Stanchezza cronica, gonfiori diffusi, insonnia, nervosismo e irritabilita' legatial clima, mal di testa da vento. Cosi' la primavera diventa 'maledetta' per la maggior parte delle donne italiane. Alle prese con una vera e propria sindrome in agguato ai primi caldi. Parola di Ornella Cappelli, presidente dell'Associazione italiana donne medico (Aidm), intervenuta oggi a Milano a un incontro Anifa (Associazione nazionale dell'industria farmaceutica dell'automedicazione) sui consigli di benessere al femminile da regalare alle donne in occasionedella ricorrenza dell'8 di marzo. Una festa, quella delle mimose, che cade a pochi giorni dall'equinozio di primavera. Stagione degli amori e del risveglio dal 'letargo' invernale, ma anche periodo critico soprattutto per lei.
"La sindrome di primavera e' un disturbo tipicamente in rosa -spiega Cappelli all'ADNKRONOS SALUTE- Le donne risentono di questa stagione di grandi cambiamenti molto piu' degli uomini".
Il gentil sesso e' infatti 'ciclico' per natura, proprio perche' ciclici sono i livelli degli ormoni femminili. "Da qui tutta una serie di disturbi caratteristici: la temperatura esterna si alza, la pressione si abbassa e siamo a terra, spossate e affaticate". Non solo. "Impreparate ai primi caldi, ancora con gli stivali ai piedi e l'imbottito sulle spalle -continua il 'camice rosa'- ci sentiamo pesanti e con le gambe gonfie". Siccome poi "quasi tutte le donne sonometeoropatiche, subentrano anche insonnia, ansia e nervosismo" da pioggerella marzolina. E a chiudere il cerchio arriva "il vento, fattore scatenante del mal di testa", sottolinea.
Ma se fino a qualche tempo fa la 'suscettibilita'' delle donne a certi fattori esterni "era quasi una leggenda - ricorda la numero uno dell'Aidm - oggi si sa che le basi dialcune peculiarita' sono biologiche. Donne e uomini sono diversi - avverte Cappelli - e l'importante e' capirlo". Un grande passo avanti e' stato fatto grazie alla nascita della "medicina di genere - puntualizza - che non studia solo le patologie femminili e quelle maschili, ma cerca anche di far luce su come una determinata malattia puo' 'declinarsi' al maschile e al femminile".
Il punto chiave, prosegue l'esperta, "e' che donne e uomini rispondono ai vari stimoli in modo differente. Cosi' le malattie cardiovascolari, quelle respiratorie o altre, si presentano in maschi e femmine in modo diverso. E spesso cambia anche la risposta alle terapie, tanto che oggi anche in Italia si parla sempre piu' anche di farmacologia di genere", conclude Cappelli.