Più virili o chiacchieroni? E' scritto nelle dita

06 marzo 2008
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I numeri parlano da soli. "L'afasia, cioé la mancanza parziale o totale di linguaggio parlato e scritto - prosegue Rossetto - si verifica nel 10% circa dei pazienti colpiti da trauma cranico (243 italiani ogni 100 mila l'anno) e nel 40% circa dei casi di ictus". L''infarto cerebrale' colpisce circa 120 mila abitanti della Penisola ogni anno, di cui 40 mila presentano disturbi del linguaggio in fase acuta e almeno 15 mila li mantengono  anche dopo un anno dall'evento.

Al Poggetto
Ma "anche le malattie degenerative come il Parkinson, l'Alzheimer e la demenza senile possono causare deficit comunicativi come la disprassia (disturbi motori nell'articolazione della parola) - ricorda l'esperta - e la disfagia (alterazione della deglutizione)".

Altro importante ambito della logopedia sono poi le sordità che colpiscono un bambino ogni mille nati (due su mille dopo il secondo anno di vita). Infine, non vanno dimenticati i disturbi di apprendimento, della lettura, della scrittura e del calcolo, e i deficit globali dello sviluppo cognitivo associati a sindromi genetiche. "In tutti questi casi l'intervento precoce del logopedista fa la differenza", continua la specialista. "Purtroppo ancora oggi non mancano i casi di abuso della professione (a cui attualmente si accede con un corso di laurea triennale)", precisa. Per un pieno recupero della parola, invece, serve un intervento qualificato, multidisciplinare e tempestivo. Anche per trattare l'afasia post-ictus, assicura Anna Basso, professore associato di neuropsicologia clinica all'università degli Studi di Milano e presidente delle Associazioni italiane afasici.

"L'afasia non è un disturbo statico - puntualizza - e nei primi mesi dopo l'evento morboso si ha un certo recupero 'spontaneo'. Numerosi studi sperimentali hanno dimostrato che l'unico trattamento efficace, anche se molto raramente del tutto risolutivo, e' il trattamento logopedico, purché sufficientemente protratto e intenso", dice. Secondo il ricercatore avere un anulare lungo è una caratteristica tipicamente maschile, mentre un indice 'importante' è generalmente femminile. E negli uomini? Secondo il ricercatore l'indice lungo segnala uomini più 'femminili', sensibili. "Dopo anni di ricerche, durante i quali ho condotto molti esperimenti, ho concluso che ci sono molte cose diverse che le nostre dita possono raccontarci", assicura il ricercatore, invitando i
lettori alla scoperta dei segreti scritti nelle dita.

In particolare, se l'indice è più lungo dell'anulare, Manning prevede che le donne saranno fantastiche casalinghe, amministratrici in gamba oppure operatrici sanitarie 'doc'. Magari, un po' nevrotiche, e più vulnerabili a tumori precoci al seno. Gli uomini, invece, saranno più esposti al rischio di un attacco cardiaco prematuro.
Mentre i bimbi saranno più emotivi e si lamenteranno spesso di mal di testa e paure improvvise. Per entrambi i sessi un super-indice è collegato a una maggior vulnerabilità nei confronti di allergie, eczema, asma e febbre da fieno. Gli uomini tendono ad avere meno figli rispetto a quelli con super-anulari. Mentre le donne sono più esposte ai disordini alimentari, in particolare alla bulimia.

Infine una nota positiva: secondo il ricercatore, chi ha un indice lungo possiederà superiori abilità con le parole.

 


 

Fonte: Adnkronos
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