Ricercatori italiani realizzano dosimetro che misura la quantità di radon assorbita

05 marzo 2008
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E' piccolo quanto un iPod e si indossa proprio come il lettore Mp3 gettonatissimo da giovani e teenager. Si tratta del primo dosimetro personale messo a punto dai ricercatori italiani dell'universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma per 'misurare' la quantita' di radon assorbita individualmente. Un piccolo dispositivo, dunque, con un grande obiettivo: valutare il rischio di esposizione di ogni singolo lavoratore al radon, un gas radioattivo classificato dall'Organizzazione mondiale della sanita' come cancerogeno di gruppo 1 e collocato al secondo posto, dopo il fumo di tabacco, quale causa di aumento di rischio di tumore polmonare. E l'Italia di radon e' piena.

Questo gas, infatti, viene emanato dalla terra nelle zone vulcaniche e rocciose, che contraddistinguono gran parte del territorio del belpaese. "Il radon e' inodore, incolore e insapore -spiega all'ADNKRONOS SALUTE Giuseppe Arcovito, professore ordinario di Fisica all'universita' Cattolica di Roma- quindi non e' percepibiledai nostri sensi. Se inalato, e' considerato pericoloso per la salute umana poiche' le particelle alfa possono danneggiare il Dna delle cellule e causare cancro al polmone".

Per questo la legge italiana prevede che il datore di lavoro monitori, nelle strutture dotate di locali interrati, l'esposizione dei lavoratori al gas radon, attraverso misure di concentrazione del gas negli ambienti di lavoro. Se la presenza di radon supera i limiti stabiliti, ovvero 500 Becquerel per metro cubo, il datore di lavoro dovra' correre ai ripari, provvedendo anche ad azioni di bonifica se la concentrazione supera un certo livello di guardia. E dei rischi da radon per la salute dei lavoratori si e' parlato oggi a Roma, presso la Pontificia Universita' Urbaniana, in una giornata di lavoro sul tema, organizzata dall'Universita' Cattolica, l'Istituto superiore perla prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl) e l'Associazione italiana professionisti della sicurezza (Aipros).Il radon "e' un prodotto del decadimento nucleare del radio -spiega Arcovito- all'interno della catena di decadimento dell'uranio. Il suo isotopo piu' stabile e' il radon-222 che decade nel giro di pochi giorni, emettendo radiazioni ionizzanti di tipo alfa e formando i suoi cosiddetti prodotti di decadimento o 'figli', tra cui il polonio-218 e il polonio-214 che emettono anch'essi radiazioni alfa". "Per essere rilevato -prosegue- il radon ha bisogno di essere campionato a lungo: la sua misura viene infatti tarata su un anno intero". "Ma se finora i dispositivi per la rilevazione erano ingombrantie sostavano per tutto il tempo nei luoghi di lavoro -prosegue il fisico- questo nuovo dosimetro consente di stimare la dose di radon assorbita individualmente, misurando il rischio corso dal singolo. Anche se va precisato -sottolinea Arcovito- che un conto e' il rischio, altra cosa e' il danno oggettivo".

E non c'e' dubbio che vi siano alcuni lavoratori che di pericoli, sul fronte radon, ne corrono piu' di altri.Fra i luoghi di lavoro a rischio ci sono, ad esempio, le banche: negli istituti di credito, infatti, learee interrate sono il piu' delle volte irrinunciabili.

"Parliamo, ovviamente -spiega Loris Brizio, della Commissione nazionale sicurezzadell'Associazione bancaria italiana (Abi), oggi intervenuto al convegno capitolino Brizio- dei caveau dove solitamente vengono custoditi i valori. Gli uffici in questi locali interrati non ci sono ormai piu', ma in qualche agenzia c'e' ancora chi lavora in questi ambienti". "Quel che conta -prosegue Brizio- e' che tra i dipendenti vi siaconsapevolezza dei rischi e piena informazione. Sapere di lavorare in un ambiente situato in una zona a rischio -aggiunge- puo' far paura e creare ulteriore stress nel lavoratore. Ma se il dipendente viene informato e si sente protetto, sicuramente potra' giovarne anche sul piano psicologico".

Nel corso dell'incontro, il presidente dell'Ispesl Antonio Moccaldi ha distribuito ai presenti un Cd realizzato dall'Istituto sulrischio radon nei luoghi di lavoro. "Anche se -conclude Arcovito- i lavoratori non sono gli unici a rischiare: il 50% delle scuole capitoline, dove abbiamo condotto una nostra ricerca, registravano livelli di radon sopra i livelli di guardia". 

Fonte: Adnkronos
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