Miracolo all’Ars, i deputati "peones" adesso se ne fregano del pericolo di un ritorno alle urne. Chi è il santo artefice?

di Ignazio Panzica
13 novembre 2009 18:35
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Perché all’Ars, da 48 ore, per il “ventre molle” dei deputati peones, non è più un tabù “parlare” di nuove elezioni regionali? Quando, appena una settimana fa, una concreta maggioranza trasversale delle 90 “allegre comari” di Palazzo Reale, ritenevano offensivo e iettatorio solo volere accennarne? Oggi, dopo il voto d’aula (PDL ufficiale +PD+UDC) di affondamento del Dpef, tra gli stessi “peones”si trovano troppi deputati sornioni, e sinceramente possibilisti, sulla praticabilità di ridare al più presto la parola agli elettori. Naturalmente, doppiato il capodanno 2010, e salvato il diritto alla pensione per la presente legislatura regionale.

Non c’è dubbio: si deve essere verificato un vero ed autentico miracolo! Di più: una presa di coscienza ideale e morale. I peones, non temono più le eventuali spese per la nuova campagna elettorale. Parimenti, non temono più le imponderabili ed insidiose alchimie della formazione delle future liste elettorali. Ma cosa dicono le regole cattoliche che se c’è aria di “miracolo”? Che, allora, ci deve essere, per forza, qualcuno che lo ha concretamente propiziato. Voi lettori, perciò, dovete esserne informati! Il vostro cronista chiede al Direttore l’autorizzazione di poter indagarci su. Udita questa novità, il Direttore alza gli occhi al cielo, scuote la testa, e mi invita a combattere questa mia nuova fissazione andando a caccia del santo o dei santi artefici di questo “miracolo” . “Basta ca ti spicci”, mi esorta, sprizzando scetticismo da tutti i pori.

Comincio, così, la ricerca/indagine, a sfondo religioso. Facendo, subito, un'altra scoperta sconcertante. Il propagarsi di un altro stupefacente fenomeno inedito: il manifestarsi di diverse “conversioni”. Taluni, tra coloro che si presuppone abbiano diretto,o agevolato, o molto gradito, il colpo del Dpef sotto la cintura di Lombardo, esibiscono, oggi, segni di “conversione”. Il caso più eclatante, nel senso che salta subito agli occhi, è quello del presidente dell’Ars Francesco Cascio (PDL ufficiale): “la Sicilia non può permettersi una crisi di governo e il ritorno alle urne, mentre tutti i principali indicatori economici dimostrano che la situazione economica peggiora sempre di più”.

Ma non vanno sottaciute le pronte e ruvide reazioni del gruppo dirigente della Cisl, che redarguendo tutti i protagonisti del voto “strano” sul Dpef, e quindi indirettamente anche nei confronti del neosegretario regionale del PD Lupo (ed uomo Cisl nel DNA) , lasciandosi andare a veri e propri rimbrotti: “mi è sembrato uno spettacolo indecoroso” (Maurizio Bernava segretario regionale CISL); “quanto sta accadendo in Sicilia in queste ore mostra la distanza pericolosa e grande, che allontana la politica da lavoratori, famiglie e imprese” (Raffaele Bonanni segretario generale della CISL).

Ma è a Palermo città, dove si coglie l’essenza profonda, il segnale reale, del “miracoloso cambiamento” in arrivo. Del “nuovo” che “incombe” sulla politica regionale : Diego Cammarata. Al di là dei troppi e facili luoghi comuni diffusisi su di lui, rimane l’unico vero candidato a “leader” del PDL ufficiale in Sicilia occidentale. Come era previsto, prima che “striscia la notizia” lo investisse con la forza di un treno. E checché ne pensino gli arguti osservatori palermitani della politica, che poi sono gli stessi che, ancora sino ad un paio di mesi fa, descrivevano “il potentissimo” Massimo Ciancimino come una nullità, un ragazzetto irresponsabile e debosciato.

Scommetto che distratti come siete, del “lievitare politico” di Cammarata non ve ne siete accorti. Ebbene, in meno di dieci giorni, Cammarata ha finito per dettare la linea politica del “PDL lealista”, picchiando duro contro Lombardo, attraverso tre interventi, piazzati in rapida successione su tutti e tre i quotidiani della carta stampata cittadina. Finendo in gloria, proprio 48 ore fa, sul Giornale di Sicilia.

Quotidiano, a cui va riconosciuto il merito di averci fatto ritrovare sul proscenio della cronaca un protagonista, coerente ed immutabile, della politica regionale,uno che non cambia mai né idee né atteggiamenti : l’on. Giuseppe Castiglione, Presidente pro tempore della Provincia regionale di Catania. In un intervento, odierno sul GdS, pubblicato in seconda pagina sotto il titolo della rubrica “Io penso che”, l’attuale leader del PDL ufficiale in Sicilia, continua a “prendere metodicamente a schiaffi” Lombardo. Lo bolla con il detto catanese: “ù lupu i mala cunuscenza..”, aggiungendo l’osservazione, che il Presidente della Regione par essere affetto da una qualche patologia clinica di quella che attribuisce la responsabilità di tutto agli altri, “essendo convinto che tutti lo perseguitino”. Ancora nella prevedibile normalità delle cose, gli fa eco Saverio Romano, segretario regionale UDC, che su Lombardo – è il caso di dirlo – è lapidario : “governo nocivo alla Sicilia…si torni alle urne”.

Persino Micciché , che esterna dal centro benessere Villa Paradiso, a Gardone di Riviera, ammette come una possibile ipotesi, a breve, il ritorno alle urne in Sicilia.

“Ha ragione Emanuele Macaluso : nel PD siciliano, come negli altri partiti è in corso il festival masochista del dilettantismo al potere – sibila un “grande vecchio” del PCI che fu , e ancor oggi è discreto sponsor del partito/guida del centrosinistra - il voto dell’ARS sul DPEF è stupefacente. Il PD ha ceduto,senza alcun scopo ne vantaggio politico, la sua centralità politica, conquistata metro dopo metro negli ultimi mesi all’ARS, al duo Romano-Castiglione. Nel corpo del partito, dopo che ci si è accorti del danno, ora c’è scoramento. Va bene non volere fare la figura della stampella di Lombardo, ma tra questo e rimettere in sella coloro che hanno sfasciato la Sicilia, si sarebbe potuto trovare una efficace soluzione, diversamente, intermedia.”

Ma come spiega lei che è addentro alle “segrete cose” del potere in Sicilia la voglia di votare dei peones dell’ARS che sino all’altro ieri non se ne sarebbero voluti andare a casa ,neanche con l’accompagnamento della forza pubblica ? “Lombardo mostra evidenti carenze di nozioni storiche – risponde assorto il “grande vecchio” ex PCI- Avrebbe , per tempo, dovuto riflettere su tutto il fenomeno del Milazzismo, avendo così tanta voglia di emularlo.”

Non si capisce, cosa vuol dire? “ Che a Milazzo, fu possibile portare in porto l’operazione rottura del quadro politico dei partiti nazionali in Sicilia, nell’ambito di una realtà dell’allora ARS, certamente caratterizzata anche da una accentuata mediocrità dei peones del tempo – aggiunge l’ex PCI – ma anche perché,oggettivamente, godeva, in più, del favore indiretto di una piccola pattuglia di mafiosi e di tanti capitali contanti provenienti dal Nord Italia. Oggi, questi stessi fattori sono schierati esattamente contro il protagonismo di governo di Lombardo, che più che il Presidente della Regione,assomiglia ad uno che si occupa di “amministrazione controllata” del disastro finanziario della Regione. Così, in una realtà regionale come la nostra, senza più partecipazioni statali e regionali, senza banche pubbliche, da anni priva pure di grandi appalti pubblici, e via dicendo, ci si ritrova in un realtà quotidiana da deserto di pochissimo. Può essere che chi è in grado di manovrare enormi capitali cash, potrebbe far fare ciò che vuole alla politica ed alle classi dirigenti dell’Isola?”

Adesso, mi tocca scusarmi con i lettori, per aver concluso la mia indagine (a sfondo religioso) per far luce su una cosa seria come “i miracoli all’Ars”, facendo parlare il solito ex comunista, vanamente ateo, che scimmiottando la lezione politica di Marx riconduce tutto, ossessivamente, al vile denaro. Ignorando le novità : la modernità, l’innovazione tecnologica, la globalizzazione, ma soprattutto la superba spinta morale ed ideale che anima la classe politica e dirigente siciliana. Ma quando mai è successo di recente di veder far politica ai “poteri forti” del nord italia alleati con la mafia palermitana, per un disegno di nuovo dominio dell’Isola? Ok, è successo nel 1860 e poi ancora nel 1943/44. Ma perché dovrebbe risuccedere pure oggi ? Ma vi pare, proprio, possibile?

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Anonimo 15 novembre 2009   19:06

Mi preoccupa (e forse in parte affascina)  la capacità altamente e finanziariamente " suggestiva " dell'articolo proposto del Dott. Panzica.

Mi pare però che non sia proprio il caso di " scimmiottare " una delle più importanti  teorie marxiane secondo cui la lotta politica è esenzialmente lotta di classe e di potere; lotta tra chi vuole la conservazione e chi vuole invece il cambiamento dei rapporti sociali ed economici.

Naturalmente tanta acqua sotto i ponti è passata da quando Marx e Engels hanno elaborato il loro pensiero economico e sociale, ma, a ben guardare, quell'acqua è pur sempre composta di ossigeno e idrogeno che può cambiare solamente nella condizione dello suo stato( liquido,gassoso e solido) ma pur sempre acqua resta ( anche se a volte pure inquinata).

Come altrimenti dire: vuoi vedere che alla fine della giostra quello che sta accadendo in Sicilia altro non è che una pura e semplice lotta e scontro tra chi vuole un cambiamento e chi invece si illude di potere mantenere in eterno una posizione dominante.

E allora se così è ( e non credo che possa altrimenti essere) tra Lombardo, Miccichè e i desaparecydo finiani da una parte e Cuffaro, Castiglione e non so quant'altri dall'altra chi vorrà mai la conservazione e chi il cambiamento?

Naturalmente in questo coacervo di illusioni e aspettative il convitato di pietra è e rimane il P.D. le cui origini ideali e culturali " AFFONDANO" nel marxismo, senza più speranze però che quelle origini possano riemergere dall'oblio per far apparire  ineluttabile  come la sinistra in Sicilia e haimè in Italia  abbia cessato già da molto  tempo di svolgere il ruolo che la Storia ( con la S maiuscola) le aveva assegnato per oltre 150 anni.

Non ci resta altro che attendere l'irreversibile contraddizione del capitalismo per rivedere qualche squarcio di speranza ( nell'attesa che Lombardo, Miccichè e i finiani da una parte e Cuffaro e Castiglione e non so quant'altri dall'altra non decidano di rimettere le cose al loro naturale posto e tornare ad essere tutti felici e contenti).

Un Siciliano che deve necessariamente divertirsi.

 

Anonimo 14 novembre 2009   11:36

Adesso forse qualcuno mi prenderà per matto perché la prendo troppo larga.

Ma il problema di oggi è lo stesso in Sicilia da 600 anni circa a questa parte: la mancanza (o meglio la debolezza) di un ceto medio produttivo autonomo e diffuso che possa far da spina dorsale ad una vera autonomia (o indipendenza) dell'isola. Così ci sono tanti, troppi poveracci, gente che deve la propria sopravvivenza all'accattonaggio, anche intellettuale, incapace di esprimere una propria visione e propri interessi. E dall'altro ceti dominanti in cui la ricchezza e troppo concentrata (e perciò facilmente identificabile e isolabile) e al tempo stesso troppo esili numericamente per contrapporsi alle "scorribande continentali". Alcuni di questi sono manutengoli dei poteri forti nazionali (i mafiosi e i loro amici prima di tutto, non c'è bisogno di fare nomi). Altri, e sono la maggioranza, hanno/avrebbero interessi propri distinti da quelli dei "dominatori" ma sono troppo piccoli di fronte ai pescecani del Continente per organizzare una valida resistenza e non trovano nel Popolo sufficiente base di resistenza appunto perché anche il ceto medio è troppo esile, desertificato da 6 secoli di colonialismo.

Ma oggi c'è una novità: anche il "dominatore" è assai fragile per problemi interni e non può  più pagare adeguatamente mafiosi, manutengoli e peones. E' una lotta tra debolezze, ma se la Sicilia perde questo treno per l'emancipazione se ne parlerà fra qualche secolo.

Anonimo 14 novembre 2009   09:52

...E ,d'altro canto, v'è da aggiungere all'analisi proto-marxista dell'on. Macaluso, come fa una sinistra che "abita nell'Occidente" nell'anno di grazia 2009, a continuare a produrre analisi che finiscono col diventare nebulose e fantasy alludendo ad Oscuri Signori del Male ed a Poteri Oscuri che tramano da Mordor contro la Terra di Sotto (che saremmo noi) ?

La Sinistra ha preso atto che il sistema d'impresa è il fondamento delle democrazie parlamentari odierne ? La Sinistra trova "criminale" in sè che una Azienda chieda di non essere intralciata dalla Legislazione, ma agevolata ? La Sinistra non ha mai ricevuto e patrocinato Imprenditori e Ditte ? Non ha mai difeso Aziende in crisi ? Io lo ricordo...sempre.

E dunque quale GIGANTESCA Azienda sarebbe scesa in campo per determinare alla "lotta" gran parte dei deputati regionali ?

Non credo sia questo il punto.

Penso che sia un problema di Supremazia. L'eterno problema di CHI deve pilotare. Il problema della Dialettica e della lotta eterna per il potere. A prescindere dai "contenuti". Nel senso che entrambi i gruppi in lotta sono concordi sulla realizzazione del Ponte, ad esempio. Il problema è CHI deve dirigere la baracca in questa fase importante, in questa precisa circostanza epocale. CHI "interloquisce" con lo Stato ed i privati coinvolti, CHI taglia il nasto, CHI passa alla storia. E, com'è naturale, dietro ognuno dei due gruppi si saranno addensate torme di Imprese e micro imprese, perfino di pulizia e sorveglianza per piluccare ai margini dell'Opera. Ma quell'Opera è il simbolo stesso del Potere e del Prestigio. Questo è quello che MUOVE gli Eserciti di Peones. l'idea generale di cui la "dittarella" di periferia che spera di piazzare i suoi profilati, i suoi panini o i suoi vigilantes è solo il CONTORNO. Per un appaltino può anche finire ammazzato un delinquentello locale o arrestato un boss. Ma finisce lì. non succede niente. Non va in tilt l'Assemblea Regionale.

Poi, certo che dietro Castiglione ci saranno imprese e gruppi d'imprese ! Ma in democrazia è normale. Come lo è che ci siano anche dietro Lombardo e Miccichè. A meno che non ci siano stragi di "concorrenti" questa ,in democrazia, non è roba da codice penale. Ogni tanto invece,da sinistra, si sussurrano queste cose (acqua tiepida) come orrendi e tenebrosi misteri che dovrebbero spiegare TUTTO. Ma in realtà colgono solo un aspetto marginale della realtà. Quello che essendo in superficie sembra il più importante ma che, in realtà, di fronte agli abissi dell'animo umano, è solo un Corollario.

Dall'altra parte risulta vero che la Società che abbiamo realizzato (o ereditato) produce solo lotte di questo tipo e non più Grandi Battaglie Ideali di portata storica. L'eroismo guerriero s'è ridotto al Palio di Siena ed alle baruffe degli stadi, la Grande Contesa Politica sì è ridotta ad una "Sciarra" per chi piloterà la realizzazione d'una Opera pubblica.

Niente "Italia o Morte", niente "Avanti Savoia", niente "Viva lu Re", niente "O la Repubblica o il Caos".

Onor di firma, mazzettine, campagne elettorali prepagate, congiurette, tagli di nastri.Inezie. Munnizza. Polvere della Storia.

                                                                                                                                           -Guido Virzì- PA.

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