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La Sicilia in coma, fra voglia d'avventura e piccolo cabotaggio.
E' irreversibile? Le colpe e i colpevoli

di Salvatore Parlagreco
30 giugno 2009 00:00
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Master mediazione familiare

"Il partito del Sud? E chi ce li darebbe i voti?" s’interrogano, angosciati, quelli che meditano la nascita di un nuovo soggetto politico legato al Mezzogiorno d’Italia. Sono siciliani, campani, pugliesi, appartengono ad aree politiche diverse, centrodestra e centrosinistra, e vivono contesti abbastanza omogenei. Vorrebbero ma non possono.

I meridionali hanno bisogni molto concreti e memoria corta, sospettano. Chiamatelo come volete, do ut des o voto di scambio, ma questa è la realtà.

 

Il partito del Sud sarebbe un salto nel vuoto.

Annunciato, minacciato, avvertito come necessità inderogabile – il partito del Sud non turba i sonni di nessuno, è bene tenerne conto,  ma è un orizzonte al quale i belli di giorno della politica meridionale, siciliana in particolare, rivolgono il loro sguardo quando si sentono in colpa.

 

E c’è da capirli, le cose si sono messe in modo che nessuno è in condizione di prevedere quello che succederà in Sicilia, e scoprire come sia stato possibile che una maggioranza bulgara, ottenuta dal centrodestra, sia stata dilapidata in pochi giorni. La coalizione Mpa, Udc e Pdl non ha retto nemmeno un giorno. E’ passata dall’euforia del risultato positivo al corpo a corpo dopo alcune ore.

Come si è arrivati all’azzeramento unilaterale del governo? E per quale ragione qualche ora dopo il patto Berlusconi-Lombardo da Roma e da Palermo sono venute dichiarazioni dalle quali si evince che non c’è tregua né armistizio, ma il proseguimento della guerra fredda? E soprattutto quali sono gli interessi in campo, quelli veri e concreti che armano le parti del conflitto?

 

E’ stata data la sensazione – ma solo la sensazione – che  il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, volesse innovare, modernizzare, abbattere vecchie logiche, mandare a casa gli squali, dare efficienza alla pubblica amministrazione, eliminare sprechi e  ruberie. E che ci fosse da affrontare le inevitabili resistenze a questa “rivoluzione”. Si è spiegato, seppure con cautela, che si trattava di un processo di decuffarizzazione, indispensabile per mettere ordine nei conti e negli assetti pubblici, e si è ricordato che questo obiettivo è stato perseguito dal sottosegretario Gianfranco Miccichè, che ne è stato l’ideologo più convinto.

Questa visione della realtà, tuttavia, non è stata accettata dall’Udc, e non poteva essere altrimenti e da una larga parte del Pdl, perché giudicata distorta e fuorviante. Come stanno dunque le cose?

 

Il sistema di potere siciliano – assai più solido che al nord, ma molto più ingarbugliato e definibile – non è nato certo con l’entrata in politica di Salvatore Cuffaro.

E’ stato lo stesso “nemico” storico di Cuffaro, Miccichè, a sostenere che il cuffarismo non nasce con Cuffaro  con argomentazioni diventati autentici calembour. Inoltre, il bisogno di rivoltare come un guanto la Sicilia assistita ed amministrata, protestano Udc e Pdl,  non sarebbe sollecitata da pulsioni nobili ma, come teme la Ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, dalla voglia di lombardizzare ciò che è cuffarizzato.

 

L’ennesima disfida di Barletta fra i maggiorenti della politica siciliana?

Fino a un certo punto, nulla può essere come prima, nemmeno laddove  “tutto cambia perché tutto resti com’è”; e per molte ragioni, la prima delle quali è la presenza nel panorama politico italiano di un soggetto politico che si chiama Pdl, che non è ancora né un partito né un movimento, ma uno schieramento politico fatto ad immagine e somiglianza del suo leader. La qualcosa ha implicazioni notevoli, perché i luoghi storici deputati al federalismo, come la Sicilia, soggiacciono ad un sistema-partito (il Pdl) che non offre alcuna autonoma in periferia. Non bisogna farsi ingannare dai litigi localistici, ritenendoli indizio di liberalità, i cordoni della borsa li tengono saldamente in mano a Roma e a Milano.

I fondi europei che non arrivano nel Sud per ordine del Ministero dell’Economia, e le multe europee per le quote latte affibbiate agli imprenditori del Nord e pagati con risorse siciliane, ne sono soltanto alcuni episodi che provano questa disparità.

 

La Sicilia, e non solo la Sicilia, non ha strumenti normativi né forza politica per battere il pugno sul tavolo. Può fare la voce grossa, ma solo quella, e non certo a livello decisionale. I siciliani che ricoprono ruoli importanti – e ce ne sono – non si sognano nemmeno di intervenire e quando lo fanno, il tono è così debole che non può essere ascoltato da alcuno.

Le autonomia speciali, occorre ternerlo presente, hanno avuto sin dal loro sorgere un nemico imbattibile, i partiti. Le grandi formazioni politiche – la Dc, il Pci, il Psi – hanno mantenuto una organizzazione centralistica. La gestione delle decisioni è stata affidata solo a Roma; il fatto che lo Statuto speciale conferisse alla Sicilia prerogative, funzioni e poteri, non ha significato un bel nulla. Il segretario regionale di un partito aveva da rispettare gli indirizzi nazionali e non poteva fare altro. Figuriamoci con un partito al governo, grande e grosso come il Pdl, che è dominato dal suo leader e condizionato dalle priorità leghiste.

 

Il federalismo si dovrà scontrare con questa realtà, com’è avvenuto per le autonomie. E’ un governo a forte impronta federalista che ha ripristinato i ministeri del Turismo e della Sanità, bocciati da un referendum popolare che conferiva potere esclusivo alle regioni in materia.

In questo contesto nasce e muore ogni giorno l’invocazione alla nascita del partito del Sud. Quelli che lo invocano stanno diventando una categoria dello spirito invece che promotori di una soluzione politica. E se non sono andati al di là di una mozione degli affetti – verso la Sicilia e il Sud – e non hanno spiegato con quali soggetti politici intendono e con quali programmi scendere in campo una ragione seria c’è, eccome. Non è che abbiano bisogno d’inventarsi la Padania per farlo, il meridionalismo fa parte della storia politica, culturale ed economica del Paese, come l’autonomismo, e il Mezzogiorno è una entità storica riconoscibile. Il retroterra politico e culturale c’è già. E uscire da un recinto che costringe le autonomie a tradire se stessi e rivendicare le briciole dei potenti, può essere un’alternativa al contesto “murato” dai partiti.

 

E allora perché si rimane al piccolo cabotaggio, alle snervanti conflittualità delle fazioni?

L’opzione del partito del Sud deve superare le perplessità descritte all’inizio, il futuro “concesso” a un partito nuovo che non può regalare favori a chi ne ha bisogno.  Non bastano, insomma,  Salvemini e Sturzo, Sonnino e Giuseppe Alessi, per ottenere consenso dai giovani senza lavoro e dagli adulti scettici, diffidenti e adusi a prendere in considerazione ciò che arriva dagli amici e dagli amici degli amici.

E’ questo che scoraggia e spaventa.

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Anonimo 01 luglio 2009   15:52

 Da un'analisi che ho letto recentemente (ma di cui ovviamente  si fa nota in poche note)  le tre regione italiane con una maggiore potenzialità produttiva ed un margine di crescita potenziale, sono .. la Lombardia, il Veneto e ... udite udite .. la Sicilia . Ma allora come mai i risultati tra le tre regioni sono così differenti ? Tutte e tre le regioni soffrono comunque di potenzialità compressa ma ovviamente quella più penalizzata è la terza a causa della folta e lenta burocrazia amministrativa e..in seconda analisi (ma non per questo meno importante)  per la presenza della mafia. Quindi è inutile che facciamo appunto giri di parole o tentiamo di inventarci quello che altrove fanno benissimo non certo per maggiori capacità intellettive e professionali. I nostri politici dal punto di vista "professionale" sono fermi ad un sistema produttivo politicamente obsoleto.. realizzare qualcosa in funzione dell'interesse di qualcuno ma non della collettività.. piccolo esempio anziché foraggiare corsi e corsetti di specializzazione inutili, investiamo per una scuola formativa di base più seria. Il lavoro che apparentemente togli da un settore (ma fine a se stesso) produrrà altri posti di lavoro altrove ma in maniera più sostanziale e quindi duratura, rafforzando strutturalmente un settore che quindi si renderà più produttivo per la sua parte.

.. continua .. continua ...

MX

 

Anonimo 30 giugno 2009   15:57

Il partito del Sud non ci serve.  Vogliamo il Partito Siciliano!

Anonimo 30 giugno 2009   11:06

mi sembra ovvio che i politici regionali siciliani vadano a Roma e sentino il Governo centrale prima di prendere decisioni nel contesto territoriale siciliano.

Non ci vogliono profonde analisi storico politiche per comprenderlo.

Mica siamo in padania che da decenni è tutta disseminata di industrie e produzione. La' sono veramente indipendenti, ma perchè producono, generano economia.

In Sicilia - che non si è mai prodotto nulla - si e ' campato sempre di assistenzialismo, cioè di fondi che vengono da Roma.

Potremmo essere federalisti al 100% (ancor piu' dei land tedeschi), ma fino a quando non ci sara' un economia isolana basata sulle proprie forze e sulle proprie risorse e sulle proprie vocazioni, saremo sempre succubi del potere del governo centrale.

Quindi o questo geoverno regionale punta tutte le carte e le energie sull'avvio di una produzione di economia isolana (e i presupposti ci sarebbero: energie rinnovabili, turismo sostenibile, prodotti di qualità,...) oppure domani, fra 10 anni, quando i fondi FAS e quei 6 miliardi e mezzo di euro (PO 2007-13) saranno solo lontani ricordi del passato, la Sicilia si ritroverà ancora di piu' col cul per terra e ancor piu' legata al decisionismo governativo di roma.

Invece che parlare sempre di politica partitica, accordi PD-UDC, il partito del sud, PDL a due velocità, ecc. , tutti argomenti di cui si è sempre parlato nella storia dell'isola e che non hanno mai portato al riscatto economico e culturale della sicilia, bisogna parlare di politica programmatica, obiettivi da raggiungere e monitorare, soddisfazione del cliente  nei servizi pubblici  (customer satisfaction), strategie operative da avviare già domani mattina alle 6.00 per cominciare a creare una produzione di economia locale, di questo bisogna parlare.

Non gliene frega niente ai 5 miliodi e mezzo dei siciliani degli accordi politici partitici,  delle geometrie variabili, quelli riguardano si e no' 100.000 persone in tutta l'isola, ma ai 5.400.000 siciliani non gliene frega nulla, a questa massa gli importa solo di lavoro e servizi, quindi economia dei beni e dei servizi.

Spero in questo blog informativo, che stimo molto, si parli in futuro spesso di come produrre economia in Sicilia e si lancino segnali  costanti chiari a quei nuovi amministratori che si apprestano ad affronatare nuove sfide - spero - e che apprezzo ora sono piu' tecnici e meno politici che nel passato.

Il Parlamento siciliano deve  - se onesto intellettualmente - votare la qualità e la bontà delle iniziative governative tese a realizzare un miglioramento della qualità della vita di tutti e teso a creare una mai vista economia dell'isola, quell'economia che fra un po di anni ci puo' far diventare un importante e strategico hub nel contesto geografico dei mercati di libero scambio dell'euro mediterraneo.

 

marcodisalvo

avolpe1 30 giugno 2009   10:30
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 giugno 2009. Visualizza »

Ma di quale partito del Sud questi parlano?

Vogliono fare un partito del Sud ?.

Bene lo facessero pure e così finisce questo teatrino.

Ma chiunque capisce che se vogliono fare un partito del SUD con la stessa strategia e logica di come hanno provocato e  condotto la crisi all'ARS  ne vedremo di belle.

Dico questo perchè è stato sorprendente di come Lombardo ha condotto questa crisi.

Io penso e ne sono convinto di questo.......,che quanto ci sono persone che remano contro o roba del genere all'interno di una Giunta, questa non si azzera in una notte, ma bensi si convoca l'intera coalizione che appoggia il Governo e si discute. Dopo discusso si vede come fare la squadra di governo e con chi, e se c'è la maggioranza che può appoggiare la nuova Giunta.

Invece hanno fatto tutto al contrario. Bella roba!!!! Ma dove vanno così?????????

Un saluto.

 

 

 

Carissimo Anonimo,

ma tu sai che cosa è un tavolo politico?

Non immaginarti che ci vanno per discutere per il bene comune?

Appena apri un tavolo, subito ti si buttano addosso perchè vogliono questo o quello, ecc.!

L'unico modo è chiamare a raccolta chi ci sta, ovviamanete rappresentativi di una maggioranza in grado di governare.

I tavoli si potranno fare quando cambia questa classe politica, i cui attributi lascio alla tua immaginazione...

 

Andrea Volpe

Anonimo 30 giugno 2009   10:11

I meridionali sono stanchi di pagare tasse che servono, non per migliorare i servizi, ma per fare regali a destra e sinistra e per foraggiare l'elettorato clientelare. Il primo che darà un messaggio chiaro in questo senso vincerà la partita.

 

Anonimo 30 giugno 2009   09:32

Ma di quale partito del Sud questi parlano?

Vogliono fare un partito del Sud ?.

Bene lo facessero pure e così finisce questo teatrino.

Ma chiunque capisce che se vogliono fare un partito del SUD con la stessa strategia e logica di come hanno provocato e  condotto la crisi all'ARS  ne vedremo di belle.

Dico questo perchè è stato sorprendente di come Lombardo ha condotto questa crisi.

Io penso e ne sono convinto di questo.......,che quanto ci sono persone che remano contro o roba del genere all'interno di una Giunta, questa non si azzera in una notte, ma bensi si convoca l'intera coalizione che appoggia il Governo e si discute. Dopo discusso si vede come fare la squadra di governo e con chi, e se c'è la maggioranza che può appoggiare la nuova Giunta.

Invece hanno fatto tutto al contrario. Bella roba!!!! Ma dove vanno così?????????

Un saluto.

 

 

 

avolpe1 30 giugno 2009   09:20

Non mi meraviglia che una maggioranza bulgara composta da Pdl, Udc e Mpa sia andata in frantumi in pochissimo tempo!

Penso infatti che in questa Italia si invoca il bipolarismo, anzi addirittura il bipartitismo, e dopo tra Pdl e Pd si instaura una competizione (per niente virtuosa) per accaparrarsi il potere con clientelismi, arroganze di ogni sorta, ricatti su tutto, assistenzialismi, ecc., con un modo di fare assolutamente omologo tra le parti, che non permette a nessuno di comprendere qual'è la reale differenza tra le due alternative in campo!

Se, dopo, la parte minoritaria si accorda per le briciole, costituite da qualche centinaio di scranni parlamentari, e praticamente scompare, allora la partita politica deve essere giocata tutta dentro l'area di maggioranza!

A questo punto perchè meravigliarsi di implosioni di maggioranze bulgare?

La politica si contìnuerà a fare tutta nella maggioranza, pertanto, nemmeno in questo caso, la minoranza  sembra mostrare interesse a ritornare a fare politica, inserendosi tra le pieghe della maggioranza, perchè è evidentemente paga delle briciole che nessuno le toglie... 

Il Partito del Sud dovrebbe sparigliare questo quieto vivere con logiche servili nei confronti del quadro politico nazionale. Anzi dovrebbe vedere pezzi significativi della destra e pezzi signigìficativi della sinistra staccarsi da matrici che non hanno più nessun serio riscontro ideologico e che servono solo a tenere utilitaristicamente proprie posizioni di comodo... si,  ma a discapito della collettività!

Ma quanti parlamentari degli ...opposti... (si fa per dire) schieramenti sono disposti a mettere a rischio le proprie poltrone, per cercare di smuovere le acque stagnanti e maleodoranti della politica del Mezzogiorno d'Italia?

Lombardo e Miccichè sembrano che ci stiano facendo un pensierino e non solo, ma gli altri come, per esempio, Cracolici, Vendola, Borsellino, Crocetta, Orlando, Musumeci, Tripi, Lumia, ecc. sono disponibili a staccarsi dal loro quadro di riferimento per cominciare a fare un discorso nuovo a livello teritoriale?

Io ci spero, forse qualche segnale si intravede, vedremo come andrà a finire...

 

Andrea Volpe

Anonimo 30 giugno 2009   09:02
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 giugno 2009. Visualizza »

Il partito del sud è un pretesto per distrarre dai veri intenti. Domani le deleghe e poi via alla corsa sfrenata ad accaparrarsi un posto nel gabinetto. Sorelle disoccupate, cugini indebitati, cognati impegnati, amanti desiderose........tutti pronti all'arrembaggio. Ci sono da fare gli shopping estivi, e programmare le vacanze. Sapessi quanto costa oggi andare alle isole della riunion!

Il popolo bue invece vota, li vota ed aspetta qualche briciola!

Qualcuno ha programmato persino un matrimonio! fate presto.

NON  SOLO PICCOLO CABOTAGGIO MA  POLITICA DI BASSA LEGA FATTA POLITICANTI SQUALLIDI SENZA RIGORE EITCO

Anonimo 29 giugno 2009   22:19

Il partito del sud è un pretesto per distrarre dai veri intenti. Domani le deleghe e poi via alla corsa sfrenata ad accaparrarsi un posto nel gabinetto. Sorelle disoccupate, cugini indebitati, cognati impegnati, amanti desiderose........tutti pronti all'arrembaggio. Ci sono da fare gli shopping estivi, e programmare le vacanze. Sapessi quanto costa oggi andare alle isole della riunion!

Il popolo bue invece vota, li vota ed aspetta qualche briciola!

Qualcuno ha programmato persino un matrimonio! fate presto.

Anonimo 29 giugno 2009   21:36

Una provocazione.Per la Destra, per la Sinistra e per il Centro.

I colpevoli siamo noi Siciliani e di conseguenza la colpa è il nostro voto elargito superficialmente, come da Giufà.

La classe politica siciliana, che è avvezza invece a comportamenti simili a quelli di un esercito di mercenari, non ha colpe.

E' innocente. Se si nasce Lanzichenecchi, non si diventa Ben Hur.

Sibilla Cumana

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