiamo tentando tutte e infine abbiamo pensato di travestirci e andare alla Favorita. Poi ci cuntu comu finisci.

 

La prego: facissi sta biniritta premiazioni perché noi abbiamo un’età e questi strapazzi non li possiamo fare.

 

Ora la salutiamo con uno scappellamento fatto con cautela, visto quello che è successo al ragioniere.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 06 aprile 2009   18:31

Direttore: ci dica chi è! Lei lo sa.

Anonimo 06 aprile 2009   14:54

Diritturi!! Siamo rientrati oggi da Verona io e il ragiuniere La Fata, dove siamo stati al Vinitaly. Abbiamo visitato 1850 stand e abbiamo assaggiato la qualsiasi di tutti i vini, specialmente siciliani.

 

Si deve immaginare che il sabato sera o ragiuneri ci ha preso come un mancamento e mentre assaggiava il 930esimo bicchiere, inspiegabilmente si è accasciato al suolo gettandosi il vino sulla cammisa.

 

Di cursa lo abbiamo portato al pronto soccorso ca si vedeva ca era in coma etilico gravissimo.

Allo spitale per fortuna abbiamo trovato un luminare della medicia nordistica (ca è diversa da quella meridionale), il quale subitaneamente ha formulato la seguente difficile diagnosi: “Stato di semi annegamento in soggetto con trauma cranico da caduta in silos pieno di vino”. Poi ci ficiru l’analisi du sanghu e ci arrisultò che aveva nelle vene Cabernet Sauvignon con rare tracce di sangue e u dutturi allura si allarmò e dissi: “queste tracce di sangue non dovrebbero esserci, mi preoccupano molto”. Uno scienziato.

 

Però Diritturi a parte questo piccolo incidente, è stato bellissimo: era chino chino di persone ca lo tastavano continuamente con piacere: cu tastava a destra e cu a sinistra, cu sutta e cu supra. A fudda dei cristiani era incredibile una calca di gente di tuttu u munnu, ca però avevano in comune due cose: l’amore per il succo d’uva e il problema di non fare capire agli altri di essere menzi brilli dalla mattina alle nove.

 

Ogni tanto s’incontrava qualche sconvolto: c’era un russo ex sovietico ca avia l’occchi spirdati e rideva senza firmarisi e per qualsiasi motivo. Ci è piaciuto il vino nostro di sicilia e l’hanno uscito a braccio dopo 4 giorni di allitrata ininterrotta ca parlava in siciliano, e ripitia  “minchia che buché”!

 

Fu troppu bellu: l’anno prossimu ci torno e mi porto i bidoni da venti litri picchì si beve a volontà ed ho pensato ca di stand in stand, io ce lo butto nel bidone e mi faccio la scorta annuale.

 

Ah Diritturi, u sapi ca ho incontrato o Signò Giovanni Villino? Era l’unico sobrio in tutta la Fiera e faceva interviste a cu è gghi è. Era Implacabile: ha intervistato anche un sordomuto e quando ha visto ca non rispondeva ci carcò un colpo di microfono in testa e ci disse “Perché non parli?”; e poi ha intervistato un cinisi, un turco e un telefono pubblico!!

A un certu puntu un c’era chiù a cu intervistare e per la disperazione … s’intervistò iddu stissu!!

 

Ora però, purtroppo siamo di nuovo a Palermo con i vecchi problemi.

Diritturi!! Ma sta premiazioni a fa o no?? Senza babbio!

 

Abbiamo ormai tutto il condominio con lo scisone fisso e siccome non possono andare a fare la spesa, non hanno più niente da dare alla causa comune.

 

U ragiuneri si è perfino venduta ai materassai la lanugine che produce nell’ombelico: Diritturi pietà!! Non abbiamo più lacrime, siamo alla disperazione! L’affitto del frack e del gessato ci sta uccidendo.

 

Diritturi! Se non si fa più la premiazione ce lo dica: abbia pietà di noi.

 

Ora la saluto perché ci siamo depilati completamente e stiamo andando a vendere tutti i peli come imbottitura per cuscini.

Con le forze residue a Vossia ci facciamo ancora uno scappellamento di speranza.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 02 aprile 2009   09:10

Diritturi!! Ho assistito a una scena veramente mai vista ca ci conferma che Palermo è la capitale mondiale della cultura e della civiltà. Ieri al semaforo del Politeama, ci fu un Signore con la 600 ca passò col rosso. E fino a qui tutto normale; un altro cristiano con la motoretta, che aveva il verde per poco non venne travolto e ci iccò una vuci “sei un prepuzio!”. L’automobilista rimase interdetto perché non sapeva il significato di questa palora. Allora lo ha guardato e ci ha risposto “Cornuto perché dice parolazze di mio zio?”.

Che cultura millenaria! Che educazione civica! Siamo un faro di civiltà per il mondo.

 

In quale Paese si può trovare gente più precisa? Per esempio, se il palermitano deve comprare il pane cosa fa? Si ferma in tripla fila esattamente in corrispondenza dell’ingresso del panificio al millimetro, anche se tre metri più avanti c’è un posto libero!

 

Ma quale precisione svizzera e tedesca?! Questi vastasi del Nord dovrebbero pagare per venire da noi ad imparare la ducazione!

 

Diritturi!! Che ci dice della premiazione? La prego faccia qualche cosa perché siamo allo stremo: abbiamo racimolato qualche cosa con la vendita delle feci condominiali, ma non possiamo andare avanti così. Si deve immaginare che per raccogliere più prodotto, insieme al ragioniere abbiamo messo di nascosto venti chili di lassativo nel serbatoio dell’acqua del condominio. Infatti Molinella per tre giorni non è andato a lavorare, perché era inchiodato fisso sopra al cesso e per fargli passare l’infiammazione anale ci sono voluti sei chili di pomatina lenitiva. Di come pavintiava dal bruciore, ittava voci ca pareva ca ragliava come uno scecco nel mese di Maggio!

 

Ora la saluto perché stiamo andando a rimettere il lassativo nel serbatoio e speriamo che i condomini abbiano ancora qualche contributo consistente da darci.

 

A Vossia ci facciamo ancora uno scappellamento veloce ma intenso, perché ancora abbiamo un’irragionevole fiducia.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 29 marzo 2009   19:05

Diritturi!! A Palermo sono arrivati i Marziani! Sintissi chi ci capitò aieri o ragiuneri La Fata in persona.

 

Erano circa le 22 e u ragiuneri stava tornando in macchina da Monreale dove aveva fatto visita ad un cugino malato e si stava ascutannu a radiu . Ad un certo punto alla radio hanno interrotto le trasmissioni e hanno dato l’annuncio che hanno sbarcato i marziani a Palermo.

 

Allura hanno spiegato che l’astronavi si posano in terra con luci colorate e intermittenti, ca gli extraterrestri sono piccoli e vestiti di bianco e stanno immobili; ca sono pericolosi se uno parla veloce o scappa e infatti se si incontrano bisogna fermarsi e parlare lentamente altrimenti s’incazzanu malamenti.

 

U ragiuneri a un certu puntu vitti a fianco della strada, una luce intermittente e si fermò di colpo e allatò.

 

Scinniu con circospezione e fatto qualche passo si trovò di fronte ad un individuo vestito di bianco, piccolo all’apparenza e immobile. Ci trimavano le gambe, ma ricordandosi quello che aveva detto la radio ci disse piano:

“So-no il ra-gio- ni-ere La Fa-ta ven-go in pa-ce e son-no a-mi-co dei mar-zi-a-ni.

 

U marzianu ci arriospunniu:

“So-no A-ba-te Sa-ve-rio fac-cio l’a-u-ti-sta di que-sta au-to-am-bu-lan-za e sto ca-can-do si tol-ga dai co-gli-oni.

 

Però poi i marziani li hanno trovati veramente a Palermo, infatti hanno scoperto sei soggetti di un’altra razza sconosciuta che non hanno mai parcheggiato in terza fila e passano al semaforo solo col verde. il Sindaco disgustato da questi comportamenti estremi e di pessimo esempio per la cittadinanza, giustamente li ha rimandati subito sul loro lontano Pianeta d’origine a cauci ‘nto culu.

 

Ma u ragiuneri ci arrestò troppu male e ora è depresso: già era angosciato per la premiazione e per l’affitto del gessato marrone. E si perché oramai ci siamo impegnati tutto. Si deve immaginare che dalla disperazione stiamo facendo la raccolta delle feci condominiali dalla fossa settica per venderle come concime.

 

Diritturi!! Siamo alla disperazione e desolazione più totale: facissi sta premiazioni la supplichiamo!

La salutiamo con le ultime forze residue e ci scappelliamo con difficoltà, mi creda.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 25 marzo 2009   21:54

Diritturi!! E’ successa una cosa terribile, un fattu tragico, per fortuna che alla fine tutto si è risolto bene! Ma non ci cuntu il paté d’animo che abbiamo avuto e le preoccupazioni e abbili che abbiamo fatto per due giorni.

 

U fattu fu chistu. Come già le ho detto u ragiuneri La Fata havi una certa età, quasi ottant’anni anche se voli fari cosi di picciutteddu.

Avant’ieri siamo andati in campagna per fare una bella gita al vosco della Ficuzza. Subito dopo pranzo u ragiuneri scumpariu e doppo un’ora ci abbiamo cominciato a preoccupare seriamente e abbiamo cominciato a chiamarlo vosco vosco. Insomma du ragiuneri non c’era alcuna traccia e abbiamo avvisato le forze dell’ordine.

 

Sono state organizzate le squadre di ricerca e per due giorni lo abbiamo cercato senza risultato. Finalmente io e Molinella u lattunieri che facevamo squadra insieme, abbiamo sentito un lontano lamento comu di ‘na atta ca miagolava.

 

Di cursa siamo andati verso questo lamento e finalmente abbiamo attrovato il ragioniere. Appena ci ha visti subito ci ha detto “aiutu, aiutu … ma fate attenzione per carità, stati attenti!!”.

 

Allora ci siamo avvicinati e lo abbiamo trovato accovacciato con i causi calati che continuava a dire tra un lamento disumano e l’altro:

“attenzione pi carità … state attenti, ahi ahi matritta bedda!!”

E ghittava vuci e grida di dolore comu ‘n pazzu, ca facevano arrizzare le carni. Allora ci abbiamo detto:

“Ma ragiuneri attenzione a che cosa, chi successi, chi fu?”

E lui ci rispose tra gli spasmi del dolore:

“Non mi posso muovere e anche voi dovete stare attenti per carità ahiai”

- Ma ragiuneri attenti a che cosa?

“Sono due giorni che sono broccato in questa posizione e non mi posso muovere”

- E picchì non si po muovere?

“ Perché dovendo fare atto grande mi sono calato i pantaloni e le mutanne e mentre mi abbassavo mi sono rimasti i cabbasisi (testicoli) sotto il tacco della scarpa e così sono rimasto immobilizzato, non posso muovermi e il dolore è atroce”.

 

Allura con Molinella lo abbiamo preso di peso e sollevato, ma è rimasto rannicchiato nella posizione che aveva assunto da due giorni.

I nfermieri lo hanno messo su una barella di fianco e un’autoambulanza lo ha portato al pronto soccorso così piegato e bloccato per come era rimasto.

 

Qui, per fortuna, c’era di guardia un luminare della scienza medica, dr. Bartolotta Eupremio, dittu Giucas Casella, che dopo averlo a lungo esaminato ha fatto una diagnosi che resterà negli annali della medicina: “Soggetto affetto da gravissimo nanismo con tumefazione e ferita lacero contusa ai genitali dovuta a sfregamento a terra, verosimilmente da attribuire ad insufficiente altezza dei coglioni causa gambe troppo corte e da contemporaneo eccesso di rilassamento scrotale”. Un genio.

 

Ora u ragiuneri è ancora ricoverato e ogni giorno si allunga un poco, perché torna verso la normalità sua, e u dutturi Eupremio ci disse che sta crescendo finalmente e che era ora.

 

Infine ci devo dire caru Diritturi ca u ragineri non vede l’ora di uscire dall’ospedale perché mi disse “sento ca la premiazione del siciliano dell’anno è vicina!” e ci manda tanti saluti a Vossia, scusandosi che in questo momento non si può scappellare adeguatamente visto quello che ha patito.

 

Al monte di Pietà ci hanno dato quattro soldi per le lenzuola, non sappiamo più che cosa impegnarci per pagare l’affitto del frack e del gessato marrone: Diritturi, abbia pietà, a facissi sta premiazioni!!

 

Intanto, fiducioso contro ogni ragionevolezza, la saluto con tanto di scappellamento

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 23 marzo 2009   16:34

Diritturi!! E’ successa una cosa troppo vastasissima ca cila vogghiu cantari sulu a Vossia ca è uomo mondano.

 

Il fatto fu questo: Onofriu Molinella dittu bummarduni, u frati di Santina, ormai è diventato grande ha 19 anni e parranno cu rispettu non ne ha ancora “tastato”. Questo per il mischino è un poblema perché la natura è potente e vuole il suo sfogo.

 

Allora Onofriu ha alzato l’ingegno e invece di sprecare i soldi a comprare petardi, si ha raccolto i soldi della paghetta settimanale e dopo tre mesi con la motoretta, se ne è andato alla Favorita in cerca di allegrissime signorine.

 

Come ne ha vista una molto bella ca gli piaceva assai si è fermato e ci ha domandato:

“Scusi signorina, quanto viene il fatto?”

- 50 Euro – arrispose la signorina

“ Ma io non ci arrivo: haiu 22 Euro e 50

- E allora sgomma ragazzo.

“ Ma signorina con 22 e 50 non mi può fare proprio niente?”

- Ti posso prendere a calci in culo, ma non per molto, solo per qualche minuto!

Così ci disse, e u poviru onofriu vugghieva dal desiderio.

Allura pensò di provare più avanti ed effettivamente c’era una ca gli sorrideva e così gli venne un’idea.

“Quanto viene il fatto?” Domandò.

- 40 Euro. Rispose la signorina subito.

“ Ma io ho 22 Euro e 50, non mi potrebbe fare almeno … un Blà blà blà?

E va bene, però sei anche senza automobile, guarda che se passa la polizia io scappo.

 

Dittu fattu si appartarono un poco e la signorina inginocchiatasi, cominciò il sirbizzo.

Quannu u diavulu ci menti a cuda, arriva una volante e Onofriu arristau in piedi con le brache calate completamente alla nuda, mentre la signorina era scappata a lampu e di gran primura.

Un poliziotto scinniu dalla macchina e gli disse:

“Cosa sta facendo lei?”

Onofriu teneva ancora le braccia abbassate e un po in avanti e non sapeva cosa dire, e allura ci rispose

“sto facendo la pipì”

E u poliziottu “ah si, e mi dica una cosa, lei fa sempre la pipì con le orecchie in mano??

 

Ora Egregiu Diritturi la saluto di premura perché col ragioniere ci stiamo andando ad impegnare le lenzuola al Monte di Pietà, per pagare il debito del frack e di corsa ci facciamo tanto di scappellamento.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 21 marzo 2009   09:49

Diritturi!! Non sapendo più dove sbattere la testa, aieri ho consultato u prifissuri sulla questione che Vossia non fa ancora la premiazione del siciliano dell’anno, e u sapi cosa mi ha detto? Ca Vossia forse soffre di una malattia ca si chiama “Premiofilia”.

 

In parole povere il soggetto affetto da tale terribile morbo, tende ad organizzare continuamente gare e concorsi ed a promettere premi e premiazioni. Ma in realtà non vuole fare le premiazioni perché questo comporterebbe la fine delle competizioni e quindi della sua piacevole tensione emotiva.

 

U prifissuri mi ha spiegato puru ca l’individuo affetto da questa strana e bizzarra malatia, vive lacerato tra incubo e realtà e che se si aggrava può arrivare a premiarsi da solo. Anzi si conosce in letteratura medica un caso limite di premiofilia, in cui il paziente si auto premiava continuamente. Per esempio: si prendeva un caffè e si premiava come miglior bevitore di caffè d’Italia. Si prendeva un gelato, e si premiava come miglior leccatore di gelati. Si faceva il bidet e si premiava per il più bel bidet di Palermo.

 

Si figuri ca questo poviru mischinu, una vota ha finito per premiarsi per il “peto più sonoro mai realizzato” e si è consegnato una targa da solo.

 

Spero Egregiu Diritturi, ca Vossia non è affetto da tale morbo e ca si passa la manu in mezzo alla cuscenza e finalmente fa sta premiazioni.

 

Così non possiamo più andare avanti. Si stanno distruggendo intere famigghie: si deve immaginare ca u ragiuneri La Fata ormai non si alza più dal computer e sta cu l’occhi sgriddati di fuori a fissare lo schermo in attesa ca Vossia pubblica data e sede della premiazione: non muove più neanche la testa. Alla fine gli abbiamo fatto mettere il catetere e fa nella pala, pur di non allontanarsi dal video!

 

E’ vero che il frack non va mai fuori moda, ma u debitu aumenta ogni giorno, sto pensando di restituillo perchè non cila fazzo più.

 

Anche i Molinella sono ormai coinvolti e Santina è stata lasciata dal nuovo zito (quello della schiniata a Monte Pellegrino) perché non vuole più uscire per stare al computer aspettando il suo annuncio.

 

Restiamo in attesa di buone notizie e intanto con le forze residue la salutiamo come Vossia merita comunque, con tanto di scappellamento rallentato (per la dibulizza).

Devotissimo

Tanu u pazzu

parlagreco 19 marzo 2009   10:28
L'utente ha risposto al commento anonimo del 19 marzo 2009. Visualizza »

Diritturi!! Ci devo fare i comprimenti perché da quando Vossia ha levato il fatto della pubbricazione diretta dei commenti, su questo onorevole giornale sono addivenutati tutti più gentili e simpatici assai e i cristiani non si mandano affanculo uno con l’altro come prima succedeva.

 

Ora invece è tutta un’attra cosa non ci sono più tutti quegli inciuri fantasiosi e parulazzi brutti, perché tutti ora si sforzano di offendere gravemente gli altri, ma senza farsene accorgere, con grande cortesia e stile.

 

E infatti o spissu si leggi “Caro amico Lei forse non ha percepito bene quello che volevo dire … ” Ca in politica significa “lei non ha capito una solenne minchia di quello che io ho scritto”. Oppure “Gentile Anonimo verosimilmente non mi sono spiegato bene” ca in contanti significa “testa di sceccu che non sei altro, più chiaro di così come te lo devo dire? ”.

 

La sua come al solito, fu una trovata geniale: sgangatevi le corna … ma con stile. Io lu dissi ca Vossia ne sa una più del diavolo, ca è unu affidabilissimu … ma non in tema di premiazioni ca non ne dobbiamo parlare. A livello di premiazioni Vossia è un pericoloso latitante totale.

 

E si perché stiamo aspettando ormai da mesi. Si deve immaginare ca ora dormo direttamente vestito col frack e il cappello a cilindro e u ragiuneri La Fata col gessato marrone e la coppola in tinta ca la sera quando andiamo a letto, paremu due salme cunzate pronte per la saldatura del tabbuto. Infatti dormiamo, si fa per dire, con le scarpe calzate perché non si sa mai ca Vossia annuncia la premiazione all’improvviso e dobbiamo scappare allura allura come quando a uno ci viene lo scisone.

Non faccia scherzi brutti: un facemu ca sta premiazioni sa fa a sulu!

 

Ormai non parliamo d’altro è una fissazione, e cu ragiuneri facciamo le prove: u ragiuneri La Fata fa la parte di Vossia come su un palco col microfono in mano (ca in realtà è una banana) e presenta gli ospiti e la moglie Ninfuzza fa a miss Italia ca trasi in scena e poi ci facciamo anche gli applausi da soli (l’attro giorno per la fame mi ho manciato il microfono, vogghio dire la banana).

 

Sarà bellissimo. Però Diritturi questa vita non si può fare a lungo: u debitu dell’affitto è ormai arrivatu a 4180 Euri e cosa più grave, a forza di non mangiare, ora u frack mi viene largo perché ho sceso di una taglia.

 

E poi c’è puru a premiazioni che “siamo tutti scrittori”. Chi fini ficiru sti racconti e relativi narratori? I voli pubbricari o si voli leggiri sulu Vossia? E i foto e i filmati dei lettori? E i segnalazioni disservizi? E i maltrattamenti delle banche? Insomma Diritturi Vossia mi pari ca è chinu di debiti (editoriali) quasi comu a mia.

 

Ora la Salutiamo come Vossia ancora merita con tanto di scappellamento subitaneo finché ne abbiamo la forza (non so per quanto ancora).

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Le persone come Lei la forza non la perderanno mai.

Anonimo 19 marzo 2009   08:03

Diritturi!! Ci devo fare i comprimenti perché da quando Vossia ha levato il fatto della pubbricazione diretta dei commenti, su questo onorevole giornale sono addivenutati tutti più gentili e simpatici assai e i cristiani non si mandano affanculo uno con l’altro come prima succedeva.

 

Ora invece è tutta un’attra cosa non ci sono più tutti quegli inciuri fantasiosi e parulazzi brutti, perché tutti ora si sforzano di offendere gravemente gli altri, ma senza farsene accorgere, con grande cortesia e stile.

 

E infatti o spissu si leggi “Caro amico Lei forse non ha percepito bene quello che volevo dire … ” Ca in politica significa “lei non ha capito una solenne minchia di quello che io ho scritto”. Oppure “Gentile Anonimo verosimilmente non mi sono spiegato bene” ca in contanti significa “testa di sceccu che non sei altro, più chiaro di così come te lo devo dire? ”.

 

La sua come al solito, fu una trovata geniale: sgangatevi le corna … ma con stile. Io lu dissi ca Vossia ne sa una più del diavolo, ca è unu affidabilissimu … ma non in tema di premiazioni ca non ne dobbiamo parlare. A livello di premiazioni Vossia è un pericoloso latitante totale.

 

E si perché stiamo aspettando ormai da mesi. Si deve immaginare ca ora dormo direttamente vestito col frack e il cappello a cilindro e u ragiuneri La Fata col gessato marrone e la coppola in tinta ca la sera quando andiamo a letto, paremu due salme cunzate pronte per la saldatura del tabbuto. Infatti dormiamo, si fa per dire, con le scarpe calzate perché non si sa mai ca Vossia annuncia la premiazione all’improvviso e dobbiamo scappare allura allura come quando a uno ci viene lo scisone.

Non faccia scherzi brutti: un facemu ca sta premiazioni sa fa a sulu!

 

Ormai non parliamo d’altro è una fissazione, e cu ragiuneri facciamo le prove: u ragiuneri La Fata fa la parte di Vossia come su un palco col microfono in mano (ca in realtà è una banana) e presenta gli ospiti e la moglie Ninfuzza fa a miss Italia ca trasi in scena e poi ci facciamo anche gli applausi da soli (l’attro giorno per la fame mi ho manciato il microfono, vogghio dire la banana).

 

Sarà bellissimo. Però Diritturi questa vita non si può fare a lungo: u debitu dell’affitto è ormai arrivatu a 4180 Euri e cosa più grave, a forza di non mangiare, ora u frack mi viene largo perché ho sceso di una taglia.

 

E poi c’è puru a premiazioni che “siamo tutti scrittori”. Chi fini ficiru sti racconti e relativi narratori? I voli pubbricari o si voli leggiri sulu Vossia? E i foto e i filmati dei lettori? E i segnalazioni disservizi? E i maltrattamenti delle banche? Insomma Diritturi Vossia mi pari ca è chinu di debiti (editoriali) quasi comu a mia.

 

Ora la Salutiamo come Vossia ancora merita con tanto di scappellamento subitaneo finché ne abbiamo la forza (non so per quanto ancora).

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 17 marzo 2009   12:09

Diritturi!! A signora Ninfa, a mugghieri du ragiuneri La Fata, aveva un antico desiderio che non aveva mai potuto realizzare: accattarisi un pappagallo parlante di quelli grandi e di tutti i colori.

 

Doppo tanti anni, con enormi sacrifici, mise da parte nel caruseddu (salvadanaio) a forma di uomo politico maleducato, una piccola cifra. Ieri infinalmente rumpiu il caruseddo con un colpo di martello e cuntò 69 Euro e 23 centesimi.

 

Si recò subito al negozio degli animali e addumannò un pappagallo. Il proprietario ci disse che purtroppo pappagalli non ne aveva perché ci sono norme severe e non se ne ponno importare più.

 

Però Ninfa un pappagallo lo vedeva, proprio su un trespolo a vista.

Ci disse: “scusi ma quello non è in vendita?”

- No signora quello non lo possiamo vendere.

“E perché se è lecito?”

Mi dispiace signora ma non è possibile.

“Scusassi signò Lei, ma se non lo vendete perché è qui?

- E’ qui perché il posto in cui stava è stato chiuso.

“Insomma me lo vuole vendere o no?

- Signora io ce lo posso anche vendere, però per tutta onestà ci devo dire una cosa: questo pappagallo stava in un casino ed è un poco vastaso nel parlare, poi non venga a lamentarisi da me.

“ma si mancu dice una parola!”

- Signora se lo vuole proprio se lo prenda.

 

Ninfuzza tutta contenta prese il pappagallo e se lo portò a casa ce lo fece vedere alle sue due figlie Oliva e Cristina: lo mise all’ingresso per fare una bella sorpresa a so maritu u ragiuneri.

 

Appena intesero che u ragiuneri stava tornando a casa, si misero tutte e tre schierate accanto al trespolo col pappagallo. U ragiuneri entrò e taliò il pappagallo: il pappagallo guardò a lui e gli disse “cambiano le buttane, ma i clienti sono sempre gli stessi.”

 

 

Ora caru Diritturi, le devo dire che sono arrivato agli estremi perché il frack mi costa 4120 Euro e per pagare l’affitto siamo tre giorni senza mangiare tutta la famiglia. A voli fari sta premiazioni o puru ama moriri di fami?

Ora io e il ragioniere La salutiamo come si conviene, con tanto di scappellamento fatto con educazione e sincronizzato. Ca mentre lo facciamo diciamo pure “m’inchino a Lei”.

 

Devotissimo

Tanu u pazzu

Anonimo 16 marzo 2009   22:12

Un auto blogg comico: mai visto!

Anonimo 14 marzo 2009   19:02

Egregio Direttore,

Mi chiedo e Le chiedo: perché tiene nascosto questo spazio cabarettistico così simpatico?

Comprendo la scelta di non linkarlo si italiainformazioni e la condivido, ma moltissimi lettori, direi quasi tutti, non sanno che in calce a questo articolo è successo quel che è successo e che il "suo amico" Tanu u pazzu ci fa sorridere così simpaticamente. Visto il successo che ha e che potrebbe ancor più avere, perchè non rende esplicito uno spazio con un titolo appropriato in modo tale che i lettori sappiano dove cercare? Tenerlo genericamente su costume e sociatà mi sembra improprio. Le propongo, uno spazio fisso come per le vignette, con un titolo adeguato tipo "U CUNTU DI TANU U PAZZU"  o qualcosa di simile e più gustoso come non mancherà a Lei di trovare.

Anonimo 14 marzo 2009   12:46

Diritturi!! u frack sta invecchiando nell'armadio e i soldi dell