Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo avrebbe già pronta la lista degli assessori ma, poco dopo le 18, fa è arrivato l'altolà del Pdl. Al termine del vertice a Roma tra i coordinatori nazionali Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Denis Verdini, insieme con i capigruppo e i vice di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto, Italo Bocchino, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, e i coordinatori siciliani Giuseppe Castiglione e Domenico Nania, incontro che presentava sul tavolo proprio la questione siciliana, arriva l'ultimatum al governatore siciliano: la nuova giunta regionale siciliana si deve fare dopo le elezioni europee. Il Pdl "invita" Lombardo ad un confronto tra tutti gli alleati a dopo il voto. Lo stop include anche un duro monito alla corrente del Pdl che fa capo a Gianfranco Miccichè. Nel vertice è stato infatti deciso che se il presidente della Regione siciliana, non dovesse aspettare le elezioni europee, e nei prossimi giorni nominerà la nuova giunta indicando esponenti del Pdl, questi ultimi non rappresenteranno il partito. Accettare l'incarico da parte di Lombardo significherà automaticamente uscire fuori dal Pdl. Sulla composizione della nuova giunta Lombardo, “Non è stato deciso nulla, il tema non è stato affrontato”, ma “chiediamo che subito dopo le elezioni europee si avvi un confronto con tutte le forze politiche della coalizione”.
"Il Pdl ritiene inaccettabili modi e tempi prescelti dal presidente Lombardo per rinnovare il governo della Regione siciliana". C'è scritto questo nel comunicato emesso al termine della riunione. Il Pdl sottolinea come Lombardo si sia rivolto ''a pezzi di partiti e a chi ci sta'' con un disegno di evidente rottura della maggioranza che lo ha eletto. Per questo il Pdl ribadisce che "nessun suo aderente che voglia rimanere tale potrà accettare richieste di partecipazione a governi decisi con queste modalità".
Per il partito di Silvio Berlusconi il presidente Lombardo ha fatto una mossa di pura propaganda elettorale, senza sentire il parere degli alleati, "tutto a pochi giorni dalle elezioni europee, mentre lo stesso Lombardo è alla ricerca del quorum elettorale del 4% per la propria lista". Il Pdl, che accusa il governatore di non mettere a frutto i fondi europei che "rimangono inspiegabilmente inutilizzati" rivendica la volontà di rilanciare l'azione del governo siciliano con "un sereno confronto da sviluppare all'indomani delle Europee". Da qui "un sereno ma fermo appello" a Lombardo, affinché riparta un confronto che coinvolga tutte le forze che hanno vinto le elezioni regionali. Il Pdl chiede in tempi brevi e concordati un tavolo con tutti gli alleati della maggioranza.
Lombardo risponde così, dallo studio della trasmissione televisiva Porta a Porta: "Chi ci sta ci sta. E sono certo che ci starà il Pdl. Mi auguro che ci stia il Pdl. Io sono eletto direttamente dalla gente. Ho il diritto di governare con trasparenza e efficienza, non da solo, ma portando leggi che sono state contrastate ma poi votate".
Storie tese anche con l’Udc. Nessun nome dello Scudocrociato è inserito nella lista dei papabili assessori, che Lombardo avrebbe già in tasca, nonostante il governatore oggi abbia dichiarato di avere bisogno di altre 48 ore prima di rendere pubblici i nomi degli assessori. Manca ancora l’ufficialità, ma i segnali di rottura con l'Udc ci sono tutti. Saverio Romano, segretario regionale dell'Udc, preferisce non commentare le indiscrezioni e si limita a dire: "L'Udc non conosce ancora, così come non la conosce il Pdl, la proposta di Lombardo in ordine al che cosa fare prima ancora del con chi farlo. Una cosa è certa, ossia che senza il Pdl, l'Udc non entra in nessuna giunta poiché resta fedele all'alleanza votata dai siciliani. Le eventuali altre alchimie, ancorché pasticci, hanno bisogno del voto popolare".
L'eventuale esclusione dell'Udc dal nuovo governo regionale potrebbe modificare diversi equilibri politici nelle amministrazioni locali. "Se non siamo buoni alla Regione, non lo siamo neanche alla Provincia di Catania, quella di Siracusa, e negli altri Comuni dell'isola", dice caustico l'ormai ex assessore regionale all'Industria Pippo Gianni. C'è da aggiungere, però, che poco fa Lombardo ha ribadito di essere legato a un patto con il Pdl e l'Udc, smentendo altro tipo di alleanze.
Tra i politici, confermati gli assessori Di Mauro dell'Mpa, l'ex An Gentile e Cimino. A questo punto dovrebbe invece saltare Francesco Scoma, della corrente Schifani-Alfano. Spunta il nome di Giulia Adamo, ex presidente della Provincia di Trapani.
Capitolo tecnici. Accanto ai nomi dei riconfermati Massimo Russo e Giovanni Ilarda, nella giunta entrerebbero Davide Rampello, Gianni Puglisi e Marco Venturi, i cui nomi circolavano già ieri. Il prefetto che l’Mpa avrebbe imposto è Giovanni Finazzo,ex questore di Milano, ma il nome nuovo è Caterina Chinnici, figlia di Rocco, magistrato come il padre assassinato dalla mafia. La Chinnici è infatti procuratore presso il Tribunale dei minorenni di Caltanissetta.
Come si vede, nutrita la rappresentanza della corrente Miccichè del Pdl con Giulia Adamo, Michele Cimino e Davide Rampello, scelto qualche anno fa dal sindaco Diego Cammarata come direttore artistico dei Grandi Eventi di Palermo. Gli uomini del sottosegretario con delega al Cipe rischieranno l'esclusione dal Pdl o entreranno nel Lombardo bis? Miccichè è pronto alla sfida. "Per me prima viene la Sicilia, prima di tutti e prima di chiunque. Prima degli intrighi, degli affari, delle invidie, dei giochi di potere, per me viene la Sicilia. E questa linea io seguirò. Se Lombardo continua ad andare avanti con un'idea in favore della Sicilia, con un governo di alto livello e chiedendo più che il voto in aula, il consenso ai siciliani che l'hanno eletto, non potrà certamente essere il vertice di un partito che per problemi, secondo me, personali, farà venire meno un'alleanza di questo tipo", ha detto in serata a margine di una manifestazione del Pdl ad Acireale.
Caro emigrato, per ragioni di privacy non posso darti la mia casella di posta elettronica, non per sfiducia nei tuoi confronti, ma perchè poi sarei inondato dalla posta inesiderata!
Ritengo comunque questa una sede opportuna per continuare a confrontarci.
Carmelo
Caro Carmelo, capisco il problema
se vuoi puoi mandarmi un sms al mio tel. (il num. te lo mando dopo).
Questo non è un forum, nè un blog, ma SiciliaInformazioni, non so fino a che punto sia giusto monopolizzarlo; poi qui non posso dire schiettamente tutto quello che penso, per ovvie ragioni.
Sempre emigrato
Carissimo emigrato, tu hai perfettamente chiarito il tuo pensiero nei confronti di Carmelo. Ti dico subito che io concordo pienamente con te in tutto quello che hai scritto e maggiormente su l'ultimo periodo in cui tu parli di Autonomia ed hai detto bene: "la seria applicazione del nostro Statuto Speciale". Tutto qua, questo e' il nocciolo della questione, tutto il resto sono parole al vento per chi non vuol capire!!!
Mi scuso con te e con Carmelo se mi sono permesso di intromettermi.
Peppino.
Caro Peppino, hai fatto benissimo ad inserirti, non è mica una discussione privata tra me ed "emigrato"! Ti ribadisco comunque che non sarà Lombardo che vendicherà i torti della Sicilia e che un conto è l'autonomismo serio e coerenre, ben altro conto è la secessione dall'Italia sull'onda di un "sicilianismo" becero fondato sul risentimento e sull'antistatalismo anarcoide e mafioso dei siciliani. Mi sbaglio o il progetto di una "lega del Sud" era tra gli obiettivi di Cosa Nostra durante la stagione stragista del 1992/93?
Caro Carmelo, il tuo commento presenta tanti spunti per una discussione più approfondita ma ritengo che questa non sia la giusta sede per un colloquio a due, preferirei farlo in privato.
Se ti va potremmo scambiarci l'indirizzo email e ripartire da lì. Fammi sapere.
Caro emigrato, per ragioni di privacy non posso darti la mia casella di posta elettronica, non per sfiducia nei tuoi confronti, ma perchè poi sarei inondato dalla posta inesiderata!
Ritengo comunque questa una sede opportuna per continuare a confrontarci.
Carmelo
Caro Carmelo,
non credo di aver detto qualcosa di positivo sul ponte, io il ponte non l'ho mai voluto e non lo voglio!
Come dici tu sarebbe una inutile infrastruttura, pericolosa in una zona ad alto rischio sismico, dal tremendo impatto ambientale; una mega speculazione che ingrasserebbe non solo mafia e ndrangheta, ma tutte le aziende padane che si aggiudicherebbero gli appalti (ricorda che la SA-RC è in mano alla Impregilo dei Benetton; vedi anche il ruolo delle aziende padane, venete, nella ricostruzione dell'Irpinia e ci risentiamo tra qualche anno a proposito dell'Abruzzo).
Sul ponte non sono d'accordo nè con Lombardo nè con nessuno, la Sicilia è già devastata da troppe cattedrali nel deserto.
Quando parli con convinzione di "unità nazionale" mi lasci a bocca aperta: ma veramente vedi questa unità?
Se viaggi per l'Italia come turista che porta soldi nessuno ti dirà niente, ma vai a cercare lavoro come meridionale disoccupato, e vedrai che la musica cambia. A quel punto ti accorgeresti di non essere quell'italiano che avevi creduto di essere, scopriresti di essere sudista, terùn, un gradino (forse anche più) al di sotto dei padani laboriosi ed industrializzati (con i soldi ed il sudore dei meridionali colonizzati).
Senza appello saresti marchiato come scanzafatiche, mafioso, truffaldino, ... cioè curnutu e vastuniatu.
L'unita nazionale non può essere attaccata perchè non esiste, non è mai esistita; eravamo 2 popoli e tali siamo rimasti, per ragioni storico-culturali, per tradizioni, per clima, per aspetti caratteriali, per ospitalità ed oggi soprattutto per la loro discriminazione e per il divario della ricchezza che continua ad aumentare.
Io non odio lo Stato Italiano, semplicemente mi considero italiano per imposizione, siciliano per nascita e convinzione.
Forse Lombardo/Miccichè, da te menzionati, non riuscirebbero ad imporre legalità e regole migliori, ma almeno sapremmo con chi prendercela, sapremmo dove andare, il cerchio sarebbe molto più ristretto.
Roma è politicamente impersonale, troppo lontana dal siciliano medio, un'astrazione istituzionale a cui è difficile chiedere conto. Per noi siciliani, il concetto stesso di "Stato" è vago, negativo, vessatorio (perchè per offendere qualcuno a Palermo si dice: sii curnutu, sbirru e carabbinieri?).
Comunque, il tema attuale non è il Separatismo, l'Indipendenza, ma l'Autonomia, cioè la seria applicazione dello nostro Statuto Speciale, un federalismo equo in cui il mio rimane mio; il diritto di nascere in Sicilia e di morirci dopo avere vissuto dignitosamente.
Un cordiale saluto (scusa se ho usato il "tu"),
Un emigrato
Carissimo emigrato, tu hai perfettamente chiarito il tuo pensiero nei confronti di Carmelo. Ti dico subito che io concordo pienamente con te in tutto quello che hai scritto e maggiormente su l'ultimo periodo in cui tu parli di Autonomia ed hai detto bene: "la seria applicazione del nostro Statuto Speciale". Tutto qua, questo e' il nocciolo della questione, tutto il resto sono parole al vento per chi non vuol capire!!!
Mi scuso con te e con Carmelo se mi sono permesso di intromettermi.
Peppino.
Caro emigrato, non ti scusare per avere usato il "tu", anzi grazie per averlo fatto!
Continuo però a non essere d'accordo con te nel ritenere che, una volta resasi autonoma e in qualche modo indipendente da Roma, per la Sicilia ci sarebbe un futuro incoparabilmente migliore. L'unità d'Italia è stata in effetti una sorta di "annessione forzata" allo stato sabaudo-piemontese, ma gran parte della responsabilità è da attribuire non alla volontà colonialista di Cavour e Garibaldi, bensì al terribile stato di arretratezza e sottosviluppo in cui si trovavano la Sicilia e il Mezzogiorno. Secondo te, i siciliani del 1860 erano coscienti e consapevoli di essere una "nazione"? Secondo me no, e non certo per colpa dei Piemontesi!
Comunque vorrei tornare all'oggi per dirti che usare per fini politici e mediatici la controversa storia della Sicilia al solo scopo di superare una soglia di sbarramento elettorale mi pare offendere e svilire proprio la nostra terra, che forse meriterebbe una classe politica migliore. Si dovrebbe invece riscrivere la storia del Risorgimento per ristabilire la verità storica, riconoscendo vicendevolemte, sia il Nord che noi,le reciproche colpe e responsabilità, ma poi guardare avanti e tentare veramente di unificare l'Italia, anzichè inseguire i fantasmi del passato, utili solo a prendere qualche voto in più!
Un ultimo appunto: un federalismo dove il "mio rimane mio" non è federalismo, è solo egoismo da secessione, è lo stesso ragionamento che fa Bossi, che non mi pare un grande amico della Sicilia!
Ti ringrazio per l'attenzione con cui mi rispondi e per la consistenza dei tuoi argomenti, che in effetti pongono domande serie e scomode su che cosa significa essere oggi "italiani".
Carmelo
Caro Carmelo, il tuo commento presenta tanti spunti per una discussione più approfondita ma ritengo che questa non sia la giusta sede per un colloquio a due, preferirei farlo in privato.
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Caro Carmelo,
non credo di aver detto qualcosa di positivo sul ponte, io il ponte non l'ho mai voluto e non lo voglio!
Come dici tu sarebbe una inutile infrastruttura, pericolosa in una zona ad alto rischio sismico, dal tremendo impatto ambientale; una mega speculazione che ingrasserebbe non solo mafia e ndrangheta, ma tutte le aziende padane che si aggiudicherebbero gli appalti (ricorda che la SA-RC è in mano alla Impregilo dei Benetton; vedi anche il ruolo delle aziende padane, venete, nella ricostruzione dell'Irpinia e ci risentiamo tra qualche anno a proposito dell'Abruzzo).
Sul ponte non sono d'accordo nè con Lombardo nè con nessuno, la Sicilia è già devastata da troppe cattedrali nel deserto.
Quando parli con convinzione di "unità nazionale" mi lasci a bocca aperta: ma veramente vedi questa unità?
Se viaggi per l'Italia come turista che porta soldi nessuno ti dirà niente, ma vai a cercare lavoro come meridionale disoccupato, e vedrai che la musica cambia. A quel punto ti accorgeresti di non essere quell'italiano che avevi creduto di essere, scopriresti di essere sudista, terùn, un gradino (forse anche più) al di sotto dei padani laboriosi ed industrializzati (con i soldi ed il sudore dei meridionali colonizzati).
Senza appello saresti marchiato come scanzafatiche, mafioso, truffaldino, ... cioè curnutu e vastuniatu.
L'unita nazionale non può essere attaccata perchè non esiste, non è mai esistita; eravamo 2 popoli e tali siamo rimasti, per ragioni storico-culturali, per tradizioni, per clima, per aspetti caratteriali, per ospitalità ed oggi soprattutto per la loro discriminazione e per il divario della ricchezza che continua ad aumentare.
Io non odio lo Stato Italiano, semplicemente mi considero italiano per imposizione, siciliano per nascita e convinzione.
Forse Lombardo/Miccichè, da te menzionati, non riuscirebbero ad imporre legalità e regole migliori, ma almeno sapremmo con chi prendercela, sapremmo dove andare, il cerchio sarebbe molto più ristretto.
Roma è politicamente impersonale, troppo lontana dal siciliano medio, un'astrazione istituzionale a cui è difficile chiedere conto. Per noi siciliani, il concetto stesso di "Stato" è vago, negativo, vessatorio (perchè per offendere qualcuno a Palermo si dice: sii curnutu, sbirru e carabbinieri?).
Comunque, il tema attuale non è il Separatismo, l'Indipendenza, ma l'Autonomia, cioè la seria applicazione dello nostro Statuto Speciale, un federalismo equo in cui il mio rimane mio; il diritto di nascere in Sicilia e di morirci dopo avere vissuto dignitosamente.
Un cordiale saluto (scusa se ho usato il "tu"),
Un emigrato
Caro emigrato, non ti scusare per avere usato il "tu", anzi grazie per averlo fatto!
Continuo però a non essere d'accordo con te nel ritenere che, una volta resasi autonoma e in qualche modo indipendente da Roma, per la Sicilia ci sarebbe un futuro incoparabilmente migliore. L'unità d'Italia è stata in effetti una sorta di "annessione forzata" allo stato sabaudo-piemontese, ma gran parte della responsabilità è da attribuire non alla volontà colonialista di Cavour e Garibaldi, bensì al terribile stato di arretratezza e sottosviluppo in cui si trovavano la Sicilia e il Mezzogiorno. Secondo te, i siciliani del 1860 erano coscienti e consapevoli di essere una "nazione"? Secondo me no, e non certo per colpa dei Piemontesi!
Comunque vorrei tornare all'oggi per dirti che usare per fini politici e mediatici la controversa storia della Sicilia al solo scopo di superare una soglia di sbarramento elettorale mi pare offendere e svilire proprio la nostra terra, che forse meriterebbe una classe politica migliore. Si dovrebbe invece riscrivere la storia del Risorgimento per ristabilire la verità storica, riconoscendo vicendevolemte, sia il Nord che noi,le reciproche colpe e responsabilità, ma poi guardare avanti e tentare veramente di unificare l'Italia, anzichè inseguire i fantasmi del passato, utili solo a prendere qualche voto in più!
Un ultimo appunto: un federalismo dove il "mio rimane mio" non è federalismo, è solo egoismo da secessione, è lo stesso ragionamento che fa Bossi, che non mi pare un grande amico della Sicilia!
Ti ringrazio per l'attenzione con cui mi rispondi e per la consistenza dei tuoi argomenti, che in effetti pongono domande serie e scomode su che cosa significa essere oggi "italiani".
Carmelo
Caro "emigrato",
se il bene della Sicilia si identifica con un attacco all'unità nazionale non posso essere d'accordo. Lombardo e Miccichè hanno capito che possono sfruttare elettoralmente il risentimento dei siciliani verso il "Nord" e verso "Roma", che purtroppo ha delle precise e documentate ragioni storiche, per il modo con cui è stata realizzata l'unità d'Italia, ma se il progetto è solo quello di "chiedere l'indipendenza" non andremo molto lontani. Bisogna poi intendersi bene su cosa significa essere siciliani e volere il bene della Sicilia.
Secondo lei costruire un Ponte che costa una enormità su un area ad altissimo rischio sismico, senza creare prima le condizioni economiche di sviluppo che giustificherebbero tale infrastruttura, significa "essere siciliani", "avere a cuore la Sicilia", "rendere giustizia alla Sicilia" o non è una colossale speculazione che darà lavoro per pochi anni e ingrasserà la Mafia e la Ndrangheta a danno di tutti noi? Lei crede che un eventuale governo autonomista/indipendentista Lombardo/Miccichè riuscirebbe a imporre la legalità e le regole di mercato meglio del tanto disprezzato ed odiato Stato Italiano? Io sono sicuro di no!
Caro Carmelo,
non credo di aver detto qualcosa di positivo sul ponte, io il ponte non l'ho mai voluto e non lo voglio!
Come dici tu sarebbe una inutile infrastruttura, pericolosa in una zona ad alto rischio sismico, dal tremendo impatto ambientale; una mega speculazione che ingrasserebbe non solo mafia e ndrangheta, ma tutte le aziende padane che si aggiudicherebbero gli appalti (ricorda che la SA-RC è in mano alla Impregilo dei Benetton; vedi anche il ruolo delle aziende padane, venete, nella ricostruzione dell'Irpinia e ci risentiamo tra qualche anno a proposito dell'Abruzzo).
Sul ponte non sono d'accordo nè con Lombardo nè con nessuno, la Sicilia è già devastata da troppe cattedrali nel deserto.
Quando parli con convinzione di "unità nazionale" mi lasci a bocca aperta: ma veramente vedi questa unità?
Se viaggi per l'Italia come turista che porta soldi nessuno ti dirà niente, ma vai a cercare lavoro come meridionale disoccupato, e vedrai che la musica cambia. A quel punto ti accorgeresti di non essere quell'italiano che avevi creduto di essere, scopriresti di essere sudista, terùn, un gradino (forse anche più) al di sotto dei padani laboriosi ed industrializzati (con i soldi ed il sudore dei meridionali colonizzati).
Senza appello saresti marchiato come scanzafatiche, mafioso, truffaldino, ... cioè curnutu e vastuniatu.
L'unita nazionale non può essere attaccata perchè non esiste, non è mai esistita; eravamo 2 popoli e tali siamo rimasti, per ragioni storico-culturali, per tradizioni, per clima, per aspetti caratteriali, per ospitalità ed oggi soprattutto per la loro discriminazione e per il divario della ricchezza che continua ad aumentare.
Io non odio lo Stato Italiano, semplicemente mi considero italiano per imposizione, siciliano per nascita e convinzione.
Forse Lombardo/Miccichè, da te menzionati, non riuscirebbero ad imporre legalità e regole migliori, ma almeno sapremmo con chi prendercela, sapremmo dove andare, il cerchio sarebbe molto più ristretto.
Roma è politicamente impersonale, troppo lontana dal siciliano medio, un'astrazione istituzionale a cui è difficile chiedere conto. Per noi siciliani, il concetto stesso di "Stato" è vago, negativo, vessatorio (perchè per offendere qualcuno a Palermo si dice: sii curnutu, sbirru e carabbinieri?).
Comunque, il tema attuale non è il Separatismo, l'Indipendenza, ma l'Autonomia, cioè la seria applicazione dello nostro Statuto Speciale, un federalismo equo in cui il mio rimane mio; il diritto di nascere in Sicilia e di morirci dopo avere vissuto dignitosamente.
Un cordiale saluto (scusa se ho usato il "tu"),
Un emigrato
Caro Carmelo, desidero chiarire che il mio è un dialogo cordiale con una persona che ritengo abbia, come me, a cuore il futuro della Sicilia.
Detto questo, credo che l'impossibilità di realizzare interi pezzi dello Statuto della Regione Siciliana in assenza dello Stato Italiano non costituirebbe un problema di fondo, perchè se non fossimo la colonia d'Italia potremmo benissimo fare a meno dello Statuto, non ne avremmo bisogno. In quanto alle forme attuali di collaborazione, non c'è troppo da stare allegri. Giustamente, come lei dice, non è solo colpa del Nord e di Roma ma soprattutto della massa di deputati e senatori che abbiamo eletto. Le ricordo, tuttavia, che questi politicanti sono siciliani solo all'anagrafe, perchè per il resto sono asserviti e svolgono lo loro politica in funzione di chi li ha arruolati a vario titolo. Non cercano il bene e la prosperità dei siciliani ma solo il loro proprio personale tornaconto. Liberarsi del voto di scambio e di questa banda di ascari mascalzoni non è facile proprio per l'enormità degli interessi nazionali in gioco.
Mi permetta un ultimo sfogo: io sono convinto che senza la nefasta legiferazione di certi apparati dello Stato, Falcone e Borsellino oggi sarebbero ancora in vita. Sono stati osteggiati, hanno cercato di deleggittimare la loro preziosa opera e chi stava in alto è rimasto assente, quasi muto. Nella Sicilia che io sogno, magari utopisticamente, forse non sarebbe accaduto; il popolo siciliano ha sempre reagito con coraggio ed orgoglio ad ogni segnale di rinascita. ANTUDO!
Cordialmente,
Un emigrato
Caro "emigrato",
se il bene della Sicilia si identifica con un attacco all'unità nazionale non posso essere d'accordo. Lombardo e Miccichè hanno capito che possono sfruttare elettoralmente il risentimento dei siciliani verso il "Nord" e verso "Roma", che purtroppo ha delle precise e documentate ragioni storiche, per il modo con cui è stata realizzata l'unità d'Italia, ma se il progetto è solo quello di "chiedere l'indipendenza" non andremo molto lontani. Bisogna poi intendersi bene su cosa significa essere siciliani e volere il bene della Sicilia.
Secondo lei costruire un Ponte che costa una enormità su un area ad altissimo rischio sismico, senza creare prima le condizioni economiche di sviluppo che giustificherebbero tale infrastruttura, significa "essere siciliani", "avere a cuore la Sicilia", "rendere giustizia alla Sicilia" o non è una colossale speculazione che darà lavoro per pochi anni e ingrasserà la Mafia e la Ndrangheta a danno di tutti noi? Lei crede che un eventuale governo autonomista/indipendentista Lombardo/Miccichè riuscirebbe a imporre la legalità e le regole di mercato meglio del tanto disprezzato ed odiato Stato Italiano? Io sono sicuro di no!
Se non è l'ultimo, Luttwak è il penultimo di coloro che non hanno capito.
Dimmi chi ha capito, così vado a farmi illuminare! O forse hai capito tutto tu?!
Caro Carmelo, lei probabilmente sottovaluta il potenziale economico siciliano. Solo di accise sui raffinati petroliferi la sua "Italia" si mette in tasca ogni anno circa 10miliardi di euro; se a questi aggiungiamo i mancati introiti provenienti dalle estrazioni petrolifere, dal gas, dalla produzione elettrica, dalle mancate infrastrutture, dagli intrallazzi pilotati dagli italici partiti, dalla nefasta presenza delle istituzioni statali capaci di fare pagare a Falcone e Borsellino il conto della famosa "vacanza" all'Asinara prima di lasciarli soli a morire, ebbene alla luce di questo ed altro (limito la lista per motivi di spazio e per non essere eccessivamente dissacrante) credo che dalla politica separatista, come lei l'ha definita, di Lombardo e Miccichè la Sicilia abbia solo da straguadagnare.
Non capisco la sua catastrofistica immaginazione-previsione: cosa ha Malta in più di noi? eppure è uno Stato sovrano che gode di leggittima autonomia. Parlare di una Sicilia indipendente trasformata in megadiscarica di rifiuti tossici e ambientali è una inaccettabile offesa per tutti noi siciliani ed una errata valutazione degli ultimi eventi "munnizzari" che hanno interessato (ed interessano ancora anche se i media asserviti ai nordici intrallazzi non ne parlano quasi più) la Regione Campania vittima della Impregilo e delle industrie padane.
Nessuno poi immagina una Sicilia autarchica senza Italia e senza Europa; ci auguriamo semmai un futuro con una diversa collocazione politico-economica che tenga conto delle peculiarità e della vocazione storica di un'isola collocata al centro del Mediterraneo, ricca di archeologia e di un enorme potenziale turistico-gastronomico.
In quanto a capitale del lavoro nero, le posso assicurare che in giro per l'Italia c'è più lavoro nero di quanto lei possa immaginare: da noi è vile sfruttamento e ricatto occupazionale, nel resto cruda evasione fiscale nascosta dal perbenismo imprenditoriale di chi parla con le "e" aperte.
Per chiudere le allego un'intervista a Luttwak che non mi sembra l'ultimo cretino arrivato.
La saluto cordialmente, ANTUDO!
Un emigrato
L'opinione di un famoso politologo
Luttwak come Zitara: meglio un Sud indipendente*
(se vuoi, puoi scaricare il testo in formato RTF o PDF)
Riprendiamo per l'informazione dei lettori di "Fora..." i passi salienti di un'intervista rilasciata da Edward Luttwak. Edward Luttwak è membro del CSIS Center for Strategic and International Studies di Washington, politologo esperto di problemi italiani. In questa intervista vengono trattati alcuni aspetti che riguardano il Sud Italia. La posizione di Luttwak è particolarmente interessante, ed in alcuni versi addirittura controcorrente.
Perelli: In caso di decentramento, o al peggio di separazione, che ne sarebbe del Sud? Verrebbe sempre più abbandonato o, potendo produrre a più bassi costi, rifiorirebbe?
Luttwak: E evidente che il sistema Italia, negli ultimi 50 anni, ha favorito il Nord molto più del Sud. Regalando un mercato protetto, quello appunto meridionale, dove si possono vendere macchinette scassate a alto prezzo. E vero che lo Stato ha anche assicurato massicci trasferimenti di soldi dal Nord al Sud, ma quando l’oro estratto al Nord viene filtrato attraverso una rete politica di clientele ciò che arriva a destinazione è soltanto acido corrosivo, peggio fango: perché anziché favorire lo sviluppo provoca un ulteriore deperimento. Un meccanismo malefico che ha scoraggiato gli imprenditori meridionali dall’assumere rischi, e li ha trasformati in clientes, collettori di quei fondi settentrionali che in cambio di consenso politico Roma smistava al Sud. Quindi è logico pensare che se il Sud venisse lasciato a sé stesso, e per sopravvivere fosse quindi obbligato a sfruttare le proprie risorse, le cose per i meridionali andrebbero molto meglio. Sono convinto che un Sud indipendente, abbandonato dalla Padania, riuscirebbe a camminare bene con le sue gambe. Progredirebbe anzi molto più del Nord.
Perelli: E i mercati internazionali assisterebbero imperturbabili allo scollamento?
Luttwak: Conoscendo la psicologia degli operatori internazionali, si sprecherebbero le interpretazioni ironiche. Si parlerebbe di spirito da operetta. Ma, al fondo, l’enfasi dei discorsi cadrebbe sulle continuità. Sulla certezza che la proprietà sarebbe salvaguardata. Dopotutto l’Italia è forse l’unico paese in Europa che non ha mai conosciuto rivoluzioni, dove ancora molta gente nasce, vive e muore nella stessa città, se non addirittura nella stessa casa degli antenati. Certo, come avviene in tutti i cambiamenti, ci sarebbe uno scotto da pagare. Ma non sarebbe troppo alto. Se si pensa che negli ultimi anni l’Italia non ha avuto governi democratici ma tecnocratici.
Perelli: Il Nord è otto volte più ricco del Sud. Al di là dei dibattiti sul federalismo e delle sue virtù terapeutiche a lungo raggio, cosa si può fare al momento per ridurre queste abissali distanze?
Luttwak: Il concetto di Sud è diventato un’astrazione che non tiene assolutamente conto della realtà. Ci sono zone in Puglia, per esempio, che come capacità produttiva e livello di reddito competono con le aree del Nord. E allora?
Perelli: Ma perché allora i fallimenti vengono imputati anche alla presunta pigrizia delle popolazioni meridionali?
Luttwak: Il motivo è politico. Tutte le problematiche italiane più affascinanti sono concentrate al Sud. È lì che crollano gli alibi della Prima repubblica. È proprio li, dove lo Stato ha cercato di essere più attivo, che anziché il progresso si è prodotto il massimo dello scempio.
Perelli: C’è una corrente della cultura italiana, il meridionalismo, che ha prodotto fior di dibattiti accademici. È mai possibile che tutti questi intellettuali non abbiano mai partorito un’idea valida?
Luttwak: L’ingegno meridionale ha avuto felici applicazioni fuori dal Sud. Ma lo Stato non ha mai permesso che trovasse sbocchi in casa propria. Lo Stato non aveva alcun interesse a valorizzarle, perché il progresso avrebbe distrutto la rete del clientelismo e gli avrebbe quindi impedito di controllare il territorio.
Perelli: Sull’arretramento ha però influito anche la prepotente espansione della malavita.
Luttwak: Prima c’è il sistema di corruzione politica e poi c’è la malavita. Se il corpo è sano, i parassiti possono esercitare addirittura una funzione positiva. In Italia la delinquenza organizzata è solo il frutto dell’abbandono dello Stato.
(Fonte: Newton Compton)
* Le tesi di Luttwak sono contenute nel testo "Dove va l’Italia? Intervista a Edward Luttwak di Gianni Perelli - Newton & Compton, 1997. Alcuni stralci furono pubblicati da Carmine Colacino nel 2000 sul sito http://www.duesicilie.org/
Se non è l'ultimo, Luttwak è il penultimo di coloro che non hanno capito.
Lo statuto e` un patto fra due nazioni. Se il patto e` rotta allora la Sicilia si puo` dichiarare la sua indipendente senza il permesso di nessuno! e tutti noi sappiamo che il patto e` stato violato moltissime volte da parte dell'italia!
Allora quando avremo il coraggio del Vespro per dichiarare la nostra indipendenza?
Lo statuto è un patto tra due nazioni? Quelli si chiamano trattati internazionali, caro amico!
Senza lo Stato, ci sono interi pezzi dello Statuto che non si possono realizzare. Lo Statuto regionale siciliano è stato fatto con la prospettiva di una collaborazione con lo Stato, non per chiedere l'indipendenza! Semmai si dovrebbe chiedere a tutta la massa di deputati e senatori siciliani che abbiamo eletto cosa hanno fatto e cosa fanno per difendere e attuare lo Statuto, forse se la Sicilia è ridotta così la colpa è anche loro, il "Nord" e "Roma" c'entrano fino a un certo punto!
Carmelo
Caro Carmelo, desidero chiarire che il mio è un dialogo cordiale con una persona che ritengo abbia, come me, a cuore il futuro della Sicilia.
Detto questo, credo che l'impossibilità di realizzare interi pezzi dello Statuto della Regione Siciliana in assenza dello Stato Italiano non costituirebbe un problema di fondo, perchè se non fossimo la colonia d'Italia potremmo benissimo fare a meno dello Statuto, non ne avremmo bisogno. In quanto alle forme attuali di collaborazione, non c'è troppo da stare allegri. Giustamente, come lei dice, non è solo colpa del Nord e di Roma ma soprattutto della massa di deputati e senatori che abbiamo eletto. Le ricordo, tuttavia, che questi politicanti sono siciliani solo all'anagrafe, perchè per il resto sono asserviti e svolgono lo loro politica in funzione di chi li ha arruolati a vario titolo. Non cercano il bene e la prosperità dei siciliani ma solo il loro proprio personale tornaconto. Liberarsi del voto di scambio e di questa banda di ascari mascalzoni non è facile proprio per l'enormità degli interessi nazionali in gioco.
Mi permetta un ultimo sfogo: io sono convinto che senza la nefasta legiferazione di certi apparati dello Stato, Falcone e Borsellino oggi sarebbero ancora in vita. Sono stati osteggiati, hanno cercato di deleggittimare la loro preziosa opera e chi stava in alto è rimasto assente, quasi muto. Nella Sicilia che io sogno, magari utopisticamente, forse non sarebbe accaduto; il popolo siciliano ha sempre reagito con coraggio ed orgoglio ad ogni segnale di rinascita. ANTUDO!
Cordialmente,
Un emigrato
Senza lo Stato, ci sono interi pezzi dello Statuto che non si possono realizzare. Lo Statuto regionale siciliano è stato fatto con la prospettiva di una collaborazione con lo Stato, non per chiedere l'indipendenza! Semmai si dovrebbe chiedere a tutta la massa di deputati e senatori siciliani che abbiamo eletto cosa hanno fatto e cosa fanno per difendere e attuare lo Statuto, forse se la Sicilia è ridotta così la colpa è anche loro, il "Nord" e "Roma" c'entrano fino a un certo punto!
Carmelo
La Sua risposta non mi convince assolutamente perche' Lei dice che "Senza lo Stato, ci sono interi pezzi dello Statuto che non si possono realizzare" - Bene, volendo accettare la Sua tesi, che comunque non condivido, in questi decenni lo Stato che c'è stato e c'è attualmente, perche' questi "interi pezzi dello Statuto" non li ha rispettati e quindi applicati nell'interesse del popolo siciliano?
Se non li ha realizzati vuol dire che non ha statuariamente rispettato la "collaborazione" economico-finanziaria con l'Amministrazione Regionale.
In sostanza, le risorse economico-finanziarie prodotte nel territorio siculo, che sono tante, dalle accise sulla raffinazione del petrolio ecc. ecc., sono state e vengono attualmente assorbite da esso e gestite secondo una visione nordista a scapito della nostra economia.
Quindi si chiede il rispetto di "questi pezzi dello Statuto" visto che lo Stato c'e'!!!
Di questa tesi ne sono un convinto sostenitore.
Cordialmente.
Sasà
Senza lo Stato, ci sono interi pezzi dello Statuto che non si possono realizzare. Lo Statuto regionale siciliano è stato fatto con la prospettiva di una collaborazione con lo Stato, non per chiedere l'indipendenza! Semmai si dovrebbe chiedere a tutta la massa di deputati e senatori siciliani che abbiamo eletto cosa hanno fatto e cosa fanno per difendere e attuare lo Statuto, forse se la Sicilia è ridotta così la colpa è anche loro, il "Nord" e "Roma" c'entrano fino a un certo punto!
Carmelo
Lo statuto e` un patto fra due nazioni. Se il patto e` rotta allora la Sicilia si puo` dichiarare la sua indipendente senza il permesso di nessuno! e tutti noi sappiamo che il patto e` stato violato moltissime volte da parte dell'italia!
Allora quando avremo il coraggio del Vespro per dichiarare la nostra indipendenza?
Dato che secondo Lei,con l'indipendenza, sarebbe la fine per la Sicilia e se facessimo rispettare anche nei punti e nelle virgole il nostro Statuto Autonomo sarebbe pure la fine per la nostra Isola???
Sasa'
Senza lo Stato, ci sono interi pezzi dello Statuto che non si possono realizzare. Lo Statuto regionale siciliano è stato fatto con la prospettiva di una collaborazione con lo Stato, non per chiedere l'indipendenza! Semmai si dovrebbe chiedere a tutta la massa di deputati e senatori siciliani che abbiamo eletto cosa hanno fatto e cosa fanno per difendere e attuare lo Statuto, forse se la Sicilia è ridotta così la colpa è anche loro, il "Nord" e "Roma" c'entrano fino a un certo punto!
Carmelo
Caro Rosario, ma veramente lei crede che Lombardo e Miccichè vogliano riprendere il filone culturale e politico dei Canepa e dei Finocchiaro Aprile e riproporre una ipotesi separatista per la Sicilia? E quand'anche le loro intenzioni fossero sincere, cosa farebbe la "Sicilia indipendente" nel mondo globalizzato di oggi? Forse si trasformerebbe in "paradiso fiscale" per tutti i capitali di incerta origine del mondo, forse diventerebbe una mega discarica di rifiuti tossici e ambientali o la patria del lavoro nero!
Ma la "Lega del Sud" non era il progetto di Leoluca Bagarella durante la stagione stragista di Cosa Nostra (1992/1993) o ricordo male io?
Senza l'Italia e senza l'Europa per la Sicilia è la fine, mi creda.
Carmelo
Caro Carmelo, lei probabilmente sottovaluta il potenziale economico siciliano. Solo di accise sui raffinati petroliferi la sua "Italia" si mette in tasca ogni anno circa 10miliardi di euro; se a questi aggiungiamo i mancati introiti provenienti dalle estrazioni petrolifere, dal gas, dalla produzione elettrica, dalle mancate infrastrutture, dagli intrallazzi pilotati dagli italici partiti, dalla nefasta presenza delle istituzioni statali capaci di fare pagare a Falcone e Borsellino il conto della famosa "vacanza" all'Asinara prima di lasciarli soli a morire, ebbene alla luce di questo ed altro (limito la lista per motivi di spazio e per non essere eccessivamente dissacrante) credo che dalla politica separatista, come lei l'ha definita, di Lombardo e Miccichè la Sicilia abbia solo da straguadagnare.
Non capisco la sua catastrofistica immaginazione-previsione: cosa ha Malta in più di noi? eppure è uno Stato sovrano che gode di leggittima autonomia. Parlare di una Sicilia indipendente trasformata in megadiscarica di rifiuti tossici e ambientali è una inaccettabile offesa per tutti noi siciliani ed una errata valutazione degli ultimi eventi "munnizzari" che hanno interessato (ed interessano ancora anche se i media asserviti ai nordici intrallazzi non ne parlano quasi più) la Regione Campania vittima della Impregilo e delle industrie padane.
Nessuno poi immagina una Sicilia autarchica senza Italia e senza Europa; ci auguriamo semmai un futuro con una diversa collocazione politico-economica che tenga conto delle peculiarità e della vocazione storica di un'isola collocata al centro del Mediterraneo, ricca di archeologia e di un enorme potenziale turistico-gastronomico.
In quanto a capitale del lavoro nero, le posso assicurare che in giro per l'Italia c'è più lavoro nero di quanto lei possa immaginare: da noi è vile sfruttamento e ricatto occupazionale, nel resto cruda evasione fiscale nascosta dal perbenismo imprenditoriale di chi parla con le "e" aperte.
Per chiudere le allego un'intervista a Luttwak che non mi sembra l'ultimo cretino arrivato.
La saluto cordialmente, ANTUDO!
Un emigrato
L'opinione di un famoso politologo
Luttwak come Zitara: meglio un Sud indipendente*
(se vuoi, puoi scaricare il testo in formato RTF o PDF)
Riprendiamo per l'informazione dei lettori di "Fora..." i passi salienti di un'intervista rilasciata da Edward Luttwak. Edward Luttwak è membro del CSIS Center for Strategic and International Studies di Washington, politologo esperto di problemi italiani. In questa intervista vengono trattati alcuni aspetti che riguardano il Sud Italia. La posizione di Luttwak è particolarmente interessante, ed in alcuni versi addirittura controcorrente.
Perelli: In caso di decentramento, o al peggio di separazione, che ne sarebbe del Sud? Verrebbe sempre più abbandonato o, potendo produrre a più bassi costi, rifiorirebbe?
Luttwak: E evidente che il sistema Italia, negli ultimi 50 anni, ha favorito il Nord molto più del Sud. Regalando un mercato protetto, quello appunto meridionale, dove si possono vendere macchinette scassate a alto prezzo. E vero che lo Stato ha anche assicurato massicci trasferimenti di soldi dal Nord al Sud, ma quando l’oro estratto al Nord viene filtrato attraverso una rete politica di clientele ciò che arriva a destinazione è soltanto acido corrosivo, peggio fango: perché anziché favorire lo sviluppo provoca un ulteriore deperimento. Un meccanismo malefico che ha scoraggiato gli imprenditori meridionali dall’assumere rischi, e li ha trasformati in clientes, collettori di quei fondi settentrionali che in cambio di consenso politico Roma smistava al Sud. Quindi è logico pensare che se il Sud venisse lasciato a sé stesso, e per sopravvivere fosse quindi obbligato a sfruttare le proprie risorse, le cose per i meridionali andrebbero molto meglio. Sono convinto che un Sud indipendente, abbandonato dalla Padania, riuscirebbe a camminare bene con le sue gambe. Progredirebbe anzi molto più del Nord.
Perelli: E i mercati internazionali assisterebbero imperturbabili allo scollamento?
Luttwak: Conoscendo la psicologia degli operatori internazionali, si sprecherebbero le interpretazioni ironiche. Si parlerebbe di spirito da operetta. Ma, al fondo, l’enfasi dei discorsi cadrebbe sulle continuità. Sulla certezza che la proprietà sarebbe salvaguardata. Dopotutto l’Italia è forse l’unico paese in Europa che non ha mai conosciuto rivoluzioni, dove ancora molta gente nasce, vive e muore nella stessa città, se non addirittura nella stessa casa degli antenati. Certo, come avviene in tutti i cambiamenti, ci sarebbe uno scotto da pagare. Ma non sarebbe troppo alto. Se si pensa che negli ultimi anni l’Italia non ha avuto governi democratici ma tecnocratici.
Perelli: Il Nord è otto volte più ricco del Sud. Al di là dei dibattiti sul federalismo e delle sue virtù terapeutiche a lungo raggio, cosa si può fare al momento per ridurre queste abissali distanze?
Luttwak: Il concetto di Sud è diventato un’astrazione che non tiene assolutamente conto della realtà. Ci sono zone in Puglia, per esempio, che come capacità produttiva e livello di reddito competono con le aree del Nord. E allora?
Perelli: Ma perché allora i fallimenti vengono imputati anche alla presunta pigrizia delle popolazioni meridionali?
Luttwak: Il motivo è politico. Tutte le problematiche italiane più affascinanti sono concentrate al Sud. È lì che crollano gli alibi della Prima repubblica. È proprio li, dove lo Stato ha cercato di essere più attivo, che anziché il progresso si è prodotto il massimo dello scempio.
Perelli: C’è una corrente della cultura italiana, il meridionalismo, che ha prodotto fior di dibattiti accademici. È mai possibile che tutti questi intellettuali non abbiano mai partorito un’idea valida?
Luttwak: L’ingegno meridionale ha avuto felici applicazioni fuori dal Sud. Ma lo Stato non ha mai permesso che trovasse sbocchi in casa propria. Lo Stato non aveva alcun interesse a valorizzarle, perché il progresso avrebbe distrutto la rete del clientelismo e gli avrebbe quindi impedito di controllare il territorio.
Perelli: Sull’arretramento ha però influito anche la prepotente espansione della malavita.
Luttwak: Prima c’è il sistema di corruzione politica e poi c’è la malavita. Se il corpo è sano, i parassiti possono esercitare addirittura una funzione positiva. In Italia la delinquenza organizzata è solo il frutto dell’abbandono dello Stato.
(Fonte: Newton Compton)
* Le tesi di Luttwak sono contenute nel testo "Dove va l’Italia? Intervista a Edward Luttwak di Gianni Perelli - Newton & Compton, 1997. Alcuni stralci furono pubblicati da Carmine Colacino nel 2000 sul sito http://www.duesicilie.org/
Caro Rosario, ma veramente lei crede che Lombardo e Miccichè vogliano riprendere il filone culturale e politico dei Canepa e dei Finocchiaro Aprile e riproporre una ipotesi separatista per la Sicilia? E quand'anche le loro intenzioni fossero sincere, cosa farebbe la "Sicilia indipendente" nel mondo globalizzato di oggi? Forse si trasformerebbe in "paradiso fiscale" per tutti i capitali di incerta origine del mondo, forse diventerebbe una mega discarica di rifiuti tossici e ambientali o la patria del lavoro nero!
Ma la "Lega del Sud" non era il progetto di Leoluca Bagarella durante la stagione stragista di Cosa Nostra (1992/1993) o ricordo male io?
Senza l'Italia e senza l'Europa per la Sicilia è la fine, mi creda.
Carmelo
Dato che secondo Lei,con l'indipendenza, sarebbe la fine per la Sicilia e se facessimo rispettare anche nei punti e nelle virgole il nostro Statuto Autonomo sarebbe pure la fine per la nostra Isola???
Sasa'
Lombardo e Micciche' sono uomini della prima repubblica,uomini discutibili,ma per la pima volta la sicilia non si china ai voleri dei partiti nazionali che da anni soffocano la dignita' dei siciliani...andate avanti non mollate....dimostriamo che la Sicilia ha un popolo dignitoso e una classe politica forte e autonoma.Spro che l Mpa siciliano di nascita,superi il 4 per cento,per costruire il giorno dopo un movimento indipendente che raccolga tutti quelli che abbandonando posizoni ideologiche e schiavismi romani si riconoscono in una idea forte di una moderna autonomia siciliana.
E' il momento di non subire piu' i processi nazionali non deludeteci.Per la Sicilia...Rosario
Caro Rosario, ma veramente lei crede che Lombardo e Miccichè vogliano riprendere il filone culturale e politico dei Canepa e dei Finocchiaro Aprile e riproporre una ipotesi separatista per la Sicilia? E quand'anche le loro intenzioni fossero sincere, cosa farebbe la "Sicilia indipendente" nel mondo globalizzato di oggi? Forse si trasformerebbe in "paradiso fiscale" per tutti i capitali di incerta origine del mondo, forse diventerebbe una mega discarica di rifiuti tossici e ambientali o la patria del lavoro nero!
Ma la "Lega del Sud" non era il progetto di Leoluca Bagarella durante la stagione stragista di Cosa Nostra (1992/1993) o ricordo male io?
Senza l'Italia e senza l'Europa per la Sicilia è la fine, mi creda.
Carmelo
Lombardo e Micciche' sono uomini della prima repubblica,uomini discutibili,ma per la pima volta la sicilia non si china ai voleri dei partiti nazionali che da anni soffocano la dignita' dei siciliani...andate avanti non mollate....dimostriamo che la Sicilia ha un popolo dignitoso e una classe politica forte e autonoma.Spro che l Mpa siciliano di nascita,superi il 4 per cento,per costruire il giorno dopo un movimento indipendente che raccolga tutti quelli che abbandonando posizoni ideologiche e schiavismi romani si riconoscono in una idea forte di una moderna autonomia siciliana.
E' il momento di non subire piu' i processi nazionali non deludeteci.Per la Sicilia...Rosario
Ella sogna ...
Sibilla Cumana
Esimio Anonimo,
ma Ella ha presente quanti parenti, amici, portaborse, disoccupati, impresentabili, hanno "sistemato" tutti, ma proprio tutti, gli Assessori regionali "maschi" da quando esiste il Governo regionale siciliano?
Sibilla Cumana
Lombardo e Micciche' sono uomini della prima repubblica,uomini discutibili,ma per la pima volta la sicilia non si china ai voleri dei partiti nazionali che da anni soffocano la dignita' dei siciliani...andate avanti non mollate....dimostriamo che la Sicilia ha un popolo dignitoso e una classe politica forte e autonoma.Spro che l Mpa siciliano di nascita,superi il 4 per cento,per costruire il giorno dopo un movimento indipendente che raccolga tutti quelli che abbandonando posizoni ideologiche e schiavismi romani si riconoscono in una idea forte di una moderna autonomia siciliana.
E' il momento di non subire piu' i processi nazionali non deludeteci.Per la Sicilia...Rosario
Gentile Sibilla Cumana, ma lei ha presente l'ultimo assessore regionale donna??? quella sagoma della Candura?? Ha fatto l'assessore da buona " democristiana all'antica" sistemando per prima i suoi figli.....si sa i figli so' pezze 'e core....e rincorrendo la postazione da A.N. all' UDC...mi faccia il favore....
Esimio Anonimo,
ma Ella ha presente quanti parenti, amici, portaborse, disoccupati, impresentabili, hanno "sistemato" tutti, ma proprio tutti, gli Assessori regionali "maschi" da quando esiste il Governo regionale siciliano?
Sibilla Cumana
SONO IN PERFETTA SINTONIA CON LE TUE IDEE. ANTUDO!!!
PEPPINO
anch'io...
FORZA LOMBARDO!
ANTUDO
GLI ASCARI DEBBONO RIMANERE FUORI DALLA GIUNTA DI GOVERNO PERCHE' SONO IN SINTONIA CON I LOMBARDO VENETI E NON CON IL POPOLO DI SICILIA.
SUBITO LE ACCISE DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO NELLE CASSE DELLA REGIONE SICILIANA INVECE DI AMMINISTRARLE I SIGNORI DEL NORD ASSIEME A QUESTI ASCARI NOSTRI, PURTROPPO, CONTERRANEI.
ANTUDO!!!
PEPPINO.
oramai chi semu ntò ballu ballamu....
Lombardo non ti fermare, con miccichè potreste entrare nella storia della Sicilia, i siciliani quelli veri non possono che essere con te....
cacciamo via i partiti colonico-mafiosi....via pdl via udc. A roma e milano devono masticare amaro insieme agli ascari siciliani.
ANTUDO fratelli
SONO IN PERFETTA SINTONIA CON LE TUE IDEE. ANTUDO!!!
PEPPINO
Il problema vero è che Lombardo non ha riflettuto che anche le donne hanno acquisito, ormai da moltissimi anni, il diritto di voto e per questo hanno il dovere di pretendere la rappresentanza politica.
Il problema vero è questo. Nessuna donna nella prima giunta e nessuna donna è stata ancora pensata per la seconda.
E' chiaro che Lombardo considera elettori solo gli uomini.
Prendiamo atto della cultura lombardiana e - parafrasando la reazione dei coloni americani verso il Parlamento inglese "No Taxation without Representation" per sancire l'illeggittimità delle imposte nelle situazioni in cui era assente la rappresentanza parlamentare dei cittadini - al momento opportuno voteremo altro.
In Sicilia la gravissima mancanza di rappresentanza femminile all'interno della Giunta regionale, vìola uno dei più grandi principi della democrazia: quello della parità di diritti e doveri.
Sibilla Cumana
Gentile Sibilla Cumana, ma lei ha presente l'ultimo assessore regionale donna??? quella sagoma della Candura?? Ha fatto l'assessore da buona " democristiana all'antica" sistemando per prima i suoi figli.....si sa i figli so' pezze 'e core....e rincorrendo la postazione da A.N. all' UDC...mi faccia il favore....
oramai chi semu ntò ballu ballamu....
Lombardo non ti fermare, con miccichè potreste entrare nella storia della Sicilia, i siciliani quelli veri non possono che essere con te....
cacciamo via i partiti colonico-mafiosi....via pdl via udc. A roma e milano devono masticare amaro insieme agli ascari siciliani.
ANTUDO fratelli
mi sa' che piu' di uno rimane nudo fra' orientale e occidentale.........
mi sà che a rimanere nudo sarà qualche settentrionale...
a quanto pare i magistrati hanno preso il potere. d'altronde meglio averli amici che nemici.
viva l'italia
MAGARI!!!NON SAREMMO A QUESTO PUNTO!!!!E' MENO MALE CHE QUESTA GENTE PRENDE MILIONI DI VOTI E PER FAR CHE?
NIENTE DI NIENTE.......DA 60 ANNI......E' SEMPRE UGUALE.............I RAGAZZI SICILIANI SONO COSTRETTI A EMIGRARE....E QUESTI POLITICI SEMPRE A FARE CORTILI.....HANNO PRESO IL 65% DI VOTI.....SICILIANI MEA CULPA......
al comune di palermo non siamo messi meglio.......
NON Votiamo i politici pseudosiciliani colonizzati ed ascari che prendono ordini dai partiti italici !!!
l'altolà del Pdl
Addirittura! L'altolà! L'ordine! Il vostro rosicare si sente oltre oceano.
Diciamo la resa, forse si avvicina di più alla realtà.
Scacco matto, Maria Falcone e Rita Borsellino, consultati per incarichi nella giunta Lombardo.
Fantasia. chissa.
mi sa' che piu' di uno rimane nudo fra' orientale e occidentale.........
a quanto pare i magistrati hanno preso il potere. d'altronde meglio averli amici che nemici.
viva l'italia
Il problema vero è che Lombardo non ha riflettuto che anche le donne hanno acquisito, ormai da moltissimi anni, il diritto di voto e per questo hanno il dovere di pretendere la rappresentanza politica.
Il problema vero è questo. Nessuna donna nella prima giunta e nessuna donna è stata ancora pensata per la seconda.
E' chiaro che Lombardo considera elettori solo gli uomini.
Prendiamo atto della cultura lombardiana e - parafrasando la reazione dei coloni americani verso il Parlamento inglese "No Taxation without Representation" per sancire l'illeggittimità delle imposte nelle situazioni in cui era assente la rappresentanza parlamentare dei cittadini - al momento opportuno voteremo altro.
In Sicilia la gravissima mancanza di rappresentanza femminile all'interno della Giunta regionale, vìola uno dei più grandi principi della democrazia: quello della parità di diritti e doveri.
Sibilla Cumana