CORTE DEI CONTI. La requisitoria del Procuratore
generale d'appello Giovanni Coppola per il 2008

01 luglio 2009 19:58
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Requisitoria del Procuratore Generale d'Appello Giovanni Coppola

CORTE DEI CONTI PROCURA GENERALE D’APPELLO

PER LA REGIONE SICILIANA

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GIUDIZIO DI PARIFICAZIONE del RENDICONTO GENERALE della Regione Siciliana
Esercizio finanziario 2008
Requisitoria del Procuratore Generale d’Appello Giovanni Coppola, V.P.G.
Palermo, udienza del 30 giugno 2009

 

Superior stabat lupus

E’

l’inizio di una notissima favola di Fedro, una tra le favole più famose di tutti i tempi, “il lupo e l’agnello”:

Letteralmente significa “più sopra stava il lupo”.

Ma, al di là del semplice significato letterale, la frase assume una notevole valenza allegorica, stando ad indicare un’incombente minaccia.

Nella materia che ci interessa parte minacciata è la pubblica finanza, quella che deriva dai tributi prelevati ai cittadini.

La minaccia è costituita dalla complessa rete di malaffare che in una Regione come la Sicilia, ad alto rischio di condizionamento mafioso, lascia poco tranquilli tutti coloro che si occupano della gestione della cosa pubblica.

L’allerta va data in modo particolare in un momento, come quello attuale, in cui stanno arrivando in Sicilia i fondi POR 2007-2013 che rappresentano l’ultima erogazione in tal senso per la nostra Regione, a seguito dell’ingresso nell’Unione Europea di molti Paesi dell’Est che versano in condizioni economiche deteriori, e che, per l’entità delle risorse finanziarie coinvolte, pari a parecchi miliardi di euro, non possono non suscitare le brame di certi poteri forti non sempre trasparenti.

Timori giustificati dalle notizie di cronaca che ci segnalano episodi sempre più frequenti di mala amministrazione a tutti i livelli ed in quasi tutti i settori.

Quando frequentavo l’Università, in diritto penale, si studiava un particolare tipo di reato contro la Pubblica Amministrazione, si chiamava “peculato per distrazione”.

Era il reato delle persone intelligenti, non dei comuni ladruncoli.

Intendo dire che chi si mette in tasca soldi della Pubblica Amministrazione commette il reato di peculato “appropriativo”, ma è un reato che denota scarsa intelligenza.

C’è, infatti, un modo più raffinato e subdolo per far sparire i soldi della P.A.: basta fare pagamenti non a sé stesso, ma ad amici o parenti, a terzi insomma, per scopi che non rientrano tra le finalità pubbliche.

Questo è il peculato per distrazione.

Solo che il peculato per distrazione non costituisce più reato, essendo stato abrogato da circa venti anni.

Mi si dirà che c’è oggi l’abuso d’ufficio, è vero, ma non è la stessa cosa e non comporta la stessa pena e, soprattutto, è contenuto in un perimetro di previsione comportamentale molto più limitato e ristretto.

Se fosse ancora previsto il peculato per distrazione probabilmente molti sperperi di pubbliche risorse non si realizzerebbero, verosimilmente amministratori e funzionari ci penserebbero più volte e con più ponderazione prima di impegnare risorse od effettuare pagamenti che non rientrano strictu sensu tra le specifiche finalità dell’Ente pubblico, probabilmente ci sarebbero meno spese inutili, meno sprechi, forse meno consulenze e meno incarichi a soggetti esterni.

La situazione attuale ci porta sconsolatamente a dire che “I ladri di beni privati passano la vita in carcere, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori”.

Questa frase non è mia, ma, anche se può sembrare sorprendente, risale a oltre duemila anni fa.

Secondo Aulo Gellio, è una frase pronunziata da Catone il censore.

E’ la dimostrazione che passano gli anni, ma i vizi e le cattive abitudini restano gli stessi.

Per Catone la vita individuale era un continuo autodisciplinarsi e la vita pubblica era la disciplina di molti.

Però, come spesso avviene, ai suoi tempi tutti lo stimavano e lo rispettavano, ma pochi ne seguivano l’esempio.

Pressappoco quello che succede a questa Procura Generale che, in genere alla fine della rituale requisitoria sul rendiconto generale della Regione, riceve tante congratulazioni e molti apprezzamenti.

Da più parti, con sincera convinzione ed altrettanta determinazione, si condivide la necessità del massimo rigore nella vita pubblica, dell’indispensabilità della lotta agli sprechi, dell’ineluttabilità di abbattere sinecure e privilegi.

Tuttavia, passa poi un anno, viene presentato un nuovo rendiconto, si tirano di nuovo le somme e ci si accorge che poco o nulla è cambiato rispetto all’anno precedente, anzi spesso si deve malinconicamente constatare che c’è stato addirittura un aumento della spesa pubblica e, curiosamente, un peggioramento nelle condizioni di vita della stragrande maggioranza delle persone.

Ci accorgiamo con costernazione che, come ai tempi di Catone, i furbi prosperano e le persone oneste languono.

Ripeto quello che ho detto nella requisitoria dello scorso anno: Hic manebimus optime !

Sostanzialmente vuol dire “questo è il posto giusto per noi”.

L’ho scelto allora come motto di molti siciliani, almeno di tutti quelli che a parole vogliono che le cose cambino, ma nei fatti si adoperano perché non cambi nulla.

Lo ripeto quest’anno perché di fatto non è cambiato quasi nulla.

Nella nostra Sicilia, infatti, assistiamo alla rappresentazione della commedia dell’assurdo.

Siamo agli ultimi posti in Italia come qualità della vita, ma abbiamo un alto livello di spesa pubblica.

Spendiamo una considerevole mole di pubbliche risorse, ma abbiamo la più alta percentuale di disoccupazione tra tutte le Regioni d’Italia, addirittura il doppio della percentuale media nazionale; i nostri giovani se vogliono un lavoro spesso devono emigrare.

Che fine fanno, allora, tutti questi soldi che escono dalle tasche dei cittadini?

Ironicamente nella scorsa parifica ho detto che si potrebbe affermare che ogni anno, contabilmente parlando, è migliore del successivo, in quanto ogni anno a venire è peggiore del precedente e, quindi, per necessaria conseguenza, l’anno precedente è migliore del successivo.

L’ironica previsione si è rivelata veritiera, infatti l’esame della contabilità della Regione siciliana mostra nel 2008 un incremento degli impegni di spesa di 2 miliardi 900 milioni di euro, passando da 18 miliardi 200 milioni di euro del 2007 ai 21 miliardi 100 milioni di euro del 2008, con un aumento del 16% .

Per la verità dobbiamo tener conto che 2 miliardi 640 milioni derivano dal “contratto di prestito” dello Stato e sono destinati al ripianamento dei debiti contratti dalla Sanità siciliana in data anteriore al 31/12/2007; ciononostante, dedotta tale cifra, abbiamo avuto pur sempre maggiori impegni di spesa di circa 300 milioni di euro rispetto al 2007.

Va anche aggiunto che, per l’amministrazione regionale, il 2008 è stato un anno di transizione, in quanto solo a giugno scorso si è di fatto insediata la nuova compagine governativa, per cui si è avuta, anche contabilmente, una doppia gestione. Dobbiamo, pertanto, attendere la fine del 2009 per formulare dei giudizi che, al momento, potrebbero rivelarsi affrettati e non veritieri.

Però, prima facie non si può ignorare che ha destato perplessità nell’opinione pubblica, e non solo in quella, il modo in cui è stata realizzata la cosiddetta riforma dell’alta dirigenza della Regione, attuata con Legge Regione siciliana n. 19 del 16 dicembre 2008.

Prima della riforma vi erano 37 Dipartimenti, oggi la riforma ne prevede 32.

Anche se dal prossimo gennaio 2010 i Dipartimenti diventeranno 28, pur senza fare valutazioni di merito, ma limitandoci al solo dato numerico, non mi pare una riforma epocale, soprattutto ove si consideri che nel 2000, quando furono costituiti per la prima volta con la Legge regionale n.10, i Dipartimenti erano proprio 32, come quelli attuali.

Ovviamente, mi rendo conto che è difficile incidere su situazioni ormai consolidate.

Comunque non si può disconoscere il fattivo impegno del Presidente della Regione e della sua compagine governativa per limitare le spese a carattere “alluvionale” che interessano tutti i settori della finanza regionale ed, in modo particolare, i settori del personale e della sanità.

Apprezzabilissimo è da ritenere il “piano regionale di rafforzamento della legalità” in applicazione della Legge regionale n. 6 del 2005.

Altrettanto meritevoli di segnalazione sono le molte iniziative in materia di limitazione della spesa sanitaria che, però, si sono dovute scontrare con aspre resistenze, a tutti i livelli, a cominciare da quelle provenienti dalle strutture accreditate, o preaccreditate, restie a perdere anche soltanto piccole fette dei propri introiti, che vanno sotto il cosiddetto nome di budget, abituate come erano ad avere normalmente riconosciuti anche i rimborsi extra budget.

Riusciva difficile spiegare al cittadino perché, se veniva fissato un tetto massimo di spesa, appunto il budget, si consentiva poi di sforarlo concedendo i relativi rimborsi: tanto valeva non porre alcun tetto massimo.

Nel campo della sanità, in particolare, va segnalato che, su proposta del Governo, l’Assemblea regionale siciliana ha di recente varato la legge n. 5 del 14 aprile 2009.

Essa prevede la riduzione delle aziende sanitarie dalle attuali 29 a 17: in dettaglio vi saranno nove aziende sanitarie provinciali, tre aziende ospedaliere di riferimento regionale, due aziende di riferimento nazionale ad alta specializzazione e tre aziende ospedaliere universitarie.

La drastica riduzione è parzialmente compensata dall’istituzione di venti distretti ospedalieri che operano nell’ambito delle aziende sanitarie provinciali, ma mantengono autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria, hanno adeguate risorse finanziarie proprie e sono guidate da un coordinatore sanitario e da un coordinatore amministrativo.

Ai distretti ospedalieri si affiancano i distretti sanitari che rappresentano l’articolazione territoriale dell’azienda sanitaria provinciale e fanno capo all’Area territoriale che è coordinata da un direttore sanitario e da un direttore amministrativo.

La Legge prevede anche la decadenza automatica dei Direttori Generali in caso di mancato raggiungimento dell’equilibrio economico di bilancio e la non riconferma degli stessi in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.

Prevede, altresì, il divieto di esternalizzazione delle funzioni di competenza attraverso appalti di servizi o consulenze esterne.

La Legge rivisita anche il Servizio Emergenza Urgenza 118 ed il sistema di erogazione di attività da parte delle strutture private accreditate, ma di questo parleremo l’anno venturo, quando il sistema entrerà a regime.

La Legislazione in materia di controllo della Corte dei Conti

nell’anno 2008

 

Diverse norme sono state adottate dal Legislatore nazionale, nel corso del 2008, che hanno inciso sull’attività e sulle funzioni di controllo intestate alla Corte dei Conti.

Alcune sono contenute nella Legge 22 dicembre 2008, n. 204, di approvazione del bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2009.

Si ricordano, in proposito, i commi 3 e 16 dell’art. 16.

Altre sono contenute nella Legge finanziaria 2009, Legge 22 dicembre 2008, n. 203, come il comma 7 dell’art. 3.

Si ricordano, altresì, le attribuzioni conferite alla Corte dei Conti da vari Decreti Legge, regolarmente convertiti in legge.

In proposito si richiamano i compiti delle Sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti ex art. 1, comma 7 del D.L. 27 maggio 2008, n. 93, convertito in Legge n.126/2008.

Il controllo sulle fondazioni universitarie affidato alla Corte dei Conti dall’art. 16, comma 11, del D.L.25 giugno 2008, n.112, convertito in Legge n. 133/2008, che contiene altri riferimenti alla Corte dei Conti, come per esempio l’art. 61, comma 4, l’art.62, comma 7, l’art. 67, commi 7, 8, 9 e 10.

Si ricorda la verifica della veridicità delle certificazioni in materia di enti locali ex art. 2, comma 7, D.L. 7 ottobre 2008, n. 154, convertito in Legge n. 189/2008, che contiene anche un ulteriore riferimento alla Corte dei Conti all’art. 6, c. 2.

Va menzionato anche il comma 8 dell’art. 1 del D.L. 9 ottobre 2008, n. 155, convertito in Legge n.190/2008.

Si sottolinea, infine, il controllo affidato alla Corte dei Conti dall’art. 12, comma 10, e dall’art. 20, comma 7, del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito in Legge n.2/2009, nonchè dall’art. 43, comma 2 del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, convertito in Legge 14/2009.

 

La Legislazione regionale nell’anno 2008

 

Nel corso dell’anno 2008 l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato venticinque Leggi, mantenendosi sui livelli di produzione legislativa degli anni precedenti (nel 2007 le leggi approvate sono state 26).

Anche se quasi tutte le Leggi regionali comportano in genere erogazioni finanziarie e, quindi, astrattamente possono interessare questo giudizio sotto l’aspetto della relativa copertura, si ritiene di dover ricordare come più significative:

-la Legge n. 1 del 6 febbraio 2008, contenente disposizioni programmatiche e finanziarie per l’anno 2008;

-la Legge n. 2 del 6 febbraio 2008 che approva il bilancio di previsione per l’anno finanziario 2008 ed il bilancio pluriennale per il triennio 2008-2010;

-la Legge n. 7 del 25 settembre 2008 di approvazione del rendiconto generale dell’Amministrazione della Regione e dell’Azienda delle Foreste Demaniali per l’esercizio finanziario 2007;

-la Legge n. 19 del 16 dicembre 2008 che contiene norme per la riorganizzazione dei dipartimenti regionali e l’ordinamento del Governo e dell’Amministrazione della Regione;

-la Legge n. 24 del 29 dicembre 2008 che autorizza l’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’anno finanziario 2009;

-la Legge n. 25 del 29 dicembre 2008 contenente interventi finanziari urgenti per l’occupazione e lo sviluppo, il cui comma 10 dell’art. 1 pone un blocco di assunzioni per le Amministrazioni regionali, istituti, aziende, agenzie, consorzi, organismi ed enti regionali comunque denominati ad eccezione delle aziende unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere.

Come detto, con la Legge regionale n. 2 del 6 febbraio 2008 è stato approvato il bilancio di previsione annuale 2008 con quello pluriennale per il triennio 2008-2010.

Si deve ancora una volta ribadire, a titolo di semplice constatazione, che anche per il 2008, risulta abbandonata la lodevole tendenza, ripetutasi solo per due anni consecutivi (2004 e 2005), di approvazione del bilancio di previsione entro il 31 dicembre dell’anno precedente l’esercizio finanziario di competenza.

Non risulta, invece, approvata alcuna Legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio per il mese di gennaio ed i primi giorni di febbraio 2008, durante i quali l’Amministrazione ha operato in pratica senza bilancio, il che non rientra proprio nell’ortodossia contabile.

 

L’attività di controllo della Corte dei Conti nell’anno 2008

 

Nel decorso anno l’attività di controllo della Corte dei Conti per la Regione Siciliana è stata, come di consueto, improntata da elevata professionalità e da costante impegno e si può riassumere nei seguenti dati:

Sezione di controllo

Deliberazioni adottate 206 (l’anno precedente erano state 177) così suddivise:

-Controllo sulla gestione 14

-Controllo preventivo e rendiconto Regione 16

-Controllo EE.LL. e Enti Servizio sanitario 176

Ufficio di controllo atti Amministrazioni Statali

Atti pervenuti 1.174

Atti ammessi a visto 349

Rilievi 769

Ufficio di controllo atti Amministrazioni Statali (pensioni)

Atti pervenuti 2.133

Atti ammessi a visto 1.741

Rilievi 120

Ufficio di controllo atti Amministrazione Regionale

Atti pervenuti 4.711

Atti ammessi a visto 4.554

Rilievi 239

A ciò si aggiungono 3 deliberazioni delle Sezioni Riunite in sede di controllo e 40 deliberazioni delle Sezioni Riunite in sede consultiva (il decorso anno erano state 33, mentre nel 2006 erano state 28).

Tra le delibere più significative della Sezione di controllo si ricordano la n. 2/2008, avente ad oggetto l’indagine sul funzionamento del “118” in Sicilia, e la n.101/2008, riguardante l’indagine sulla costituzione e l’avvio delle stazioni uniche appaltanti con connessi aspetti relativi all’affidamento dei lavori pubblici.

 

IL RENDICONTO GENERALE DELLA REGIONE

 

Il rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2008 e quello allegato dell’Azienda regionale delle Foreste Demaniali, per il settimo anno consecutivo, è stato presentato puntualmente dall’Amministrazione regionale entro il termine del 31 maggio, fissato dalla legge.

I dati essenziali rilevabili dal rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2008 pongono in evidenza:

- un avanzo finanziario di 8.801 milioni di euro, con un decremento di 688,72 milioni di euro rispetto all’anno precedente; di esso, 7.128,47 milioni di euro sono per fondi vincolati e 1.672,87 milioni di euro per fondi liberi;

- un aumento, rispetto al 2007, pari al 15,13% circa, delle entrate complessivamente accertate passate da € 16.558 milioni ad € 19.063 milioni;

- una diminuzione delle entrate correnti accertate, pari al 6,3% circa, passate da € 15.966 milioni ad € 14.955 milioni; un aumento delle entrate accertate in conto capitale, pari al 39,8% circa, passate da € 592 milioni ad € 828 milioni; un incremento delle entrate accertate per accensione di prestiti, che da € 0,00 del 2007 sono diventate € 3.280 milioni nel 2008;

- il totale complessivo dei residui attivi al 31 dicembre 2007 era pari a 13.470 milioni di euro, mentre alla fine del 2008 si attesta a 13.599 milioni di euro, con un aumento di circa lo 0,95%;

- sul piano delle spese, quelle complessivamente impegnate sono aumentate rispetto al precedente esercizio, passando da 18.201 milioni di euro del 2007 a 21.104 milioni di euro del 2008; in dettaglio le spese correnti impegnate erano 14.914 milioni di euro nel 2007 e sono aumentate di 2.866 milioni di euro, raggiungendo l’importo di 17.780 milioni di euro, le spese in conto capitale sono passate da € 2.950 milioni nel 2007 a € 3.096 milioni nel 2008, le spese per rimborso di prestiti mostrano una diminuzione da € 336 milioni del 2007 a € 228 milioni del 2008;

- l’incidenza delle spese correnti impegnate nel 2008 è stata pari all’84,25% della spesa complessiva, mentre le spese impegnate in conto capitale hanno rappresentato il 14,66 della spesa complessiva (nel 2007, rispettivamente, l’81,9% ed il 16,2%);

- i residui passivi, a fine anno 2007 ammontavano ad € 4.626 milioni, mentre, a fine anno 2008, si sono attestati ad € 5.061 milioni, con una moderata tendenza al rialzo.

Il confronto fra i dati differenziali del rendiconto, in termini di competenza, indica (in migliaia di euro):

-per il risparmio pubblico (differenza tra le entrate correnti e le spese correnti), un dato di - € 2.824.091 nettamente peggiore rispetto a € 1.051.949 del 2007;

-per il saldo netto da finanziare o da impiegare, (differenza tra la somma delle entrate finali, correnti e in conto capitale, e delle spese finali, correnti e in conto capitale), il 2008 ha registrato un saldo netto da finanziare di - € 5.092.002 peggiorativo rispetto al saldo netto da finanziare di - € 1.306.176 del 2007;

-per l’accreditamento o indebitamento netto (differenza tra entrate finali e spese finali, escluse le operazioni finanziarie), un dato negativo di indebitamento di - € 4.970.950 ulteriormente peggiore rispetto al dato sempre negativo di indebitamento di - € 1.187.028 del 2007;

-per il ricorso al mercato (differenza tra le entrate finali e le spese complessive), un dato di – € 5.319.936, mentre nel 2007 il dato era – € 1.642.877.

Tutti i risultati differenziali mostrano un sensibile peggioramento rispetto ai valori dell’anno precedente; ciò è un segnale negativo che può solo parzialmente giustificarsi tenendo conto dell’incidenza di - 2.640.805 migliaia di euro derivanti dal “contratto di prestito” stipulato con lo Stato in data 7/10/2008 per il ripianamento dei debiti contratti dalla Sanità siciliana in data anteriore al 31/12/2007.

Per quanto riguarda il conto generale del patrimonio, le risultanze complessive mostrano un totale di attività, al 31 dicembre 2008, di € 19.360.829.679,11 mentre le passività si attestano a € 17.590.646.395,13 con una eccedenza attiva di € 1.770.183.283,98 che presenta un peggioramento differenziale rispetto all’anno precedente di - € 2.928.840.909,41 .

Per il patto di stabilità 2008 la Regione ha comunicato al MEF una differenza positiva pari a 583.451 migliaia di euro tra obiettivo annuale ed impegni sostenuti, mentre risulta superato l’obiettivo di spesa per un importo di 102.866 migliaia di euro compensato, però, dalla maggiore spesa in conto capitale per interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale correlata a finanziamenti dell’ U.E. per 200.700 migliaia di euro.

Tra i fenomeni che emergono dall’analisi del rendiconto generale della Regione Siciliana si sottolineano, attraverso il metodo del campione, talune situazioni che appaiono significative, mentre si rimanda all’appendice per ulteriori dati sintetici concernenti i vari centri di spesa.

FORMAZIONE PROFESSIONALE

Già l’anno scorso era stato esaminato il settore della formazione professionale, stante il rilievo che riveste per i soggetti che coinvolge, per gli obiettivi che si propone di realizzare e per le risorse finanziarie che utilizza.

I risultati dello scorso anno, relativi all’esercizio 2007, vengono oggi raffrontati con quelli dell’esercizio 2008, onde coglierne analogie o differenze.

Nel 2007 risultavano finanziati 519 progetti, nel corso del 2008 sono stati autorizzati 891 progetti, con un incremento di oltre il 71%.

Di detti progetti, 473 sono stati finanziati con fondi statali, 31 con fondi dell’Unione europea e 387 con fondi della Regione siciliana.

Nel 2007, a fronte di 519 progetti, furono avviati n. 3.069 corsi, cui risultarono iscritti n. 46.035 studenti.

Nel 2008 risultano attivati 2.514 corsi con 31.918 iscritti.

Nel 2008 sono stati effettuati pagamenti per complessive 362.896.566,99 euro (nel 2007 i pagamenti erano ammontati a 302.945.780,48).

Si è speso, quindi, circa 60 milioni di euro in più, pari a +20%, mentre curiosamente è diminuito sia il numero dei corsi (- 18%) che il numero degli iscritti (- 30,6%).

La logica sottesa alle autorizzazioni dei vari progetti dovrebbe essere quella dell’inserimento nel mondo del lavoro dei corsisti qualificati, ma, come evidenziato lo scorso anno, non risulta che il Dipartimento preposto effettui specifiche e mirate ricerche per valutare preventivamente le esigenze del mercato del lavoro e la probabilità di inserimento dei giovani una volta concluso il corso, laddove l’indagine di mercato dovrebbe essere non solo preliminare, ma anche condizionante al fine di rilasciare i relativi nulla osta al finanziamento dei progetti proposti.

Nel 2008 non sono emersi significativi segnali di cambiamento di tale politica rispetto all’anno precedente, essendo la programmazione di fatto lasciata all’iniziativa degli enti gestori dei corsi.

Nel 2008 risultano effettuati dal Dipartimento Formazione Professionale della Regione rilevazioni sui risultati occupazionali conseguenti agli interventi realizzati negli anni formativi precedenti.

L’indagine è stata fatta a campione ed ha interessato 2.324 allievi iscritti a 141 corsi di formazione professionali iniziati nel 2006.

I risultati vanno presi, ovviamente, con cautela, in primo luogo, perché riguardano un campione percentualmente molto limitato dei corsi finanziati e dei relativi iscritti e, in secondo luogo, perché risultano estrapolati da interviste effettuate e realizzate dagli stessi enti di formazione senza alcuna verifica o controverifica da parte del Dipartimento regionale.

In pratica, il Dipartimento regionale non effettua gli accertamenti in proprio, ma li delega agli stessi soggetti che organizzano i corsi, senza poi verificarne l’attendibilità.

Nonostante le predette riserve e perplessità, i dati ricavati sono emblematici: dei 2.324 iscritti ai 141 corsi risultano avere completato il percorso formativo solo 1.641 allievi; di essi soltanto 196 risultano avere ottenuto un lavoro in mansioni definite “coerenti”.

Per essere chiari, circa il 30% degli allievi si ritira prima della fine del corso, per cui in definitiva a ciascun corso partecipano in media appena 11,6 discenti: per fare un paragone con la scuola pubblica, negli Istituti di II grado statali una classe non può essere attivata se non vi sono almeno 27 studenti, numero che può arrivare anche a 30, mentre in Sicilia è ritenuto normale che un corso di formazione sia frequentato in media da 11 allievi.

Dei predetti pochi frequentanti, in media solo 1 studente e mezzo per corso ottiene un lavoro per giunta definito “coerente”, che sarebbe un eufemismo per dire che si tratta di lavoro affine, ma non proprio ottenuto “spendendo” la qualifica conseguita attraverso il corso di formazione.

Se si considera, però, che ciascun corso costa in media 108 mila euro, ne discende che ciascun frequentante costa ai contribuenti 9.391,00 euro; nella scuola statale siciliana uno studente, nell’ultimo anno scolastico, è costato quasi il 50% in meno, per l’esattezza 6.384,31 euro.

Se poi si prendono in considerazione coloro che trovano un posto di lavoro, sia pure “coerente”, si ricava che l’effettivo avviamento al lavoro di un singolo giovane attraverso la formazione professionale siciliana grava sulle tasche dei contribuenti per ben 72.000 euro, non so fino a che punto ne valga la pena.

A tutto ciò si aggiunge che non si sa con quali criteri e attraverso quali selezioni vengono reclutati i docenti dei corsi a garanzia della loro professionalità; non sembra, però, che vengano predisposte apposite graduatorie come nella scuola pubblica, e non si comprende la ragione della differenza dal momento che anche i docenti dei corsi di formazione professionale vengono pur sempre pagati con soldi pubblici.

Torno a ripetere la stessa domanda fatta lo scorso anno: cui prodest ?

A chi giovano i corsi di formazione professionale?

Certamente giovano poco a chi li frequenta.

LAVORI PUBBLICI

I lavori pubblici in Sicilia hanno risentito dei negativi effetti della crisi economica che ha investito non solo l’Italia, ma il mondo intero.

I dati forniti dall’Osservatorio Regionale dei Lavori Pubblici evidenziano, infatti, che nel corso del 2008 si è avuto un crollo delle aggiudicazioni di appalti per lavori pubblici di importo superiore a 150.000 euro: a fronte di 1.022 appalti aggiudicati nel 2007, si sono avute solo 883 aggiudicazioni nel 2008, con un calo del 13,6%.

Ad eccezione della Provincia di Enna il calo di aggiudicazioni ha interessato tutte le Province siciliane con punte di -70% a Ragusa.

Il quadro complessivo degli appalti avviati, finiti e collaudati nella Regione si può così riassumere:

 

 

ANNO 2008

ANNO 2007

ANNO 2006

 

 

N° appalti iniziati

440 (49,8%)

1061 (90,4%)

1007 (96,2%)

 

 

N° appalti finiti

64

320

471

 

 

N° appalti collaudati

4

101

209

 

 

N° appalti aggiudicati

883

1174

1047

 

 

 

E’ sceso anche l’importo medio dei singoli appalti, passato da 944 mila euro del 2007 a 825 mila euro del 2008.

Nel 2008 risultano aggiudicati anche 334 contratti di servizi di importo superiore a 50.000,00 euro.

PERSONALE DIPENDENTE

Alla data del 31/12/2008, i dipendenti a tempo indeterminato della Regione siciliana erano 13.986 e sono diminuiti di 354 unità rispetto al 2007, quando erano 14.340.

Nell’ambito della predetta cifra, 11.875 unità sono dipendenti del comparto non dirigenziale e 2.111 sono i Dirigenti, con una diminuzione per quest’ultimi di 69 unità rispetto al 2007, e risultano distinti in 5 Dirigenti di I fascia (erano 8 nel 2007), 94 di II fascia (erano 115 nel 2007) e 2.012 di III fascia (erano 2.057 nel 2007).

Il rapporto tra dirigenti e restante personale regionale resta il dato che desta maggiori perplessità perché, a prescindere da abusati confronti con altre realtà regionali, il paragone con la stessa burocrazia statale è improponibile.

Nello Stato non vi è omogeneità tra i vari Ministeri, però, a parte i casi limite come il Ministero della Difesa ove si conta, nell’ambito del personale civile, un dirigente ogni 195 dipendenti, una media congrua può essere fissata in circa un dirigente ogni 50 dipendenti.

In Sicilia, se si prendono in considerazione i dipendenti a tempo indeterminato, nel 2008 c’era un Dirigente ogni 5,6 dipendenti.

Se nella Regione siciliana si attuasse lo stesso rapporto vigente nella burocrazia dello Stato, potrebbero bastare 237 Dirigenti, mentre dovrebbero esserne posti in “mobilità” ben 1.874.

Se il personale a tempo indeterminato è diminuito, risulta, invece, aumentato di 239 unità quello “esterno” a tempo determinato che contava, al 31 dicembre 2008, 7.003 unità, così suddivise:

-5 Dirigenti Generali (rimasti uguali rispetto al 2007), 56 Dirigenti (erano 60 nel 2007);

-5.651 tra funzionari, istruttori, collaboratori ed operatori con un aumento di 78 unità rispetto al 2007 quando erano 5.573 (erano 4.715 nel 2006);

-1.291 unità di personale ad altro titolo utilizzato (Beni Culturali S.p.A., Multiservizi S.p.A., Resais, ex Terme di Sciacca ed Acireale ecc), con un ulteriore incremento di 165 unità rispetto al 2007 quando ammontavano a 1.126.

Complessivamente, quindi, i dipendenti a carico del bilancio regionale raggiungono la notevole cifra di 20.989 unità (sono diminuiti di 115 unità rispetto al 2007 quando erano 21.104).

Nel corso del 2008 l’onere finanziario impegnato per le retribuzioni del personale regionale, al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali, ha raggiunto il livello di € 866.879.995,18, mentre era stato di € 818.685.793,32 nel 2007, con un incremento del 5,88%.

Aggiungendo a detto importo l’onere a carico della Regione per contributi sociali, che nel 2008 è stato pari ad € 205.885.767,37, si arriva ad una spesa globale per il personale regionale che supera il miliardo, esattamente € 1.072.765.762,55 che, diviso per il numero dei residenti, vuol dire una spesa per ciascun siciliano di € 212,00 (€ 194,00 l’anno scorso).

In pratica un Dirigente a tempo indeterminato viene a costare in media 84 mila cento euro, cui sono da aggiungere altri 25 mila duecento euro per oneri sociali, per un totale di 109 mila euro circa.

Un dipendente non dirigenziale a tempo indeterminato costa in media alla Regione siciliana la metà, circa 42 mila euro, oltre gli oneri sociali.

Anche la spesa per i trattamenti pensionistici a carico della Presidenza della Regione, per l’anno 2008, ha comportato un aumento.

Gli impegni sono stati € 560.728.689,61, con un incremento del 3,47% circa rispetto all’importo dello scorso esercizio.

Il totale dei pensionati regionali al 31/12/2008 era di 14.917 unità, con un incremento di 149 unità rispetto al 31/12/2007, quando ammontavano a 14.768.

SANITA’

In materia sanitaria è da segnalare il positivo indirizzo assunto dal Governo regionale ai fini del contenimento della relativa spesa.

Certo sei mesi di lavoro del Governo, che si è insediato a metà 2008, sono un periodo troppo breve per formulare dei giudizi, pertanto, i dati che seguono vanno presi con doverosa prudenza.

La spesa del 2007, in termini di impegni, era stata di 8 miliardi 556 milioni di euro, nel 2008 ha raggiunto quota 11 miliardi 534 milioni di euro.

La differenza in più è di tre miliardi di euro e va spiegata, in massima parte, con riferimento al “contratto di prestito” stipulato con lo Stato per ripianare i debiti di aziende sanitarie ed ospedaliere siciliane anteriori al 31/12/2007 (risultano impegnati due miliardi seicentoquaranta milioni di euro).

Dedotta tale somma, si registra pur sempre nel 2008 un aumento di spesa impegnata di circa 337 milioni di euro rispetto all’anno precedente.

Se si divide l’ammontare della spesa sanitaria per il numero dei residenti in Sicilia, si assiste ad una parabola ascendente: infatti, nel 2006 ciascun siciliano, neonati compresi, spendeva per la sanità 1.514 euro all’anno, nel 2007 ne spendeva 1.711 euro, nel 2008 si è arrivati a 1.761 euro, ma, se si include anche il ripianamento dei debiti pregressi, che grava pur sempre sui cittadini, si sale a 2.284 euro e una famiglia media di 4 persone spenderebbe circa 9.136 euro.

Trattasi di un costo assolutamente spropositato, ove si consideri che in Sicilia la speranza di vita è tra le più basse d’Italia: siamo al quart’ultimo posto come durata media della vita per gli uomini, mentre le donne sono, addirittura, al penultimo posto; occupiamo, invece, il primo posto assoluto come decessi per ictus, e questo non invidiabile primato ci appartiene senza distinzione di sesso, in quanto sono parimenti primi sia gli uomini che le donne.

In dettaglio dette spese sono servite per retribuire, innanzitutto, il personale sanitario che al 31/12/2008 contava 50.041 dipendenti, ivi compreso il personale del comparto universitario, ammontante a 2.910 unità, ed escluso il personale dell’Istituto Zooprofilattico (260 unità pagati dal Ministero).

Il suddetto personale è distinto in 11.803 dirigenti medici, 2.213 dirigenti non medici, 35.977 personale non dirigente e 48 contrattisti.

Al predetto personale va aggiunto il personale del servizio sanitario terrestre di emergenza, il cosiddetto “118”.

Secondo la convenzione originariamente stipulata tra Regione siciliana e Croce Rossa Italiana, il servizio “118” doveva essere assicurato con 157 ambulanze, di cui 10 in stand-by, quindi con 147 mezzi circolanti: a fine 2008 le ambulanze, rimaste invariate rispetto all’anno precedente, ammontavano a 256.

Sempre secondo la predetta convenzione, il numero di unità di personale addetto a ciascuna ambulanza doveva essere di 10, aumentato poi a 12: a fine 2008 gli autisti/soccorritori del “118” ammontavano a 3.038, con un incremento di 29 unità rispetto al numero di 3.009 raggiunto nel 2007.

Non solo risulta un aumento del numero degli autisti /soccorritori, ma altresì, in un rapporto non proporzionale, della spesa per la relativa retribuzione che era di 68 milioni di euro nel 2006, è diventata 78 milioni di euro nel 2007 ed è arrivata a 82 milioni trecentoventitremila euro nel 2008.

Alla predetta somma vanno ad aggiungersi i canoni per i mezzi ed i canoni chilometrici per le 256 ambulanze che sono ammontati nel 2008 a ulteriori 5 milioni centocinquantacinquemila euro; né vanno dimenticati i costi per le spese generali per il funzionamento della società Si.Se. S.p.A., dal momento che la C.R.I. che ha la convenzione con la Regione, non riuscendo a svolgere la gestione del servizio in proprio, lo ha affidato “in house” a detta società.

Riesce difficile capire come mai la Regione siciliana pagava per il servizio “118” complessivamente circa 9 milioni di euro nel 2002 (secondo anno di attivazione del servizio), mentre nel 2008 ha pagato 87 milioni e cinquecentomila euro circa solo per il personale e i mezzi, con esclusione delle spese generali, che sono rimborsate a consuntivo, mentre dovrebbero essere rimborsate a percentuale.

L’assistenza ospedaliera convenzionata è costata circa 618 milioni di euro, con una diminuzione rispetto ai 692 milioni di euro spesi l’anno precedente.

Parimenti diminuita è risultata la spesa per assistenza specialistica convenzionata che si è attestata 409 milioni di euro, mentre l’anno precedente si erano spesi circa 425 milioni di euro.

Di detta riduzione va dato ampio merito al Governo regionale.

I convenzionamenti esterni con ambulatori, laboratori, case di cura e centri di emodialisi sono leggermente diminuiti nel 2008, attestandosi a 1.619 (nel corso del 2007 vi erano 1.667 convenzioni).

Ad essi vanno aggiunti 150 convenzionamenti delle Aziende Ospedaliere.

Di conseguenza il numero totale dei convenzionamenti esterni raggiunge la cifra di 1.769 con un costo complessivo che supera il miliardo di euro.

La spesa per consulenze e/o collaborazioni esterne è notevolmente lievitata nel 2008, ove si consideri che, limitandoci alle AA.SS.LL., il numero delle collaborazioni è passato da 212 unità nel 2006 a 240 nel 2007 e infine a 348 nel 2008, per una spesa che da 4 milioni settecentottantamila euro nel 2007 è diventata di quasi 6 milioni di euro nel 2008.

Se si aggiungono le Aziende Ospedaliere, i collaboratori esterni aumentano di altre 303 unità (nel 2007 erano 217) per una spesa di altri 4 milioni quattrocentocinquantamila euro (nel 2007 € 3 milioni duecentoquattordicimila) .

L’indagine istruttoria condotta da questa Procura Generale ha, in proposito, evidenziato per le Aziende Sanitarie Locali i seguenti dati aggregati:

ASL

Incarichi ad esterni

Convenzionamenti

N 1 Agrigento

2

227

N 2 Caltanissetta

6

56

N 3 Catania

14+58 veterinari

308

N 4 Enna

21+ 43 veterinari

58

N 5 Messina

13

202

N 6 Palermo

99

470

N 7 Ragusa

11

45

N 8 Siracusa

75

115

N 9 Trapani

6

138

 

Negativo è il saldo per la mobilità sanitaria extraregionale, cioè la differenza tra quanto spende la Regione per i siciliani che vanno a curarsi fuori della Regione (mobilità passiva) e quanto incassa per ricoveri di non siciliani che si curano in Sicilia (mobilità attiva): secondo gli ultimi dati forniti dall’Assessorato della Sanità, per la mobilità attiva si è incassato circa 48 milioni di euro, mentre per quella passiva si è speso oltre 233 milioni di euro, con un saldo negativo di quasi 186 milioni di euro. Anche questo è un indice della considerazione in cui è tenuta la sanità siciliana: in pratica, per un malato non isolano che viene a curarsi in Sicilia, cinque siciliani vanno a curarsi altrove.

Nell’ambito della spesa sanitaria globale, una voce considerevole è costituita dalla spesa farmaceutica che nel 2008 si è attestata al netto ad € 1.088.595.080,25 con una diminuzione del 4,4% rispetto alla spesa dello scorso anno (che era stata di € 1.138.239.743,85), con un’incidenza del 14,60% sul Fondo Sanitario (l’anno scorso incideva il 17,62%).

Questo è un fatto molto positivo, di cui si dà volentieri atto, che ci consente di ben sperare per il futuro, anche se occorre non abbassare la guardia in tema di controlli per evitare fenomeni come quelli del vaccino per il papilloma virus che in Sicilia prima del deciso intervento dell’attuale Governo costava 106 euro a dose, mentre oggi viene acquistato a circa 43 euro.

Occorrerebbe, inoltre, intensificare la vigilanza per comprendere perché ogni anno in Sicilia si registra una crescita del numero delle prescrizioni mediche (le cosiddette ricette), che nel 2008 sono ammontate a oltre 53 milioni, con un incremento del 3,85% rispetto all’anno precedente: in pratica vengono prescritte in media oltre 10 ricette all’anno per ciascun siciliano indipendentemente dall’età.

Restando in tema, a titolo di semplice constatazione, si rileva che il primo posto nella vendita dei farmaci in Sicilia continua ad essere mantenuto dal Lansoprazolo (un inibitore della pompa acida), che nel 2008 ha consolidato il suo primato con 5 milioni novecentomila confezioni (l’anno precedente erano state 5 milioni duecentocinquantamila).

Dal punto di vista tecnico-contabile, sulla base degli accertamenti istruttori compiuti dagli Uffici di controllo della Corte dei Conti, e cortesemente posti a disposizione di questa Procura Generale, si chiede:

- per le entrate, la pronuncia di regolarità, fatta eccezione per quelle di cui non sono pervenute alla Corte le relative contabilità, nonché dei residui attivi, esistenti al 31/12/2008, per i quali non è stata dimostrata la necessità del loro mantenimento (cap. 3717 € 2.126.396,23, cap. 2731 € 1.202.896,79, cap. 5593 € 2.301.872,25, cap. 3805 € 25.913.802,79);

- per le spese, la pronuncia di regolarità, fatta eccezione per quelle in ordine alle quali la Sezione di Controllo ha formulato osservazioni non ancora riscontrate ( € 2.126.952,25);

- per il Conto generale del patrimonio, la pronuncia di regolarità, con esclusione, nell’ambito dei beni patrimoniali, delle partite relative ai beni immobili, non essendo verificabili in mancanza del riepilogo dell’inventario generale, che non risulta prodotto.

Si chiede la pronuncia di regolarità, per l’esercizio finanziario 2008, del Rendiconto generale dell’Azienda delle Foreste Demaniali della Regione Siciliana, presentato contestualmente a quello Generale della Regione stessa, per la parte relativa al Conto del bilancio.

Per quanto concerne il Conto del patrimonio, se ne chiede la pronuncia di regolarità fatta eccezione per la consistenza dei beni patrimoniali.

P.Q.M.

Il sottoscritto Procuratore Generale d’Appello della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, concludendo,

C H I E D E

che le Sezioni Riunite della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, nel presente giudizio di parificazione a norma dell’art. 40 del T.U. approvato con R.D. 12 luglio 1934, n. 1214, vogliano dichiarare:

- la regolarità, nei limiti sopra precisati, del Rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2008.

- la regolarità, nei limiti sopra precisati, del Rendiconto dell’Azienda regionale delle Foreste Demaniali per l’esercizio finanziario 2008.

 

Palermo, 30 giugno 2009

Il Procuratore Generale d’Appello

per la Regione Siciliana

Giovanni Coppola, V.P.G.

 

© Riproduzione riservata
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