A Pisa una torre "umana" fa concorrenza a quella pendente

21 giugno 2008
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Una piazza dei Miracoli gremita di turisti incuriositi ha fatto da cornice, alle spettacolari esibizioni dei 'castellers', i catalani che realizzano torri 'umane' salendo uno sopra all'altro fino a raggiungere altezze di venti-venticinque metri. Accanto alla Torre Pendente e di fronte al Battistero, i 'castellers' hanno creato torri per festeggiare il weekend catalano organizzato a Pisa dall'Ente del turismo della Catalogna in collaborazione con l'Opera Primaziale pisana, il Comune di Pisa e 'Grimaldi Lines'. 

Accompagnati dalla musica, il 'toc de castell' che scandisce il progredire della torre, i catalani si sono arrampicati fino a portare sulla vetta l'anxeneta, vale a dire il bambino o la bambina che sale in cima e fa l'aleta, cioé alza il braccio per dare il segnale che il castello è completo. L'esibizione, salutata da applausi scroscianti, sarà ripetuta domattina in piazza dei Cavalieri (ore 11) che da oggi si è trasformata, per l'occasione, in piazza 'Catalunya', fra 'giganti' (figure storiche della tradizione catalana) e stand dove assaggiare specialità catalane (come acciughe e riso alla marinara) e raccogliere informazioni turistiche. 

Proprio la promozione turistica è l'obiettivo dell'iniziativa, come hanno spiegato Joan Carles Vilalta, direttore generale del Turismo per il Governo della Catalogna, Ignasi de Delas, direttore del Turisme de Catalunya e Cristina Gargallo, direttore dell'Ente del turismo della Catalogna in Italia. "Abbiamo deciso di unire un elemento tipico della cultura catalana come i castells ad un elemento tipico della cultura italiana come la Torre di Pisa - ha detto Vilalta - per promuovere la nostra terra qui in Italia.

La Toscana è una delle principali destinazioni turistiche mondiali: ugualmente la Catalogna, anche per gli italiani che per noi rappresentano il quarto mercato in assoluto. E noi vogliamo far conoscere agli italiani, che di solito frequentano le nostre coste, anche le tradizioni dell'entroterra".

Fonte: ansa
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Anonimo 22 giugno 2008   12:31

Anche noi Siciliani dovremmo far conoscere al resto del mondo la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra identità e la nostra lingua. Il fatto è che purtroppo la gente appena sente parlare di Sicilia pensa subito alla mafia, mentre invece la mafia non appartiene manco lontanamente al modo di vivere siciliano, alla mentalità siciliana o alla cosiddetta sicilianità. Purtroppo a mio avviso hanno inculcato e continuano a inculcare a noi , popolo siciliano, che Sicilia è sinonimo di mafia e Italia in sè è sinonimo di legalità. Punto e basta, e non dovrebbe essere così. In sociologia si parla di globalizzazione che uccide le minoranze. In questo caso la minoranza è uccisa da un velo di maya, una falsa rappresentazione della realtà, una ideologia (in termini marxiani), secondo cui la mafia è l'antistato (e su questo non possiamo discutere) e l'Italia è lo Stato, la mafia è illegalità e lo Stato legalità, mafia è sconvenienza e Stato convenienza, fino ad arrivare a un pensiero molto comune di questi tempi per cui essere e considerarsi siciliani in toto vuol dire negare il fatto di essere italiani e quindi negare la legalità che sta alla base del conflitto mafia-Stato. Sono dell' idea, invece, che bisogna creare una nuova idea di Sicilia come "altro-stato", per non perdere la nostra cultura e la nostra identità siciliana che è stata spacciata per molto tempo come altro dalla legalità italiana e quindi ricollegabile facilmente al fenomeno mafioso, che nulla ha a che fare con la sicilianità. In sostanza riprendere vecchi temi (come il separatismo e l'indipendentismo) per recuperare un'identità perduta da tempo e ricreare una nuova cultura siciliana che rinvigorisca la speranza di vedere una terra finalmente libera dall'oppressione, dal pregiudizio e dall'ingiustizia. Insomma programmare una terza via (altrostato), un'alternativa da opporre in primis al sistema mafioso (antistato) e al sistema italiano (stato) che per troppo tempo insieme hanno oppresso la cultura autonoma di un popolo e la giustizia.

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