"Signor presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio e' che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei". E' quanto scrive Roberto Saviano in una lettera pubblicata sulla prima pagina del quotidiano "La Repubblica", in cui lo scrittore si rivolge al premier Silvio Berlusconi chiedendogli di ritirare la legge sul 'processo breve'. "Con il "processo breve" - continua Saviano - saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce e' condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi e' mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare cosi' anche la speranza di chi da anni attende giustizia". "Ritiri la legge sul processo breve. Non e' una questione di destra o sinistra. Non e' una questione politica. Non e' una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta - conclude l'autore di Gomorra - che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avra' piu' speranze di giustizia".
Perchè fino al giorno prima della dichiarazione di incostituzionalità del lodo alfano a Ghedini & C non gliene fotteva più di tanto dei "POVERI CITTADINI ITALIANI" coinvolti in lunghi processi, ed ora si accorgono all'improvviso di questa massa di persone per cui combattere una GUERRA SANTA !?!?!?
Meditate irremovibili berlusconiani!
Se il rischio è reale, perchè si sente solo una debole voce nel deserto ? Se il rischio è reale dove sono gli intellettuali, gli uomini di scienza, cioè tutti coloro che indipendentemente dalla loro appartenenza politica, sono uomini (e donne) che fanno la differenza? Forse il rischio non c'è. E allora andiamo avanti così. Non dimentichiamoci però che le dittature sono nate così, nel silenzio delle persone che avrebbero potuto fare la differenza.
Pasquale Pizzichemi