La ricerca sugli organismi geneticamente modificati in Italia potrebbe avere a disposizione 5mila ettari di terra, un'area grande circa quanto cinque campi di calcio, poco meno della superficie della Repubblica di San Marino. Questo il terreno messo a disposizione della scienza dagli associati di Confagricoltura, l'organizzazione di imprese agricole che chiede lo sblocco delle sperimentazioni nei campi in Italia. Pur essendo personalmente contrario al biotech, si dichiara favorevole alla ricerca il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, "perché vanno date spiegazioni ai cittadini".
Ad oggi, in Italia la sperimentazione in campo è vietata, almeno fino a quando le Regioni non avranno messo a punto i cosiddetti 'piani di coesistenza'. Su questo fronte un primo regolamento potrebbe arrivare dal Friuli Venezia Giulia, data la recente disponibilità assicurata dal presidente, Renzo Tondo.
Intanto, alla richiesta di Confagricoltura si aggiunge quella di Assalzoo, l'associazione nazionale produttori di alimenti zootecnici, che chiede lo sblocco della ricerca sugli ogm. Sul fronte opposto si pongono invece le altre organizzazioni agricole, dove Coldiretti rilancia l'ogm-free, mentre Cia non ritiene necessario aprire al biotech in Italia, ma non esclude la ricerca.
"Le nostre imprese hanno bisogno di supporto scientifico e il tema del biotech deve essere affrontato con più coraggio" - ha detto Federico Vecchioni, presidente nazionale di Confagricoltura, in Commissione agricoltura della Camera. Secondo Vecchioni occorre un "approccio nuovo" sulla materia, che faccia riferimento a posizioni scientifiche. In questo senso, per fare il punto, "a fine luglio si svolgerà un incontro - a porte chiuse - con un pool di universitari e docenti". Chiede "di sapere di più sugli Ogm e che in Italia non si blocchi la ricerca in questo settore" il presidente dell'Assalzoo, associazione nazionale produttori di alimenti zootecnici, Silvio Ferrari, in occasione dell'assemblea annuale dell'associazione. Di altro avviso sono Coldiretti, Cia e Copagri. "Siamo pronti a realizzare grandi filiere garantite per l'assenza di organismi geneticamente modificati - afferma il presidente di Coldiretti, Sergio Marini - per rispondere alla grande maggioranza dei cittadini italiani ed europei che vogliono consumare alimenti non contaminati da ogm". "Gli Ogm non servono all'Italia", ha spiegato la Cia, che comunque è "favorevole alla ricerca con sperimentazioni controllate, secondo il principio della precauzione", sollevando poi la questione del costo per gli agricoltori dei relativi brevetti biotech.