Le Regionali si avvicinano ma Pd e Udc sono ancora lontani
Bersani: "No a diktat e ultimatum sulle alleanze"

24 novembre 2009 17:43
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 Sulle alleanze per le prossime regionali il Partito democratico e' disponibile a ragionare fino all'ultimo, purche' si levino di mezzo diktat e ultimatum. Pier Luigi Bersani si rivolge cosi' all'Udc di Pier Ferdinando Casini, principale interlocutore del Pd in diverse Regioni in vista delle elezioni di marzo. Il tema e' stato tra quelli affrontati nella Direzione di oggi del Pd. Ne ha parlato il segretario Bersani prima, poi la questione e' tornata anche in altri interventi come quello di Massimo D'Alema. Filo comune la necessita' di 'allargare il campo'. Mettendo qualche puntino sulle 'i', pero'. Ad esempio, a quel "Bersani si decida", pronunciato da Casini agli stati generali dell'Udc, il segretario oggi ha voluto rispondere.

 

"L'Udc -ha detto Bersani in Direzione- ci sfida ad avere coraggio sulle alleanze. Noi rispondiamo amichevolmente che rispettiamo l'indicazione a trovare punti di convergenza laddove e' possibile. Apprezziamo questa disponibilita', ma questo non vuol dire che dove, come e quando lo decide uno solo. Se permettete, si fa in due". Infatti, il Pd e' disponibile "a ragionare fino all'ultimo" soprattutto "laddove le difficolta' sono piu' acute". In Puglia, per dire, dove Nichi Vendola si e' 'auto-ricandidato' e l'Udc ha gia' fatto sapere che e' indisponibile a sostenere la corsa del governatore del un nuovo mandato.

 

In altre situazioni, l'avvicinamento con l'Udc procede meglio. Vedi nel Lazio. "Credo che siamo sulla buona strada e che ci siano segnali positivi", diceva oggi il vicepresidente della Regione Lazio, Esterino Montino. Anche se e' noto che i centristi non escludono il sostegno a Renata Polverini se verra' confermata dal Pdl, mentre per il Pd si parla di Giovanna Melandri o di Enrico Gasbarra. Altra situazione complicata, nel rapporto con l'Udc, e' quella del Piemonte dove i quadri locali spingono per la ricandidatura di Mercedes Bresso. I centristi non la sosterrebbero, ma molto dipende dal candidato che scegliera' il Pdl: se si andra' su un leghista, infatti, a quel punto l'Udc potrebbe andare con il Pd. Ed ancora c'e' aperta la Campania dove resiste in pole il nome di Vincenzo De Luca, mentre grande incertezza c'e' in Calabria sull'eventuale ricandidatura di Agazio Loiero.

 

Il Pd lavora dunque per "allargare il campo", come ha detto D'Alema in Direzione. Un'occasione che non va persa anche perche', ha osservato il presidente di ItalianiEuropei, il governo sta attraversando "una situazione di precarieta' e di conflittualita' interna" e proprio per questo le elezioni regionali rappresentano un "passaggio fondamentale per il Pd".

 

Secondo d'Alema, sarebbe sbagliato leggere quello delle regionali come "un test su una nuova maggioranza", ma il Partito democratico ha il dovere di muoversi con l'intento di allargare il campo anche perche' "c'e' chi punta nel Pdl a riportare l'Udc nel campo del centrodestra. O ci muoviamo oppure rischiamo di perdere un'occasione". Bersani l'occasione non la vuol perdere e infatti all'Udc dice: "Ragioneremo fino all'ultimo, anche dove le differenze sono piu' acute, come in Puglia''.

 

Prendendo spunto dalla situazione che si e' creata con la decisione di Nichi Vendola di ricandidarsi in Puglia, Bersani ha spiegato quale sara' la linea del Pd. "Nel Sud vogliamo vedere se e' possibile trovare delle piattaforme che portano a delle nuove idee", ha spiegato il segretario democratico al termine della direzione.

 

Bersani si e' rivolto direttamente a Casini: ''Non cerchiamo pretesti, non abbiamo nessuna remora a ipotizzare un confronto politico generale con l'Udc. Loro non lo vogliono fare e noi siamo rispettosi del fatto che l'Udc non ha questa attitudine e che vuole ragionare situazione per situazione, ma in questo quadro chi decide dove e con chi non puo' essere uno solo. Bisogna essere in due". Bersani ha quindi sottolineato: "Seguendo questo approccio siamo disponibili a continuare un ragionamento con l'Udc".

 

Casini, da parte sua infatti, ha ribadito che i centristi andranno "da soli o faremo alleanze variabili perche' non vogliamo concedere la leadership a nessuno dei due partiti. Anche perche' hanno entrambi difficolta'. Io -ha spiegato il leader dell'Udc- guardo ai miei elettori, a chi ci ha fatto arrivare in Parlamento, dove non ci volevano ne' il Pdl ne' il Pd. Noi abbiamo fatto una scelta dicendo che in Italia c'e' un finto bipartitismo e il bipolarismo non vede contrapporsi Pd e Pdl, ma Di Pietro e la Lega, che influenzano tutta la politica italiana. Quindi, se noi accettassimo un'alleanza organica con gli uni o gli altri tradiremmo quanto detto".

 

Casini respinge, quindi, l'idea che la scelta di valutare situazione per situazione possa essere considerata opportunistica: "Non mi piace essere definito l'ago della bilancia, perche' mi da' l'idea di opportunismo. Il mio partito e' l'unico che era all'opposizione con il governo Prodi ed e' all'opposizione ancora oggi".

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