La Sicilia si è infilata in un tunnel
dal quale sarà difficile venire fuori

28 giugno 2009 22:30
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La crisi di governo della Regione siciliana si è conclusa con un  patto fra il leader del partito di maggioranza relativa, Silvio Berlusconi, e il leader di un movimento territoriale, il MPA, Raffaele Lombardo. In questa veste i due hanno stipulato accordi e discusso di nomi, posti in giunta, indirizzi, senza lasciare a casa, mentre disputavano sul che cosa fare e come, il ruolo prevalente: Berlusconi è il Presidente del Consiglio, Lombardo è il Presidente della Regione siciliana.

 

A Roma è stato deciso che cosa fare della Sicilia. Non era mai accaduto che il Capo del Governo italiano entrasse in prima persona nelle vicende istituzionali siciliane e facesse prevalere il suo punto di vista in ordine agli assetti del governo regionale. Non c’è pagina della storia politica siciliana, importante o modesta, che possa raccontare una così pesante intromissione nelle vicende siciliane.

 

La prima repubblica aveva abituato ad estenuanti trattative su vicende politiche siciliane ma era stata rispettata una soglia, i membri del governo nazionale non hanno mai patteggiato gli assetti istituzionali, lasciandoli ai partiti. La trattativa romana non è un vulnus della specialità siciliana. Non si tratta di regole, norme, leggi. Si tratta d’altro. La qualità e la quantità di decisioni politiche che la Sicilia è grado di assumere si sono ridotte in modo considerevole. E’ peggio che una norma tradita.

 

Sono gravi e molteplici le responsabilità siciliane. I dirigenti della maggioranza di governo avrebbero dovuto trovare le soluzioni più adatte e non demandare a Roma scelte che appartengono alla Sicilia. Che tutto si sia spostato a Roma lo prova anche una iniziativa del Pdl a Palazzo Madama con la quale si è chiesta una corsia preferenziale a un ddl che si propone di modificare una norma dello statuto siciliano, la mozione di sfiducia al Presidente della Regione. Una iniziativa che non nasce da un progetto di riforma ma dalla necessità di trovare un escamotage per mandare a casa il Presidente della Regione. Il patto con Berlusconi ha fermato il ddl, ma l’ha lasciato in piedi, accantonato. Lo ha precisato il Presidente del gruppo parlamentare Pdl al Senato, Gasparri. Una spada di Damocle, dunque.

 

L’Isola scopre una sostanziale assenza di rappresentanza e di cultura autonomista. La litigiosità del centrodestra siciliano è solo la componente più appariscente di questa dèbacle. Né i partiti di maggioranza, né quelli di opposizione riescono ad esprimere una cultura autonomista. Non ci crede più nessuno? E allora bisognerebbe rinunciare ai privilegi, prebende, opportunità che l’autonomismo concede, pur avendo abdicato alle sue funzioni. All’autonomia, o meglio alle sue istituzioni, vengono addebitati danni e misfatti. Colpe difficilmente difendibili.

 

Ma che c’entra l’autonomismo  con l’uso che di esso fa? Le istituzioni democratiche – parlamento, governo, assemblee legislative regionali – funzionano o non funzionano a seconda degli uomini che li rappresentano. Nessuno dismette di dare credito al Parlamento, la base stessa della democrazia. Sarebbe come addebitare al meridionalismo gli sperperi del Mezzogiorno.

 

E’ vero comunque che si può fare a meno del Parlamento regionale e tenere in piedi la democrazia, ma è anche vero che le istituzioni non devono subire le colpe di chi le rappresenta. La litigiosità siciliana accompagnata ai giochi di potere – piccolo cabotaggio invero – hanno reso ancora più grave il gap di rappresentanza politica.

 

I partiti siciliani sono legati con un cordone ombelicale a Roma, qualunque sia il loro colore. Anzi il nuovo quadro politico, che propone un partito di maggioranza dominato dal suo leader, ha aggravato la condizione di sudditanza siciliana. Non era mai accaduto che il Presidente della Regione patteggiasse con il capo del governo nazionale gli assessori regionali e che il parlamento nazionale decidesse di modificare una norma dello statuto speciale senza il parere dell’Assemblea regionale. Non era mai accaduto che Roma “sequestrasse” i fondi europei destinati alla Sicilia e ne facesse oggetto di contrattazione politica. Non era mai accaduto che il Parlamento regionale subisse modifiche alle sue norme senza essere interpellato e per volontà di siciliani: e che questo avvenisse nonostante la presenza di autorevoli siciliani come Renato Schifani, Presidente del Senato, e Carlo Vizzini, Presidente della commissione Affari istituzionali.

 

Il fatto che Lombardo abbia portato a casa un accordo politico a lui favorevole per chiudere la crisi regionale rende ancora più amara la pillola. Alla vigilia della nascita dello Stato federale la Sicilia rischia di occupare posizioni di coda. Le prerogative, le funzioni, i poteri sottratti alla Regione siciliana dal governo “federalista” stanno riducendo l’autonomismo a mera testimonianza: la quotidianità si è incaricata di  cancellarne ogni segno. Un paradosso. I federalisti dovrebbero tenere in gran considerazione gli statuti speciali, come quello siciliano, e rispettarlo. Perché ciò non  avviene? La Lega Nord, il partito federalista per eccellenza, “sorveglia” la qualità e la quantità delle risorse e delle prerogative destinate alla Sicilia. Il suo federalismo è legato al nord-est, dunque. Con chi prendersela? I ritardi della politica siciliana sono paurosi. Un colpo d’ala? Crediamoci per fede.

 

(Editing: Roberto Rizzuto)

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Anonimo 30 giugno 2009   17:43

Il comportamento di Lombardo è vergognoso! Prima ha voluto a tutti i costi un’alleanza con l’UDC e ora? Atteggiandosi a monarca distrugge quanto di buono era stato costruito, soltanto per avere più prestigio politico. Ma questo non era il desiderio dei Siciliani! I Siciliani volevano (e credo vogliano ancora) l’UDC, che, però, non può soffocare l’orgoglio e andare a braccetto con esponenti che tutto vogliono, fuorchè il bene della regione Sicilia.

 

Mah..Vediamola in questo modo:non resta che aspettare!Sono sicura che presto ci saranno delle svolte, volute dagli stessi cittadini, perchè non saranno disposti ad avere un Governo Regionale che non avevano mai neanche lontanamente immaginato, e premieranno l’UDC e le scelte dei suoi validissimi esponenti siciliani.

Marta

Anonimo 30 giugno 2009   06:50
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Questo titolo andrebbe posto all'attenzione del governatore Lombardo, asserragliato come un monarca orientale sul tronetto che si è guadagnato fregando migliaia di elettori siciliani. Proponetela a lui questa visione delle cose, visto che il tunnel in cui si è infilata quell'isola incantevole che è la Sicilia ha un unico colpevole, proprio Lombardo, un politico della peggior risma che per interessi di bottega e di corte ha distrutto una giunta legittima perchè espressione di una maggioranza democraticamente eletta dai siciliani per intraprendere un percorso di follie autoritarie e del tutto irriguardose del mandato elettorale. Lombardo getti la maschera e torni a ragionare come fanno i politici responsabili e maturi. In queste ore sta formando una giunta che è un'aberrazione del mandato elettorale, e se guardiamo i numeri sta presiedendo una regione senza avere la maggioranza nel Parlamento regionale e dei consensi effettivi. Ecco perchè dico senza reticenze che è un presidente abusivo. Lo dico a ragione visto che governa col suo movimentello, l'MpA che più in là del 15% non riesce ad andare, e con una fetta di PdL che ha voluto seguirlo nella straordinaria avventura del peso del 15-20%. Il totale non si avvicina minimamente alla maggioranza! E allora io mi rivolgo ai siciliani: quante prese in giro dovrete subire ancora prima di riuscire a discernere veramente all'interno dell'offerta politica dell'isola? Quanti giochi di potere ai danni della vostra terra, quanti soprusi dovrete ancora sopportare prima di cambiare veramente le cose dando la fiducia a un'altra classe dirigente? Lombardo ha passato ogni limite e ci dovrebbe essere una sollevazione popolare per fermare i suoi abusi! E invece vedo che c'è ancora chi lo difende e preoccupa oltretutto le strane compiacenze del PD nei confronti del governatore. Siciliani dovreste aprire gli occhi, e guardare una cosa sola: il partito che tra tutti si è comportato EGREGIAMENTE senza tradire i suoi elettori, senza fare giochi di palazzo, è stato soltanto l'UDC, che in modo compatto ha rifiutato ogni appoggio al cosiddetto "Lombardo-bis" o meglio la giunta abusiva, proprio perchè è stato un atto sovversivo e irrispettoso della volontà dei siciliani. L'UDC ha gestito la faccenda con signorilità ed esperienza. Non si è fatto coinvolgere in questo circo patetico di personaggi da teatrino dei pupi per ottenere due o tre poltrone. Ha guardato agli interessi della Sicilia, constatando che il suo governatore da quell'orecchio non ci sente, preferendo gli interessi suoi e del partito. In una Sicilia sempre più povera c'è una classe politica sempre più ricca che si nutre delle laute ricchezze della politica "a statuto speciale". Lombardo rincorre i sogni velleitari di una nuova regione autonoma? Insegua pure le sue chimere, MA NON LO FACCIA SULLA PELLE DELLA SICILIA.

I numeri lo faranno ripiombare bruscamente nella realtà. L'Ars non gli permetterà di governare, e la Sicilia si ritroverà nuovamente paralizzata. Siete contenti ora? La politica siciliana è al suo anno zero. Mai si sono raggiunti questi livelli di scorretezza. Vi prego di trarne le debite conseguenze.

 

Stefano Barbero

 

Egregio Sig. Stefano Barbero

“Lombardo rincorre i sogni velleitari di una nuova regione autonoma? Insegua pure le sue chimere, MA NON LO FACCIA SULLA PELLE DELLA SICILIA” grazie, il Re è nudo! Ricevere consigli da Lei, che porta un cognome tipicamente piemontese, è il massimo che un siciliano poteva attendersi in questa circostanza. Per Sua informazione la sicilia non è una nuova Regione autonoma, ma una Regione la cui autonomia è sancita dalla Costituzione Italiana!

Lombardo avrebbe distrutto una Giunta legittima, ma sarebbe meglio dire che il parlamento è legittimo e la Giunta ne è l’espressione sino a quanto opera rispettando la volontà degli elettori e del Parlamento per realizzare il programma elettorale e gli impegni assunti dalla stessa Regione e sottoscritti dal precedente Presidente che Lei tanto ammira.

Dopo le prime riforme (leggi riforma sanitaria) si sono levati i cannoni ad alzo zero, il Governo è stato definito il peggiore degli ultimi cinquant’anni, si sono affilate le armi per far secca la “Giunta legittima” subito dopo le elezioni europee che avrebbero dovuto dare al PDL la maggioranza assoluta.

Peccato che quel rompi scatole di Lombardo non si sia fatto impallinare e ha rotto il giocattolo prima che altri potessero giocarci.

Il livore delle sue argomentazioni, i “consigli” dal pulpito ai siciliani da un non siciliano, sono fastidiosi, soprattutto quando provengono da chi, palesemente, vede minacciato un feudo elettorale da utilizzare altrove. Dal suo intervento capisco anche che non sarà semplice per la Sicilia e come è sempre accaduto si muoveranno interessi e paparazzi dalle solite regioni per impedire che un vero cambiamento per la Sicilia si realizzi. Le ne è una piccola avanguardia, ma siamo all’inizio, Le rispondo perciò da siciliano, come Lei chiede: è ora che la Sicilia cominci a fare a meno dei consigli pelosi e interessati di chi sin dall’Unità ne ha tradito lo spirito e le attese. Di chi teme per se stesso la perdita dei voti siciliani senza i quali difficilmente riuscirebbe a raggiungere quorum e prebende.

Francesco Salinitro

Anonimo 30 giugno 2009   05:13
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pietro d'aragona fu chiamato dai siciliani e nessuno si calò le terga.

studia! 

Fu chiamato dai Siciliani che non sapevano fare da soli, e avevano bisogno di un nuovo padrone. In realtà, la cosiddetta rivolta del Vespro non fu spontanea  - ben organizzata e accesa simultaneamente in vari punti dell'Isola - fu fomentata da elementi già al soldo della Corona d'Aragona. Studia tu, e non credere alle leggende da opera lirica.

Anonimo 29 giugno 2009   22:31
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E il Pietro d' Aragona di turno cui onorare le terga, secondo la miogliore tradizione sicula chi sarebbe questa volta?

pietro d'aragona fu chiamato dai siciliani e nessuno si calò le terga.

studia! 

Anonimo 29 giugno 2009   19:43
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L'unica soluzione e` un nuovo vespro siciliano contro gli pseudosiciliani colonizzati e i loro padrone italici.  La Sicilia deve essere dei Siciliani, punto e basta !!!

E il Pietro d' Aragona di turno cui onorare le terga, secondo la miogliore tradizione sicula chi sarebbe questa volta?

Anonimo 29 giugno 2009   19:41
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"I partiti siciliani sono legati con un cordone ombelicale a Roma, qualunque sia il loro colore. Anzi il nuovo quadro politico, che propone un partito di maggioranza dominato dal suo leader, ha aggravato la condizione di sudditanza siciliana. Non era mai accaduto che il Presidente della Regione patteggiasse con il capo del governo nazionale gli assessori regionali e che il parlamento nazionale decidesse di modificare una norma dello statuto speciale senza il parere dell’Assemblea regionale."

 

questo significa che lombardo fa paura a roma, o meglio milano, e quando un partito siciliano fa paura a roma significa che sta lavorando in favore della sicilia.

 

SICILIA INDIPENDENTE!!!

Brr!!! Che ppaura! A' Nando!!! Anvedi che vonno questi, che ca solita puttanesca je riempimo a' panza!

Anonimo 29 giugno 2009   19:38

 IO VERAMENTE LA VEDO ALL'OPPOSTO. E' LA PRIMA VOLTA SEMMAI CHE UN PRESIDENTE DELLA REGIONE RIESCE A SCEGLIERE BEN 5 TECNICI E BEN 9 ASSESSORI SENZA L'APPORTO DEI PARTITI ROMANI MA SOLO CONTANDO SUI POLITICI SICILIANI. QUESTA MI SEMBRA UNA NOVITA' SOSTANZIALE E MAI AVVENUTA IN PASSATO. PURTROPPO C'E' L'UDC CHE DIFFICILMENTE STARA' A GUARDARE, BASTA VEDERE IL POLVERONE CHE STA SOLLEVANDO A LIVELLO NAZIONALE PER TORNARE IN GIUNTA.......IL POTERE GLI MANCA ASSAI.........E PRIMA O POI A CASINI MANCHERANNO TANTI BEI PUNTI PERCENTUALE DIRETTAMENTE DALLA SICILIA......

MARCO

Anonimo 29 giugno 2009   18:10

Questo titolo andrebbe posto all'attenzione del governatore Lombardo, asserragliato come un monarca orientale sul tronetto che si è guadagnato fregando migliaia di elettori siciliani. Proponetela a lui questa visione delle cose, visto che il tunnel in cui si è infilata quell'isola incantevole che è la Sicilia ha un unico colpevole, proprio Lombardo, un politico della peggior risma che per interessi di bottega e di corte ha distrutto una giunta legittima perchè espressione di una maggioranza democraticamente eletta dai siciliani per intraprendere un percorso di follie autoritarie e del tutto irriguardose del mandato elettorale. Lombardo getti la maschera e torni a ragionare come fanno i politici responsabili e maturi. In queste ore sta formando una giunta che è un'aberrazione del mandato elettorale, e se guardiamo i numeri sta presiedendo una regione senza avere la maggioranza nel Parlamento regionale e dei consensi effettivi. Ecco perchè dico senza reticenze che è un presidente abusivo. Lo dico a ragione visto che governa col suo movimentello, l'MpA che più in là del 15% non riesce ad andare, e con una fetta di PdL che ha voluto seguirlo nella straordinaria avventura del peso del 15-20%. Il totale non si avvicina minimamente alla maggioranza! E allora io mi rivolgo ai siciliani: quante prese in giro dovrete subire ancora prima di riuscire a discernere veramente all'interno dell'offerta politica dell'isola? Quanti giochi di potere ai danni della vostra terra, quanti soprusi dovrete ancora sopportare prima di cambiare veramente le cose dando la fiducia a un'altra classe dirigente? Lombardo ha passato ogni limite e ci dovrebbe essere una sollevazione popolare per fermare i suoi abusi! E invece vedo che c'è ancora chi lo difende e preoccupa oltretutto le strane compiacenze del PD nei confronti del governatore. Siciliani dovreste aprire gli occhi, e guardare una cosa sola: il partito che tra tutti si è comportato EGREGIAMENTE senza tradire i suoi elettori, senza fare giochi di palazzo, è stato soltanto l'UDC, che in modo compatto ha rifiutato ogni appoggio al cosiddetto "Lombardo-bis" o meglio la giunta abusiva, proprio perchè è stato un atto sovversivo e irrispettoso della volontà dei siciliani. L'UDC ha gestito la faccenda con signorilità ed esperienza. Non si è fatto coinvolgere in questo circo patetico di personaggi da teatrino dei pupi per ottenere due o tre poltrone. Ha guardato agli interessi della Sicilia, constatando che il suo governatore da quell'orecchio non ci sente, preferendo gli interessi suoi e del partito. In una Sicilia sempre più povera c'è una classe politica sempre più ricca che si nutre delle laute ricchezze della politica "a statuto speciale". Lombardo rincorre i sogni velleitari di una nuova regione autonoma? Insegua pure le sue chimere, MA NON LO FACCIA SULLA PELLE DELLA SICILIA.

I numeri lo faranno ripiombare bruscamente nella realtà. L'Ars non gli permetterà di governare, e la Sicilia si ritroverà nuovamente paralizzata. Siete contenti ora? La politica siciliana è al suo anno zero. Mai si sono raggiunti questi livelli di scorretezza. Vi prego di trarne le debite conseguenze.

 

Stefano Barbero

Anonimo 29 giugno 2009   15:58
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 giugno 2009. Visualizza »

Con gran rispetto per l'editoriale ci sono cose che non capisco bene.

Soprattutto il passaggio secondo cui la trattativa Lombardo - Berlusconi affosserebbe l'Autonomia. Credo che invece ci sia una novità veramente importante, e cioè che così cadono "i paraventi fittizi dell'autonomia".

Mi spiego.

Per molte decadi (almeno dalla caduta di Milazzo, forse con qualche timida e incerta eccezione ai tempi di Nicolosi e poi di Mattarella) in Sicilia non si è mai deciso nulla di veramente importante. Le decisioni (in silenzio) venivano prese nelle segreterie dei partiti romani, o in altri potentati nazionali (l'ABI, la Confindustria, Mediobanca, la Massoneria,...) e poi in Sicilia si faceva una recita, la recita di una comunità politica autonoma, con i suoi riti barocchi, in cui l'unica cosa su cui i politici locali discutevano veramente era la spartizione della torta. In un certo senso la Sicilia era (e in parte ancora è) uscita dalla storia, priva di qualunque storia propria.

Ora Lombardo ha dimostrato una verità elementare, diamogliene atto. I partiti "italiani" hanno la testa a Roma e quindi è inutile negoziare con i "rappresentanti /agenti di commercio" per l'Isola. Meglio andare a trattare direttamente con il loro Capo.

Lombardo non ha un "capo" a Roma, e questa è la novità. E la Sicilia, ritrovando una propria dignità istituzionale, va a negoziare con l'Italia, sua potenza coloniale, direttamente i propri interessi.

Questo è l'inizio dell'Autonomia, appena appena l'inizio, ma non certo la fine. E' quindi esattamente il contrario.

Non voglio tessere lodi partigiane dell'MPA. Ha i suoi difetti, ci mancherebbe. Ma è un partito "regionale" (nonostante la proiezione nel Sud). Se anche gli altri partiti lo diventassero, o se il suo consenso diventasse un giorno maggioritario (anche in senso relativo) nell'Isola, le trasferte a Roma potrebbero forse diminuire. I "partiti italiani" sono inutili per la Sicilia, anzi dannosi, anzi un controsenso rispetto all'autonomia speciale, perché al momento del dunque tra l'interesse della Sicilia e quello dell'Italia, sono costretti per la loro carriera politica a scegliere sistematicamente il secondo.

Ma fintantoché ci sono e sono maggioritari nel consenso in Sicilia, perché questo E' il grado di autocoscienza del Popolo Siciliano oggi, è a Roma che dobbiamo andare a discutere. Ed è con i partiti romani che si devono fare le coalizioni: "coalizioni", cioè governi "insieme", in cui nessuno può decidere tutto da solo, ma in cui si deve arrivare ad un compromesso.

Ma anche dopo, fintantoché la Sicilia farà parte dello Stato italiano, le trattative più importanti si faranno sempre a Roma: è lì che si decide il federalismo finanziario, da lì le minacce di controriforme costituzionali, etc.

Credete che i sudtirolesi dell'SVP facciano o abbiano fatto le loro trattative con lo stato italiano sul Brennero o nei masi chiusi?

O che gli scozzesi negozino o abbiano negoziato le loro prerogative fra gli scogli delle Highlands piuttosto che a Westminster?

Davvero, se la pensiamo così, in questo concordo con l'editoriale, ancora la cultura autonomista in Sicilia è assai minoritaria.

Le vere autonomie, quelle rilevanti politicamente e non solo amministrativamente, si negoziano al centro. Quando si lascia tutto al livello locale vuol dire che in loco non si decide più nulla di veramente importante, vuol dire che sono riunioni condominiali...

Quando mai berlusconi si va a negoziare qualcosa con il governatore della Liguria o della Basilicata? Perché quelle (belle) regioni italiane non hanno spessore politico; la Sicilia sì, finalmente.

Ora però vogliamo vedere i frutti, almeno qualcosina.

M.C.

La Sicilia è molto importante dal punto di vista strategico

Anonimo 29 giugno 2009   15:50

L'attenta lettura dei fatti, effettivamente poterebbe ad una riflessione preoccupante .. si è calpestata l'autonomia siciliana.. per la prima volta il capo del governo italiano decide gli assessori siciliani ... ma in realtà cos'è cambiato oggi ?? Forse nulla . Quindi deve lasciarci indifferente il metodo condotto da Lombardo per nulla sconcertante??Qualcuno dirà .. abbiamo toccato il fondo .. ma per i più ottimisti ribadisco quanto già scritto in precedenza.. staremo a vedere, il vento innovatore al momento non è che una leggera brezza di luglio che a mala pena rinfresca le case avvolte dalla calura estiva e visto che per il momento viviamo solo di speranza (..mera speranza senza alternative ..) attendiamo che gli eventi ci inducano a dire .. a volte, l'apparenza inganna !!    

MX  

Anonimo 29 giugno 2009   15:38

La verità è una, e una soltanto, oggi più che mai sono stati traditi i siciliani, che hanno votato una coalizioni, composta dai vari partiti e il candidato presidente della coalizione: Raffaele Lombardo.

Oggi più che mai viene tradito il popolo siciliano perchè nel nuovo governo della Regione Siciliana, mancano componenti di un partito che ha contribuito fortemente all'elezione del Presidente Lombardo.

Ma non solo solo traditi i siciliani.

Sono traditi pure i politici siciliani onesti che credono nella democrazia dei partiti.

Mi spiego meglio.

Berluscono, a mio avviso sbagliando, ha deciso di premiare l'asse Miccichè, nello scontro tra le due correnti del Pdl.

Ha deciso di premiare l'asse che, contro ogni regola democratica, in cui la minoranza all'interno di un partito si accoda alla maggioranza oppure va via, ha deciso che chi non rispetta le regole viene premiato!!!

E chi le regole le ha rispettate????Beh pazienza!!!

No.Non funziona così!Non è così che si fa politica!

Oppure dobbiamo pensare che dietro al vittoria di quest'asse si nasconda la profonda conoscenza del personaggio Berlusconi e dei suoi segreti più nascosti???

Beh ma cosa c'entrano i suoi segreti con la politica, direte voi!!!!

Sembra c'entrino sempre più!!!

Ad ogni modo, oggi, in Sicilia, una parte dei siciliani (circa il 25%) è rappresentata da questo governo e dal Presidente Lombardo, ma c'è circa un 75% che non lo è!!!

E allora si torni al voto!!!

Ma al voto non si tornerà, con il ben servito dato ai siciliani e alla democrazia!!!

Anonimo 29 giugno 2009   15:02
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Con gran rispetto per l'editoriale ci sono cose che non capisco bene.

Soprattutto il passaggio secondo cui la trattativa Lombardo - Berlusconi affosserebbe l'Autonomia. Credo che invece ci sia una novità veramente importante, e cioè che così cadono "i paraventi fittizi dell'autonomia".

Mi spiego.

Per molte decadi (almeno dalla caduta di Milazzo, forse con qualche timida e incerta eccezione ai tempi di Nicolosi e poi di Mattarella) in Sicilia non si è mai deciso nulla di veramente importante. Le decisioni (in silenzio) venivano prese nelle segreterie dei partiti romani, o in altri potentati nazionali (l'ABI, la Confindustria, Mediobanca, la Massoneria,...) e poi in Sicilia si faceva una recita, la recita di una comunità politica autonoma, con i suoi riti barocchi, in cui l'unica cosa su cui i politici locali discutevano veramente era la spartizione della torta. In un certo senso la Sicilia era (e in parte ancora è) uscita dalla storia, priva di qualunque storia propria.

Ora Lombardo ha dimostrato una verità elementare, diamogliene atto. I partiti "italiani" hanno la testa a Roma e quindi è inutile negoziare con i "rappresentanti /agenti di commercio" per l'Isola. Meglio andare a trattare direttamente con il loro Capo.

Lombardo non ha un "capo" a Roma, e questa è la novità. E la Sicilia, ritrovando una propria dignità istituzionale, va a negoziare con l'Italia, sua potenza coloniale, direttamente i propri interessi.

Questo è l'inizio dell'Autonomia, appena appena l'inizio, ma non certo la fine. E' quindi esattamente il contrario.

Non voglio tessere lodi partigiane dell'MPA. Ha i suoi difetti, ci mancherebbe. Ma è un partito "regionale" (nonostante la proiezione nel Sud). Se anche gli altri partiti lo diventassero, o se il suo consenso diventasse un giorno maggioritario (anche in senso relativo) nell'Isola, le trasferte a Roma potrebbero forse diminuire. I "partiti italiani" sono inutili per la Sicilia, anzi dannosi, anzi un controsenso rispetto all'autonomia speciale, perché al momento del dunque tra l'interesse della Sicilia e quello dell'Italia, sono costretti per la loro carriera politica a scegliere sistematicamente il secondo.

Ma fintantoché ci sono e sono maggioritari nel consenso in Sicilia, perché questo E' il grado di autocoscienza del Popolo Siciliano oggi, è a Roma che dobbiamo andare a discutere. Ed è con i partiti romani che si devono fare le coalizioni: "coalizioni", cioè governi "insieme", in cui nessuno può decidere tutto da solo, ma in cui si deve arrivare ad un compromesso.

Ma anche dopo, fintantoché la Sicilia farà parte dello Stato italiano, le trattative più importanti si faranno sempre a Roma: è lì che si decide il federalismo finanziario, da lì le minacce di controriforme costituzionali, etc.

Credete che i sudtirolesi dell'SVP facciano o abbiano fatto le loro trattative con lo stato italiano sul Brennero o nei masi chiusi?

O che gli scozzesi negozino o abbiano negoziato le loro prerogative fra gli scogli delle Highlands piuttosto che a Westminster?

Davvero, se la pensiamo così, in questo concordo con l'editoriale, ancora la cultura autonomista in Sicilia è assai minoritaria.

Le vere autonomie, quelle rilevanti politicamente e non solo amministrativamente, si negoziano al centro. Quando si lascia tutto al livello locale vuol dire che in loco non si decide più nulla di veramente importante, vuol dire che sono riunioni condominiali...

Quando mai berlusconi si va a negoziare qualcosa con il governatore della Liguria o della Basilicata? Perché quelle (belle) regioni italiane non hanno spessore politico; la Sicilia sì, finalmente.

Ora però vogliamo vedere i frutti, almeno qualcosina.

M.C.

Un bel discorso che però non è una difesa di Lombardo, in quanto il Presidente va dicendo ai quattro canti proprio l'opposto. Io l'ho sentito a Mazara del Vallo durante la campagna elettorale, non avevi gli slogan di bossi ma molto simili, mentre a  voti neanche a cercarli con il lumicino.

Senza consenso popolare non si va lontani.

Anonimo 29 giugno 2009   14:12
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 giugno 2009. Visualizza »

Mi permetto di rilevare che la classe dirigente dei partiti che hanno sede a Roma, porta in eredità un vassallaggio e subalternità rispetto alla diregenza nazionale visibile anche attraverso la mortadella. L'autonomia è consentita a costoro esclusivamente sul controllo sui bisogni primari dei sudditi siciliani; dunque l'aspettativa  di autonomia di programma politico è una pretesa che oltrepassa la loro funzione. Quella siciliana è stata  un a dirigenza selezionata fuori dai confini siciliani, prassi consolidata in tutti i partiti tradizionali. Dunque in questa fase dò merito al Presidente della Regione di aver avviato, implicitamente, una riforma della classe dirigente siciliana;  mi chiedo però  come avrebbe mai potuto trovare la compliticità degli ascari in questa ristrutturazione, una complicità contro  il loro stesso interesse in effetti è una pretesa un pò eccessiva, difatti  abbiamo assistito allo scontro, governato da Roma  per contenere i danni. Purtroppo l'estorsione del consenso è una pratica che per decenni ha prodotto effetti,  a vantaggio dei promitori, l'auspicio tuttavia è che si possa avviare una stagione completamente distinta.

 

Sono d'accordo in pieno.

Totale fiducia al presidente Lombardo e alla sua azione di rottura con i poteri forti dei partiti nazionali che hanno a cuore soltanto le sorti del Nord.

Se soltanto i Siciliani fossero liberi da schiavitù clientelari e avessero votato in massa l'Mpa, oggi - molto probabilmente - si assisterebbe a scenari diversi. E con il voto della maggior parte dei Siciliani Lombardo sarebbe completamente svincolato da rapporti politici con Berlusconi o con gente come Cascio, Castiglione, Schifani e via elencando.

Io non dispero, anzi rilancio. Sosteniamo Lombardo e votiamo in futuro per l'Mpa o per il costituendo Partito per il Sud.

Dimostriamo a Roma che i Siciliani sono per il riscatto di questa meravigliosa terra. E tutto ciò possiamo farlo soltanto partendo da noi stessi, dagli stessi Siciliani fautori del proprio destino politico, economico e culturale.

Sono stanco - insieme con tantissimi Siciliani - di subire decisioni sulla Sicilia prese a Roma e che passano sopra la testa dei Siciliani senza che se ne accorgano, se non quando è già troppo tardi.

Non è troppo tardi per riprenderci in mano la Sicilia.

Votiamo e sosteniamo un partito siciliano che ha come cavallo di battaglia dello Statuto il riscatto di questa terra tanto martoriata. Non è troppo tardi, ve l'assicuro.

Lombardo ha già dimostrato che la sua battaglia è proprio questa: risollevare la Sicilia dalla sua condizione ancestrale di subalternità, nonostante le chiacchiere di politici - come quelli dell'Udc, ad esempio - che si riempiono immeritatamente e impropriamente la bocca con frasi come "avere a cuore la sorte dei siciliani" oppure "abbiamo a cuore la rinascita della Sicilia".

Il riscatto della Sicilia è possibile. Dimostriamolo comimciando ad avere maggiore amor proprio, maggiore fiducia nei nostri mezzi e nelle nostre capacità, maggiore orgoglio per la nostra "sicilianitudine".

Per questo motivo aspetto con ansia la costituzione dell'Alleanza per il Sud.

Io do fiducia a Raffaele Lombardo e alla sua voglia di riscatto per questa - speriamo ancora per poco - terra di conquista.

 

Primo Turri

 

Anonimo 29 giugno 2009   12:33

Mi permetto di rilevare che la classe dirigente dei partiti che hanno sede a Roma, porta in eredità un vassallaggio e subalternità rispetto alla diregenza nazionale visibile anche attraverso la mortadella. L'autonomia è consentita a costoro esclusivamente sul controllo sui bisogni primari dei sudditi siciliani; dunque l'aspettativa  di autonomia di programma politico è una pretesa che oltrepassa la loro funzione. Quella siciliana è stata  un a dirigenza selezionata fuori dai confini siciliani, prassi consolidata in tutti i partiti tradizionali. Dunque in questa fase dò merito al Presidente della Regione di aver avviato, implicitamente, una riforma della classe dirigente siciliana;  mi chiedo però  come avrebbe mai potuto trovare la compliticità degli ascari in questa ristrutturazione, una complicità contro  il loro stesso interesse in effetti è una pretesa un pò eccessiva, difatti  abbiamo assistito allo scontro, governato da Roma  per contenere i danni. Purtroppo l'estorsione del consenso è una pratica che per decenni ha prodotto effetti,  a vantaggio dei promitori, l'auspicio tuttavia è che si possa avviare una stagione completamente distinta.

avolpe1 29 giugno 2009   10:55
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...Così si crea solo disorientamento, non si fa corretta informazione e, sopratutto, non si aiuta la Sicilia! (Andrea Volpe).

Perfettamente in riga con la linea dell''MPA. Tutti la devono pensare come il grande capo(ò). Chi non è (totalmente) con noi è contro di noi e dunque va defenestrato (specie dall'Amm.ne della Regione)

Io invece faccio i complimenti all'autore dell'articolo. 

(f.to Tengo Famiglia - capisci a me)

 

La risposta te la sei data da solo: "f.to Tengo Famiglia - capisci a me"!

Sei veramente simpatico!

 

Andrea Volpe

parlagreco 29 giugno 2009   09:28
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Con gran rispetto per l'editoriale ci sono cose che non capisco bene.

Soprattutto il passaggio secondo cui la trattativa Lombardo - Berlusconi affosserebbe l'Autonomia. Credo che invece ci sia una novità veramente importante, e cioè che così cadono "i paraventi fittizi dell'autonomia".

Mi spiego.

Per molte decadi (almeno dalla caduta di Milazzo, forse con qualche timida e incerta eccezione ai tempi di Nicolosi e poi di Mattarella) in Sicilia non si è mai deciso nulla di veramente importante. Le decisioni (in silenzio) venivano prese nelle segreterie dei partiti romani, o in altri potentati nazionali (l'ABI, la Confindustria, Mediobanca, la Massoneria,...) e poi in Sicilia si faceva una recita, la recita di una comunità politica autonoma, con i suoi riti barocchi, in cui l'unica cosa su cui i politici locali discutevano veramente era la spartizione della torta. In un certo senso la Sicilia era (e in parte ancora è) uscita dalla storia, priva di qualunque storia propria.

Ora Lombardo ha dimostrato una verità elementare, diamogliene atto. I partiti "italiani" hanno la testa a Roma e quindi è inutile negoziare con i "rappresentanti /agenti di commercio" per l'Isola. Meglio andare a trattare direttamente con il loro Capo.

Lombardo non ha un "capo" a Roma, e questa è la novità. E la Sicilia, ritrovando una propria dignità istituzionale, va a negoziare con l'Italia, sua potenza coloniale, direttamente i propri interessi.

Questo è l'inizio dell'Autonomia, appena appena l'inizio, ma non certo la fine. E' quindi esattamente il contrario.

Non voglio tessere lodi partigiane dell'MPA. Ha i suoi difetti, ci mancherebbe. Ma è un partito "regionale" (nonostante la proiezione nel Sud). Se anche gli altri partiti lo diventassero, o se il suo consenso diventasse un giorno maggioritario (anche in senso relativo) nell'Isola, le trasferte a Roma potrebbero forse diminuire. I "partiti italiani" sono inutili per la Sicilia, anzi dannosi, anzi un controsenso rispetto all'autonomia speciale, perché al momento del dunque tra l'interesse della Sicilia e quello dell'Italia, sono costretti per la loro carriera politica a scegliere sistematicamente il secondo.

Ma fintantoché ci sono e sono maggioritari nel consenso in Sicilia, perché questo E' il grado di autocoscienza del Popolo Siciliano oggi, è a Roma che dobbiamo andare a discutere. Ed è con i partiti romani che si devono fare le coalizioni: "coalizioni", cioè governi "insieme", in cui nessuno può decidere tutto da solo, ma in cui si deve arrivare ad un compromesso.

Ma anche dopo, fintantoché la Sicilia farà parte dello Stato italiano, le trattative più importanti si faranno sempre a Roma: è lì che si decide il federalismo finanziario, da lì le minacce di controriforme costituzionali, etc.

Credete che i sudtirolesi dell'SVP facciano o abbiano fatto le loro trattative con lo stato italiano sul Brennero o nei masi chiusi?

O che gli scozzesi negozino o abbiano negoziato le loro prerogative fra gli scogli delle Highlands piuttosto che a Westminster?

Davvero, se la pensiamo così, in questo concordo con l'editoriale, ancora la cultura autonomista in Sicilia è assai minoritaria.

Le vere autonomie, quelle rilevanti politicamente e non solo amministrativamente, si negoziano al centro. Quando si lascia tutto al livello locale vuol dire che in loco non si decide più nulla di veramente importante, vuol dire che sono riunioni condominiali...

Quando mai berlusconi si va a negoziare qualcosa con il governatore della Liguria o della Basilicata? Perché quelle (belle) regioni italiane non hanno spessore politico; la Sicilia sì, finalmente.

Ora però vogliamo vedere i frutti, almeno qualcosina.

M.C.

Gentile lettore, Le sembrerà strano ma concordo con molte delle sue considerazioni. L'articolo si limitava a mettere insieme fatti oggettivi, che per esempio il Presidente della Regione abbia dovuto trattare con il Capo del governo italiano gli assessorati da distribuire. Perché non ha potuto farlo con i siciliani? La responsabilità non è personale, di Raffaele Lombardo, de ma di una classe dirigente - della quale Lombardo fa parte innegabilmente -  dedita ai giochetti di potere, sprovvista di cultura politica - né autonomista, né meridionalista né altro - che ha scelto di coltivare il proprio orticello rinunciando a pensare in cambio delle piccole prebende paesane. E quando qualcuno dei siciliani varca lo Stretto, siccome crede di non avere avuto alcun merito, sbraca con una velocità pazzesca. Lombardo ha governato "in" questo contesto - ma non ha governato "il contesto" , alla giornata con un pragmatismo audace adatto al contingente, non all'onda lunga. Ci vuole ben altro. Per esempio il partito del Sud.

Solo che ci dovrebbero dire, prima o poi, con chi vogliono farlo e come. Grazie per il Suo intervento.

Anonimo 29 giugno 2009   09:24

Mi pare che l'autore dell'articolo confonda la delusione rispetto ai suoi evidenti desiderata (l'asse Lombardo-Miccichè- Cracolici che sarebbe piaciuto anche a me, ma che non si reggeva politicamente) con un sostanziale arretramento rispetto ai "valori" dell'autonomia siciliana che sarebbero stati ulteriormente avviliti dalal trattativa del Governatore con il Presidente del consiglio.

Ma perchè, negli ultimi cinquant'anni, non è stato sempre così? Il Presidente della regione siciliana non ha avuto sempre da Roma (piazza del Gesù, via del Corso o Palazzo Chigi che differenza fa?) il placet per la composizione del governo e per qualsiasi iniziativa politica che avesse un minimo rilievo?

L'autonomia, la libertà, lo sviluppo della Sicilia da sempre, dal tempo dei Romani in poi, hanno avuto un solo, imbattibile, costante nemico: la ferma determinazione dei siciliani a combattersi ferocemente e senza esclusione di colpi tra loro e a prostrarsi immediatamente di fronte al  primo, più o meno potente, invasore (materiale o metaforico) di turno. I siciliani non permetteranno mai a uno di loro un milionesimo di quanto sono prontissimi a concedere a qualsiasi non siciliano.

Non a caso l'unica "istituzione" che dalla dominazione esterna è riuscita a preservarsi e che, ahimè, con i potenti di "fuori" ha mostrato di sapere trattare da pari a pari, si chiama Cosa "Nostra". Non è cosa di cui  da andare fieri, purtroppo.

Allora, che arrivi questo Movimento del sud, ma che sia movimento di popolo, volontà di riprendersi in mano il destino e il futuro dei nostri figli. Che ponga alla base della propria esistenza i motivi dello stare insieme e combatta, ferocemente, senza pietà, qualsiasi tentativo di divisione.  Che l'unico crinale discriminante sia la legalità, il rispetto delle regole, la voglia di riscattarsi da una storia fatta di assistenzialismo, sottomissione, cinismo, scetticismo. Sono i nostri veri mali, sono i nostri veri nemici.

Anonimo 29 giugno 2009   08:57
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Non mi pare che l'articolista centri il senso di quello che è successo.

In questa vicenda non c'è una resa al centralismo statalista, ma un'affermazione dell'autonomia siciliana nella persona di Raffaele Lombardo e del suo Movimento, che alla fine sono riusciti a non fare nessun passo indietro rispetto a quello che si era localmente deciso.

Il dato che per fare questo sia stato necessario estorcere, con numerosi discorsi ed incontri, l'avallo del Presidente del Consiglio, rientra nella ritualità della politica e, soprattutto, nella necessità di mantenere una sponda autoritativa sul recupero dei fondi FAS.

Che sia stata una vittoria della periferia sul centro è testimoniato dal fatto che tutti i "gran commis" nazionali di tutti i partiti si son sentiti messi da parte e non capisco perchè a questo partito trasversale centralista si sia ascritto anche l'autore dell'articolo.

Così si crea solo disorientamento, non si fa corretta informazione e, sopratutto, non si aiuta la Sicilia!

 

Andrea Volpe

...Così si crea solo disorientamento, non si fa corretta informazione e, sopratutto, non si aiuta la Sicilia! (Andrea Volpe).

Perfettamente in riga con la linea dell''MPA. Tutti la devono pensare come il grande capo(ò). Chi non è (totalmente) con noi è contro di noi e dunque va defenestrato (specie dall'Amm.ne della Regione)

Io invece faccio i complimenti all'autore dell'articolo. 

(f.to Tengo Famiglia - capisci a me)

 

Anonimo 29 giugno 2009   08:22

Con gran rispetto per l'editoriale ci sono cose che non capisco bene.

Soprattutto il passaggio secondo cui la trattativa Lombardo - Berlusconi affosserebbe l'Autonomia. Credo che invece ci sia una novità veramente importante, e cioè che così cadono "i paraventi fittizi dell'autonomia".

Mi spiego.

Per molte decadi (almeno dalla caduta di Milazzo, forse con qualche timida e incerta eccezione ai tempi di Nicolosi e poi di Mattarella) in Sicilia non si è mai deciso nulla di veramente importante. Le decisioni (in silenzio) venivano prese nelle segreterie dei partiti romani, o in altri potentati nazionali (l'ABI, la Confindustria, Mediobanca, la Massoneria,...) e poi in Sicilia si faceva una recita, la recita di una comunità politica autonoma, con i suoi riti barocchi, in cui l'unica cosa su cui i politici locali discutevano veramente era la spartizione della torta. In un certo senso la Sicilia era (e in parte ancora è) uscita dalla storia, priva di qualunque storia propria.

Ora Lombardo ha dimostrato una verità elementare, diamogliene atto. I partiti "italiani" hanno la testa a Roma e quindi è inutile negoziare con i "rappresentanti /agenti di commercio" per l'Isola. Meglio andare a trattare direttamente con il loro Capo.

Lombardo non ha un "capo" a Roma, e questa è la novità. E la Sicilia, ritrovando una propria dignità istituzionale, va a negoziare con l'Italia, sua potenza coloniale, direttamente i propri interessi.

Questo è l'inizio dell'Autonomia, appena appena l'inizio, ma non certo la fine. E' quindi esattamente il contrario.

Non voglio tessere lodi partigiane dell'MPA. Ha i suoi difetti, ci mancherebbe. Ma è un partito "regionale" (nonostante la proiezione nel Sud). Se anche gli altri partiti lo diventassero, o se il suo consenso diventasse un giorno maggioritario (anche in senso relativo) nell'Isola, le trasferte a Roma potrebbero forse diminuire. I "partiti italiani" sono inutili per la Sicilia, anzi dannosi, anzi un controsenso rispetto all'autonomia speciale, perché al momento del dunque tra l'interesse della Sicilia e quello dell'Italia, sono costretti per la loro carriera politica a scegliere sistematicamente il secondo.

Ma fintantoché ci sono e sono maggioritari nel consenso in Sicilia, perché questo E' il grado di autocoscienza del Popolo Siciliano oggi, è a Roma che dobbiamo andare a discutere. Ed è con i partiti romani che si devono fare le coalizioni: "coalizioni", cioè governi "insieme", in cui nessuno può decidere tutto da solo, ma in cui si deve arrivare ad un compromesso.

Ma anche dopo, fintantoché la Sicilia farà parte dello Stato italiano, le trattative più importanti si faranno sempre a Roma: è lì che si decide il federalismo finanziario, da lì le minacce di controriforme costituzionali, etc.

Credete che i sudtirolesi dell'SVP facciano o abbiano fatto le loro trattative con lo stato italiano sul Brennero o nei masi chiusi?

O che gli scozzesi negozino o abbiano negoziato le loro prerogative fra gli scogli delle Highlands piuttosto che a Westminster?

Davvero, se la pensiamo così, in questo concordo con l'editoriale, ancora la cultura autonomista in Sicilia è assai minoritaria.

Le vere autonomie, quelle rilevanti politicamente e non solo amministrativamente, si negoziano al centro. Quando si lascia tutto al livello locale vuol dire che in loco non si decide più nulla di veramente importante, vuol dire che sono riunioni condominiali...

Quando mai berlusconi si va a negoziare qualcosa con il governatore della Liguria o della Basilicata? Perché quelle (belle) regioni italiane non hanno spessore politico; la Sicilia sì, finalmente.

Ora però vogliamo vedere i frutti, almeno qualcosina.

M.C.

avolpe1 29 giugno 2009   07:47

Non mi pare che l'articolista centri il senso di quello che è successo.

In questa vicenda non c'è una resa al centralismo statalista, ma un'affermazione dell'autonomia siciliana nella persona di Raffaele Lombardo e del suo Movimento, che alla fine sono riusciti a non fare nessun passo indietro rispetto a quello che si era localmente deciso.

Il dato che per fare questo sia stato necessario estorcere, con numerosi discorsi ed incontri, l'avallo del Presidente del Consiglio, rientra nella ritualità della politica e, soprattutto, nella necessità di mantenere una sponda autoritativa sul recupero dei fondi FAS.

Che sia stata una vittoria della periferia sul centro è testimoniato dal fatto che tutti i "gran commis" nazionali di tutti i partiti si son sentiti messi da parte e non capisco perchè a questo partito trasversale centralista si sia ascritto anche l'autore dell'articolo.

Così si crea solo disorientamento, non si fa corretta informazione e, sopratutto, non si aiuta la Sicilia!

 

Andrea Volpe

Anonimo 29 giugno 2009   07:41

L'unica soluzione e` un nuovo vespro siciliano contro gli pseudosiciliani colonizzati e i loro padrone italici.  La Sicilia deve essere dei Siciliani, punto e basta !!!

Anonimo 29 giugno 2009   01:14

"I partiti siciliani sono legati con un cordone ombelicale a Roma, qualunque sia il loro colore. Anzi il nuovo quadro politico, che propone un partito di maggioranza dominato dal suo leader, ha aggravato la condizione di sudditanza siciliana. Non era mai accaduto che il Presidente della Regione patteggiasse con il capo del governo nazionale gli assessori regionali e che il parlamento nazionale decidesse di modificare una norma dello statuto speciale senza il parere dell’Assemblea regionale."

 

questo significa che lombardo fa paura a roma, o meglio milano, e quando un partito siciliano fa paura a roma significa che sta lavorando in favore della sicilia.

 

SICILIA INDIPENDENTE!!!

Anonimo 29 giugno 2009   00:58

E' vero, finora in Sicilia non erano mai accadute tante cose, guarda caso stanno accadendo tutte adesso. Sarà mica colpa dell'ultimo inquilino di Palazzo d'Orleans ? Ma nooo ....  cosa andate a pensare.

Il fatto che la Sicilia sia diventata una polveriera è dovuto al riscaldamento globale e all'inquinamento, quello poverino si è solo trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Del resto bisogna dare atto che con Berlusconi è riuscito a chiudere la crisi (che lui stesso aveva creato).

Ma siamo sicuri che sia chiusa  ? O forse la crisi si è incancrenita ulteriormente ? 

ragione Maira dell'UDC quando dice che arrafaele parla con pezzi dei partiti avversari per dilaniarli ? Ma allora è un ingrato visto che ce l'hanno messo loro su quella poltrona. 

E quanto all'aumentata sudditanza da Roma ? Sono stati i coordinatori regionali del PDL a rifiutarsi di parlare col Kapò o viceversa ? Non è stato lui a dire che non avrebbe parlato con i coordinatori regionali perchè voleva vedere solo "Papi" a Roma ? Della serie "parlo solo con chi c'è l'ha più grosso". E allora di chi è la colpa dell'aumentata sudditanza da Roma?

 

Per fortuna ha controbilanciato con l'UDC. "Basta Casini, mi sta antipatico parlo solo con i vertici regionali" . Poi però ha fatto sapere che da Roma l'UDC non l'ha più richiamato autoescludendosi dal nuovo governo.

E voi pensate che i federalisti debbano tenere in gran considerazione il popolo che si fa rappresentare da uno così ?

Credere per fede va bene, ... agli integralisti islamici e agli ignoranti.

Non possiamo più firmare cambiali in bianco, la Sicilia è sull'orlo di un immenso baratro e per farcela precipitare c'è un lumbard che ce la sta mettendo tutta ... ma non è della Lega, è di Grammichele.

Anonimo 29 giugno 2009   00:49

 

 

Quando una linea politica autonomista pretende di attuare le sue prerogative, Roma interviene (e non è la prima volta) stimolata dagli stessi siciliani che aspirano a coltivare il proprio orticello verde in una moltitudine di orticelli desolanti.

E’ stato interesse di Roma (PDL) intervenire in Sicilia per costringere i più recalcitranti a digerire il rospo e a recedere dall'obiettivo di azzerare la Giunta del Presidente Lombardo. L'intervento di Berlusconi tendeva ad evitare guai elettorali peggiori nella Regione che più di altre aveva premiato il centro destra, piuttosto che a limitare prerogative istituzionali. Quella spada di Damocle credo che lo sia più per i pomotori dell'iniziativa che per il Presidente Lombardo. In quel caso molti più siciliani apriranno gli occhi su ciò che realmente accade ai danni della nostra Regione.

La scelta, perorata da alcuni siciliani del centro destra e dell’UDC, di avviare la procedura parlamentare per far decadere il Presidente della Regione siciliana, dimostra che l’iniziativa centralista e anti autonomista è stata stoppata da Lombardo, ma se quell'iniziativa ha potuto avere seguito è perché a molti dei nostri parlamentari non importa nulla dell’autonomia siciliana e perciò sono disposti a svenderla alla prima occasione pur di far fuori un Presidente che intende muoversi nel solco dell’autonomia o, semplicemente perchè da loro fastidio.

Gli avversari dell’Autonomia siciliana sono sempre in agguato e numerosi e non aspettano altro per por fine ad uno Statuto che avversano da sempre. Si tratta, in definitiva, di un tentativo sventato, da lombardo e tuto ebbe inizio con “pazzia” di mandare a casa quanti gli stavano costruendo la trappola per defenestrarlo.

Come è possibile affermare con tanta sicurezza che non è mai avvenuta una intromissione del Governo centrale negli affari siciliani. Credo piuttosto che siano stati tanti e pesanti nel tempo attraverso la limitazione dei fondi alla Sicilia senza che nessuno avesse nulla da ridire, o attraverso la trasmissione delle volontà centrali ai propri luogotenenti (vicerè) che si sono succeduti nei decenni.

In presenza dell’acquiescenza dei subalterni nessuno ha interesse ad interferire. Il problema si pone quando si pretende che le prerogative autonomistiche siano attuate e questa volta l’esistenza di un partito autonomista ha rotto i giochi di sempre e ha mandato in fibrillazione il sistema. Se è come penso su questo punto ne vedremo ancora delle belle.

All’autonomia, molti siciliani ci credono eccome, e ciò che conta è che ci credano i cittadini, piuttosto quelli che hanno perso la fede sono pregati di accomodarsi oltre, oppure, abbiano il coraggio di dichiararlo pubblicamente e facciano propagando politica per chiedere i voti necessari per abolirla dai nostri ordinamenti.

 

Gli sperperi del mezzogiorno non sono addebitabili al meridionalismo, come non sono addebitabili all’autonomismo quelli della Sicilia. Ma ne la politica meridionalista e neppure quella autonomista hanno mai trovato spazi per la loro concreta attuazione e quando ci si prova accade sempre qualcosa.

Francesco Salinitro

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