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Il coraggio delle donne che combattono contro il cancro
Ecco cosa si prova sulla soglia della vita

di Roberto Rizzuto
21 luglio 2009 13:17
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Antonella ha il volto provato dalla stanchezza. Dal suo letto, in una stanza del reparto di Ginecologia oncologica dell’ospedale Maurizio Ascoli di Palermo, ripercorre con un filo di voce le singole battaglie della sua guerra contro il cancro. Una storia a lieto fine, per fortuna, anche se la paura ha inevitabilmente lasciato tracce evidenti sul suo viso. “Sono qui perché qualche tempo fa si è presentato un problema – rivela ai nostri

microfoni – per me è stato un vero e proprio trauma, non pensavo che sarei riuscita a superarlo. Mi è stato indicato questo ospedale ed è qui che ho scelto di venire, perché sapevo di essere in mani sicure, non me la sentivo di andare in un altro posto. Con medici e infermieri si è subito instaurato un rapporto improntato sull’umanità, mi hanno trattata benissimo e mi hanno fatto sentire a mio agio”.

 

La sua testimonianza non è l’unica a essere raccolta dai nostri taccuini. In molti, pazienti e familiari, vogliono renderci partecipi delle loro esperienze. Tutti i racconti hanno un comune denominatore, vale a dire la riconoscenza nei confronti del personale medico e paramedico e la piena soddisfazione per la qualità delle prestazioni erogate.

 

In effetti, basta un rapido giro di ricognizione tra stanze e corridoi per capire che l’unità di Ginecologia oncologica del Maurizio Ascoli non è un reparto come tutti gli altri. Gli ambienti assai accoglienti ne fanno una sorta di oasi nella sanità pubblica siciliana, spesso al centro di polemiche e di episodi di cronaca non proprio edificanti. La vita quotidiana del reparto, nei giorni scorsi, è stata tuttavia scossa dalla notizia del possibile trasferimento delle pazienti nell’unità di Ginecologia e ostetricia del Civico. Una possibilità che ha incontrato da subito la ferma opposizione delle donne ricoverate e dei loro familiari, che ritenevano inopportuno condividere gli stessi spazi delle comuni partorienti. La loro protesta è andata avanti a oltranza fino all’accantonamento della proposta e al conseguente ritorno alla vita di tutti i giorni.

 

Nel nostro tour in corsia veniamo guidati dal dottor Giuseppe Scaglione, dirigente medico, il quale ci spiega che “quello con la paziente affetta da patologia tumorale è un rapporto assai particolare. Anzitutto – ci dice – bisogna abbattere tutte le potenziali barriere culturali, cercare di venire incontro alle necessità del malato sotto tutti i punti di vista, imparare ad ascoltarne le esigenze. La nostra unità operativa, entrando nel merito delle attività svolte, nel 2008, ha erogato seimila prestazioni ambulatoriali, per la maggior parte destinate a pazienti ammalate di tumore, ma anche a donne che intendevano sottoporsi a programmi di prevenzione e diagnosi precoce”.

 

Numeri, valori prettamente quantitativi, che poco conterebbero se non fossero accompagnati dai già documentati riscontri ottenuti dal reparto in termini di qualità. Per una volta, dunque, la sanità pubblica siciliana si pone all’attenzione della cronaca per ragioni positive. Una storia che non potevamo non raccontarvi.

 

 

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