Ogni volta che il Commissario dello Stato della Regione siciliana fa il Commissario del governo, dall’Assemblea regionale arrivano proteste, prediche, lamentele e auspici. Questa storia dura dal 1947, da quando è nato il Parlamento regionale, ed è diventata uno dei riti preferiti da un’Assemblea incapace di proteggere le sue prerogative e le sue funzioni.
Questa volta la “rivolta” contro il Commissario è stata provocata dall’impugnativa di alcuni articoli della legge finanziaria approvata nei giorni scorsi a Sala D’Ercole.
Il Presidente dell’Assemblea regionale, Francesco Cascio, in una nota diffusa agli organi d’informazione, ha scritto che "il Commissario dello Stato, Alberto Di Pace, si è assunto una gravissima responsabilità entrando nel merito delle scelte politiche fatte dal Parlamento regionale, che ha votato la legge finanziaria con grande consapevolezza e, in particolare, l'art. 77 all'unanimità".
L’accusa non è certo lieve. Il Commissario avrebbe assunto poteri che non ha, togliendoli al Parlamento regionale. Il quale ha votato dei provvedimenti all’unanimità a riprova della consapevolezza con cui li ha affrontati.
"L'Ars aveva risolto un problema – spiega Cascio - che ci impegnava da anni: l'abolizione della tabella H, in quanto la stessa consolidava delle posizioni di privilegio che, però, evidentemente sono dure a morire”.
La tabella H è il contenitore dei finanziamenti e dei contributi a enti, associazioni e ha costituito da sempre oggetto di polemiche.
Il Presidente non si limita a protestare, sospetta che il Commissario sia stato “influenzato” ed abbia perciò assunto decisioni sulla base di suggerimenti non corretti, provenienti addirittura da persone interessate.
“Non vorrei che il commissario dello Stato si sia lasciato influenzare dalle polemiche condotte dagli stessi difensori del privilegio”, sostiene Cascio, “perciò mi riservo di studiare attentamente le motivazioni della decisione".
Sembra un avvertimento o una svolta nei comportamenti del Presidente. Il sospetto lo induce a una analisi attenta. Altrimenti non ci sarebbe stata?
Questo ennesimo episodio della eterna guerra fra Commissario dello Stato e Assemblea pretende qualche chiarimento.
Il ruolo del Commissario dello Stato, affidato a un prefetto nominato dal governo nazionale, è diventato quello del controllore dell’attività parlamentare siciliana. Era nato come un giudice costituzionale, “terzo” rispetto all’Ars e al Governo nazionale, ma si è trasformato in una spada di Damocle per il parlamento regionale perché lo Statuto siciliano è diventato carta straccia sia per volontà romana quanto per insipienza e cinismo siciliani.
Invece che vigilare sul rispetto delle norme costituzionali e dello Statuto speciale della Regione siciliana, parte integrante della Costituzione, il Commissario dello Stato fa le pulci all’Assemblea e talvolta, scantona, si prende libertà che non ha (questo al di là dell’episodio più recente, sul quale non siamo in grado di esprimere giudizi di merito). Quando ciò accade, la Consulta deve pronunciarsi e i provvedimenti del Parlamento siciliano restano al palo, in attesa del pronunciamento.
Non è dovuto al destino cinico e baro ma a una volontà dell’Assemblea che di recente, quando sono state modificate le norme costituzionali e alcuni articoli dello Statuto, pur avendone l’opportunità, ha deciso che le cose rimanessero come sono. Perché? Risposta delicata ma assai importante se si vuole capire come vanno le cose in Sicilia.
Capita che in presenza di decisioni difficili da assumere, non potendo “resistere” a pressioni interne o esterne, parte del Parlamento affidi l’iter conclusivo dei disegni di legge al Commissario dello Stato. Quando c’è l’assalto alla diligenza in Parlamento, il prefetto scava la trincea e diviene l’ultima spiaggia, togliendo le castagne dal fuoco a chi non sa o non può dire di no. La qualcosa non significa, naturalmente, che il Commissario sia al servizio della rappresentanza parlamentare o dell’esecutivo, significa piuttosto che allevia le preoccupazioni di quanti fanno passare norme che avrebbero bisogno di essere gettate nel cestino. Grazie al Commissario dello Stato, alcuni provvedimenti ottengono il voto favorevole dell’Aula pur partendo già “segnati”.
E’ un bene o un male?
L’uno e l’altro. Un bene perché altrimenti l’assalto alla diligenza non avrebbe chi lo impedisce, dato che l’opposizione (qualunque essa sia) non può esercitare un potere di veto (ammesso che voglia farlo); un male, perché le prerogative dello Statuto siciliano vengono ignorate.
L’Assemblea ha scelto di tenersi il Commissario dello Stato, considerandolo probabilmente il male minore. Il lobbismo, la clientela diffusa, la distribuzione di risorse, in una regione che è vissuta largamente dei finanziamenti pubblici, sono radicati nel tessuto sociale, politico ed economico, ed estirparli è un’operazione dolorosa che richiede tempi lunghi e volontà solide.
Meglio il Commissario, quindi. Si metta sotto i piedi lo Statuto quando occorre, purché si abbia un grado di giudizio esterno alle forze politiche. E’ una resa? Un coscienzioso riconoscimento d’impotenza? Una furba triangolazione? Una scelta raffinata della classe dirigente siciliana?
Forse tutto questo insieme, o forse niente di tutto questo.
Di sicuro c’è che il Commissario l’ha voluto l’Assemblea.
Invece che protestare, reciti il mea culpa. A cominciare dal suo Presidente, che non c’entra niente con il karahiri del Parlamento regionale, ma non può non sapere che le cose stanno come stanno. Lavori per cambiare le norme statutarie, piuttosto. A Roma c’è una maggioranza straripante che sta dalla sua parte, no?
Per Cascio "la legge, infatti, era ineccepibile dal punto di vista parlamentare, formale e costituzionale, nonché per quanto riguarda la copertura finanziaria, che era stata certificata dagli uffici. L'impugnativa dell'art. 77 avrà ricadute pesanti sull'amministrazione regionale: creerà caos e disagio, difficili da gestire da parte degli uffici".
"L'Ars - conclude Cascio - solleverà conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, ma, intanto, per quanto mi riguarda si apre una discussione sull'esigenza di mantenere in vita l'Istituzione stessa del Commissariato dello Stato, che non esiste nelle altre regioni d'Italia. Istituzione questa che, travalicando le proprie competenze costituzionali, si è tradotta in un'illegittima intrusione nella libera volontà di un Parlamento che sin dall'inizio di questa legislatura ha operato bene. Valuteremo nelle prossime ore che posizione assumere di fronte a questa decisione che non può certo passare inosservata".
"Apprezzo l'intervento provvidenziale e non inaspettato del Commissario dello Stato che mi fa tirare un sospiro di sollievo su una questione che avrebbe aperto un triste percorso senza precedenti, mi riferisco alla indiscriminata pioggia di contributi ad enti, associazioni e pseudo-associazioni che hanno fatto levitare a dismisura le spese del Bilancio regionale". Lo afferma in una nota il deputato regionale del Pdl Marco Falcone. "D'altronde - aggiunge - aver voluto foraggiare inopportune e magari inesistenti iniziative tramite l'art. 77, ha comportato, al contempo, notevoli sacrifici e tagli a tantissimi capitoli di Bilancio relativi allo sviluppo. A questi, infatti, si è dovuto far fronte con delle risorse false che non sono né certe né tantomeno immediatamente spendibili". "Auspichiamo, quindi - conclude Falcone - che il Governatore Lombardo e l'Assessore Cimino, ripropongano, immediatamente, in aula, gli articoli censurati per le dovute variazioni, in ossequio alle opportune indicazioni dettateci dal commissario dello Stato".
questo articolo è pieno di errori storici e giuridici. Ma perchè l'autore non si informa, almeno un pò? L'Assemblea che ha "voluto" mantenere il Commissario dello Stato ??? Non sa nulla di una certa sentenza della Corte costituzionale? Non sa nulla, l'autore, di un numero molto esiguo di impugnative subito dopo l'abolizione del commissario del Governo nelle altre regioni? E come se lo spiega?
Un consiglio al giornalista (anche se temo che questa mail non verrà pubblicata): legga qualche libro in più (ad esempio quello del preside di giurisprudenza di Palermo. prof. Verde, sul Commissario dello Stato), e magari potrà fare un migliore servizio ai lettori. Informando molto, ma molto, meglio.
distinti saluti.
Con una classe politica cosi interessata a fare clientelismo puro che cosa possiamo dire. Certo è che se i siciliani avessero definiamolo buon senso con una risposta concreta a queste elezioni europee avrebbero l'opportunità di riappropiarsi di quanto in atto gli si stà togliento.In questo momento di crisi la risposta dei 90 sembra ritornare a vecchio pacco di pasta, oggi buoni benzina, di una volta. Che umiliazione e si chiede il federalismo per cosa per potere passare indenni a valutazioni di COstituzionalità che se non fossero garantite dal Commissario dello Stato dovrebbero essere battagliate dalla nostra collettività a spese del cittadino. Visto la coscienza politica del momento possiamo solo dire al Commissario dello Stato: "grazie di esistere".
Non ho mai avuto possibilità, purtroppo, di conoscere i nostri parlamentari; in base a ciò che mi arriva sul loro conto dal mondo dell'informazione credo di essere in mano a dei mostri di egoismo e grettezza. Leggo ovunque e ripetutamente che il siciliano medio ignora, convive e perdona con approssimazione e colpevole complicità, ma non ci credo del tutto, perchè io sono il siciliano medio, e sacrificherei molto della mia vita per almeno un briciolo di intelligenza nella gestione della res publica. Io affermo che anteporrei il bene comune al mio solamente perchè non sono un politico? Esiste davvero un morbo che consuma il senso civico di chi dovrebbe guidare e proteggere tutti noi? Che cosa può fare il siciliano medio? Tutti possono scrivere qualche accorata riga di sdegno e protesta, me compreso, ma dopo cosa resta? Qualcuno può rispondermi? Qualcuno può aiutarmi, aiutarci? Io sono qui.
Andrea Chianello/chianand@libero.it
Con una classe politica cosi interessata a fare clientelismo puro che cosa possiamo dire. Certo è che se i siciliani avessero definiamolo buon senso con una risposta concreta a queste elezioni europee avrebbero l'opportunità di riappropiarsi di quanto in atto gli si stà togliento.In questo momento di crisi la risposta dei 90 sembra ritornare a vecchio pacco di pasta, oggi buoni benzina, di una volta. Che umiliazione e si chiede il federalismo per cosa per potere passare indenni a valutazioni di COstituzionalità che se non fossero garantite dal Commissario dello Stato dovrebbero essere battagliate dalla nostra collettività a spese del cittadino. Visto la coscienza politica del momento possiamo solo dire al Commissario dello Stato: "grazie di esistere".
Ancora una volta è¨ il Commissario dello Stato l'unica autorità che "limita" i danni dei "90 ". L'attuale ARS si dimostra (maggioranza e opposizione complice) tra le peggiori della storia regionale; non solo ha mantenuto tutti i privilegi del passato (fra tutti il contributo ai parlamentari per "aggiornamento culturale"), se ne fotte della trasparenza (vedi vicenda missioni dei deputati), si crogiola nel proprio mondo dorato mentre i siciliani non possono più campare, ma, per bocca del suo presidente Cascio (forse uno dei più ipocriti politici presenti in Italia, ha il coraggio di attaccare il Commissario dello Stato e preannuncia conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale (vedi altro articolo su Siciliainformazioni). Ora, oltre a rendersi veramente ridicolo e patetico, egli dimostra la sua ignoranza giuridica (o è in malafede) visto che il Commissario ha agito in perfetta aderenza ai propri compiti istituzionali, per cui di quale conflitto parla il Cascio? La Corte costituzionale, se lorsignori avranno il coraggio di proseguire il contenzioso, deciderà sulle singole disposizioni impugnate. L'esito è scontato, visto che le osservazioni del Commissario sono costituzionalmente ineccepibili. Occorre rammentare che le disposizioni impugnate sarebbero potute essere molte di più se un sollevazione popolare e sindacale non avesse fatto stralciare le norme sullâ??assunzione di altri 500 dirigenti e ulteriore personale senza concorso alla Regione. Allora viva il Commissario dello Stato e abbasso l'ARS!!!