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Arresti eccellenti, il day after delle toghe “nemiche”
Come Antonio Ingroia

06 dicembre 2009 12:15
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Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha commentato gli arresti dei due superlatitanti di Cosa Nostra Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati. "Nonostante le difficoltà operative incontrate a causa delle scarse risorse di mezzi e di fondi”, ha affermato, “questi arresti sono un importante risultato ottenuto per merito dei poliziotti e dei magistrati delle procure di Palermo e di Milano".

 

Ingroia non è ben visto negli ambienti governativi.  Occupa i primi posti della lista di proscrizione, perché gli addebitano una sospetta solerzia negli affari giudiziari che coinvolgono Silvio Berlusconi. Una considerazione che ha ricevuto conferma con le indagini sulle stragi del ’92 e ’93, la cosiddetta trattativa mafia-Stato, le rivelazioni di Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza.

 

E’ Ingroia che lavora alle inchieste assieme ai suoi colleghi di Palermo, Caltanissetta, Milano e Firenze. Abituato ad essere additato come un nemico, ed arruolato nell’esercito delle toghe rosse e degli eversori, deve avere vissuto con alterni stati d’animo il day after della cattura di Nicchi e Fidanzati.

 

Non è facile accettare sospetti e manipolazioni giorno dopo giorno e a conclusione di una indagine conclusa con successo, essere in qualche modo “derubato” – in quanto magistrato – del successo conseguito insieme ai poliziotti e ai colleghi. Ingroia è la testimonianza palese della schizofrenia governativa, quella che descrive le toghe come golpisti quando “disturbano” il manovratore e permette di attribuire successi senza precedenti nella lotta alla mafia all’esecutivo.

 

Stando alle considerazioni della politica -  i leaders della maggioranza di governo in prima fila – l’arresto dei due boss a Palermo e Milano sarebbe la risposta migliore alle farneticazioni di Gaspare Spatuzza. Se così fosse, tuttavia, magistrati come Ingroia – direttamente o indirettamente – avrebbero dato a se stessi la smentita alle “farneticazioni” raccolte e considerate attentidibili ( dalla Procura di Firenze).

 

Gli appostamenti, le intercettazioni, le indagini che hanno condotto Nicchi e Fidanzati nelle patrie galere non hanno affatto coinvolto i Ministri e gli apparati della politica, ma agenti, decective, magistrati. Tutta gente che non aveva interesse alcuno a smentire e smentirsi, perché della collaborazione di Spatuzza si è servita  per cercare di ricostruire la terribile stagione stragistica della mafia siciliana. E’ difficile dare credito a chi indaga, quando si è oggetto di indagine, ma questo è richiesto, non altro, a chi rappresenta le istituzioni, se si ha fiducia nella giudstizia. Una fiducia che non può essere dismessa e riaccesa come il pulsante dell’energia elettrica. 

 

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Anonimo 20 dicembre 2009   20:32
L'utente ha risposto al commento anonimo del 20 dicembre 2009. Visualizza »

Non capisco dove tu voglia andare a parare....parli di senso delle istituzioni e poi...ritieni che la legge fondamentale dello stato possa essere rimessa all'arbitrio del "popolo sovrano"  mediante referendum popolare. questo è frutto della concezione populista e demagogica che stà travolgendo il nostro paese. E' La medesima forma di populismo che ha consentito al giudice Anedda( esponente laico del CSM)  di attaccare il giudice anti-mafia Antonino Ingroia, un uomo dello stato, che combatte per garantire a ciascuno di noi un futuro migliore. In questo modo Anedda, servo della maggioranza di governo, ha esposto il giudice anti-mafia alla violenza mafiosa. Questo è terrorismo...questo è il vero clima di violenza....

La mia battuta sul referendum era indirizzata alla riforma del sistema giudiziario. Un referendum riguardante, in particolare, la responsabilità del magistrati, lo abbiamo già fatto nel 1987 e il "popolo sovrano" si è espresso a chiare lettere, ma quell'esito venne mistificato e travolto.

Restituisco al mittente l'accusa di "populismo" allorquando si parla di referendum, che è una forma costituzionale di esercizio diretto della democrazia. La demagogia, semmai, risiede in tutti coloro che pensano di manipolare a proprio uso e consumo, cioè alle spalle dei cittadini, l'interpretazione delle leggi o il rispetto dei soggetti istituzionali, TUTTI.

Questo tuo sprezzante riferimento ad uno dei giudici del CSM, denota appunto la sottovalutazione di un soggetto investito da una carica istituzionale, il quale non ha attaccato nessuno sul piano del merito, bensì sul comportamento non coerente rispetto al ruolo, cosa che ha già fatto egregiamente e ripetutamente il Presidente della Repubblica.

Non si mette in discussione la professionalità di Ingroia, nè i suoi meriti. Al contrario, va respinta la "militanza politica" dei magistrati, di qualunque magistrato e verso qualunque schieramento politico, altrimenti il sistema-giustizia si trasforma in un'abominevole meccanismo che deforma tutta l'impalcatura costituzionale e gli stessi principi di libertà.

Sarebbe una cosa molto somigliante alla cultura teocratica dei Guardiani (Iran), la quale appunto, nel nome di una demagogica e inesistente investitura "divina", affoga nel sangue ogni manifestazione di critica al potere.

Quando parliamo di Giustizia in Italia, non dimentichiamo mai che essa è amministrata da "umani", quindi esposti alla fallibilità o all'influenza di determinate tentazioni. Ecco perchè l'ultima parola spetta sempre e comunque al Parlamento, cioè comunque al popolo sovrano.

Svevo

 

Anonimo 14 dicembre 2009   22:43
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 dicembre 2009. Visualizza »

Sorge però un dubbio. Ma i magistrati, i poliziotti, i carabinieri, i soldati, i vigili del fuoco, i vigili urbani, i professori e tutti quelli che percepiscono uno stipendio, sono parte integrante dello Stato, di cui il Governo è sicuramente massima espressione assieme al Parlamento... o no? 

Perchè vedete, seguendo il filo di questo discorso, quasi quasi si potrebbe credere che siamo alle porte di uno "Stato Giudiziario", che sarebbe cosa ben diversa di una democrazia parlamentare, in cui è la politica che orienta le scelte e il funzionamento delle istituzioni.

Per carità l'idea, per quanto paradossale, potrebbe in via del tutto teorica funzionare egregiamente, anche se il nostro sistema giudiziario (per come riconoscono gli stessi vertici della Magistratura) non è proprio il massimo della qualità mondiale.

Però, questo "eventuale" cambiamento dell'impalcatura istituzionale lasciamolo decidere al popolo sovrano.

Magari con un referendum. Sarebbe interessante vedere cosa ne verrebbe fuori.

Nel frattempo, sarebbe cosa più aderente allo spirito della Repubblica in cui viviamo, riconoscere che i meriti sono in primo luogo delle Istituzioni, non delle singole persone, altrimenti si inculcherebbe la sensazione che le Istituzioni sono "intestate" a chi ci lavora e non invece allo Stato. Meritocrazia si, certamente e con il dovuto senso della misura, senza strombazzature, ma sempre e comunque sotto la bandiera dello Stato che è il bene di tutti i cittadini, sempre.

Svevo

Non capisco dove tu voglia andare a parare....parli di senso delle istituzioni e poi...ritieni che la legge fondamentale dello stato possa essere rimessa all'arbitrio del "popolo sovrano"  mediante referendum popolare. questo è frutto della concezione populista e demagogica che stà travolgendo il nostro paese. E' La medesima forma di populismo che ha consentito al giudice Anedda( esponente laico del CSM)  di attaccare il giudice anti-mafia Antonino Ingroia, un uomo dello stato, che combatte per garantire a ciascuno di noi un futuro migliore. In questo modo Anedda, servo della maggioranza di governo, ha esposto il giudice anti-mafia alla violenza mafiosa. Questo è terrorismo...questo è il vero clima di violenza....

Anonimo 06 dicembre 2009   23:29

Sorge però un dubbio. Ma i magistrati, i poliziotti, i carabinieri, i soldati, i vigili del fuoco, i vigili urbani, i professori e tutti quelli che percepiscono uno stipendio, sono parte integrante dello Stato, di cui il Governo è sicuramente massima espressione assieme al Parlamento... o no? 

Perchè vedete, seguendo il filo di questo discorso, quasi quasi si potrebbe credere che siamo alle porte di uno "Stato Giudiziario", che sarebbe cosa ben diversa di una democrazia parlamentare, in cui è la politica che orienta le scelte e il funzionamento delle istituzioni.

Per carità l'idea, per quanto paradossale, potrebbe in via del tutto teorica funzionare egregiamente, anche se il nostro sistema giudiziario (per come riconoscono gli stessi vertici della Magistratura) non è proprio il massimo della qualità mondiale.

Però, questo "eventuale" cambiamento dell'impalcatura istituzionale lasciamolo decidere al popolo sovrano.

Magari con un referendum. Sarebbe interessante vedere cosa ne verrebbe fuori.

Nel frattempo, sarebbe cosa più aderente allo spirito della Repubblica in cui viviamo, riconoscere che i meriti sono in primo luogo delle Istituzioni, non delle singole persone, altrimenti si inculcherebbe la sensazione che le Istituzioni sono "intestate" a chi ci lavora e non invece allo Stato. Meritocrazia si, certamente e con il dovuto senso della misura, senza strombazzature, ma sempre e comunque sotto la bandiera dello Stato che è il bene di tutti i cittadini, sempre.

Svevo

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