In una nota spesa può finirci di tutto: non solo ricevute di ristoranti o di taxi, ma anche scontrini di libri, scarpe, biciclette e persino quello di un tagliaerbe per il giardino di casa. Lo rivela uno studio Kds (società di gestione dei viaggi d'affari) da cui emerge che riempire la nota spese è considerato un compito noioso e snervante dalla maggior parte dei dipendenti del mondo. Lo studio, presentato oggi a Parigi, è stato condotto in 18 paesi, ma con una partecipazione più massiccia in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Si scopre che i francesi che ammettono di gonfiare la propria nota sono più numerosi dei britannici (11% contro il 10%), ma meno degli americani (20%). Se si considerano anche i dati sull'Italia (da relativizzare tuttavia perché meno consistenti per le poche risposte ricevute, fanno sapere da Kds) allora le cose cambiano: gli italiani passerebbero infatti in testa alla lista dei dipendenti che ingannano con più frequenza l'azienda in cui lavorano (33%). Per l'Italia si tratta per lo più di persone che lavorano nel marketing e nella produzione; per la Francia di addetti commerciali dei settori dei trasporti e dell'informatica.
Sono molto più numerosi invece i dipendenti che, pur dicendo di non imbrogliare, sostengono di saperlo fare (lo confessa per esempio il 49% dei francesi). Ecco allora che, secondo Kds, la percentuale di truffatori reali è di gran lunga superiore. Il 17% dei britannici confessa di aver già arrotondato la propria nota spese di più di 500 euro. Ma l'arrotondamento si fa più spesso su cifre irrisorie come pochi euro: il 50% dei francesi per esempio dice di non superare i 10-50 euro. Perché si imbroglia? "Perché è il solo mezzo per essere rimborsato interamente" dice un americano che lavora nel marketing. Ci sono delle spese, come per esempio le connessioni ad internet, per le quali infatti non è previsto il rimborso ovunque (il 15% degli uomini di affari francesi si connette ancora a proprie spese).
Di fatto compilare una nota spese risulta così noioso (é una "corvee" per il 69% dei francesi) e le modalità di gestione delle aziende così restrittive che molti imbrogliano solo per compensare il fastidio o per evitare di perdere dei soldi (scontrini andati persi, spese dimenticate, ecc.).
Alcuni ci spendono così tanto tempo (almeno più di un'ora) che finiscono per occuparsene nei fine settimana o nel tempo libero. Su cosa si imbroglia di più? Lo studio interviene anche su questo dato: i chilometri per i viaggi di lavoro sono al primo posto, vengono poi le spese di ristoranti e taxi. Una particolarità: i francesi tendono ad imbrogliare di più sui ristoranti (20%), mentre americani e inglesi preferiscono i taxi (il 28% e il 25%). Ecco allora che un addetto commerciale francese confessa di falsificare regolarmente i timbri dei ristoranti per farsi rimborsare finti pranzi di lavoro e, con lo stesso metodo, di acquistare la pizza da mangiare la sera, a casa, davanti alla tv. Sempre a spese dell'azienda, naturalmente.