"Mentre il governo regionale, lungi dall'affrontare con decisione e volontà politica i veri e immensi problemi della comunità siciliana, l'Eni, continua a trattare la Sicilia come colonia". Lo dice il deputato regionale del Pd Michele Donegani. "Con la sospensione degli investimenti previsti per circa 250 milioni di euro nello stabilimento di Gela nell'arco di quattro anni, l'Eni per via del mancato rilascio delle autorizzazioni del Ministero dell'Ambiente, - aggiunge - ha destinato al collasso economico decine di aziende dell'indotto con la fuoriuscita dal ciclo produttivo di centinaia di lavoratori, oltre alla pericolosità ambientale alla quale sono sottoposti soprattutto le maestranze che operano negli impianti obsoleti del petrolchimico e la popolazione che continua a pagare un tributo molto elevato". "L'impatto del petrolchimico sul suolo e sulla popolazione - prosegue - è visibile a tutti con immane scempio del territorio ed elevato tasso di mortalità per tumori e malformazioni neonatali". "L'attuale processo di deriva portato avanti dal governo regionale e nazionale contro Gela, contro le imprese locali e i lavoratori del sito industriale - conclude - non è manifestazione di strumentale catastrofismo, ma reale incapacità dei dirigenti Eni di sviluppare una vera politica di programmazione industriale, smentendo e disattendendo clamorosamente i propri proclami e impegni".