Una tra le più scherzose, ma non troppo, affermazioni riguardo i fossili che amano utilizzare i paleontologi è quella che attribuirebbe a questi la facoltà di “parlare”. Tuttavia la realtà è che parlano poco e non sempre sono sinceri.
Il problema principale è che i comportamenti non si fossilizzano e quindi si è portati a desumerli dalla configurazione anatomica. Estremamente importanti sono i denti, anche in virtù del fatto che lo smalto dentario è l’elemento più resistente del nostro corpo. La dentatura di un organismo dà svariate informazioni sulla sua dieta ed essendo uno tra i bisogni primari influenza , attraverso le strategie per il suo reperimento, pesantemente i comportamenti. Le ipotesi, sia beninteso, vengono effettuate basandosi su modelli comportamentali basati sull’osservazione di organismi attualmente viventi, e questo aggiunge un ulteriore margine d’errore.
Un esempio di questa mancata dicotomia tra forma anatomica e comportamento è stato evidenziato da uno studio guidato da Peter Ungar (University of Arkansas), Frederick Grine (Stony Brook University) e Mark Teaford (Johns Hopkins University) sulla micro usura dentaria del parantropus boisei, un ominide vissuto in Africa orientale tra i 2,3 e 1,2 milioni di anni fa. La morfologia del parantropo era caratterizzata da mandibole enormi, vistose creste ossee funzionali all’inserzione di muscoli masticatori particolarmente potenti e grandi molari ricoperti da uno spesso strato di smalto, aveva fatto pensare ad una specie che si era adattata alla masticazione di cibi particolarmente duri come semi, bacche e noci.
Tuttavia un’analisi dell’usura dentaria attraverso moderni microscopi ad alta risoluzione ha testimoniato un grado non eccessivamente alto tale da giustificare un’alimentazione esclusivamente composta da cibi duri. Lo scenario che ne esce porterebbe ad ipotizzare un alimentazione caratterizzata da alimenti morbidi e ricci di polpa, come i frutti, che solo in periodi di difficile reperimento di questi, virava verso il consumo di meno appetibili alimenti dalla scorza dura, come si riscontra ai giorni nostri per diverse specie di primati, tra cui il gorilla, con il quale condivide anche la vistosa cresta ossea sulla sommità del cranio.
Il fatto che un organismo considerato super specializzato in funzione del solo aspetto non si dimostri tale anche alla luce di altre analisi scientifiche, come in questo caso, pone non pochi problemi agli studiosi proprio in virtù del fatto che gli individui superspecializzati seguono un cammino evolutivo differente rispetto ai cosiddetti opportunisti. I primi riscuotono un enorme successo nel breve periodo, ma sono esposti anche a maggiori rischi di estinzione se dovesse manifestarsi un mutamento ecologico anche di misura non rilevante. I secondi stentano per affermarsi all’inizio, ma riescono ad adattarsi ad ambienti diversi ed a resistere ai cambiamenti ecologici anche di grande entità.