Accantonata la speciosa diatriba sulla permanenza dell’Azienda ospedaliera, alimentata dall’acceso clima pre-elettorale e dalle inusuali e strane alleanze politiche non scritte, vengono come sempre al pettine i veri problemi dell’ospedale Gravina Santo Pietro di Caltagirone. Questa volta a far sollevare le proteste non solo dei malati anche dei medici del nosocomio sono i problemi scaturenti dai lavori di ristrutturazione dell’ala est dell’ospedale che ha causato la perdita momentanea, di circa ben 130 posti letto (quasi il 30% del totale).
In un ospedale, come quello di Caltagirone, che abbraccia un’utenza di 120 mila abitanti, senza includere quella della vicina Gela e Niscemi che usufruiscono anch’essi dei servizi offerti dal nosocomio, è facilmente intuibile cosa significhino tutti questi posti letto in meno e i gravi disagi a cui sono sottoposti i malati ricoverati. Per non parlare poi della grave carenza tecnico organizzativa, per cui in un periodo di aumento di ricoverati come questo, questi vengono “appoggiati” presso altri reparti, non sufficientemente idonei e spesso distanti, come denunciano i medici del presidio.
Immaginiamoci per un istante cosa di fatto succede all’interno dell’ospedale: malati febbricitanti di pertinenza infettivologica appoggiati in reparti chirurgici, oppure pazienti con ictus cerebrale acuto, che abbisognano di personale specialistico, ricoverati in altri reparti ben lontani da quello di pertinenza, o ,ancora peggio, situazioni in cui le corsie non bastano per ricevere tutti i ricoverati, o di cartelle cliniche in giro per i piani della struttura, fattori questi che possono incidere negativamente sull’assistenza dei malati. Certamente il perdurare della status quo non favorisce gli standard assistenziali che questo ospedale è stato abituato ad offrire ai propri ricoverati nelle passate gestioni.
Per non parlare poi della situazione igienico sanitaria, limitata anch’essa per i noti lavori in corso, che stentatamente riesce a coprire il fabbisogno dell’utenza quotidiana. Certo una migliore programmazione, dicono i ricoverati, sarebbe stata auspicabile, anche perchè i lavori non sono di lì a finire, e forse sarebbe stato opportuno aspettare, aggiungiamo noi, l’apertura delle nuove piastre che avrebbe consentito l’utilizzo dei nuovi spazzi e quindi minore disagio per i ricoverati, soprattutto per il personale sanitario, medico e non, che in questa situazione sopperisce ancora una volta ad una lamentata inefficienza organizzativa che tra l’altro non ha previsto, come invece erano prevedibili, emergenze che di fatto puntualmente si sono venute a creare.
Da parte della direzione dell’ospedale, interpellata sull’argomento, nessun commento a caldo sullo specifico lasciando ogni chiarimento ad un comunicato stampa del 25 febbraio con il quale si annunciavano, tra l’altro, possibili disservizi a seguito della ristrutturazione dell’ala senza aggravio per l’utenza e per la funzionalità dei reparti.
Silvano Marino