Un esercito di 5 milioni di depressi stimato in Italia. E dati allarmanti su un aumentoesponenziale del 'male di vivere'. Ma secondo Nicola Lalli, psichiatra e psicoterapeuta dell'Universita' La Sapienza di Roma, autore del libro 'Dal mal di vivere alla depressione' (Magi Editore), non ci sonodubbi: il dato sull'aumento della depressione e' 'gonfiato'.
"Posso affermare con sicurezza e senza tema di smentita, come dimostro ampiamente nel libro, che e' stato artatamente gonfiato dalla
collusione tra gli 'interessi' delle case farmaceutiche e degli psichiatri, pronti nella maggior parte dei casi a seguire le indicazioni delle stesse", sottolinea Lalli a IGN, testata online del gruppo Adnkronos. Insomma, secondo lo psichiatra, "la depressione nell'ultimo cinquantennio e' stata 'terra di conquista' per case farmaceutiche che, ricorrendo al poco conosciuto 'disease mongering', hanno creato atavolino nuove patologie e soprattutto nuovi bisogni, per plasmare unacategoria sempre piu' ampia di clienti, non certamente di pazienti. E'sconcertante come numerosi psichiatri e ricercatori abbiano colluso, spesso in maniera consapevole, con questa dinamica di mercato, che nulla ha a che fare con la scienza". E' scorretto poi, prosegue Lalli, calcolare il numero dei pazienti depressi sulla base della quantita' di antidepressivi consumati. Principalmente perche', in questo modo, "il dato epidemiologico e' falsato in eccesso".La depressione e' una galassia composita, evidenzia lo psichiatra, ricordando la recente ricerca britannica sulle 'pillole della felicita'', che avrebbero lo stesso effetto di un placebo contro la depressione. "Per comprendere l'importanza di questa ricerca - dice Lalli - bisogna tener presente che quasi tutte le riviste psichiatriche sono sovvenzionate dalle case farmaceutiche, il che rende inevitabile una collusione, definita come il 'dirty little secret' da alcuni psichiatri a orientamento biologico", prosegue l'esperto. La documentazione dei ricercatori "e' assolutamente valida - sostiene - eha avuto il merito fondamentale di evidenziare i sistemi utilizzati dalle case farmaceutiche che, complici psichiatri e istituzioni scientifiche compiacenti, cercano di immettere sul mercato sempre nuove molecole di antidepressivi".
A guidare il trend, il nodo dei brevetti. "Dopo un periodo di tempo che varia dai 15 ai 20 anni, i brevetti scadono, quindi per le case farmaceutiche scade anche 'la gallina dalle uova d'oro'. Occorre dunque proporre nuove molecole che, ovviamente, godono di nuovo del privilegio del brevetto e che - conclude - devono avere un minimo di efficacia in piu' dei precedenti".