Negli ospedali e nelle strutture pubbliche sanitarie siciliane abortire è sempre più difficile: la percentuale di medici che hanno scelto l'obiezione di coscienza sfiora infatti il 90 per cento, costringendo le donne che vogliono interrompere la gravidanza a rivolgersi a strutture private o clandestine.
I dati sono contenuti nell'ultimo numero del settimanale del Centro Pio la Torre, Asud'Europa, che ha realizzato un'indagine a tappeto sulla rete sanitaria siciliana individuando i posti dove è possibile abortire con i benefici della legge 194 e dove, invece, tutto è reso più difficile a causa della mancanza di medici disponibili (www.piolatorre.it). Nell'ospedale di Agrigento, per fare un esempio, si può abortire solo una volta alla settimana e se arriva l'unico medico non obiettore dall'ospedale di Mazzarino.
Nel reparto di ginecologia agrigentino, infatti, non ci sono sanitari disposti ad applicare la legge 194. Anzi, ogni volta che una donna abortisce - racconta il settimanale - una parte del personale del reparto si riunisce in preghiera. Analoghe situazioni sono state registrate a Enna, Caltanissetta e Palermo, dove dei 95 ginecologi che lavorano nei 5 centri cittadini di interruzione di gravidanza solo 8 sono non obiettori. Va peggio a Catania, solo uno, e a Messina con due.