Berlusconi batte i pugni. Strano invito a rispettare
la democrazia in un partito, il Pdl, che non la adotta

di Salvatore Parlagreco
28 novembre 2009 10:58
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Silvio Berlusconi ha battuto i pugni sul tavolo durante la riunione dell’ufficio di presidenza del Pdl. E sapete per quale ragione? Per disporre, stabilire, affermare – scegliete voi – che nel partito si decide a maggioranza e tutti sono tenuti a rispettare le decisioni che vengono assunte. Chi l’avrebbe mai detto. L’urgenza di serrare le fila, certo. Si è alla vigilia del varo del processo breve e ci sono di mezzo i processi che vedono Berlusconi imputato. Nessuno, in Parlamento, deve fare quello che vuole e dire quello che gli piace di più. Chi non ci sta se ne va, ha perfino avvertito il premier.

Sono in molti ad esserne sorpresi. Il Pdl non ha organismi eletti dal basso: non ci sono le sezioni, non ci sono i comitati regionali, provinciali, e le decisioni non vengono prese con un voto. Non c’è alcuna assemblea, ad alcun livello, in cui sia previsto un voto, a conclusione del quale si decida il da farsi.

I coordinatori nazionali – che sono tre - e l’ufficio di presidenza sono stati eletti a conclusione del congresso, il primo della sua storia, dall’assemblea dei delegati al congresso, la quale – a sua volta – non aveva affatto una legittimazione democratica, perché non essendosi svolti congresso locali, è nata da un atto notarile – con la definizione di percentuali – fra Forza Italia e Alleanza Nazionale.

"Definire “centralismo democratico” la linea adottata dall'ufficio di presidenza del Pdl e' improprio. Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, in un'intervista al 'Corriere della sera' spiega la differenza con il vecchio metodo del Pci, dove "si decideva una linea e chi finiva in minoranza doveva attenersi alle decisioni della maggioranza non solo votando quanto deliberato ma anche sostenendo pubblicamente la tesi che era prevalsa". Nel Pdl, invece, noi diciamo che ci si confronta nelle sedi di partito preposte alla discussione, si vota e chi va in minoranza ha sempre e comunque la possibilità di sostenere pubblicamente la propria tesi" però "nelle istituzioni tutti hanno il dovere di votare attenendosi a quelle che sono le decisioni del partito".

Succedeva nella Dc, nel Psi e, sottolinea Cicchitto, "e' il vincolo associativo minimo che fa di una lista di eletti un partito". Quali siano e come siano regolati e quali legittimazioni abbiano le sedi di discussione nessuno lo sa. Non a caso in Sicilia i finiani si sono battuti perché nell’Isola il Pdl avesse un suo statuto con regole di democrazia interna. Rendendosi conto che sarebbe stato impossibile rivoltare come un guanto il partito, hanno pensato di ottenere una “specialità” siciliana in sintonia con lo statuto autonomistico. Ovviamente, non ci sono riusciti.

Ma allora, che senso hanno quei pugni sul tavolo di Silvio Berlusconi e il brusco richiamo al rispetto della democrazia interna? Ce l’hanno il senso, perché – com’è stato ben spiegato dal Giornale dello stesso premier – l’intimazione a stare dentro o fuori, è rivolta al presidente della Camera che con i suoi deputati e senatori assume iniziative che non sono concordate con il partito. O meglio, con il premier, che poi è la stessa cosa. Il riferimento attiene ad alcuni temi sul tappeto, come la cittadinanza agli immigrati, il fine-vita e, soprattutto, il processo breve, per il quale Fini si è speso poco o niente, annunciando anzi che, comunque sia, non si tratta certo di una riforma della giustizia. La qualcosa lascia a metà il concetto e la libertà a chiunque di proseguire la proposizione nell’unico modo possibile: “è una legge che serva a salvare Silvio Berlusconi”.

L’altolà arriva da Cicchitto, che replica e illustra il pugno di ferro di Berlusconi: “Basta con le proposte di legge bipartisan”, è ora che quello che ho chiamato 'l'albergo spagnolo' chiuda i battenti" e ciò in due direzioni: da un lato "si devono convocare con regolarità gli organismi di partito, dall'altro devono finire queste iniziative che non rispettano la linea prevalente del gruppo", con l'eccezione della bioetica su cui Cicchitto riconosce che c'e' "libertà di coscienza". In ogni caso, conclude il capogruppo, su terreni come giustizia, cittadinanza, politica economica "l'anarchia non sarà più' ammessa".

Tutto questo poggia su un terreno argilloso, una premessa sbagliata, la pretesa di dovere assecondare, sempre e comunque, le decisioni democraticamente assunte. Una regola così impegnativa e in linea di principio corrette per ogni partito, mostra la corda in uno schieramento politico come il Pdl nato da Forza Italia (e non da AN) che non si è dato alcuna organizzazione territoriale, non ha iscritti, non fa congressi locali, non elegge i propri dirigenti. I coordinatori regionali sono nominati dal Leader sentito il parere dell’ufficio di presidenza. Di fatto ogni dirigente è nominato dall’alto.

Questa struttura è stata erroneamente chiamata “centralismo democratico”, che era ben altro, in quanto il Partito comunista che mantenne questo sistema in piedi a lungo, permetteva, anzi incoraggiava, la discussione a tutti i livelli, pur affidando al gruppo dirigente nazionale, e solo a quello, la definizione delle grandi linee di indirizzo. Nel Pdl non c’è nemmeno questo.

Berlusconi definì il suo partito una monarchia anarchica. Voleva, probabilmente affermare che si può mettere in discussione tutto meno la leadership.

In questa luce va vista il suo imperativo categorico, rispettare ciò che viene “democraticamente” deciso. Sul tappeto c’è una questione che riguarda direttamente il leader, con il processo breve, e quindi l’anarchia in questo caso non è permessa.

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Anonimo 29 novembre 2009   07:00

l'articolo,effettivamente dimostra quanto sia lungo il camino da compiere  per  la nascita del partito  del PDL.Il

dibattito interno deve essere effettuato alla luce del sole senza discriminazioni preconcette al fine di stimolare

la crescita del partito dove le minoranza e maggioranza  hanno stessa dignità.Aver evidenziato la nascita del par-

tito come un accorto tra contraenti  senza base democratica in quanto partito calato dall'alto dimostrando la necessità

di una assemblea costituente dove la percentuale 30/70 possa essere cancellata e i temi posti a confronto abbiano

un serio confronto in un assemblea democraticamente eletta. Io non so se il presidente del consiglio ha veremente

pestato i pugni sul tavolo,anche se fosse,l'importante avere regole di confronto certe e chiare dove tutti i contraenti

possono partecipare in un libero dibattito,sarà poi l'assemblea  a dare i verdetti  a cui tutti devono sottoporsi compreso

il presidente del consiglio.

 

parlagreco 28 novembre 2009   15:26
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 novembre 2009. Visualizza »

Secondo me prima di scrivere su qualcosa chiunque farebbe bene a informarsi e adesso internet e google (o ampi archivi online dei maggiori quotidiani) danno ampie possibilità di farlo solo a chi lo voglia. A meno che non si debba scrivere esprimendo "teoremi" che nulla hanno a che fare con i fatti e con la cronaca, dando una visione della realtà assolutamente manipolata. Si dice:

 

coordinatori regionali sono nominati dal Leader sentito il parere dell’ufficio di presidenza. Di fatto ogni dirigente è nominato dall’alto.

 

contropponendolo ad una presunta democrazia esistente altrove e sposando la tesi del centralismo democratico (anzi peggio) che ha tra i suoi maggiori adepti quel Fabio Granata (anche lui "nominato" deputato con gli stessi criteri che fino a qualche tempo fa sembra non gli facessero tanto schifo) che in Sicilia con un consenso virtuale e minoritario  (e senza mai essersi sognato di ascoltare alcuno sul territorio o organzizzare alcune assemblea) prende accordi sottobanco per nome e per conto dei siciliani e siede comodamente in Giunta 2 assessorii (4 o 5 deputati=2 assessori non c'è male). Uno dei quali appena trombato e non votato dai siciliani e dai sardi in una delle poche occasione che ancora resta loro di poter dare una preferenza). Nell'Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini questo non avveniva nemmeno. Non si sentiva il parere di nessun ufficio di Presidenza. Venivano nominati dall'alto senza nessun parere e licenziati nel momento in cui si "rompevano i rapporti fiduciari" con lui. In 22 anni si sono fatti 3 congressi (con Fini sempre eletto per acclamazione) l'ultimo dei quali dopo che il leader stesso aveva deciso di sua sponte di confluire nel Pdl, a pochi giorni dal congresso del Pdl. Accettando e nominando lui il primus inter pares (Ignazio La Russa), i fondatori del nuovo partito, i deputati nazionali "nominati", e stabilendo lui stesso di comune accordo, fino a qualche mese fa, le regole che sarebbero state "ncessariamente" transitorie (annuncio fatto in Assemblea Nazionale di An) e che sarebbero state fatte nel solco delle decisioni già prese in perfetta armonia. Qui una brevissima rassegna stampa, che ricorda alcuni dei fatti in oggetto. Nessuna invenzione, forzatura o lettura soggettiva.

 

Fini fa autocritica e “cancella ” i colonnelli.

 

An, il pugno duro di Fini: azzerati tutti gli incarichi.

 

An, Fini licenzia i colonnelli.

 

Epurazione di Fini nelle regioni.

 

An, Fini azzera le cariche rosa.

 

Palermo. Troppe pecche nell’organizzazione del comizio. E Fini furioso chiede le teste dei colonnelli.

 

L'esclusione di Storace dall'esecutivo nazionale, tramite lettera ai giornali è roba più recente, non ha bisogno forse di ricerche approfondite.

 

 

 

 

 

Noi abbiamo scritto del Pdl e non dell'Ex AN. Nel Pdl si vota? E dove, quando, come? I dirigenti vengono eletti con un  voto? Le dcisioni vengono assunte da assemblee? Ci sono iscritti, tesserati?

Anonimo 28 novembre 2009   14:59

Secondo me prima di scrivere su qualcosa chiunque farebbe bene a informarsi e adesso internet e google (o ampi archivi online dei maggiori quotidiani) danno ampie possibilità di farlo solo a chi lo voglia. A meno che non si debba scrivere esprimendo "teoremi" che nulla hanno a che fare con i fatti e con la cronaca, dando una visione della realtà assolutamente manipolata. Si dice:

 

coordinatori regionali sono nominati dal Leader sentito il parere dell’ufficio di presidenza. Di fatto ogni dirigente è nominato dall’alto.

 

contropponendolo ad una presunta democrazia esistente altrove e sposando la tesi del centralismo democratico (anzi peggio) che ha tra i suoi maggiori adepti quel Fabio Granata (anche lui "nominato" deputato con gli stessi criteri che fino a qualche tempo fa sembra non gli facessero tanto schifo) che in Sicilia con un consenso virtuale e minoritario  (e senza mai essersi sognato di ascoltare alcuno sul territorio o organzizzare alcune assemblea) prende accordi sottobanco per nome e per conto dei siciliani e siede comodamente in Giunta 2 assessorii (4 o 5 deputati=2 assessori non c'è male). Uno dei quali appena trombato e non votato dai siciliani e dai sardi in una delle poche occasione che ancora resta loro di poter dare una preferenza). Nell'Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini questo non avveniva nemmeno. Non si sentiva il parere di nessun ufficio di Presidenza. Venivano nominati dall'alto senza nessun parere e licenziati nel momento in cui si "rompevano i rapporti fiduciari" con lui. In 22 anni si sono fatti 3 congressi (con Fini sempre eletto per acclamazione) l'ultimo dei quali dopo che il leader stesso aveva deciso di sua sponte di confluire nel Pdl, a pochi giorni dal congresso del Pdl. Accettando e nominando lui il primus inter pares (Ignazio La Russa), i fondatori del nuovo partito, i deputati nazionali "nominati", e stabilendo lui stesso di comune accordo, fino a qualche mese fa, le regole che sarebbero state "ncessariamente" transitorie (annuncio fatto in Assemblea Nazionale di An) e che sarebbero state fatte nel solco delle decisioni già prese in perfetta armonia. Qui una brevissima rassegna stampa, che ricorda alcuni dei fatti in oggetto. Nessuna invenzione, forzatura o lettura soggettiva.

 

Fini fa autocritica e “cancella ” i colonnelli.

 

An, il pugno duro di Fini: azzerati tutti gli incarichi.

 

An, Fini licenzia i colonnelli.

 

Epurazione di Fini nelle regioni.

 

An, Fini azzera le cariche rosa.

 

Palermo. Troppe pecche nell’organizzazione del comizio. E Fini furioso chiede le teste dei colonnelli.

 

L'esclusione di Storace dall'esecutivo nazionale, tramite lettera ai giornali è roba più recente, non ha bisogno forse di ricerche approfondite.

 

 

 

 

 

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