Stavolta i lamenti e le proteste hanno mantenuto un profilo basso perché non c’erano liste bloccate ma candidature che devono misurarsi con il consenso ed il dissenso degli elettori (per carità, non solo: anche con le risorse di cui dispongono per la campagna elettorale). Siccome alle politiche bastava ottenere il posto in alto per essere eletti, la guerra si è consumata quasi tutta alla vigilia con sommovimenti nelle ultime ore; stavolta, invece, sono stati rilasciati giudizi ed espressi punti di vista che manifestano delusioni varie, temperate dalla consapevolezza che la campagna elettorale “costa” e che si va in mare aperto con un partito che pare prepararsi all’olocausto.
Tra l’altro, le regole imposta a livello nazionale – solo facce nuove, amministratori al loro posto – sembrano fatte a posta per lasciare a casa, tranquilli, i dirigenti. Un grosso regalo: nessuno deve sputtanarsi, tutto da perdere e niente da guadagnare. Ma per vincere una volta si mandavano in campo quelli che raccoglievano più voti. Si vede che è cambiato tutto.
Facce nuove, è la parola d’ordine del PD. Giusto, ma le candidature non ms’inventano alla vigilia delle elezioni. E le facce dovrebbero essere nuove per il partito ma non per la gente. Un piccolo dettaglio.
Quindi basso profilo fra i cosiddetti scontenti, che si sono messi in coda per raccontare i torti subiti alle politiche e per proclamare ai quattro venti il fatto che ad essi non si è posto riparo, profittando delle europee. Il lamento è sommesso, un mormorio. C’è il rischio di essere candidati sul serio in circoscrizioni che sono grandi quanto una decina di nazioni dell’Unione Europea.
Che cosa avrebbero voluto?
Naturalmente la candidatura. Senza certezze? Sì, nessuno può averne. A meno che non si guidi la lista perigliosa Sicilia-Sardegna. E qui dalle delusioni felpate si è passato al rammarico di Enzo Bianco, il quale ha tenuto con il fiato sospeso mezza Catania sulla sua probabile candidatura, smentendo mentre annuiva, la sua discesa in campo.
Gli è stata preferita Rita Borsellino “nonostante affermi di mantenere la sua indipendenza”, sottolineano i delusi.
L’ex deputato regionale e leader di Un’altra storia, infatti, non ne vuole sentire di entrare nel partito, anche perché attorno a lei gira tanta gente che non gradisce. La ragione è semplice: finché stanno fuori contano, dentro il calderone PD, rissoso e senza patria, si perderebbero nel calderone delle “due anime”, delle correnti, dei gruppi eccetera.
L’ha voluta Dario Franceschini, si dice. Non sappiamo proprio se le cose stanno così, dio certo se avessero scelto i siciliani, il percorso sarebbe stato più periglioso. Ma il risultato sarebbe stato probabilmente identico: la sinistra ex comunista in Sicilia non riesce ad offrire un candidato che sia uno nelle circostanze che contano, né una candidatura alla presidenza della Regione, Né altrove.
Una strana storia, che andrebbe meditata. Come abbiano fatto i trinariciuti comunisti a diventare degli agnellini belanti nella giungla politica, tamnto da sembrare “votati” al sacrificio, è un mistero. Anche se le cose stanno leggera,mente diverse: hanno costruito tutti una nicchia e se la tengono stretta. Si vinca o si perda sembra essere un’opzione marginale, l’importante è contare laddove si decide qualcosa. Una condizione psicologica di retroguardia che accontenta un sacco di gente.
Modificazione genetica, secondo alcuni.
Da lasciare allibiti: c’è qualcosa di patetico in questo, è meglio non infierire.
Prima di chiudere, una nota a margine. L’eurodeputato Fava, eletto la volta scorsa nei DS, è andato lancia i n resta contro Rita Borsellino, ricordandole che i partiti non sono un taxi dove salire di volta in volta. Avrebbe voluto che corresse con la sua parte politica, la Lista della Sinistra unita ci pare che si chiami.
L’agenda di Fava dedicata agli eventi da denunciare, aveva in testa, Rita Borsellino. Strabiliante, quando qualcosa rode le priorità acquistano un sapore diverso.
BISOGNA MANDARE AL pARLAMENTO EUROPEO PERSONE PREPARATE CON CULTURA E PROFESSIONALITà DI ALTO LIVELLO. cosa che sia nel pd e pdl sono rarità per lor signori è solo un incarrico che frutta 450.000 € l'anno + incentivi e aggevolazioni varie ( parlano a mala pena lItaliano figurarsi se riusciranno a confrontarsi con le lingue, ed infatti il risultato apparte qualche rara eccezione è stato sempre deludente; vuoi per l'inconpetenza vuoi per assenteismo dei nostri rappresentanti. a mio giudizio in europa bisogna mandare dei tecnici( onesti) e non dei politici( disonesti)
Non è del tutto corretto dire che il PD per le elezioni europee ha scelto di candidare facce nuove. E' bene dire invece che il partito ha deciso di preferire facce credibili cioè candidati che, se eletti, andranno realmente a Strasburgo a fare gli interessi del loro paese. Se tutti i leaders degli altri partiti, compreso l'MPA, avessero deciso di fare la stessa cosa ne avrebbe guadagnato l'intero sistema politico. Si chiedono le preferenze anche per le elezioni al parlamento nazionale ed è assolutamente condivisibile, poi quando si va a votare con un sistema che le prevede si fa di tutto per aggirare le regole. L'elettore vota per un candidato che si sa in partenza che non accetterà e si ritrova eletto un altro che non ha votato. E' sicuramente un imbroglio e che lo stesso Presidente Lombardo sostenga questo imbroglio è particolarmente grave e mina la sua stessa credibilità, elemento indispensabile per governare questa regione così complicata e difficile. Ma sono certo che ci ripenserà e, nel prendere le distanze da tutti gli altri , Di Pietro compreso, si asterrà dallo scendere direttamente nell'agone politico elettorale. Un bell'esempio di sicuro!!!!!!!!
Franco Pizzuto