Chiacchiere, soltanto chiacchiere quelle della neo-ministra della pubblica istruzione Gelmini. Tutto rientra nella gigantesca iniziativa propagandistica orchestrata dal governo, che vuol far credere agli italiani (non si sa per quanto tempo) che risolverà tutti i problemi.
Adeguare gli stipendi dei docenti italiani alla media di quelli europei significa concedere aumenti di 600-700 euro netti mensili. Tenendo conto che gli insegnanti sono circa 800mila, basta fare una moltiplicazione per capire che si tratta soltanto di una sparata.
Vero è che la ministra ha aggiunto (ma questo è stato riportato solo da qualche giornale) che gli aumenti sarebbero collegati (udite! udite!) al merito verificato da un sistema di valutazione. Aumenti solo per i più bravi, dunque.
Provi la ministra a fare questa proposta ai sindacati e si troverà di fronte ad un fuoco di sbarramento formidabile che non ammetterà alcuna discussione, poiché le deleghe si raccolgono sulla base dell’equazione pochi soldi = poco lavoro non controllato.
Allo stato attuale è assolutamente impensabile aumentare significativamente il bilancio della pubblica istruzione. Quei pochi euro che si potranno racimolare serviranno per compiacere le scuole di Sua Santità.
Sa la ministra che in tutti i paesi d’Europa i docenti lavorano molte più ore la settimana dei docenti italiani? Sa la ministra che in tutti i paesi d’Europa i docenti sono molti di meno in proporzione al numero degli studenti?
La strada seria e onesta per pagare di più i docenti impone tre condizioni:
. ridurre il loro numero di almeno 150-200mila unità;
. incrementare l’orario di lavoro ad almeno 30 ore settimanali (o un migliaio l’anno);
. valutarne la produttività.
Perché non si riprende l’idea berlingueriana di ridurre la scolarizzazione da
Signori, state tranquilli. Vedrete che nella scuola non si muoverà una foglia.
ALDO ZANCA