Dino Boffo va a cena con l’utilizzatore finale della “velina” che lo dipinge come un molestatore e la cosa passa quasi inosservata. Davvero difficile indovinare quali siano gli eventi che sospingono le onde emotive e quali no. Quando l’avvocato Ghedini usò per primo l’espressione, utilizzatore finale, a proposito dell’escort Patrizia D’Addario dopo la notte d’amore con il Premier, gli saltarono addosso; poco ci mancava che il povero Ghedini, costretto un giorno sì ed uno no a alzare nuove barricate per respingere i nemici, non avesse a subire i rimbrotti del Leader.
Di utilizzatore finale si trattava, non altro, perché Silvio Berlusconi non aveva mosso un dito per trovarsi nel lettone di Putin Patrizia. Era come se avessero depositato un bambolotto o un cuscino di piume. Come fai a prendertela con chi se lo ritrova sul letto? Anzi, appena possibile, devi ringraziare ed essere grato per il pensiero.
La stessa cosa è accaduta a Vittorio Feltri, mutatis mutandis. Grazie alle indagini condotte dalla redazione di Giuliano Ferrara, e raccontate sul quotidiano Il Foglio, sarebbe venute a galla la verità che ha portato alla cena la vittima con il suo utilizzatore finale. La velina, cioè la nota della questura, con cui Dino Boffo veniva descritto come un “diverso” – una autentica bufala - sarebbe partita da una stanza dei sacri palazzi d’Oltretevere, e dopo avere passato il fiume, asciutta come l’osso, sarebbe arrivata dritta sul tavolo di Vittorio Feltri.
Il direttore di un giornale che si ritrova sotto gli occhi una notizia “vera” per via delle fonti “sacre”, che deve fare se non utilizzarla senza pensarci sopra nemmeno una volta?
Se non lo facesse, avrebbe messo sul lastrico la professione, non c’è alternativa. Indugiare per ragioni di cuore? Prestare attenzione al collega in difficoltà? Chiamarlo a telefono per chiedergli se è davvero gay, come la velina sostiene, e per giunta molestatore? La conferma è obbligatoria sempre, a meco che provenga dai sacri palazzi.
Tra l’altro, non dimentichiamolo, Dino Boffo aveva espresso critiche non troppo velate sullo stile di vita del Cavaliere ed è giusto che chi fa moralismo senza avere le carte in regola, la paghi appena possibile. Una cosa è sentire qualcuno che dice peste e corna senza nascondersi e un’altra leggere ciò che scrive uno che predica bene e razzola male.
Le buone ragioni, l’utilizzatore finale le aveva tutte, perché era questo che pensava grazie alla velina. Gli hanno teso una trappola e non poteva non caderci, come chiunque abbia in gran conto le gerarchie ecclesiali. Come può volergliene, perciò, Dino Boffo? Si è riconciliato con Vittorio Feltri, ha preso un caffè con lui, c’è andato a cena e lo ha fatto sapere urbis et orbis.
C’è stato chi ha arricciato il naso e ci ha ricamato sopra, non si può nasconderlo, perché avrebbe voluto che l’ex direttore di Avvenire nutrisse risentimento e lo alimentasse piuttosto che chiudere la vicenda come niente fosse. Ma è gente interessata a far danno a Feltri e, attraverso questi, al Cav che si sente solidale con il direttore del suo Giornale, non fosse altro che per la storia dell’utilizzatore finale.
Dietro le quinte, secondo gli 007 di Ferrara, si muoverebbero cardinali che non risparmiano colpi bassi, come lo stesso Pontefice ha fatto capire a proposito del cima non proprio disinteressato che si respira Oltretevere sulle questioni politiche e di carriera. Vittorio Feltri non ha mai rivelato le fonti, così come ogni giornalista deve fare, anche se è sotto tortura. Si è limitato a stare zitto quando qualcuno avanzava delle ipotesi, ed a causa di ciò ha aiutato la riconciliazione con Boffo senza tradire l’etica professionale. Naturalmente anche in questa circostanza c’è stato chi ha spaccato il pelo in quattro, insinuando che il suo silenzio sarebbe stato sinonimo di assenso. Insomma, silenzio-assenso. Ma queste illazioni non meritano nemmeno un commento.
La cosa strana, tuttavia, è che la velina è stata pubblicata dall’utilizzatore finale nel giorno meno adatto. Se lo scopo era quello di fare danno al cardinale Bagnasco, capo della Cei, su mandato di chi, Oltretevere, non gradiva le frecciate al Cav, è stato ottenuto l’effetto inverso. Il Premier avrebbe dovuto incontrare all’Aquila il Cardinale Bertone, più vicino alla sua maggioranza, e l’incontro è saltato a causa della velina pubblicata sul Giornale dall’utilizzatore finale, Vittorio Feltri.
La rappresaglia mediatica ha preso la mano a Feltri? Al punto da smarrire gli obiettivi? Permetteteci di conservare i nostri dubbi ed affidare al Foglio l’esito delle indagini sul caso Boffo-Santa Sede-Berlusconi-Feltri.
Una cosa è certa, la velina raccontava bugie e l’utilizzatore finale le ha utilizzate, confidando negli uomini che non possono raccontarne mai, bugie.