Svegliare staminali "silenti" per riattivare l'udito

29 febbraio 2008
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Riattivare le staminali dell'orecchio interno, già presenti ma 'addormentate', attraverso altre cellule della stessa famiglia, portate dall'esterno grazie a speciali nanomolecole, per recuperare l'udito. Non è fantascienza, ma l'obiettivo di alcune sperimentazioni già in corso in Italia sugli animali, con l'obiettivo di ripristinarele funzioni uditive perdute. Di questi temi si parla in Egitto, al Convegno internazionale 'Il futuro dell'otologia', promosso dal Centro

Al Poggetto
ricerche e studi Amplifon. Un futuro che "parla il linguaggio delle
nanotecnologie, della chirurgia robotica, dell'ingegneria genetica e dei più moderni dispositivi impiantabili - spiega in una nota Aziz Belal, preside della Scuola di medicina di Alessandria e presidente del Congresso - Non si tratta di un miraggio, ma di passi concreti che la scienza sta già compiendo".

I disturbi dell'udito sono molto più diffusi di quanto si creda. Ne soffre circa il 12% della popolazione. Solo in Italia si stimano 7 milioni di persone con problemi di udito, soprattutto anziani. Fra le cause, fattori ereditari, ma anche l'eta', il rumore (primo motivo di invalidita' professionale), le infezioni (scarlattina, rosolia, otiti), farmaci, alcol e fumo. Tra temi al centro dell'incontro, proprio lo studio delle staminali coniugate alle nanotecnologie.

"Per il momento siamo ancora all'inizio, ma già sono stati compiuti grandi passi in avanti - sottolinea Alessandro Martini, ordinario di Audiologia della facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università di Ferrara - Studi italiani dell'equipe di Pisa e di Ferrara (attualmente in pubblicazione) dimostrano che, nei topi, staminali iniettate per via endovenosa arrivano nell'orecchio, interagiscono con le cellule presenti, si integrano e sopravvivono.
Qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impossibile". Le nanomolecole con staminali
possono essere introdotte nell'orecchio interno grazie a micropompe, oppure a spugne con gel, o anche tramite gli stessi impianti cocleari 'modificati'. L'obiettivo dello studio è stimolare le cellule staminali silenti e rigenerare i neuroni, per mezzo dei nuovi impianticocleari.

"Le nanotecnologie impiegate nello screening genetico consentono poi di affinare la diagnosi - prosegue Martini - Con un solo prelievo, grazie a speciali microchip si possono individuare mutazioni di geni 'sotto accusa'. Per il momento - conclude - sono state scoperte alcune decine di mutazioni coinvolte".

 

Fonte: Adnkronos
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