In Italia nella lotta alla violenza contro le donne "a livello regionale viene fatto molto, ma purtroppo manca ancora un piano nazionale": lo ha sottolineato Clara Collarille, che rappresenta l'Italia nella conferenza conclusiva della campagna per la lotta alla violenza contro le donne, organizzata dal Consiglio d'Europa. Clara Collarille, già direttrice generale del dipartimento pari opportunità e ora esperta dello stesso dipartimento, ha tracciato il quadro di
quanto succede in Italia. "La realtà italiana è a macchia di leopardo - ha spiegato - ci sono regioni come l'Emilia Romagna, il Piemonte, le Marche efficientissime, dove si fa più di quanto viene richiesto dalle raccomandazioni del Consiglio d'Europa, e altre dove non esiste nulla, come in Basilicata, o quasi nulla come in Calabria". Le regioni virtuose sarebbero meglio dell'Austria, un paese che a ragione può essere preso come "ottimo esempio" di messa in pratica delle misure per prevenire e combattere la violenza contro le donne. "Quello che manca è un'azione di governo", ha sottolineato ancora l'esperta italiana. E così, ha rilevato Collarille, "in una regione come il Lazio si ha una città Roma che ha tutti i servizi ed una come Viterbo dove mancano del tutto". Il piano nazionale è uno dei requisiti che il Consiglio d'Europa considera fondamentali per prevenire e combattere efficacemente la violenza contro le donne. E' lo strumento che dovrebbe impedire le macchie di leopardo italiane. Per quanto riguarda una futura Convenzione per la prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne, che obbligherebbe i paesi firmatari a rispettare certi standard, la dottoressa Collarille ha affermato che "ci vuole" aggiungendo tuttavia che esiste "il rischio che non venga ratificata".