Cellule staminali neurali e virus di Epstein-Barr (Ebv), quello che provoca la mononucleosi o 'malattia del bacio', sono le chiavi che i ricercatori italiani stanno tentando di utilizzare per riuscire a trovare nuove terapie contro la sclerosi multipla (Sm). Con due progetti finanziati dalla Fondazione italiana italiana sclerosi multipla (Fism), giovani scienziati che operano nel nostro Paese sono dunque impegnati in importanti attivita' scientifiche mirate a migliorare la qualita' di vita dei
57 mila malati in Italia. Nella speranza di arrivare un giorno a una cura contro la Sm.
Le cellule staminali sono una delle strade piu' promettenti. "Laterapia con cellule ematopoietiche viene gia' effettuata da qualche anno nei pazienti piu' gravi, 60 in totale trattati in Italia e 300 nel mondo - ha sottolineato Gianvito Martino, direttore dell'Unita' di
Neuroimmunologia dell'Istituto scientifico San Raffaele di Milano, oggi a Roma durante un incontro organizzato dalla Fism per la Settimana nazionale della Sm - ma purtroppo provoca un rischio di morte del 3%. La ricerca si sta dunque orientando verso la sperimentazione di altri tipi di staminali, che agiscano in maniera diversa".
L'equipe diretta da Martino e' riuscita a dimostrare che "le cellule staminali del cervello, se opportunamente manipolate prima in vitro e poi iniettate in vivo, sono in grado di raggiungere selettivamente le aree del cervello e del midollo spinale danneggiate dall'infiammazione tipica della sclerosi multipla. E una volta raggiunte tali aree, favoriscono la riparazione dei danni tissutali attraverso il rilascio di sostanze antinfiammatorie e neuroprotettive. Queste ricerche, che finora hanno dato risultati positivi negli studi preclinici, rafforzano la convinzione che le staminali neurali possano diventare un utile strumento terapeutico per la cura di questa malattia"