"Tocca innanzitutto alla magistratura proteggere i dati di cui viene a conoscenza per la sua attivita' professionale e fra questi, ovviamente, anche le intercettazioni, che sono fatte per finalita' di giustizia". E' il parere del Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, che oggi ha presentato la sua Relazione 2008. Per Pizzetti, "il nuovo disegno di legge chiarisce ulteriormente alcune regole, sia in ordine alla protezione dei dati da parte dei magistrati, sia in ordine al momento
in cui le notizie acquisite a finalita' di giustizia diventano pubbliche e noi abbiamo detto che da questo punto di vista, chiarimenti su questi punti sono opportuni".Parlando al termine della sua relazione nella sala Zuccari del Senato, il presidente dell'Autorita' ha poi ricordato che in merito alla pubblicabilita' di dati acquisiti nel corso di inchieste giudiziarie, "valgono comunque le regole deontologiche dei giornalisti". Quindi, se si tratta di "pubblicare intercettazioni che coinvolgano terzi, che ledano inutilmente la dignita' delle persone, che tocchino i familiari, o pubblicare sms che abbiano esclusivamente contenuto privato, queste cose sono ovviamente vietate".
Quanto alle sanzioni, Pizzetti ha ricordato come "anche in questa relazione abbiamo ripetuto che noi siamo perplessi sulla applicazione di sanzioni penali nei confronti della liberta' di stampa". Per il Garante della Privacy, "ci sono altre modalita' che possono essere adotatte per accompagnare la regola a dalle sanzioni che, evidentemente, ogni regola deve avere perche' senno' si tratta semplicemnte di un monito e non di una norma giuridica". Pero', ha concluso, "il ricorso alla sanzione penale, a noi, come autorita', lascia perplessi".