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Pendolari stressati e poco creativi. Colpa del viaggio quotidiano

13 maggio 2008
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La loro odissea quotidiana comincia nelle prime ore del mattino: la corsa verso la stazione, l'attesa sulla banchina, l'ansia della coincidenza che non si puo' mancare, poi di nuovo l'attesa dell'ennesimo mezzo pubblico - metro, tram, autobus - per gli ultimi chilometri al cardiopalma. E finalmente, l'ufficio. Sono vittime dell'imprevisto, dei ritardi e di tempi morti snervanti: 13 milioni di italiani pendolari, secondo l'istituto di ricerche statistiche Censis, un esercito silenzioso che ogni giorno si mette in viaggio per raggiungere il posto di lavoro.

 

 

Per loro il rischio piu' comune e' di arrivare gia' scarichi e stressati al timbro del cartellino. Parola dello psichiatra Massimo Di Giannantonio, dell'universita' Gabriele D'Annunzio di Chieti e dirigente della Societa' italiana di psichiatria (Sip).

"Sul pendolare grava un impegno che lede la dimensione dell'identita'", spiega Di Giannantonio. "E alla condizione di stress si aggiunge l'instabilita' e la vulnerabilita'. I pendolari non sono mai consapevoli della loro autonomia lavorativa. Per loro il viaggio e' una perdita di tempo, denaro, energia mentale, concentrazione".

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A farne le spese, osserva l'esperto, e' la creativita' sul lavoro: "Impercettibilmente, anno dopo anno, il pendolare accumula stress e fatica psicofisica, un gap in termini di rendimento e motivazione che lo porta all'appiattimento lavorativo". Il meccanismo e' semplice: e' servito tanto sforzo per arrivare sul luogo di lavoro che non c'e' piu' l'energia necessaria per utilizzare al massimo le proprie capacita' mentali.

 

Il ritratto del pendolare stanco? E' uno stressato cronico, osserva Di Giannantonio, e "la manifestazione fisica del disagio e' la componente ossessiva che entra nel suo comportamento quotidiano. Dovendo difendersi dalle situazioni che vive, sviluppa aggressivita' e attenzione maniacale per i propri ritmi quotidiani". Il destino della giornata di un viaggiatore dipende dal treno in ritardo come dalla coincidenza mancata, dal traffico cittadino come dallo sciopero dei mezzi pubblici. Basta poco per perdere il controllo. Per questo motivo il pendolare e' severo nelle tabelle di marcia, ossessionato dagli orari e da rituali di cui non riesce piu' a fare a meno.

Il campanello d'allarme, avverte lo psichiatra, "sono le reazioni violente che ha nei confronti di chi gli tocca queste abitudini". L'imprevisto, e tutto quello che intacca il ritmo dei suoi viaggi, rappresenta un danno incalcolabile per il suo equilibrio emotivo. "Il pendolare cronico - prosegue l'esperto - ha reazioni che denotano una forte instabilita' e irritabilita', perche' si e' costruito una struttura che non ammette deroghe". Non sono esenti da conseguenze psichiche neanche i 'pendolari fasici': chi affronta lunghi viaggi settimanali o periodici.

Un esempio sono i marinai o i lavoratori delle piattaforme petrolifere. "In questo caso - spiega Di Giannantonio - il pendolare va incontro a un'alternanza bioritmica negativa: per un determinato lasso di tempo si occupa solo del lavoro raggiungendo la piena realizzazione. Poi nel periodo di pausa, al ritorno a casa, si sente improvvisamente come disoccupato, ha difficolta' a riempire tutto il tempo di cui dispone e va incontro a noia, abulia e disadattamento, con gravi conseguenze sui rapporti familiari".

Fonte: Adnkronos/ Adnkronos salute
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