Il miracolo di Peppino Alessi, la conversione del segretario del Pci nella Chiesa Matrice di Gela

di Salvatore Parlagreco
14 luglio 2009 19:59
Leggi i commenti 1   Inserisci un tuo commento

I rapporti di Giuseppe Alessi con il partito che fondò in Sicilia, la Democrazia Cristiana, non furono mai idilliaci. Giuseppe Alessi polemizzò, litigò, batté i pugni sul tavolo, combatté contro i suoi avversari senza risparmio di energie. Le sue qualità - competenza, oratoria, cultura, ecc – non lo misero al riparo dagli intrighi, trappole e dalle dure contestazioni.

Nonostante il ruolo da protagonista recitato nell’immediato dopoguerra e negli anni a venire, fino all’inizio degli anni sessanta, Giuseppe Alessi subì l’emarginazione e venne aspramente contestato. Nel 1963, anche a causa di queste difficoltà, decise di lasciare l’Assemblea regionale siciliana, dove era stato Presidente della Regione più volte, Presidente dell’Assemblea e Presidente del gruppo parlamentare Dc, per proporre la sua candidatura al Parlamento nazionale.

Non lo aspettavano certo a braccia aperte. I dirigenti della Dc lo misero fuori dalle liste, rifiutarono di concedergli il collegio senatoriale che gli sarebbe spettato di diritto, quello di Caltanissetta - San Cataldo, né alcun altro collegio. La sua carriera parlamentare si sarebbe conclusa se non fossero intervenute le gerarchie ecclesiastiche, che perorarono la sua causa con solerzia. Grazie a ciò ottenne il collegio di Gela-Piazza Armerina. Ma la decisione della DC aveva tutta l’aria di farlo contento e gabbato, era come chiudergli le porte di Roma. Il collegio di Gela-Piazza Armerina, infatti, non dava alcuna chance di successo al candidato DC, era pressoché impossibile che conseguisse una vittoria di tali proporzioni da superare i candidati DC di altri collegi. La legge elettorale al Senato, infatti una sfida nella sfida, fra candidati dello stesso partito in collegi diversi.

Giuseppe Alessi accettò obtorto collo la candidatura e si trasferì a Gela insieme con un migliaio, e forse più, di sancataldesi che cambiarono residenza nel giro di pochi giorni. Un autentico sbarco in massa che oltre a favorire Alessi, che era sancataldese, avrebbe svantaggiato il candidato nisseno, impoverendo il patrimonio di voti democristiani e abbassando la quota percentuale.

L’espediente, tuttavia, sarebbe stato insufficiente.

Giuseppe Alessi avrebbe dovuto guadagnare dieci punti percentuali, forse più, per riuscire a spuntarla. Poteva comunque contare sulla curia vescovile di Piazza Armerina. Allora le parrocchie in tempo di elezione si trasformavano in sezioni della Democrazia Cristiana con i comitati civici. Erano una imbattibile macchina da guerra. Ma anche questa mobilitazione sarebbe stata insufficiente, ci voleva un autentico miracolo, perché il Pci aveva una organizzazione altrettanto poderosa.

I comizi di Giuseppe Alessi erano affollati di simpatizzanti ed avversari. La sua oratoria divertiva e oltre che persuadere tanto da indurre gli avversari ad ammettere pubblicamente che sì, stavano dall’altra parte, ma avrebbero preferito avere Giuseppe Alessi con loro. A quel tempo – segnato dai conflitti ideologici e dal muro contro muro - queste ammissioni apparivano sorprendenti.

Ma Peppino Alessi non si fece incantare, sapeva che attestazioni di stima non si sarebbero tradotte in consensi. Sapeva bene che i comunisti, anche quelli rispettosi e sorridenti, non gli avrebbero mai regalato un voto. E lo stesso valeva per i socialisti e per i missini. Una cosa era il rispetto e l’attestazione di stima, un’altra il voto nell’urna.

Occorreva il miracolo, dunque.

E Peppino Alessi fece il miracolo.

Lo preparò in tutta segretezza e lo mostrò ai cittadini di Gela, dove risiedeva l’elettorato più folto, a mezzanotte di venerdì, l’ultimo minuto utile prima della chiusura della campagna elettorale.

Lo mostrò nell’unico luogo in cui i miracoli possono avvenire, in chiesa, con sacerdoti in prima fila e una folla immensa che se l’aspettava senza sapere di che cosa si sarebbe trattato.

Dopo avere tenuto l’ultimo comizio in Piazza Umberto I, osannato dai sostenitori, Giuseppe Alessi invitò la folla a recarsi nella vicina Chiesa Madre e scese dal palchetto, seguito dai sostenitori. Il Vicario foraneo aveva già aperto la porta grande, che dava sulla piazza dei comizi.

Il popolo ubbidì e si riversò in chiesa, dove il Vicario annunciò che ci sarebbe stato un battesimo.

Nessuno capì niente ma tutti rimasero in attesa dei qualcosa d’importante.

La messa fu ridotta al lumicino, ma preparò sapientemente il miracolo, che si svolse accanto al fonte battesimale: il segretario di una sezione del Partito comunista italiano di Gela ricevette l’acqua benedetta fra lo stupore generale. Il parroco battezzò un uomo maturo, padre di undici figli, che i gelesi avevano ascoltato più volte mentre tuonava contro la “setta papale”. Giuseppe Alessi era il padrino.

Quando la folla comprese ciò che stava avvenendo emise un grido sommesso di sorpresa e ammirazione. Non si trattava di una scelta politica, ma di una conversione, il comunista scomunicato abbandonava i “senzadio” per entrare fra le braccia della Chiesa di Roma. E questo miracolo avveniva grazie a Peppino Alessi, ispiratore della conversione.

Il colpo di teatro convinse gli elettori che il candidato della DC non era solo un grande uomo ma un pastore depositario di chissà quali poteri. Mai e poi mai alcuno avrebbe potuto sospettare che il trinariciuto comunista avrebbe abbandonato la sua parte politica. Piuttosto la morte.

Il risultato elettorale premiò il miracolo, e la conversione premiò il comunista che poté dare serenità alla sua famiglia con un reddito da lavoro dignitoso.

E questo fu il secondo miracolo di Giuseppe Alessi, ma di esso nessuno ebbe voglia di parlare.

© Riproduzione riservata
Segnala ad un amico
Anonimo 15 luglio 2009   18:51

Sant'Eusebio

 

 

Quando il sole se ne è andato
e la notte si fa scura
senza stelle e senza luna
c'è una grande luce nel ciel

Viva Sant'Eusebio, salvatore dell'anima mia
Viva Sant'Eusebio, salvatore del mio cuor

Quando infuria la tempesta
ed il tuono fa paura
in campagna o fra le mura
Sant'Eusebio è qui con me
Sant'Eusebio protettore, tu sei il mio piu' grande amore
Viva viva Sant'Eusebio, protettore del mio cuor

Quando piove e tira vento
o ti brucia il solleone
tu dall'alto del convento
tieni aperto l'ombrellone

Viva Sant'Eusebio, sei l'ombrello dell'anima mia
Viva Sant'Eusebio, sei l'ombrello del mio cuor

Quando la campagna è asciutta
e il raccolto si è seccato
tu dall'alto del creato
piangi e l'acqua viene giu'

Viva Sant'Eusebio, contadino dell'anima mia
Viva Sant'Eusebio, contadino del mio cuor

Quando un di' verra' il momento
che dovro' venir da te
fammi entrare nel tuo convento
per restare vicino a te

Viva Sant'Eusebio, proprietario dell'anima mia
Viva Sant'Eusebio, proprietario del mio cuor

Quando il giorno del giudizio
io saro' di fronte a te
te dimentica il mio vizio
e perdona il tuo lacché

Sant'Eusebio giustiziere, io mi affido solo a te
Viva, viva Sant'Eusebio, io mi affido solo a te
Viva, viva Sant'Eusebio, io mi affido solo a te

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti
Google
ItalianNews
Le Notizie di SiciliaInformazioni sul tuo sito
ItalianNews
Altre notizie
i.c.one italian wines