Il 26 giugno prossimo ricorre la "Giornata Mondiale contro la droga", che sarà dedicato a molteplici iniziative di prevenzione e di contrasto culturale al dilagante utilizzo di sostanze psicoattive, sparse su tutto il territorio nazionale.
Ma sarà veramente possibile celebrare questo giorno con spirito costruttivo e autentico impegno politico, senza che le singole manifestazioni scadano in cerimonie vuote ed esternazione sterile di ideologie fortemente partigiane, ma scarsamente aderenti ad uno spirito fortemente pragmatico?
La sensazione è che, malgrado le belle dichiarazioni d'intenti, la Giornata sarà solo fiaccamente celebrativa e che non avrà quella verve e quell'entusiasmo della "fondazione" che ne aveva contraddistinto le prime edizioni.
I politici, per il momento, si tengono distanti da qualsiasi tema collegato alla droga, anche se la compagine in atto al governo reclama che quanto prescritto dalla modifiche apportate al testo di legge sulle droghe dal decreto Fini-Giovanardi, vengano applicate con tutto il rigore necessario (con la conseguente svolta fortemente proibizionista). Mentre altri premono, perchè questa stessa legge che, in controtendenza rispetto agli altri paesi della UE, ha imposto una forte svolta proibizionista venga modificata.
Malgrado le attese ed il forte movimento di opinione non solo da parte dei consumatori ma anche da chi, con dedizione, opera nel campo della prevenzione e della cura delle tossicodipendenze, il governo Prodi - pur potendolo - non ha fatto nulla per limitare i rigori della Fini-Giovanardi.
L'unico tentativo in tal senso - quello messo in atto da LIvia Turco - è stato bloccato per vie amministrative.
Intanto, in questa atmosfera di generale immobilismo (determinato dall'interazione della pervicace aderenza alla propria ideologia, da un lato, e da un rassegnato immobilismo dall'altro) vicende di cronaca, "emergenze" e grida di allarme spesso scaturenti da un eccesso di enfatizzazione mediatica ed iniziative di segno diverso da parte di istituzioni locali e nazionali, evidenziano la necessità di sviluppare maggiormente un confronto costruttivo da cui possa scaturire un approccio pragmatico, libero da ideologismi che producono solo fallimenti.
Nella relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze del 2006 è stato evidenziato il raddoppio sia dei consumatori di cannabis (2 milioni nel 2001 e 3.800.000 nel 2005), sia di quelli di cocaina (350.000 nel 2001 e 700.000 nel 2005); nel 2005, le oltre 90.000 segnalazioni per uso e possesso di sostanze stupefacenti riguardavano: l'80% la cannabis, il 13% cocaina e il 7% eroina.
I prezzi al dettaglio delle sostanze nel mercato nero sono diminuiti, nonostante l’aumento dei sequestri e ciò significa quindi una maggiore diffusione dei consumi..
Sono tutti dati estremamente preoccupanti e le politiche repressive non sono in condizione di produrre una inversione di tendenza.
Occorre dunque percorrere altre vie che non quelle semplicemente fondate sull’enfasi della proibizione e sulla “punizione” piuttosto che sulla cura.
Le istituzioni dovrebbero partire da questi numeri ed interrogarsi per cercare di capire cosa non ha funzionato - e continua a non funzionare - nella politica repressiva e di criminalizzazione da cui è scaturito il decreto Fini-Giovanardi, anche in considerazione del fatto che il consumo di cannabis - nonostante tutto - è entrato a far parte - soprattutto nelle rappresentazioni dei più giovani, dei trentenni (e forse anche di una parte dei quarantanni)" - di una condizione di "normalità" (non dimentichiamoci – ad esempio - che in tantissimi film il consumo di cannabis è rappresentato senza pruderie, così come il consumo di bevande alcooliche).
Avere messo sullo stesso piano tutte le sostanze, quelle che danno dipendenza fisica e che possono provocare la morte con una overdose e quelle che non danno tale forma di dipendenza come la cannabis, è un evidente errore epistemologico che ha trasformato in delinquenti sia il malato-tossicodipendente sia il consumatore "medio" di droghe (quello che, per intenderci, assume la sua droga "primaria" solo due o tre volte nell'arco della settimana).
Se - come sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità - la tossicodipendenza (Disturbo da uso di sostanze, come si dice più modernamente) è una malattia, sono urgenti politiche di riduzione del danno per cercare "solo" di salvare vite, ma nello stesso tempo occorre ragionare in modi costruttivi sul fatto che, per tantissimi, l'uso di sostanze psicoattive rimane confinato al livello di occasionale consumo, di per sè, non pericoloso né foriero di conseguenze particolarmente gravi: in questo caso, solo l'esposizione a condizioni ambientali in cui vige la percezione dell'illegalità delle proprie azioni può far scattare, invece, delle pericolose e letali derive esistenziali.
Il più delle volte, come ci hanno insegnato tanti esperti nei loro trattati, sono le condizioni d'uso che rendono le droghe veramente pericolose e l'attitudine proibizionista enfatizza ed esaspera appunto tale pericolosità, rischiando di "rovinare" la vita di sprovveduti consumatori caduti nelle maglie della repressione.
Nel panorama delle iniziative di questa prossima "Giornata mondiale contro la droga" se ne segnalano due che si muovono appunto nella direzione dell’integrazione tra operatori e realtà diverse.
Una è promossa dalla FederSerd (che è una delle più importanti associazioni italiane che raccoglie operatori per le tossicodipendenze di professionalità diverse) ed è una Tavola rotonda, definita "Tavolo di alta integrazione delle Comunità e dei Ser.T in occasione della Giornata Mondiale contro l’abuso ed il traffico illecito di sostanze stupefacenti" dal titolo "Droghe tra consumi e dipendenze" che si propone l'obiettivo di riaprire il confronto degli operatori con la politica. Questa iniziativa avrà luogo a Roma, nella Sede della Regione Toscana, in via Parigi, 11, tra le 11.00 e le14,00
Sempre a Roma, presso la Sala stampa del Senato (in Corso Rinascimento), mercoledì 25 giugno 2008 (dalle ore 11.30 alle 12.30) si svolgerà un incontro-discussione, promosso dall’associazione Forum Droghe in collaborazione con i senatori radicali del gruppo Pd e con i seguenti enti ed istituzioni, Antigone, Arci, Cnca Lazio, Cgil nazionale, Dipartimento Welfare e diritti, Comunità San Benedetto al Porto di Genova, Gruppo Abele, Itaca Europa, Lia, Parsec.
Nel corso dell’incontro, le associazioni promotrici presenteranno una piattaforma di riforma delle politiche internazionali sulle droghe che abbiano come fulcro il superamento delle violazioni dei diritti umani, ad iniziare dalla abolizione della pena di morte per reati di droga.
Quest’anno, la giornata internazionale di contrasto alla droga cade proprio mentre è in corso il processo di valutazione del piano decennale antidroga delle Nazioni Unite, approvato nel 1998 dall’Assemblea Generale dell'ONU sulla droga a New York. Nel 2009, a Vienna, verrà lanciato il nuovo piano dell’Onu.
Maurizio Crispi