Non solo vip e assidui della discoteca. Anche studenti, 30enni lavoratori precari, e sportivi presenza fissa in palestre e piscine. Cosi' sta cambiando l'identikit dell'italiano 'schiavo' della cocaina. Una dipendenza che entro due anni potrebbe colpire da 800 mila a un milione e 100 mila connazionali (il 3% circa degli abitanti della Penisola fra i 15 e i 54 anni), con un aumento dei consumi pari al 40% nel 2010. Queste le previsioni degli esperti che domani a Milano, dalle 9 alle 13 all'universita'
Cattolica, si riuniranno per la giornata di studi 'L'altra faccia della coca'.Un appuntamento promosso dall'Unita' di ricerca in Psicologia dell'emergenza e dal Centro pastorale dell'ateneo di largo Gemelli, alla luce di un'emergenza che a Milano mostra gia' oggi numeri allarmanti. Il problema cocaina - si legge in una nota della Cattolica - nonriguarda piu' solo i ricchi, ma anche i poveri. E non piu' solo il mondo dello spettacolo e della moda, ma anche la fascia dei lavoratorisotto i 30 anni e la popolazione universitaria.
Da qui l'idea di fare il punto sulla filiera della 'polvere bianca' in Italia e all'estero, e sui rischi di questa droga per la salute. I numeri di oggi e le attese per il futuro verranno illustrati da Roberto Mollica, responsabile dell'Osservatorio del Dipartimento dipendenze patologiche dell'Asl Citta' di Milano. Mentre le caratteristiche del consumatore tipo verranno schizzate da Gabriella Gilli, psicologa della personalita' alla Cattolica.
La specialista tratteggia un 30enne lavoratore precario, free lance o libero professionista che, consapevole degli effetti dell'uso di cocaina, si e' rivolto ai servizi sociali.Perche' i giovani consumano sempre piu' spesso cocaina? "A 23, 25, 27 anni si sniffa per gioco, per stare con gli amici, perche' e' di moda - sottolinea Gilli - E si tratta di giovani sportivi che frequentano non solo discoteche, ma anche palestre e piscine". A coordinare i lavori saranno padre Giordano Rigamonti e Fabio Sbattella, docente di psicologia dello sviluppo alla Cattolica di Milano e coordinatore del master in 'Interventi relazionali in contesti di emergenza', continua la nota.
"Il problema della coca e' devastante in alcuni Paesi del mondo - afferma Sbattella - perche' i mercati della droga alimentano la delinquenza organizzata, creano un clima di violenza diffusa e impoveriscono la popolazione. Nel Sud del mondo, e ci riferiamo in particolare a Colombia, Bolivia e Venezuela, il fenomeno e' dilagante e si pensa che i veri responsabili siano i Paesi occidentali che, essendo consumatori di coca, alimentano la produzione. Viceversa, nel Nord si crede che la domanda esista proprio perche' c'e' l'offerta. I punti di vista sono diversi. Ma resta il fatto che la situazione e' sempre piu' drammatica", conclude.