“Rifletterò”. Questo il commento del presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, al voto con il quale, ieri sera, il parlamento siciliano ha respinto a larga maggioranza la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni di centrosinistra. Già in mattinata il governatore era apparso un po’ contrariato e anche un po’ stanco dalle polemiche delle ultime settimane.
Cuffaro, com’è noto, è stato condannato a 5 anni e all’interdizione dai pubblici uffici (pene che scatterebbero dopo il terzo grado, ammesso che i due successivi gradi di giudizio le confermino) per favoreggiamento semplice e violazione del segreto d’ufficio. Ieri, per la prima volta da quando è in corso la sua vicenda giudiziaria, il presidente della Regione ha fatto balenare, senza mezzi termini, l’ipotesi delle sue dimissioni. Un’ipotesi che non è ancora tramontata, visto che Cuffaro, pur confortato dal voto di Sala d’Ercole a lui favorevole, ha detto che si prenderà ancora qualche giorno di tempo per decidere se restare alla guida del governo siciliano o se rassegnare le dimissioni.
Ieri, in aula, erano presenti al momento del voto 86 parlamentari regionali su 90. All’appello mancavano il socialista Salvatore Ballistreri e due deputati del Movimento per l’autonomia (Mpa), Enzo Culicchia e Raffaele Nicotra. Contro la mozione di sfiducia hanno votato 53 parlamentari (Cuffaro si è astenuto), mentre 32 deputati del centrosinistra si sono pronunciati per le dimissioni di Cuffaro (Cateno De Luca, ex deputato Mpa, oggi nel gruppo parlamentare misto, è uscito dall’aula).