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Parla il guru della giudiziaria, Galasso. Ciancimino jr?
“Sono perplesso” Milano2 di Berlusconi? “Vi dico cosa so…”

di Salvatore Parlagreco
03 febbraio 2010 13:20
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massimo ciancimino

Alfredo Galasso è il guru dei processi di mafia. Professore universitario e avvocato, la sua esperienza nelle aule dei tribunali non ha eguali. Ha rappresentato le parti civili in numerosi dibattimenti ed è la memoria storica della cronaca politico-giudiziaria italiana. Impossibile che assista alla corsa fra Parlamento e tribunali sulle leggi ad personam senza parteciparvi in qualche modo. E alle rivelazioni di collaboratori di giustizia, da Spatuzza a Massimo Ciancimino, senza porsi delle domande. Ma è inutile cercare nelle pagine dei giornali. Il “professore” non c’è. Per quale ragione, gli abbiamo chiesto.

 

Sono preoccupato.

 

Perché?

 

Ci sono tante, troppe cose che non capisco.

 

Quali?

 

Per esempio il disegno di legge Valentino, che ha fatto arrabbiare l’opposizione e sparare a zero i giornali che non stanno con il centrodestra. In quell’iniziativa legislativa non c’è alcunché di nuovo. E’ come se il parlamentare che ha presentato la proposta, avesse copiato una sentenza della Cassazione. La verifica delle rivelazioni dei pentiti è ormai un fatto acquisito. Non capisco perché si sia reagito in quel modo. Il disegno di legge non serve a niente, nel senso che non aggiunge niente alle regole che già ci sono.

 

E allora perché è stato presentato?

 

Una buona domanda. E’ un segnale, nient’altro che un segnale. I collaboratori di giustizia da qualche tempo a questa parte pare che vogliano fare sfracelli. Hanno voluto ricordare a chi di dovere i limiti dell’uso dei cosiddetti pentiti. Una specie di promemoria….

 

Ce n’era bisogno?

 

Pare di sì. Di fatti il Ministro Alfano ha chiarito che lui con quell’iniziativa parlamentare non c’entra niente. Anzi, non la condivide, gli sta bene come stanno le cose.

 

Ma Valentino non è uno qualsiasi, è molto vicino al Premier.

 

Giusto, ha mandato un messaggio. Serviva a questo la proposta legislativa.

 

Magari a creare ancora più confusione. Ce ne sono tanti disegni di legge in discussione per consentire il salvataggio rapido e sicuro del Premier, nelle “grinfie” delle toghe rosse…

 

Il disegno di legge sul processo breve ha subito il sorpasso da parte del legittimo impedimento. E’ stato messo da parte, subirà approfondimenti. C’era tanta gente che si faceva i conti. Veniva dato per acquisito, e invece niente.

 

Professore il fronte non è uno solo, quello dei processi al Premier. Ce n’è un altro in cui il Premier non è né imputato né testimone, eppure è una specie di convitato di pietra. Mi riferisco al processo Dell’Utri e al processo Mori. Nel primo ha parlato Spatuzza, nel secondo Massimo Ciancimino.

 

Non voglio entrare nel lavoro dei magistrati, ma la questione sta dentro le scelte che i magistrati fanno. La credibilità dei collaboratori deve essere valutata con estremma attenzione, altrimenti l’attività d’indagine subisce deviazioni e può trasformarsi in un boomerang

 

Ustica, Gladio, Milano2, trattativa Stato Regione e papello-Riina, cattura di Totò u curtu, immunità a Provenzano. Massimo Ciancimino sa proprio tutto?

 

Francamente qualche perplessità ce l’ho sul fatto che questo giovanotto sia stato messo a conoscenza di tutto dal padre. Mi sembra troppo. Uno come Vito Ciancimino che affida le sue conoscenze e i suoi problemi più delicati al figliolo molto giovane. Certo, don Vito non poteva muoversi agevolmente, finì in carcere e poi agli arresti domiciliari, a qualcuno doveva pur chiedere una mano, e il figlio era nei paraggi. Però…

 

L’investimento di Don Vito su Milano2 è la rivelazione più importante. I soldi dell’ex sindaco mafioso nel grande business immobiliare del Cavaliere sarebbe davvero un episodio importante. Massimo Ciancimino mette il dito sulla piaga, sceglie di colpire al cuore il Premier confidando i segreti del padre, anche quelli più delicati. Per farlo deve avere le carte a posto. L’investimento può essere provato o non può essere provato, su questo non ci piove.

 

Certo, gettare nel piatto informazioni di tale portata senza avere uno straccio di documento che possa provarlo, sarebbe un’idiozia. Diverrebbe un boomerang per lo stesso Massimo Ciancimino, gli scoppierebbe in mano. Da una parte si dà per scontato che per dire quello che ha detto, è documentato, dall’altro c’è chi teme che non sia proprio così. Basta questo per inficiare tutta l’impalcatura dell’accusa. Trascinerebbe il resto nel cestino.

 

Professore, tutto gira attorno alle origini delle fortune di Silvio Berlusconi, non nascondiamocelo. C’è chi ritiene che è lì che bisognerebbe fare chiarezza. Ma i difensori del Premier mostrano sicurezza, dicono di avere le carte a posto.

 

Può essere che sia proprio così, che abbiano le carte a posto e che sia Masimo Ciancimino a non averle. Vedremo, ma ho un aneddoto personale da raccontare proprio su questo tema. Mi è capitato molti anni fa di dovere difendere un giornalista, Clauidio Fracassi, che con un suo collega, aveva scritto un libello proprio sulle origini delle fortune del Cavaliere. Che, appena arrivato a Palazzo Chigi nel 1994, decise di querelare Fracassi. Per ben due anni la parte offesa, cioè Berlusconi, non si presentò, e il giudice gli fece sapere, attraverso l’allora giovanissimo avvocato Ghedini, che avrebbe potuto chiudere il processo per la mancanza d’interesse della parte offesa. La volta successiva Berlusconi venne in aula, mi avvicinò e cercò di raccontarmi che le cose non erano come Fracassi le aveva descritte. Lo ascoltai, ma gli feci sapere che avrei dovuto fargli il contro-esame in aula. Insomma avevo in serbo delle domande  da fare durante l’interrogatorio formale in aula. L’udienza si concluse senza il controesame perché il Presidente del Consiglio riferì di essere impegnato altrove. Poco tempo dopo Berlusconi ritirò la querela e quel controesame non potei mai farlo.

 

Sarebbe stato risolutivo?

 

Non lo so, certo avevo tante cose da chiedergli.

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Anonimo 04 febbraio 2010   08:23

Le cose che dice l'Avv.Galasso sono serie e interessanti.

Una curiosita' e quindi una domanda al Dr.Parlagreco: perche' alla risposta dell'Avvocato "Non lo so,certo avevo tante cose da chiedergli",non poneva la domanda: "Avvocato,ce ne vuole riferire alcune?"

arierte49

Anonimo 04 febbraio 2010   02:17
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 febbraio 2010. Visualizza »

Una bella intervista che è di per se un invito alla prudenza. Che Ciancimino jr sia pedina di un gioco più grande teso a delegittimare il ruolo di coloro che indagano ?

Ipotesi molto vicina alla verita'

Anonimo 03 febbraio 2010   22:28

Ma a questo punto c'è il rischio che diventi tutto un gran serraglio ove può succedere di tutto. Nessuno mette in dubbio la potenziale utilità dei "pentiti" nel far luce sui fatti di mafia. Purché le dichiarazioni di tali "pentiti" già di per sé macchiati da attività delittuose e non di rado efferate, vengano sottoposte al vaglio più rigoroso, cioè alla dimostrazione documentata e incontrovertibile di quanto affermano. Condivido quanto afferma Galasso sulla possibilità dell'effetto "boomerang".

Bisognerebbe fare una ulteriore norma capace di introdurre una stringente chiarezza sul comportamento dei pentiti, ai quali dovrebbe essere immediatamente sottratta ogni protezione nel caso in cui affermino accuse del tutto prive di riscontri e documentazioni inoppugnabili, oltre a condurre nei loro confronti l'azione penale conseguente.

Sarebbe davvero paradossale spendere ingenti risorse finanziarie pubbliche per proteggere i pentiti e sentirsi raccontare a puntate, magari a distanza di decenni, storie e citazioni di personaggi, parenti, nemici o amici che siano...del tutto nebulose e non dimostrate.

A quel punto sarebbe legittimo il dubbio che il vero obiettivo sia quello di utilizzare la cronaca, gli organi d'informazione, la platea mediatica dei processi ai politici (in particolare), come strumento di manipolazione della pubblica opinione, cioè del confezionamento di segnali mandati a questo e a quel personaggio a scopo di ricatto, ritorsione, vendetta e quant'altro. Insomma dei veri e propri siluri la cui camera di lancio diventano le aule di giustizia.

Tanto più legittimo quel dubbio apparirebbe se il lancio di questi "siluri" coincidesse con delle consultazioni elettorali.

Svevo

Anonimo 03 febbraio 2010   16:15

Una bella intervista che è di per se un invito alla prudenza. Che Ciancimino jr sia pedina di un gioco più grande teso a delegittimare il ruolo di coloro che indagano ?

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