Una piazza dei Miracoli gremita di turisti incuriositi ha fatto da cornice, alle spettacolari esibizioni dei 'castellers', i catalani che realizzano torri 'umane' salendo uno sopra all'altro fino a raggiungere altezze di venti-venticinque metri. Accanto alla Torre Pendente e di fronte al Battistero, i 'castellers' hanno creato torri per festeggiare il weekend catalano organizzato a Pisa dall'Ente del turismo della Catalogna in collaborazione con l'Opera Primaziale pisana, il Comune di Pisa e 'Grimaldi Lines'.
Accompagnati dalla musica, il 'toc de castell' che scandisce il progredire della torre, i catalani si sono arrampicati fino a portare sulla vetta l'anxeneta, vale a dire il bambino o la bambina che sale in cima e fa l'aleta, cioé alza il braccio per dare il segnale che il castello è completo. L'esibizione, salutata da applausi scroscianti, sarà ripetuta domattina in piazza dei Cavalieri (ore 11) che da oggi si è trasformata, per l'occasione, in piazza 'Catalunya', fra 'giganti' (figure storiche della tradizione catalana) e stand dove assaggiare specialità catalane (come acciughe e riso alla marinara) e raccogliere informazioni turistiche.
Proprio la promozione turistica è l'obiettivo dell'iniziativa, come hanno spiegato Joan Carles Vilalta, direttore generale del Turismo per il Governo della Catalogna, Ignasi de Delas, direttore del Turisme de Catalunya e Cristina Gargallo, direttore dell'Ente del turismo della Catalogna in Italia. "Abbiamo deciso di unire un elemento tipico della cultura catalana come i castells ad un elemento tipico della cultura italiana come la Torre di Pisa - ha detto Vilalta - per promuovere la nostra terra qui in Italia.
La Toscana è una delle principali destinazioni turistiche mondiali: ugualmente la Catalogna, anche per gli italiani che per noi rappresentano il quarto mercato in assoluto. E noi vogliamo far conoscere agli italiani, che di solito frequentano le nostre coste, anche le tradizioni dell'entroterra".
Anche noi Siciliani dovremmo far conoscere al resto del mondo la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra identità e la nostra lingua. Il fatto è che purtroppo la gente appena sente parlare di Sicilia pensa subito alla mafia, mentre invece la mafia non appartiene manco lontanamente al modo di vivere siciliano, alla mentalità siciliana o alla cosiddetta sicilianità. Purtroppo a mio avviso hanno inculcato e continuano a inculcare a noi , popolo siciliano, che Sicilia è sinonimo di mafia e Italia in sè è sinonimo di legalità. Punto e basta, e non dovrebbe essere così. In sociologia si parla di globalizzazione che uccide le minoranze. In questo caso la minoranza è uccisa da un velo di maya, una falsa rappresentazione della realtà, una ideologia (in termini marxiani), secondo cui la mafia è l'antistato (e su questo non possiamo discutere) e l'Italia è lo Stato, la mafia è illegalità e lo Stato legalità, mafia è sconvenienza e Stato convenienza, fino ad arrivare a un pensiero molto comune di questi tempi per cui essere e considerarsi siciliani in toto vuol dire negare il fatto di essere italiani e quindi negare la legalità che sta alla base del conflitto mafia-Stato. Sono dell' idea, invece, che bisogna creare una nuova idea di Sicilia come "altro-stato", per non perdere la nostra cultura e la nostra identità siciliana che è stata spacciata per molto tempo come altro dalla legalità italiana e quindi ricollegabile facilmente al fenomeno mafioso, che nulla ha a che fare con la sicilianità. In sostanza riprendere vecchi temi (come il separatismo e l'indipendentismo) per recuperare un'identità perduta da tempo e ricreare una nuova cultura siciliana che rinvigorisca la speranza di vedere una terra finalmente libera dall'oppressione, dal pregiudizio e dall'ingiustizia. Insomma programmare una terza via (altrostato), un'alternativa da opporre in primis al sistema mafioso (antistato) e al sistema italiano (stato) che per troppo tempo insieme hanno oppresso la cultura autonoma di un popolo e la giustizia.