Per ora preferisce non replicare all’ennesima voce, quella di Luca Cordero di Montezemolo, che si è levata per criticare la scelta di non dimettersi. Quel che è certo è che la questione delle dimissioni è entrata nell’agenda del presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro, condannato in primo grado a cinque anni per favoreggiamento. “Mentre gli imprenditori siciliani combattono con coraggio contro il pizzo – ha detto oggi il presidente

di Confindustria - il governatore della Sicilia viene condannato a cinque anni di reclusione e decide di restare al proprio posto”. Secondo Montezemolo si tratta di una “brutta istantanea” che “riassume bene i due volti del Paese e la distanza sempre più grande di questa classe dirigente politica dal Paese reale, dai problemi, dei cittadini”. Lo stesso Cuffaro ha detto ieri che si prenderà del tempo per pensare e dal suo staff fanno sapere che quello che si apre domani sarà un weekend di riflessione. Il presidente lo passerà quasi certamente nel vigneto di un amico di famiglia, lo stesso dove passò il fine settimana precedente alla sentenza, arrivata venerdì scorso. Si tratta di una tenuta di Piazza Armerina a poche centinaia di metri dai mosaici della Villa del Casale, in provincia di Enna.
Per Cuffaro rappresenta una sorta di “ritiro spirituale”. Sul suo futuro pesa anche l’eventualità della sospensione, decisione che prende il rpesidente del Consiglio. Tecnicamente, dicono i giuristi, il fatto che il governo Prodi sia caduto non impedisce a Prodi di firmare un simile decreto. Ad impedirglielo, dicono aggiungono gli uomini di legge, è la stessa legge 55/90 che, nella versione modificata nel 2000 per meglio chiarirne gli ambiti, vieta l'applicazione dell'art.15 ai presidenti della Regione e che, comunque, essendo una norma ordinaria non può superare lo Statuto siciliano, che è legge costituzionale e che prevede, in caso di dimissioni, l'immediato scioglimento del Parlamento regionale.
Cuffaro non ha ancora sciolto la riserva, ma sarebbe sul punto di avviare le consultazioni. E negli ambienti vicini al governatore cominciano a circolare indiscrezioni. Via tutti gli assessori tecnici (o quasi tutti, potrebbe restare al suo posto il solo Giovanni La Via, all'Agricoltura), strada spianata per i politici. In quota Udc dovrebbero essercene tre, Antonello Antinoro, Pippo Gianni e Giusy Savarino. Nessun nome di papabili negli altri partiti, al momento. È certo l’addio dell’attuale titolare della Sanità, Roberto Lagalla, intenzionato a correre per il rettorato dell'università di Palermo, ma dovrà probabilmente vedersela con il preside di medicina, Adelfio Elio Cardinale. Dovrebbe infine riprendere già a metà febbraio la trattativa per le candidature alle provinciali. Otto le amministrazioni che dovranno essere rinnovate.