Dopo anni in cui abbiamo sentito dire che l'Italia è un paese a natalità zero, finalmente si può dire che qualcosa sta cambiando. La geografia della fecondità del Paese ha subito dei cambiamenti, con una crescita del numero dei figli, soprattutto nelle regioni centro-settentrionali, e un calo in quelle meridionali, tradizionalmente più prolifiche.
A confermare il fenomeno è il V Rapporto Osservasalute, presentato questa mattina presso l'università Cattolica di Roma.
In particolare è stato individuato, anche nel breve intervallo tra i due periodi presi a confronto dal rapporto (2003 e 2006), un aumento della fecondità di 2 punti per mille
in Emilia-Romagna, in Toscana e nel Lazio e di 1,9 in Lombardia.
In controtendenza le regioni meridionali, dove il livello di fecondità si è ridotto tra 0,7 e 1,4 punti per 1.000. Anche le Province Autonome del Trentino-Alto Adige hanno visto ridurre il tasso di fecondità.
"E' interessante notare - ha commentato Marzia Loghi dell'Istat - l'inversione di tendenza avvenuta tra nord e sud. Un fenomeno parzialmente spiegabile con le nascite straniere, numericamente aumentate ovunque tra il 1999 e il 2005, ma in proporzione cresciute solo al Nord".