Prima radio
Prima radio

“Umberto, il Ministro trovò la quadra. Niente prescrizione breve. Processo breve si chiama…”

di Salvatore Parlagreco
13 novembre 2009 17:05
Leggi i commenti 7   Inserisci un tuo commento

Quando pose la domanda, con un tono piatto, calò il gelo. Si guardarono negli occhi. Un lampo, ma quanto basta. Che cosa rispondere? Fu subito chiaro che pretendesse risposte nette, parole inequivocabili: nomi, dati, numeri. 

“Il bicchiere è mezzo pieno”, disse il catanese, lisciandosi la barba.
Il Capo aggrottò la fronte e lo osservò con malagrazia. Nessuno sapeva fare di meglio quando c’era fare sentire qualcuno un pesce fuor

d’acqua.
“Beh, non proprio”, aggiunse il malcapitato nel tentativo di rimediare. Ma la frittata l'aveva fatta.
Rimasero in silenzio, in attesa di chissà che, girandosi sulla sedia.
Erano abituati alle pause del Capo, alle ciglia alzate del Ministro, come fossero appese a un chiodo, ai suoi occhi grandi spaventati senza spavento.
“Allora?” incalzò il Capo dietro la scrivania, gli occhi bassi e una pila di carte sotto gli occhi.
“Allora?”, ripetè .
Tutti tornarono a guardare il Ministro che era teso e stralunato insieme:  gli occhi pareva dovessero uscirgli dalle orbite da un momento all’altro. Infilò una mano dentro la borsa cercando qualcosa, abbassando la testa in modo edsagerato.
Lo osservarono senza profferire parola.
La ricerca durò un tempo interminabile. Finalmente recuperò una cartellina di colore blu, che venne aperta con parsimonia. I fogli che essa conteneva, furono girati con cura, uno alla volta, senza fretta. Gesti misurati, eleganti, adatti a misurare l’importanza dell’evento. Sfogliava, sfogliava, noncurante dell’attesa.
Per rompere il silenzio, chi gli stava accanto si lasciò scappare un nome.
“Fini”, disse.
“Fini che cosa?”, fece il Capo, e tossicchiò, come d’uso, ogni volta che sentiva quel nome, quasi che sentisse un groppo alla gola.
“Fini non…”, riprese il malaccorto che aveva pronunciato il nome, lasciando a mezzo la frase. Poi, riavutosi, continuò: “…non firma”. E aggiunse per rendere la pillola meno amara: “Però Quagliarello, Cicchitto…”
Il Capo batté il pugno sul tavolo, s’alzò di scatto, troncando di netto quel bla bla inconcludente.
“Ha detto che non vuole sentirsi in una caserma”, spiegò a quel punto il malaccorto alla ricerca di una via d’uscita.
“Il fascista che parla di caserma”, biascicò qualcuno, facendosi compensare con un’occhiata d’intesa.
Intanto il Ministro aveva appena finito di sfogliare e stava leggendo qualcosa con gli occhi.

“Ma questo che vuole?” si chiese il Capo. “Ma che me lo chiedo a fare”, si rispose. “Vuole prendersi il mio posto. Manco morto…”, sibilò.
Era appena entrato Italo, e nessuno se n’era accorto. L’avevano lasciato dietro la porta con la scusa che il Capo era a telefono con Fini. Una bugia che quello aveva sgamato presto, chiamando proprio Gianfranco. “Entra”, gli aveva suggerito Fini. “Voglio vedere se ti buttano fuori”
“Con il monaco nemmeno morto”, riprese qualcuno per girare la frittata. Si riferiva a Pierluigi Bersani, battezzato “il monaco” seduta stante per via di quell’aria spicciativa e furba e il tono borbottante del carmelitano scalzo.
Italo fece un sorriso sornione per fare sapere che aveva capito e farli così sentire a disagio.
“Sediti qua”, fece il Capo con una voce gentile.
Italo ubbidì di buon grado e osservò quello che leggeva in silenzio. Il Ministro alzò lo sguardo verso il nuovo arrivato, ripose la cartellina nella borsa, trattenendo il foglietto in una mano.
“Fini crede che la prescrizione breve non possa essere capita”, comunicò a quel punto Italo con aria dispiaciuta. “Penserebbero che stiamo facendo una legge per una sola persona. Rischiamo il dissenso popolare…”
“Cazzate”, l’interruppe il Capo, perentorio. E si volse verso il Ministro, che esclamò, prontamente: “Anche noi la pensiamo così”.
Tutti pensarono che avrebbe tirato fuori l’ennesima minchiata. Non che fosse uso a dire minchiate, il fatto è che non gli volevano bene per via dell’aria di saputello e la efficacia con cui riusciva ad ingraziarsi il Capo con i suoi signorsì subliminali. Era di una bravura insopportabile.
“Anche noi siamo contro la prescrizione breve”, spiegò il saputello.
Il Capo gli voltò le spalle, gli altri non sapevano che pesci pigliare. Questo è impazzito, supposero. E invece no, il Ministro non era affatto uscito fuori di senno, aveva elaborato una teoria, non ci aveva dormito la notte per arrivare al punto.
“Noi siamo dalla parte del popolo”, riprese il Ministro, rinfrancato, preparandosi a persuadere la platea. “La prescrizione breve è una boiata raccontata dai giornalisti per farci apparire dei manipolatori. Noi regaliamo salvacondotti, secondo loro, noi…”
Il Capo lo gelò con un’occhiataccia.
“Noi siamo per il processo breve”, ricominciò alzando gli occhi al cielo, come se si fosse liberato di un pensiero fastidioso.
“Processo breve?” fecero in coro.
“Ma che minchia dice questo”, borbottò uno, avvicinandosi al suo vicino.
“Il processo breve”, ripeté il Capo, allungando le labbra e stringendole con le dita, come se stesse assaporando una pietanza.
“E qual è la differenza?”, chiese, lasciandosi cadere sulla poltrona.
Il Ministro allargò le braccia, ispezionò velocemente le facce dei presenti, indugiò giusto il tempo per creare l’atmosfera e annunciò, compiaciuto: “Niente, proprio niente…”
“I processi”, accennò Italo, accigliato.
“Niente”, ripeté lui, seccamente.
Il Capo era già a telefono. Aveva appena composto il numero di Umberto. “Abbiamo trovato la quadra…”, disse.. Dall’altro capo del filo Umberto pretese come al solito la contropartita. “Va bene”, assicurò il Capo, “Processo breve per noi, ma non per gli immigrati. Non perderai un voto, nemmeno uno”. E sbatté la cornetta sull’apparecchio. Poi raggiunse il Ministro e gli diede una pacca sulla spalla, con un gesto lento e risoluto, come se l’avesse destinato a grandi cose, tanto che il Ministro provò un impulso irrefrenabile di genuflettersi, che dovette reprimere a fatica.
Italo socchiuse gli occhi, come se avesse capito e se ne vergognasse.
“Processo breve”, disse, “Siamo d’accordo, anche Gianfranco non dovrebbe avere nulla da eccepire…”

© Riproduzione riservata
Segnala ad un amico
Anonimo 15 novembre 2009   18:06
L'utente ha risposto al commento anonimo del 15 novembre 2009. Visualizza »

Gli italiani sono presenti,vi leggono e non vi trovano convincenti,il vostro tentativo di interminabili doccie cinesi li trova indifferenti ed incazzati per il tempo che fate perdere.

Comunque l'articolo è scritto con brio, si può leggere.

 Io sono una lettrice di questo giornale, che mi piace e anche tanto! E sa perchè? Perchè  parla della Sicilia e dei suoi problemi a tutto tondo e, soprattutto, perchè ce li fa conoscere per quello che sono e non per quello che altri quotidiani, schierati, vogliono farci credere.

Ho letto articoli di critiche o di approvazione, ora per una ed  ora per un'altra compagine politica. Insomma, leggo "fatti" e non "interpretazioni" soggettive degli avvenimenti. Si lascia ampio spazio al giudizio dei lettori.

Credo sia tanto, in un momento in cui quasi tutta la stampa "è comprata" dal migliore offerente, contribuendo incisivamente a cristallizzare gli eventi in maniera spesso distorta.

IDRIS 

Anonimo 15 novembre 2009   07:03

Un bell'articolo,complimenti.

Un lettore non vi trova convincenti? Pazienza.Buon per lui.Si vede che e' un lettore del GdS.Speriamo si convinca a non leggerlo piu'.

 

Anonimo 14 novembre 2009   17:50
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 novembre 2009. Visualizza »

Che vergogna!  ma gli italiani dove sono! Perchè non reagiscono!

 

Siamo in mano a questo manipolo di farabutti!

 

Italiani laureati, specializzati, preparati,  senza lavoro, con servizi da schifo e loro cosa fanno? Pensano solo a salvarsi dalle varie porcate 

 

Ha detto bene Della Valle a Ballarò: delle loro cose non ce ne frega un fico secco! Pensino a risolvere i problemi della gente per cui, aggiungo, sono pagati miglia di euro senza alcun merito

 

I politici son tutti uguali, arraffano e infilano nelle loro tasche.

 

Tanto la poltrona da sotto il sedere non gliela toglie nessuno, si rassegni Di Pietro, mosca bianca da quelle parti, gli italiani amano comunque  essere governati dalla  marmaglia, si rispecchiano nelle loro  malefatte, ne vanno fieri.

 

Non si spiega perchè si recano così numerosi alle elezioni.

 

Hanno tolto finanche la preferenza così, vita natural durante , ci stritoleranno ben bene.

 

 

 

 

Il giorno che l´italiano voterá davvero per le persone che pensano possano fare bene per la nostra Italia, sará sempre tardi.

Io sono alle soglie della sessantina, ma mi ricordo da sempre che si é votato o per il pacco di pasta o per il lavoro promesso o per altro, io personalmente mi sono vergognato tempo fa di avere agito in questa maniera, cioé di votare per il politico piú chiaccherato nel mondo per avere un riscontro, ma mi ripeto mi vergogno ancora, ma vedo che la musica nn cambia in quanto ho dei conoscenti attuali che hanno percorso la stessa strada che ho fatto io 30 anni fa, cambiano i politici ma il metodo é sempre lo stesso.

Franz

Anonimo 14 novembre 2009   10:44
L'utente ha risposto al commento di parlagreco del 14 novembre 2009. Visualizza »

Gentile lettore, un quesito, per il resto rispetto delle Sue opinioni sui nostri articoli: come ha fatto a sapere che quelli che ci leggono non ci trovano convincenti? Ha investito in un sondaggio d'opinione? Siamo interessati ai risultati, che però non sono del tutto malvagi, visto che pur non trovandoci convincenti, ci leggono.

 io vi trovo convincenti. anzi questo è uno dei migliori giornali online del web...

parlagreco 14 novembre 2009   09:35
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 novembre 2009. Visualizza »

Gli italiani sono presenti,vi leggono e non vi trovano convincenti,il vostro tentativo di interminabili doccie cinesi li trova indifferenti ed incazzati per il tempo che fate perdere.

Comunque l'articolo è scritto con brio, si può leggere.

Gentile lettore, un quesito, per il resto rispetto delle Sue opinioni sui nostri articoli: come ha fatto a sapere che quelli che ci leggono non ci trovano convincenti? Ha investito in un sondaggio d'opinione? Siamo interessati ai risultati, che però non sono del tutto malvagi, visto che pur non trovandoci convincenti, ci leggono.

Anonimo 14 novembre 2009   09:26
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 novembre 2009. Visualizza »

Che vergogna!  ma gli italiani dove sono! Perchè non reagiscono!

 

Siamo in mano a questo manipolo di farabutti!

 

Italiani laureati, specializzati, preparati,  senza lavoro, con servizi da schifo e loro cosa fanno? Pensano solo a salvarsi dalle varie porcate 

 

Ha detto bene Della Valle a Ballarò: delle loro cose non ce ne frega un fico secco! Pensino a risolvere i problemi della gente per cui, aggiungo, sono pagati miglia di euro senza alcun merito

 

I politici son tutti uguali, arraffano e infilano nelle loro tasche.

 

Tanto la poltrona da sotto il sedere non gliela toglie nessuno, si rassegni Di Pietro, mosca bianca da quelle parti, gli italiani amano comunque  essere governati dalla  marmaglia, si rispecchiano nelle loro  malefatte, ne vanno fieri.

 

Non si spiega perchè si recano così numerosi alle elezioni.

 

Hanno tolto finanche la preferenza così, vita natural durante , ci stritoleranno ben bene.

 

 

 

 

Gli italiani sono presenti,vi leggono e non vi trovano convincenti,il vostro tentativo di interminabili doccie cinesi li trova indifferenti ed incazzati per il tempo che fate perdere.

Comunque l'articolo è scritto con brio, si può leggere.

Anonimo 13 novembre 2009   21:08

Che vergogna!  ma gli italiani dove sono! Perchè non reagiscono!

 

Siamo in mano a questo manipolo di farabutti!

 

Italiani laureati, specializzati, preparati,  senza lavoro, con servizi da schifo e loro cosa fanno? Pensano solo a salvarsi dalle varie porcate 

 

Ha detto bene Della Valle a Ballarò: delle loro cose non ce ne frega un fico secco! Pensino a risolvere i problemi della gente per cui, aggiungo, sono pagati miglia di euro senza alcun merito

 

I politici son tutti uguali, arraffano e infilano nelle loro tasche.

 

Tanto la poltrona da sotto il sedere non gliela toglie nessuno, si rassegni Di Pietro, mosca bianca da quelle parti, gli italiani amano comunque  essere governati dalla  marmaglia, si rispecchiano nelle loro  malefatte, ne vanno fieri.

 

Non si spiega perchè si recano così numerosi alle elezioni.

 

Hanno tolto finanche la preferenza così, vita natural durante , ci stritoleranno ben bene.

 

 

 

 

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti
Google
ItalianNews
Le Notizie di SiciliaInformazioni sul tuo sito
ItalianNews
Altre notizie
i.c.one italian wines