Il Procuratore della Corte dei Conti della Regione
siciliana come Catone il Censore. Riprova ed approva

01 luglio 2009 19:56
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Il Procuratore della Corte dei Conti, Giovanni Coppola, nella sua requisitoria sul bilancio della Regione siciliana, si serve del latino con due citazioni tratte da Fedro e da Aulo Gellio. Superior stabat lupus, è la prima delle due citazioni, che fa da incipit alla requisitoria. “E’ l’inizio di una notissima favola di Fedro, una tra le favole più famose di tutti i tempi, “il lupo e l’agnello”, ricorda il Procuratore. “Letteralmente significa “più sopra stava il lupo”.

 

E poi spiega: “Ma, al di là  del semplice significato letterale, la frase assume una notevole valenza allegorica, stando ad indicare un’incombente minaccia. Nella materia che ci interessa parte minacciata è la pubblica finanza, quella che deriva dai tributi prelevati ai cittadini.

 

“La minaccia  è costituita dalla complessa rete di malaffare che in una Regione come la Sicilia, ad alto rischio di condizionamento mafioso, lascia poco tranquilli tutti coloro che si occupano della gestione della cosa pubblica”.

 

Ecco la seconda citazione: “La situazione attuale ci porta sconsolatamente a dire che “i ladri di beni privati passano la vita in carcere, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori”.

 

“Questa frase”, precisa il dotto Coppola, “non è mia, ma, anche se può sembrare sorprendente, risale a oltre duemila anni fa. Secondo Aulo Gellio, è una frase pronunziata da Catone il censore”.

 

Il ricordo di questo personaggio mitico sembra sedurre il Procuratore al punto da farne oggetto di rammarico: “E’ la dimostrazione che passano gli anni, ma i vizi e le cattive abitudini restano gli stessi”. Da qui una considerazione etica: “Per Catone la vita individuale era un continuo autodisciplinarsi e la vita pubblica era la disciplina di molti”. Il non detto è eloquente.

 

Per chi segue il lavoro della magistratura contabile è difficile trovare coerenza nella requisitoria che è invece perfettamente coerente, dotta e puntuale. Per quale ragione? Per diciotto pagine, stando alla requisitoria del dottor Coppola, il testo è severo, duro. Rimprovera, rileva, scopre, addita, ingiunge, ma alla fine approva con qualche eccezione.

 

Se il giudizio di parifica fosse negativo si potrebbe avviare l’iter di scioglimento dell’Assemblea regionale, evento che non si è mai verificato. Il lavoro della Corte deve essere frustrante, fa le pulci alle pubbliche amministrazioni ma non ha potere per sanzionare.

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Anonimo 02 luglio 2009   10:32
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 luglio 2009. Visualizza »

"Il lavoro della Corte deve essere frustante,fa le pulci alle pubbliche amministrazioni ma non ha potere di sanzionare".

Figurarsi quanto sia frustante per me cittadino che lavoro(sono ancora un fortunato) avere ogni anno confermato il latrocinio tassativamente impunito di questa misera classe di sanguisughe.

Ma se la Corte non puo' sanzionare,che Corte è?

Gran bella domanda, specie dopo la scientifica abrogazione delle leggi 19 e 20 del 1994!

Anonimo 02 luglio 2009   08:46

"Il lavoro della Corte deve essere frustante,fa le pulci alle pubbliche amministrazioni ma non ha potere di sanzionare".

Figurarsi quanto sia frustante per me cittadino che lavoro(sono ancora un fortunato) avere ogni anno confermato il latrocinio tassativamente impunito di questa misera classe di sanguisughe.

Ma se la Corte non puo' sanzionare,che Corte è?

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