Presto in vendita le biobottiglie per combattere il caro petrolio per non inquinare l'ambiente.

07 luglio 2008
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Per combattere il caro petrolio e dare una mano all'ambiente, arriva sul mercato la prima bottiglia d'acqua minerale interamente ricavata dagli zuccheri vegetali. A realizzarla sara' Sant'Anna, marchio di Fonti di Vinadio, che dalla fine di luglio mettera' in vendita, in via sperimentale, in Italia e in Germania le prime biobottiglie, che poi verranno lanciate nell'autunno anche su altri mercati europei.

L'obiettivo commerciale e' di raggiungere in 12 mesi i 50 milioni di esemplari venduti , primanel formato mezzo litro, poi in quello da un litro e mezzo, prima nella grande distribuzione, e successivamente nei canali piu' tradizionali, a cominciare da bar e ristoranti. La nuova bottiglia sara' di colore verde, le montagne simbolo del marchio anziche' bianche saranno trasparenti e si chiamera' 'Sant'Anna biobottle', per favorirne la riconoscibilita' anche sui mercati esteri.

A volere la nuova bottiglia, realizzata con una plastica naturale che si ricava al 100% dalla fermentazione degli zuccheri delle piante, in particolare dagli scarti del mais, anziche' dal petrolio, e' stato il presidente e ad di Fonti di Vinadio, Alberto Bertone, che proprio nel luglio di 4 anni fa, parti' alla volta degli Stati Uniti per conoscere da vicino NatureWorks Llc, il primo produttore al mondo di plastica naturale che ad oggi, pero', la impiega per altri usi, dai piatti ai tessuti per abbigliamento, non per l'acqua minerale.

Al Poggetto

''La cosa piu' difficile fu convincerli ad avviare la collaborazione con il nostro marchio anziche' con un grande gruppo internazionale'' confida Bertone ricordando i primi passi mossi per avviare la produzione ecocompatibile. Approfondito il tema e compiute le valutazioni di mercato, pero', un anno fa Bertone decise di sperimentare a Vinadio, nel cuore delle Alpi Marittime, dove si trova l'azienda che nel 2007 ha registrato un fatturato di 150 mln di euro, l'imbottigliamento dell'acqua minerale con la nuova plastica, importando privatamente in Italia la materia prima dagli Usa, dove al momento si trovano le uniche centrali che la producono.'

'Si tratta di un prodotto rivoluzionario - spiegaancora l'ad di Fonti di Vinadio - non solo perche' la nuova bottiglia ecologica non utilizza neache una sola goccia di petrolio, ma perche' una volta che l'acqua e' stata bevuta e la bottiglia buttata negli impianti di compostaggio, questa si decompone completamente in 80 giorni, senza lasciare alcuna traccia. La biobottiglia, infatti, e' capace di contenere perfettamente l'acqua senza deteriorarsi o sciogliersi, ma, una volta in discarica, viene mangiata dai microrganismi che si trovano in natura''.

Per dar vita alla sperimentazione, l'acqua minerale in biobottiglia e' stata prodotta in circa un milione di esemplari, sottoposta per molti mesi a numerosi test per verificarne le caratteristiche ed il comportamento, fino ad ottenere un prodotto con performance identiche a quelle delle plastiche tradizionali.

''L'impiego di risorse annualmente rinnovabili, anziche' del petrolio per produrre questa plastica natuale - aggiunge Alberto Bertone - riduce la dipendenza dai combustibili fossili e, grazie a processi manifatturieri piu' sostenibili, contribuisce all'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, la causa principale dell'effetto serra. Sostituendo, infatti, il petrolio con una risorsa rinnovabile di origine vegetale, si impiega il 67% di combustibili fossili in menorispetto alle plastiche tradizionali''.

E a dimostrazione, il presidente di Fonti di Vinadio, cita altridati esemplificativi.

''Se consideriamo 50 milioni di biobottiglie delpeso di 27 grammi coascuna, rispetto alla stessa quantita' di bottiglie prodotte in comune Pet (Polietilene teraftalato), risparmiano 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantita' di energia che serve a fornire elettricita' a 40 mila persone per un intero mese. Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3 mila auto che in un anno percorrono circa 10mila chilometri ciascuna''.Per realizzare la nuova bottiglia, sono state prodotte con la bioplastica le 'preforme', ovvero l'embrione della bottiglia, dalla forma simile ad una provetta, che nello stabilimento di Vinadio sono stata scaldate e sofffiate fino ad assumere la forma della classica bottiglia, poi fatte raffreddare e quindi lavate e riempite. '

'Il problema piu' difficile da risolvere - ha osservato Bertone - sono state proprio le operazioni di soffiaggio, per le qualisi e' resto necessario l'adeguamento degli impianti, ma anche l'acquisto di macchine ad hoc che hanno comportato, quest'anno, un investimento di circa 30 mln di euro''.

Quanto ai costi del prodotto finito, che il consumatore trovera'sugli scaffali, Bertone ammette che, almeno all'inizio, sara' un po' piu' elevato rispetto al costo medio dell'acqua naturale.

''Questo - precisa - almeno fino a quando non si realizzeranno nuove centrali di produzione di plastica naturale. Ad oggi ne esistono solo negli Usa, dove sono in corso di realizzazione nuovi impianti, ma se questa nuovamateria prima dovesse decollare, potrebbero essere costruite anche centrali in Europa. In ogni caso, come sempre accade sara' un po' il consumatore a fare il prezzo, perche' prima di crede e quiindi prima la compra, prima ci strutturiamo per fare i grandi numeri, gli unici che consentono la riduzione dei costi di produzione, che ad oggi sono elevatissimi.

Oggi a Vinadio, in una settimana di lavoro siamo in grado di produrre 50 mln di bottiglie e in Italia ogni anno se ne devono smaltire oltre 5 miliardi''. ''Intorno alla biobottiglia c'e', comunque, un interesse pazzesco - conclude Bertone - una volta che l'aspetto rivoluzionario di questo materiale sara' compreso, si capira' che potra' essere applicato a moltissimi imballaggi in plastica, con vantaggi enormi perl'ambiente, senza contare che si potrebbe anche pensare ad una filieradel riciclo che si adatti a queste nuove materie plastiche''.Per intanto, l'azienda di Vinadio ha siglato nei giorni scorsi ha siglato con Amiat, Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino, un'intesa di durata trimestrale per gestire una prima fase di compostabilita' su scala industriale della nuova biobottiglia di Acqua Sant'Anna.

Obiettivo dell'accordo e' monitorare nell'impianto di compostaggio di Borgaro Torinese il comportamento della biobottiglia. Il progetto permettera' di seguire la disintegrazione delle bottiglie prodotte con l'innovativa plastica vegetale in ambiente di compostaggio, processo mediante il quale gli scarti organici vengono trasformati in utile compost, ovvero un terriccio ricavato dalla decomposizione che avviene naturalmente sullesostanze vegetali.

Il progetto, condotto con la collaborazione scientifica del Cic (Consorzio Italiano Compostatori), prevede la realizzazione di tre diversi gruppi da tre sacchi in materiale traspirante all'interno dei quali le biobottiglie di Acqua Sant'Anna, opportunamente sminuzzate, saranno miscelate al materiale organico in fase di compostaggio in percentuali crescenti (dall'1% ad un massimo del 3% in peso).

Per tre mesi la miscela verra' controllata al fine di verificarei corretti parametri di processo, temperatura, ossigeno e umidita'.

Prima e dopo la sperimentazione l'organico in decomposizione verra' analizzato chimicamente per verificarne la qualita' come compost. Il risultato che l'azienda si aspetta e' che, dopo il processo di compostaggio, delle biobottiglie in plastica vegetale resti meno del 10%. Al termine della prova e' prevista anche un'ulteriore certificazione della nuova biobottiglia Sant'Anna presso il Cic. 

Fonte: ansa
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