Di buono c’è anche dell’altro, che i due candidati più importanti, Bersani e Franceschini, non hanno accanto l’uno gli ex diessini e l’altro gli ex margheritini, ma estimatori provenienti da entrambi gli schieramenti. Accanto a Bersani ci sono Rosy Bindi ed Enrico Letta, con Dario Franceschini c’è Piero Fassino e non è il solo. Massimo D’Alema si è schierato da tempo per Bersani, Sergio Chiamparino aspetta che i candidati illustrino meglio le loro intenzioni. Debora Serracchiani, eurodeputato ormai celebre per avere battuto, la sola ad esserci riuscita, Silvio Berlusconi nel suo collegio elettorale, preferisce Dario “perché è simpatico e lo stimo”.
Non basta, le hanno rinfacciato quelli che contano nel Pd, come si fa a scegliere un candidato al vertice del partito per simpatia? Bacchettata, rimproverata, presa in giro, Debora ha così conosciuto le raffinatezze precongressuali, ma non sembra affatto spaventata, tutt’altro. I suoi fan applaudono perché hanno lo stesso linguaggio: avere simpatia per qualcuno non è poco, è il risultato di un esame a largo spettro messo alla prova giorno dopo giorno. La simpatia non è “a prima vista”, ma frutto di analisi e riflessione. I giovani sono meno superficiali degli adulti e non cambiano idea con la loro stessa superficialità.
Le prime battute della fase precongressuale del Pd hanno un altro pregio, di avere riportato le lancette dell’orologio al tempo dei partiti veri. Dopo gli spettacoli con pagliette e lustrini del Pdl, leggere e ascoltare candidati veri che si scambiano opinioni, magari qualche insulto; l’importante è che la gente capisca che cosa vogliono, come la pensano, quale identità intendono dare al loro partito, dai temi etici a quelli sociali, alle strategie politiche.
Un ritorno al passato, come è stato chiamato, non dovrebbe spaventare a nessuno: la democrazia è un bene da recuperare quando se n’è perduta un pezzo per strada. Il congresso Pd non è una vicenda che interessa i democratici, ma interessa tutti gli italiani, qualunque sia il loro colore politico. Una esperienza di congresso vero con leader che si confrontano, con iscritti che dibattono, votano, scelgono i loro dirigenti, è una boccata d’ossigeno salutare. Chi ritiene che ritornare a votare sia rischioso perché rimette in pole position la partitocrazia o renda più complicata la governabilità si sbagli di grosso. Basta dare un’occhiata a ciò che succede all’interno del partito di maggioranza, dominato da un solo uomo politico, Silvio Berlusconi. La litigiosità in periferia è alta ed alcune regioni, come la Sicilia, rende impossibile la governabilità.
In Parlamento deputati e senatori del Pdl potrebbero decidere ciò che vogliono quando vogliono ma il governo è costretto a governare per decreti d’urgenza e a blindare la discussione pain Aula con le mozioni di fiducia.
Editing: Elena Sorci
La Debora in parte ha ragione, Bersani infatti a prima vista non desta simpatia, però secondo me è una persona molto quadrata ed affidabile. Franceschini per me invece non è simpatico ma fa ridere, e la cosa è molto differente. Fino ad ora ha solamente copiato Veltroni e continuando a sparare su Berlusconi senza mai dare qualche idea sensata ha procurato al P D ( checchè se ne dica ) un'altra sonora batosta