Il Sud "produce" infermieri, ma non li esporta. Colpa del caro vita

12 maggio 2008
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L'emergenza infermieri in Italia? Colpa del caos che domina ormai in ogni regione della Penisola. Il Sud ha troppi aspiranti infermieri rispetto ai posti disponibili negli atenei e alle scarse prospettive di lavoro. Il Nord, che di spazio ne avrebbe un po' di piu', e' attanagliato dalla crisi di vocazione dei propri giovani e non e' piu' attrattivo per i 'cervelli' meridionali spaventati dal carovita. Il risultato finale e' che l'Italia, con 5,4 infermieri ogni mille abitanti, resta notevolmente al di sotto dei parametri fissati dall'Unione europea, che ne vorrebbe 9. E il record negativo spetta alla Lombardia, che conta 4,9 infermieri ogni mille abitanti.

Un bilancio amaro, analizzato oggi a Milano durante un incontro promosso dal collegio interprovinciale Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia) Milano-Lodi che ha voluto mettere attorno a un tavolo universita', Regione, sindacati per stimolare il confronto e portare allo scoperto le criticita'. I dati nazionali sullo stato dell'arte parlano chiaro: ogni regione ha i suoi ingranaggi difettosi e spesso manca il coordinamento fra i soggetti coinvolti nella formazione e nell'inserimento lavorativo delle professioni sanitarie.

Cosi' in Puglia la laurea da infermiere e' fra le piu' gettonate: un posto in universita' se lo contendono in sei. In Campania le domande presentate per accedere ai corsi hanno sfondato quota tremila nell'anno accademico 2007-2008, ma i posti disponibili negli atenei della regione erano solo 640.

 

 

In Sicilia e in Calabria, gli aspiranti infermieri in eccesso sono rispettivamente 1861 e 1705. Ma in Sicilia la situazione e' aggravata dal fatto che l'universita' forma un numero inferiore di professionisti rispetto al fabbisogno medio della Regione, e all'appello, a conti fatti, mancano 847 unita'.

 

Le stime dell'Ipasvi sono impietose, soprattutto per la Lombardia: "Andando avanti su questa strada - sottolinea Giovanni Muttillo, presidente del collegio degli infermieri di Milano-Lodi - non faremo che allargare la forbice fra domanda e offerta. Soprattutto in Regioni come la Lombardia, che forma pochi giovani rispetto a quanti ne servono alle strutture sanitarie locali e non riesce ad attrarre professionisti dal Sud, per via del costo della vita".

L'emergenza infermieri, qui come in Veneto, e' frutto di un basso turno over, osserva Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza permanente delle classi di laurea delle professioni sanitarie: "I nuovi professionisti, presto, non riusciranno piu' a rimpiazzare nemmeno i posti lasciati vacanti dai pensionati. In 11 anni il gap a livello nazionale ha superato le 60 mila unita'". Ma non solo. "In molti casi i giovani meridionali 'emigrano' in Lombardia per studiare e poi, da laureati - spiegano - tornano al Sud o dove vitto e alloggio non pesano drammaticamente sullo stipendio".

Un fenomeno che preoccupa anche il preside della facolta' di Medicina dell'universita' degli studi di Milano, Virgilio Ferruccio Ferrario, che sottolinea: "Noi non formiamo persone che poi se ne vanno a lavorare in Spagna perche' li' la vita costa meno. E' importante che si faccia qualcosa per incentivare i professionisti a restare nella nostra Regione".

 

L'unica regione a vantare un rapporto domanda-offerta in pareggio e' il Lazio che, nell'anno accademico 2008-2009 formera' il doppio degli studenti rispetto alla Lombardia, garantendo 3.431 posti nei diversi atenei contro i 1.795 offerti dalle universita' lombarde. Un numero di professionisti esattamente identico al fabbisogno interno stimato dalla Regione.
      Tutt'altro scenario quello lombardo: la Regione chiede 3.100
posti in corsi di laurea per infermiere, un numero inferiore rispetto
a quello quantificato dall'Ipasvi, che si tiene sui 3.500.
L'universita' offre molto meno: cosi' la differenza, nell'anno
accademico 2008-2009, raggiungera' le 1.305 unita'. Per equilibrare le
differenti realta' regionali, spiega Mastrillo, le strade sono
diverse: "Una scuola di pensiero suggerisce di incentivare le
formazioni locali al Sud, per evitare gli eccessi di domande di
iscrizione rifiutate: per un ragazzo di Bari, come di Palermo, sarebbe
un'opportunita'. Per le Regioni del Nord invece il problema e' quello
di evitare la fuga dei laureati meridionali, magari alleggerendoli di
qualche spesa. Affitti agevolati, borse di studio sempre piu' numerose
ed esenzione dal pagamento delle tasse d'iscrizione potrebbero essere
un buon inizio".

Fonte: Adnkronos/ Adnkronos salute
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