Appalti termovalorizzatori in Sicilia. Colpo di scena: una lettera di Tremonti lascia “mani libere” a Lombardo

di Ignazio Panzica
14 luglio 2009 19:06
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Una lettera di “interpretazione autentica” del Gabinetto del Ministero dell’Economia, guidato da Giulio Tremonti, è atterrata alla Presidenza della Regione Siciliana venerdì scorso. Riaprendo, a sorpresa, la partita di poker politica sui quattro termovalorizzatori da realizzare nell’Isola secondo il vecchio “Piano Cuffaro” 2002. Sul tavolo verde, la posta è di 5 miliardi e mezzo di euro dei contributi pubblici (4 dalla tassa Cip6 Enel, 1 e mezzo dalla UE) destinati da tempo a finanziare il compimento della filiera siciliana dei rifiuti. Il Direttore dell’ARRA, Dr. Felice Crosta, ha sempre dichiarato che qualsiasi modifica al “Piano” (di sito di localizzazione, di cambio di progetto e/o di tipologia degli impianti, persino del loro numero e genere di tecnologia, etc) per la costruzione dei quattro mega inceneritori (Palermo, Casteltermini, Augusta e Paternò) avrebbe prodotto la perdita, irrimediabile, di gran parte dei finanziamenti. A cominciare, dalla quota statale del Cip 6, pari a 4 miliardi di euro. Adesso, invece, il Ministero di Tremonti comunica che “il trasferimento delle attuali convenzioni Cip 6 su altri impianti è ammissibile”. Smentendo, così di fatto, l’interpretazione dell’ARRA, ma fornendo, al Presidente Lombardo, per il prosieguo dell’azione, tre prescrizioni amministrative di legittimità, vincolanti.

Master mediazione familiare

La prima, purché le modifiche che si vogliono apportare al “Piano termovalorizzatori” siano funzionalmente,“connesse al superamento dell’emergenza rifiuti, per i quali il Ministero si era già espresso favorevolmente”

La seconda: purché emerga dalla variante progettuale che il Governo regionale immagina debba prevedere una “parità di potenza energetica da produrre” secondo quanto era già previsto dal Piano Cuffaro.

La terza : come conseguenza logico-giuridica, si ammette, perciò, il possibile aumento dei siti da impegnare nella regione (ndr: potrebbero passare dai 4 sin’ora previsti ai 7/10) , purché “nel rispetto delle altre condizioni previste dall’articolo 15 del decreto legislativo n. 79 del 1999 per la modifica della localizzazione; mentre le modifiche soggettive dovranno essere prioritariamente affrontate a livello locale”. Ossia, dice il Ministero, i fondi non sono affatto vincolati alla localizzazione dei progetti di Augusta, Palermo-Bellolampo, Casteltermini e Paternò.

Come è noto, “l’Alta Corte di Giustizia Europea” aveva cassato in radice la prima gara dell’ARRA – svoltasi durante il Governo Cuffaro - che aveva attribuito i quattro termovalorizzatori in “regime di concessione”,ai gruppi imprenditoriali Falck, Waste Italia e Sicilpower, e ad una serie di altre aziende consorziate, per ciascuno dei quattro siti. L’UE aveva eccepito che questo tipo di gare vanno fatte in regime di “gara d’appalto pubblica aperta a tutti secondo le norme europee valide e vincolanti per tutti i paesi partners”.

Non a caso Lombardo, dopo la sua elezione a Presidente, si era ritrovato sul suo tavolo “la rogna” dei quattro “Consorzi di scopo”, ormai divenuti proprietari dei progetti, dei siti e delle autorizzazioni – dopo la bocciatura UE – che reclamavano dalla Regione Siciliana, intanto, il pagamento dei lavori preliminari (sbancamenti, reti di servizio, opere di consolidamento, etc) già eseguiti nei quattro siti, oltre ad una valutazione forfettaria (ndr : del tipo di equo indennizzo) nel caso loro sarebbero rimasti fuori dalla nuova aggiudicazione di gara. Per cui nel bando della nuova gara d’appalto – fatta con tutti i crismi delle regole europee - si era fatto cenno ad un ticket (dell’importo dai 200 ai 250 milioni di euro) che qualsiasi altra nuova società vincitrice avrebbe dovuto – in via preliminare – pagare, a rimborso, ai precedenti quattro aggiudicatari, i “Consorzi concessionari”. Una circostanza, mal sopportata da Lombardo, che ha più volte dichiarato che un pasticcio così rilevante, come quello di aver sbagliato la tipologia di gara d’appalto, non poteva, alla fine, ricadere sulle casse della pubblica amministrazione regionale. Per cui, in gran segreto, il 23 giugno scorso, aveva scritto al Ministero dell’Economia ponendo tutta una serie di quesiti , a cui come abbiamo visto il Ministero ha risposto, consentendo, così, la riapertura della questione termovalorizzatori in Sicilia.

Come ricorderete, poi, la gara pubblica del 30 giugno era andata deserta; non era stata presentata alcuna offerte da nessuna società. Lombardo, super scocciato, aveva dichiarato che il Governo regionale, a quel punto, avrebbe tirato dritto per la sua strada, non escludendo il cambiamento sia del numero degli impianti, sia dei siti, che delle tecnologie da utilizzare, mantenendo ferma la sua pregiudiziale “ecologica”, ossia la realizzazione di impianti, “senza camino”, con “zero emissioni” di fumi e vapori nell’atmosfera.

Adesso ci si chiede: cosa farà Lombardo? Ma anche, cosa faranno l’ARRA e Crosta? Risposte dai protagonisti di questa vicenda, in questo momento, non se ne possono avere. Certo è che a Lombardo non è, politicamente, possibile - dopo aver sposato le pregiudiziali “ecologiche” in materia di termovalorizzatori - che possa fare un solo passo indietro. Ne andrebbe di mezzo la sua credibilità di leader autonomista.

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Anonimo 16 luglio 2009   11:21

Il tutto è abbastanza chiaro, e solo i miopi, o chi non vuole vedere, possono avere un quadro della situazione diverso dal seguente:

 1)il ministro, e quindi gli interessi nazionali, pongono come vincolante la quantità di energia prodotta dalla combustione dei rifiuti, prevista dal piano cuffaro

2) il piano cuffaro è, oramai palesemente, un piano concordato con i precedenti governi nazionali, quindi di cuffaro non ha proprio niente, solo la firma. Cuffaro si è dovuto (e voluto) solamente piegare ai voleri dei potentati economici del nord ed agli interessi energetici nazionali.

3) questo piano cuffaro prevede l'incenerimento (e quindi produzione di energia elettrica) del 100% dei rifiuti prodotti in sicilia

4) la normativa europea prevede una raccolta differenziata di almeno il 60% dei rifiuti prodotti in sicilia, pena pesanti multe alla regione siciliana

5) il ministro, e quindi il governo, e quindi gli interessi nazionali, prevedono, alla luce dei fatti sopra esposti, di incenerire il 40% dei rifiuti siciliani (vista la normativa europea) e spazzatura per una volta e mezza di quella sicula, proveniente da altre regioni italiane (vista l'inderogabilità sulla quantità di energia elettrica prodotta)

6) conclusioni: gli interessi nazionali (nordici) vengono prima di tutto, l'inquinamento ambientale e le morti per cancro nella nostra terra sono problematiche secondarie. spero che lombardo inverta quest'ordine.

Luca

 

Anonimo 16 luglio 2009   11:16

E se invece di istallare i termovalorizzatori si costruissero digestori anaerobici per produrre energia elettrica dal biogas che si produce dalla degradazione degli umidi alimentari e dalle potature, non sarebbe un alternativa valida?

Anche questo tipo di impianti riceve gli incentivi CIP6, ma in questo caso si tratta veramente di energie pulite e rinnovabili.

E come sottoprodotto si ottiene dell'ottimo compost.

Anonimo 15 luglio 2009   12:33

U'altro grave errore del signor Felice Crosta. Quanti glie ne lasceranno fare prima che venga rimosso dall'incarico?


 

Anonimo 15 luglio 2009   09:47

A volte è bene anche ammetterlo. Quando è giusto, è giusto!!! FINALMENTE BRAVO TREMONTI!!!

Anonimo 14 luglio 2009   23:32

grazie Ignazio, il tuo tripode non ti lascerà mai solo

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